Vincent van de sterren

Dove eravamo rimasti?

Impossibile chiudere il cerchio, ma risponderò ad alcune domande di Camhnóir (l’Usurpatrice, i mutaforma, Adihal). Voi scegliete il POV: Adihal. (57%)

Quel velo rosso tra lei e me

Buio. Freddo. Tanto freddo.

«Adihal!» Luce. Qualcuno mi scuote. «Oh, Ad’h, stai bene? Adihal, rispondimi, Ad’h.»
«Ho freddo.» Un risata isterica e liberatoria, la sento scuotere il corpo che mi stringe convulsamente, la sento riscuotere la mia mente dal torpore. I mutaforma, la grotta, lo specchio, l’Usurpatrice… Freddo. Buio.

***

Rosso. Un rosso tremolio di soffice tepore. Luce, calore, sole, un letto, morbido.

Camhnóir è accanto a me, la preoccupazione che ne segna il volto perfino nel torpore del sonno leggero. La tensione della bruna fronte, l’amara piega delle labbra: come posso gravarlo del peso di quanto ho appreso nella grotta? È il mio fardello. Almeno su questo lo specchio è stato chiaro, cristallino e inclemente: deve essere una mia decisione, è l’unico modo. Se solo sapessi che cosa significa.

«Adihal!» Gli occhi ridenti. «Ti sei svegliata.» La fronte distesa. Il sorriso pieno, sereno. No, non dovrà mai sapere.

***

«Lei è stata qui.» Lo so, ma non capisco perché Dyncoff- «No, Adihal, intendo dire che è tornata.» Sorpresa. Paura. Incertezza. Rabbia. Caldo. Freddo. Sobbalzo violentemente al lieve tocco di Dyncoff, lui scuote il capo, piano. «Non è qui, non può farti del male, non ora.» E mi accorgo di essere in piedi, la destra convulsamente stretta intorno al cucchiaio di legno, la zuppa a terra. Respira! Mi costringo a prendere nuovamente posto accanto al fuoco.
«Lo specchio ha detto delle cose- ha parlato di vite scambiate e legami recisi, di morti riscosse e di scelte da compiere, ma è tutto così confuso, non capisco…». Silenzio. Si protrae inarrestabile, saturando inclemente lo spazio tra noi. Delusione. Tensione. Speranza. Poi la voce incerta di Dyncoff irrompe nell’aria. Inspira. Espira. Ascolta.

«Adhial, io non conosco con certezza i dettagli del patto, ciò che so è che un giorno lei è tornata, domandando – pretendendo – a gran voce di conferire con lo specchio. È successo circa due anni e mezzo fa.» E improvvisamente capisco la gravità di quanto Dyncoff mi sta narrando: due anni e mezzo fa l’Usurpatrice ha tentato di uccidermi, due anni e mezzo fa ho dovuto abbandonare il mio pianeta, la mia casa, la mia gente, Camhnóir…
«Voleva recidere il legame, voleva il potere di uccidermi.»
«E credo l’abbia ottenuto – “legami recisi”, “morti riscosse” – tuttavia… tuttavia, con lo specchio nulla è mai semplice come sembra, i suoi servigi hanno sempre un prezzo. Quella prima volta non si accontentò delle sembianze di lei, volle anche le nostre, quelle del suo popolo, tutte, per sempre, fino a che ella avrà vita. Io credo- non penso che la Regina stessa si renda conto di ciò che ha fatto, né di quali siano le reali conseguenze di tale scelta. Inoltre, lo specchio ti ha parlato di “scelte da compiere”.» Annuisco, pervasa da un vago senso d’angoscia. «Questo suggerisce che anche tu abbia un ruolo in tutto ciò, ma quale? E poi cosa vorrebbe dire “vite scambiate”? Potrebbe essere solo un’espressione sibillina, ma mi pare che tra ‘rubare’ – come la Regina fa da secoli – e ‘scambiare’ ci sia una certa differenza.»

