Questioni di famiglia

Dove eravamo rimasti?

Il dottor Lambruschis è stato portato via. Cosa è successo? E' in ospedale. I ragazzi devono tentare di contattarlo. (67%)

La pazienza è la virtù dei pazienti

“Per favore, posso vedere il dottor Landruschis”
“No. Siediti, giovane. Ping!

Il Pronto Soccorso dell’ospedale era come il resto della cittadino: piccolo, antico ma pieno di vita. Forse troppo: nelle tre ore di attesa, i due giovani avevano assistito a due risse, un parto e tante crisi isteriche. Il trasporto in ambulanza del dottor Lambruschis era stato veloce. Una volta giunti alla struttura, erano stati subito accolti da un medico giovane, stanco ma gentile “Ci vorranno ore, ragazzi. Se potete, andate a casa”. Marco, il più provato, era andato a riposarsi, mentre Lucilla era rimasta, tra mamme incinte nervose per il pupo malato e ragazzini nervosi per il troppo alcol ed il mercoledì di Champions. Il mal di testa, all’inizio lieve poi insistente, erano stato più che prevedibile.

Non una permanenza facile, ma lui era stato il colpo finale.

Un infermiere di mezz’età, con un lungo naso curvo e pochi capelli. Per Lucilla era l’Avvoltoio. Una sorta di triste uccello rapace, totalmente interessato solo al suo telefonino, un modello recente ma ricoperto da un ridicolo guscio verde e rosa brillante.

Così la scena si ripeteva da tempo. Marco si avvicinava al bancone dell’accettazione, e chiedeva di poter vedere il dottore. L’Avvoltoio gli rispondeva di sedersi, e continuava a giochicchiare con il suo smartphone. “Per favore, posso vedere il dottor Landruschis” “No. Siediti, giovane. Ping!

Andavano avanti così da tempo, ma il giovane non demordeva.

Raccogliendo le forze, Marco fece un altro tentativo. Come prima, fu cortese ed educato. “Per favore, veramente per favore, posso vedere il dottore. Siamo amici e…”. Come prima, l’infermiere fu distaccato e scortese: “No. Siediti giovane. Ping! Ping!.” Il doppio suono sembrò scuotere l’uomo: “Bene i gobbi perdono ancora”. Poi, tornò ad essere il solito, triste Avvoltoio: “sei sordo? Siediti ed aspetta”.

Forse furono le ore di attesa in quella squallida sala color bianco sporco. O magari l’ennesimo pianto disperato di una bambina malata in braccio ad una madre stanca. Sicuramente, il mal di testa non aiutava, anzi: le fitte erano sempre più frequenti.

In ogni caso, Lucilla era troppo stanca di aspettare.
Era stufa di perdere tempo con un tipo dipendente da telefonino. Era necessario che parlasse con il dottore. Era arrabbiata, con l’infermiere per il tempo perso.

Il telefonino esplose. Un attimo primo stava vibrando, preparandosi al Ping!, quello dopo era solo un mucchio di frammenti di plastica e metallo semi-fusi. L’infermiere si fissava la mano, bruciacchiata e ferita.

Marco, alzatosi per un ulteriore tentativo, fissava l’uomo a bocca aperta, combattuto tra paura e desiderio di aiutare. Lucilla, invece era decisa. La testa faceva più male di prima, ed il naso si era messo a sanguinare.

Ma non importava: davanti a lei, seminascosto da una tenda di plastica, sdraiato su una barella, si trovava il dottor Landruschis.

Tra esplosioni e possibilità: come comportarsi?

  • La via libera: andare subito dal dottore! (100%)
    100
  • Si fermano a soccorrere l’infermiere: anche un Avvoltoio merita aiuto (0%)
    0
  • La situazione è pericolosa: meglio fermarsi a riflettere (0%)
    0
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22 Commenti

  1. Cari lettori, oggi si conclude il mio primo racconto.

    Spero vi sia piaciuto e spero abbiate voglia di commentare. Scrivetemi cosa avete apprezzato e (ancora più importante) cosa non vi è piaciuto. Grazie a tutti per la collaborazione .-)

    Continuate a seguirmi: entro metà settembre, inizierò il mio secondo racconto “Profondo Nero”.

  2. Oh santo cielo, sono confusa! Voto per la carica, mi sembra la reazione più istintiva… Che cosa ci stai raccontando? Temo di essermi persa. Per fortuna hai ancora due capitoli per sbrogliare la matassa e farci capire qualcosa. Aggiorna presto, mi raccomando!

  3. A livello letterario scrivi davvero bene, non c’è che dire. Ho divorato l’incipit e questi primi 6 capitoli alla velocità della luce. Hai uno stile scorrevole e incalzante e dei personaggi ben fatti, anche se appena tratteggiati. Mi ha stupita poi la naturalezza con cui in pochi paragrafi hai raccontato il passato del protagonista all’inizio, ci vuole maestria per farlo così bene.
    La scrittura presenta qualche problema a livello grammaticale e ci sono troppe “d” eufoniche, ma questo non mi ha fermata dal seguirti, perché la trama è interessante. Ti inviterei solo a rileggere con attenzione prima di pubblicare, per evitare refusi e vere e proprie mancanze all’interno delle frasi, che spesso si interrompono all’improvviso o hanno le parole mozzate, rendendo difficile la comprensione.
    Vedo che il racconto è vecchio di cinque anni, forse non hai intenzione di portarlo a termine, ma io voto lo stesso: “via libera”.

    • Valentina, ti ringrazio per i complimenti e (sopratutto) per le correzioni. Da oggi, cercherò di rileggere meglio.
      Grazie anche per il discorso sulle “d”: da solo, non l’avrei mai notato.
      Per quanto riguarda la continuazione della storia ho deciso di portarla a termine. Anzi, conto di offrire un nuovo episodio entro la fine di questa settimana.

  4. ehilà ho votato per : entrano senza permesso!
    Bell’inizio ti seguo,
    Vieni a trovarmi!
    So che il genere nel quale ho inserito il romanzo è un pò particolare, ma sto cercando di creare una trama che richiami anche l’ horror, (perché mi piace) e creare così un mix! se ti va dimmi cosa ne pensi e se ti piace l’idea.
    Grazie

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