Questioni di famiglia

Dove eravamo rimasti?

Un altro momento difficile: cosa fare? Il comportamento dell’infermiera grassa è troppo strano: meglio approfondire (100%)

Sorelle e figli

Marco sbadigliò e Mariolina lo guardo ridacchiando. “Scusa, parlo troppo. Vuoi altri biscotti?”

Lucilla non faceva complimenti, e non si serviva con piacere. Mariolina la ricompensava con un sorrisone che metteva bene in vista il suo rossetto nero brillante. “Brava, Signora. Sono contenta che apprezzi i prodotti delle Sorelle. Sei proprio come tua madre”.

I due ragazzi avevano deciso di seguire l’infermiera.
In realtà, Marco non era sicurissimo: l’istinto gli aveva detto di correre via, e l’aveva detto bello forte, quasi urlando.

Ma Lucilla aveva parlato: “Andiamo con lei”. Una voce secca, che aveva portato il ragazzo indietro nel tempo.  Una serata di settembre, in onda, una cartone di Biancaneve ed i sette nani. Dallo schermo, la voce della matrigna cattiva: un mix di anzianità e cattiveria, di carisma malvagio e decisione. Come quella di Lucilla.

In ogni caso, erano andati con la donna: lei si era presentata (“Mi chiamo Mariolina”) che li aveva portati a casa sua.  All’interno,  odore di chiuso e tante foto di boschi, quasi sempre in bianco e nero, spesso di notte. Lucilla si era fermata davanti ad una, tesa, totalmente focalizzata verso l’immagine. “E’ un bosco di noci, in contrada Riuzzella”. Anche Mariolina, si era bloccata, un sorrisino timido sul volto. Poi  li aveva invitati in un salotto ingombro di libri, pupazzi e scatoloni ed aveva offerto caffè e biscotti. “Provate quelli alla cannella, Sorella Clara è brava”.

“Grazie, buoni!” Lucilla mangiava con la bocca (e parlava e tentava di sorridere: se non era educato, pazienza), ma lavorava con la mente. Era attiva, pronta, dinamica nel cercare. Cosa? Non lo sapeva bene, ma l’avrebbe trovato. 

“ Saporiti, eh?” “Ne prendo altri due, posso?” Sotto il divano rosso spento? No. Dietro il coniglio con un orecchio strappato? Vicino. Ecco, dentro lo scatolone con la macchia di sugo! “E’ lì. E’ il Rosso dei Figli”.

Mariolina sorrise, poi rise e poi sghignazzò, ballando come un budino gigante. “Si signora!”. Si alzò, aprendo la scatola e tirando fuori un vecchio album di fotografie. “Sono i miei figli, tutti curati da me”.

Marco, stufo dei biscotti, si avvicinò per vedere meglio. La copertina era spessa, di un rosso intenso: all’interno, diverse immagini. Fotografie di professionisti, scatti tremolanti, stampe da Iphone ultimo modello.

L’infermiera sfogliava, ed indicava. Una ragazzina alta, lentiggini in faccia e vestito rosa. “Antonietta. L’ho conosciuta all’inizio della carriera”. Un bimbo, grassottello e con in mano una palla. “Luciano. Me lo ha presentato da sorella Elena”. L’ultima foto la fece sospirare. “E’ piccola e brutta. Comunque, è Jussuf, l’ultimo dei miei figli. E’ immigrato, sapete? Non parla bene italiano”. Poi niente più sorrisi, ma un volto mortalmente serio, quasi riverente.

“Sei brava, Signora. Ti sentivo che discutevi col dottore, sai? Non ti preoccupare: ti parlerò io di tua madre. Tu, Marco, vai a prendere il Libro delle Madri .E’ grosso ed ha una copertina bianca: non puoi sbagliare. E’ nella libreria in corridoio”.

Libreria era un termine troppo pretenzioso per uno scaffale di compensato, troppo pieno di volumi. Non vi era nessun criterio, né di dimensioni, né di argomento. Una vecchia enciclopedia Britannica stava vicino ad un volume rilegato di Topolino. Un testo di medicina sulle fratture era appoggiato ad un librone sgualcito con un gatto nero ed un corvo in copertina. Un altro testo imponente, la copertina bianca, poche parole comprensibili: “Margaret Murray. Il culto delle stre…” il resto, mangiato dal tempo e dell’incuria. In ogni caso, niente Libro delle Madri. Poco distante una porta di legno. In quel momento, Marco non si sentiva troppo curioso, ma era troppo desideroso di risposte; inoltre, per aprire bastò una piccola spinta.