Vite scambiate. E all’improvviso capisco. Capisco le parole dello specchio. Capisco quale patto ha stretto con l’Usurpatrice e capisco che lei non l’ha compreso, non davvero (o mi odia fino al punto di mettere a repentaglio la propria immortalità?). Capisco che posso salvare il mio popolo – e il suo, forse – ma sono pronta a perdere me stessa per farlo?

Le mie mani sono rosse. Rosso. Diventa tutto rosso. Rivedo il mutaforma. Steso a terra. Dalla gola trafitta oscilla, come bandiera di morte, un dardo di balestra. Oscilla, ma non c’è un alito di vento, solo gli ultimi spasmi d’un essere irrimediabilmente privato del soffio vitale che lo animava. L’ho ucciso. Io. Sono un’assassina. No, no-no-no-no! Non volevo, io- Era lui o me. Lui o me. È stata legittima difesa- Legittima… lo è mai la morte, l’omicidio? Respira, Adihal, respira!

Chiudo gli occhi. Il rosso resta con me. Li riapro. Il mondo ha nuovamente i suoi colori; niente sangue, nessun cadavere, solo l’ombra dei miei incubi, un macigno sul cuore e il peso d’un incerto futuro. Scelte. Possibilità.
Dyncoff mi osserva accigliato, per quanto ho perso i contatti con la realtà? Mi affretto a chiarire che:
«Sto bene», ma non so nemmeno io chi sto cercando di convincere.
«Capisco.» Silenzio, greve, denso. «Sembri stanca, riprenderemo questa conversazione quando sarai pronta.» Sì, ma quando? Se prima non sapevo cosa fare, ora…
«Aspetta!» Per un attimo rivedo il turbinio della neve e un cappello di feltro. «Credo di sapere quale sia stato il prezzo dello specchio: il patto ha un limite, un limite di tempo.» Lo sguardo stranito, non capisce. «È la mia aspettativa di vita, le ha scambiate – “vite scambiate” – capisci? Se ci pensi ha senso, può uccidermi solo se sono ancora viva. E deve farlo lei, di persona. Lei o me: una morte riscossa, per scelta, questo è il patto.»

Categorie

Lascia un commento

205 Commenti

    • Eh, non lo metto in dubbio ^^
      Finisce così? Vorrei avere una risposta semplice e concisa a questa domanda, ma così non è. Avrebbe dovuto finire così? Probabilmente no. La storia di Adihal continua? Certo! Dopotutto è la natura delle storie, della vita. Continuerà qui e ora su TI? No. [E probabilmente è meglio così, preferisco che rimanga non scritta piuttosto che ucciderla di singhiozzi]. Sorry

  1. Io esco fuori dal coro: scelgo Dyncoff e non scrivo neanche ciao 😀

    Mi ero persa tante pagine, ma ho recuperato e devo rinnovarti i miei complimenti perché, anche nella prosa, sei davvero brava 🙂 E la trama è particolare, prende molto, sorgono diverse domande e sono ora curiosa di leggere le risposte 🙂

    A presto!

  2. …l’oggetto.
    Ho notato che fra dialoghi, pensieri e frasi (o favole) riportate non c’è una netta separazione. Tu hai risolto con il corsivo, io nel mio racconto con un dialogo destrutturato come un’insalata russa. Nel tuo caso il risultato è più cinematografico, nel mio risulta come un massaggio alle meningi.
    Con il tempo troveremo una soluzione entrambi.

    • Già, l’eterno problema del punto di vista interno attraverso una voce narrante in prima persona… È qualcosa con cui sto ancora imparando a destreggiarmi; la soluzione? Certo, chi cerca trova, basta tenere occhi e orecchie aperti.
      In realtà, il corsivo non corrisponde esattamente al ‘pensiero’ — anche perché siamo nella testa di una persona (e da lì guardiamo la scena > effetto ‘cinematografico’) quindi, di fatto, tutto ciò che non è discorso diretto è pensiero — piuttosto, si potrebbe dire che uso il corsivo per far risaltare alcune espressioni o sfumature, che possono aiutare a identificarsi meglio con il pv del personaggio.
      Quanto ai dialoghi, seguo la ‘regola’ dell’andare a capo quando cambia il parlante (il resto se è minimamente collegato lo lascio di seguito). C’è da dire che la formattazione di TI, graficamente, non aiuta molto, l’interruzione di paragrafo è troppo simile a quella di riga perché visivamente faccia la differenza.
      Relativamente al capitolo nella sua interezza, invece, devo dire che normalmente segmento molto di più (anche troppo forse) ma qui non ci sono riuscita, mi sembrava ‘sbagliato’; probabilmente, ha a che fare con la natura dei fatti narrati, che in questo caso specifico avvengono concitatamente, in un periodo di tempo relativamente breve (la sintassi, dopotutto, ha il suo peso nello scandire il ritmo della scena).

  3. Confesso che ci sono un paio di cose da cui rifuggo: la prima sono le “versioni estese”, la seconda sono i mutaforma. I racconti su TI nascono per essere al massimo di cinquantamila battute: questa è la regola e io rispetto le regole, non mi piace che vengano bypassate. Tieni presente però che questo è un vezzo tutto mio e lo assecondo facilmente non leggendo le versioni estese. Ti dirò che personalmente, quando finisco un racconto su TI, ne faccio invece una versione breve – a mio uso e consumo – eliminando talune incongruenze che possono nascere dalla pubblicazione a episodi e dalla interattività. Sono fermamente convinto che anche i tuoi testi ne guadagnerebbero in una versione più snella. Imparare a stare in un certo numero di battute senza per questo incidere sui contenuti è un esercizio fondamentale nel giornalismo e, in generale, per un autore.
    I mutaforma sono tipiche creature da Fantasy, genere che non amo affatto.
    Per il resto il tuo stile è interessante, è ben gestito e sfocia a tratti nella prosa poetica. Mi piacciono anche le numerose citazioni.
    [Risposte]

    • Temo che il mio rapporto con i cinquemila caratteri a capitolo sia un po’ ambivalente: da un lato, penso che sia un’ottima educazione perché ci costringe a un minimo di editing ragionato su quanto scriviamo, dall’altra, però, a volte faccio veramente fatica a cancellare certi particolari (che siano una scena, un dettaglio o un’espressione, poco conta) ed è questa seconda anima a spingermi verso la ‘versione estesa’. Quanto al tuo ‘vezzo’, credo che sia un diritto, infatti cerco sempre di far sì che il lettore puro di TI non finisca per perdere nulla di fondamentale. La revisione post-TI mi sembra un’ottima idea, potrebbe rivelarsi un’occasione di crescita il fermarsi a riprendere i racconti, per non perderli nel consumismo dello scrivi-scrivi-vota-commenta-scrivi; non so se sarei in grado di ridurli ulteriormente, però potrei provare.
      Guarda, in genere i mutaforma non piacciono troppo nemmeno a me, qui servivano allo scopo; la loro natura ha un perché preciso, che spero di far emergere adeguatamente prima della fine del racconto. Sul Fantasy siamo evidentemente in disaccordo ma, per fortuna, non siamo tutti uguali.
      Ti ringrazio infinitamente per la cura e l’attenzione con cui stai leggendo e commentando, uno dei motivi per cui ho iniziato a frequentare TI era che volevo mettermi in gioco e confrontarmi, crescere, e tutto ciò è possibile grazie a lettori come te.

  4. Quando si chiude una porta e si apre un portone non può che trattarsi di un incontro imprevisto… o non sarebbe un vero “portone”! 🙂
    Innanzitutto mi complimento per l’idea di trama avvincente e per il linguaggio coinvolgente. Mi dispiace di averti scoperta solo ora ma ho letto un tuo commento altrove e ho trovato che fosse molto ben argomentato e così mi sono detta “se commenta così, figuriamoci come racconta”… e non hai tradito le mie aspettative. Interessanti episodi, ti rimprovero solo qualche refuso ma devo ammettere che si sono rivelati inevitabili, col tempo, un po’ per tutti noi. 🙂
    “…le parole sfuggono alle mie labbra cerulee prima che il cervello possa processarle.” Bellissima riflessione. Anche contemporanea nel suo essere poetica. Stessa tinta che imprimi ai tuoi scritti: una miscela di sacro e frofano… vabbè ma mi sono capita da sola.
    Seguo.