La stanza era piccola. Al suo interno, nessun libro: solo vecchi giornali ed al centro, una figura umana, raggomitolata su sé stessa.

Era un ragazzino. Poco più basso di Marco, pareva avere la sua stessa età ma era difficile dirlo. Era magrissimo, vestito con maglietta bianca e pantaloncini blu. I capelli erano lunghi e ricci, resi più scuri dallo sporco e gli scendevano sulle spalle, coprendo qualcosa che luccicava alla luce. Un collare, cuoio rivestito di metallo, unito ad una catena fissata al muro

Sentendo il rumore della porta, il prigioniero aveva alzato la tesa. Un volto scarno ed allungato, con due occhi scuri ed un naso aquilino. Jussuf, la foto “piccola e brutta” del Rosso dei Figli, tentò di parlare “Prego..aiutami”, un guaito dalla labbra segnate ed inaridite.

“Non dovevi entrare qui”. Mariolina era sulla porta assieme a Lucilla. Con le spalle ingobbite e la bocca tesa non sembrava un budino, ma un mostro. Una bestia gigantesca, dalla faccia rossa di rabbia e con un grosso coltello in mano. Un coltello come quello che aveva in mano Lucilla. L’infermiera sembrò vederlo per la prima volta, e la cosa le fece piacere “Brava, Signora. Adesso, sei pronta? Lo lascio a te. Diventerà il tuo primo Figlio”.

Non, è facile, ma è ancora tempo di decidere: come agire?

  • Perso per perso, carica contro Mariolina e Lucilla! (100%)
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  • Meglio parlare per ottenere più informazioni (0%)
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  • Lucilla è amica di Marco: diamole fiducia! (0%)
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22 Commenti

  1. Cari lettori, oggi si conclude il mio primo racconto.

    Spero vi sia piaciuto e spero abbiate voglia di commentare. Scrivetemi cosa avete apprezzato e (ancora più importante) cosa non vi è piaciuto. Grazie a tutti per la collaborazione .-)

    Continuate a seguirmi: entro metà settembre, inizierò il mio secondo racconto “Profondo Nero”.

  2. Oh santo cielo, sono confusa! Voto per la carica, mi sembra la reazione più istintiva… Che cosa ci stai raccontando? Temo di essermi persa. Per fortuna hai ancora due capitoli per sbrogliare la matassa e farci capire qualcosa. Aggiorna presto, mi raccomando!

  3. A livello letterario scrivi davvero bene, non c’è che dire. Ho divorato l’incipit e questi primi 6 capitoli alla velocità della luce. Hai uno stile scorrevole e incalzante e dei personaggi ben fatti, anche se appena tratteggiati. Mi ha stupita poi la naturalezza con cui in pochi paragrafi hai raccontato il passato del protagonista all’inizio, ci vuole maestria per farlo così bene.
    La scrittura presenta qualche problema a livello grammaticale e ci sono troppe “d” eufoniche, ma questo non mi ha fermata dal seguirti, perché la trama è interessante. Ti inviterei solo a rileggere con attenzione prima di pubblicare, per evitare refusi e vere e proprie mancanze all’interno delle frasi, che spesso si interrompono all’improvviso o hanno le parole mozzate, rendendo difficile la comprensione.
    Vedo che il racconto è vecchio di cinque anni, forse non hai intenzione di portarlo a termine, ma io voto lo stesso: “via libera”.

    • Valentina, ti ringrazio per i complimenti e (sopratutto) per le correzioni. Da oggi, cercherò di rileggere meglio.
      Grazie anche per il discorso sulle “d”: da solo, non l’avrei mai notato.
      Per quanto riguarda la continuazione della storia ho deciso di portarla a termine. Anzi, conto di offrire un nuovo episodio entro la fine di questa settimana.

  4. ehilà ho votato per : entrano senza permesso!
    Bell’inizio ti seguo,
    Vieni a trovarmi!
    So che il genere nel quale ho inserito il romanzo è un pò particolare, ma sto cercando di creare una trama che richiami anche l’ horror, (perché mi piace) e creare così un mix! se ti va dimmi cosa ne pensi e se ti piace l’idea.
    Grazie

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