    • Sul ‘portone’ sono d’accordo con te, infatti ho fatto in modo di inserirlo e ‘amalgamarlo’ con lo scontro (ho quasi finito ma devo verificare un paio di cose per renderlo un po’ più realistico).
      Ti ringrazio per tutti i complimenti vari e, per favore, esprimi pure le critiche 😉 Sì, i refusi capitano a tutti, per me, però, temo siano una maledizione ^^’ ho fatto molti progressi da quando ho iniziato a scribacchiare ma comunque la distanza critica, il riuscire a distaccarsi dal testo che uno l’ha nella testa, resta molto difficile da raggiungere, soprattutto quando il tempo per lasciar riposare il testo è limitato, come qui su TI.
      Posso chiederti cosa intendi per ‘miscela di sacro e profano’? 🙂

  5. Ci sarebbero molte cose che vorrei dirti… però alcune non le posso rivelare qui, almeno non adesso. Comunque mi piace la tua idea ti mescolare la vita reale di Van Gogh con altri elementi che appartengono al genere fantascientifico 🙂

    • Ciao, non mi è mai andato tanto a genio il suicidio di van Gogh (tra l’altro, recentemente ho scoperto che esistono teorie che mettono in discussione la veridicità di tale fatto), suppongo che questa sia stata una delle ragioni che hanno portato la mia folle(?) mente a inventare un’alternativa. Un’alternativa ‘fantastica’, perché è quello che preferisco quando scrivo (o forse è tutto ciò che mi riesce ^^). Per il resto… se vuoi, puoi scrivermi via fb 😉

    • ^^ grazie, Miryam! Guarda sui 5000 caratteri, da una parte, sono d’accordo con te ma, dall’altra, penso che siano fondamentali e non solo perché permettono un minimo di omogeneità tra storie e garantiscono un tempo di lettura adeguato, ma perché ci educano, almeno un po’, a un lavoro di rifinitura e limatura, di editing, non sempre tagliare è un male, anzi. Le versioni estese me le riservo per quando mi sembra che togliere un qualcosa sia effettivamente un di meno 🙂
      Lo scontro va per la maggiore, volete l’azione! Tu, però, hai fuso due opzioni (ricordo passato X scontro = scontro passato) o è un lapsus? 😉

  6. Mi piace! Mi piace!
    Mi piace la storia. Mi piace l’idea (la trovo fantastica). Mi piace lo stile narrativo, il modo in cui scrivi. Mi piace la scelta di cominciare con una frase dell’artista. Un personaggio che molti, immagino, conoscano solo per la sua pittura e non come uomo. Per cui è bello poterlo scoprire e immaginare in una luce diversa, attraverso la tua storia.
    Seguo naturalmente. E in questo episodio voto per lo scontro.

    • ^_^’ grazie. Mi ero riproposta di aprire ogni capitolo con un pezzetto di una qualche lettera di van Gogh, ma alla fine ho dovuto utilizzare anche altre citazioni; comunque mi fa piacere che tu l’abbia notato. Vero, non era solo un pittore ma anche un lettore e un fervido corrispondente epistolare; temo, però, che questo mio esperimento giocoso non sia in grado di rendergli degnamente giustizia. 😀

  7. Il tormento di questa donna fantastica si esprime con una sola frase: solo il silenzio è vergogna.

    Sono l’unica a non votare il titolo a plebiscito, ho scelto “sarò sempre con te”.

    Nell’amore ognuno nomina l’altro custode della propria solitudine.

    Hai resto il tormento di una donna invisibile che si dedica a un uomo con grande maestria….
    Poi in privato ci facciamo una bella chiacchierata su questa visione di Vincent Van Gogh, sai sono una estimatrice di Paul Gouguin tanto da essermi sentita intrappolata in un suo quadro non so quante volte.

  8. Quattro punti di vista diversi. Un buon incipit. Inizialmente avevo capito che la principessa si fosse messa a fare il pane per dimenticare il suo amore straniero. Bho, forse non ho capito un fico secco. Mi riservo di consolarmi nella versione estesa che non sono ancora riuscita a leggere. La storia regge è scritta bene, non ho ancora capito bene la trama. Però, mi piace e ti seguo.

    • Al contrario, avevi capito bene, Lucia! Ma poi, quando se lo è ritrovato davanti, non ha saputo resistere!! ma perfino così alcuni sforzi sono troppo grandi per me: le mie stesse forze mi tradiscono
      Sì, in effetti mi hanno già fatto notare che la trama non è troppo chiara ma… tra salti temporali e cambi di registri, suppongo sia abbastanza normale ^_^ comunque, andando avanti, l’intreccio diverrà più chiaro (spero!).
      Grazie 😀

  9. Ho scoperto questo racconto grazie a FB (e poi qualcuno, un tale locullo, dice che FB è out…).
    Hai saputo creare una bella atmosfera e, proprio per questo ora vorrei sapere dove ci troviamo. Sai io sono per i metodi classici: caratterizzare i luoghi e i personaggi, mettere le virgole al posto giusto e così via. Quindi dimmi dove siamo e perché parliamo francese (leggendo la tua prosa, ho immaginato la Normandia in inverno).

      • Ciao Napo 🙂
        Ti ringrazio (davvero) per esserti fermato a leggere e commentare (se ho ben capito, non lo fai a cuor leggero).
        Purtroppo io, almeno al momento, sono una sperimentatrice in cerca di equilibrio; credo che anche questo sia un modo per imparare, ma sono anche convinta che senza un confronto sia impossibile crescere, quindi ti ringrazio e, se vorrai onorarmi ancora del tuo tempo e della tua competenza, sappi che terrò in gran conto le tue osservazioni. 😀

  10. Ho votato sul luogo in cui ci troviamo, pensando che così avresti spiegato comunque qualcosa di più della voce narrante senza svelare più del necessario.
    Francesca che dire, narrato egregiamente, lessico vario e mai ripetitivo, grammatica perfetta, punteggiatura anche. Storia originale. Tu sei una che merita veramente un posto in primo piano, sono sincera. Ovviamente ti seguo.

  11. Ciao Francesca, che dire, riesci a infilare tanta poesia anche quando fai della “prosa”.
    L’inizio è disarmante, con quell’interruzione subitanea.

    Io, se non capisco qualcosa di più sulla voce narrante, penso che avrò qualche problema. Per me è Vincent che può aspettare…

    “e poi in essi si intravvede lo stesso burrascoso liquido tormento interiore dell’oceano.”

    Forse una virgola dopo “burrascoso” sarebbe meglio? 😉

    • Ciao Boost,
      la verità? L’idea della storia nasce da quello che è in realtà il finale, quindi l’incipit in medias res con flashback a seguire è venuto fuori da sé ^^
      Al momento Vince è in testa ma vedremo di preservare in qualche modo la tua salute mentale 😛
      Virgola o non virgola, questo è il problema. Scherzi a parte… non so, capisco perché me l’hai segnalata (separare gli elementi di un elenco) ma non mi convince per due motivi: (1) tendo a considerare ‘liquido tormento’ come un’unità (quindi l’elenco non sussiste) e (2) mi sembra che il ‘rimanere senza fiato’ per l’assenza di pause e, sì, il ‘disordine’ rendano l’idea del tumulto. Se c’è una cosa che ho imparato sulla punteggiatura è che, a parte poche regole basilari, non esistono norme rigide e fisse, molto dipende dallo stile dell’autore e dal contesto, quindi, cercando di scrollarmi di dosso un approccio ‘scolastico’ alla questione, sto sperimentando (con tutti i rischi che ciò comporta). Comunque sono osservazioni personali e, come già detto in altre occasioni, sono lieta di confrontarmi con altre posizione, quindi grazie per l’osservazione 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi