71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Dove eravamo rimasti?

Alla luce di ciò, quale film volete recensito? H. (67%)

H.

Tutte le opere d’arte vantano diversi livelli di lettura. Dicono i saggi. 

Al livello spicciolo dei fatti H. è relativamente semplice: storie parallele, come anticipato, coppia anziana con bimbo di plastica al seguito e coppia di giovani colleghi/amanti/aspettiamo-un-bambino-ma-lui-non-pare-strafelice, il tutto alternato in capitoli, con tanto di numerazione romana. A fare da collante (ma, più che collante, la parola giusta è separè) le vicende di una gigante testa di statua che se la galleggia lungo un fiume.

Ripercorriamo con scoperta pedanteria i quattro capitoli.

I. Allettante. Grottesca e penosa quotidianità di una donna che si spupazza un pupazzo come fosse vero, mettendo la sveglia per simulare le lagne notturne, dispensando consigli internet su come allattarlo col maggior realismo possibile; pizzichi di sovrannaturale, come avvisaglie di qualcosa d’imponderabile: al marito della vecchia matta sfugge una vite, che per un attimo svolazza verso l’alto con una graziosa quanto fugace piroetta. Visioni di cavalli neri, a un certo punto sembra cadere un meteorite. Insomma, la carne al fuoco non manca, tanto che anche un po’ di fumo non spaventa, di arrosto dovrebbe essercene abbastanza.

II. Il viso di lei è senza dubbio molto bello. Raffinato, acqua&sapone ma senza tralasciare quel pizzico di sexy. Nello specifico: capelli castani, lunghi e lisci; brillanti occhi marronverdi; aggraziato naso aquilino, ma non aquilino “ma che peccato, se solo non avesse la gobba”, no, aquilino “ma che aria elegante che ha questa ragazza”; boccuccia conscia dei pregi della sezione aurea. Vorrei parlare di qualcosa che non sia la sua faccia ma, chiamatemi insensibile, la di lei bellezza non è bastata a frenarmi il sonno. 

III. Si torna sulla vecchia matta. Anzi, no, non ci torniamo. Ho cambiato idea. Che vi sto a fare lo spoiler di tutto il film? Lasciamo il livello dei fatti.

Livello allegorico. Tanto per cominciare, entrambe le protagoniste si chiamano Helena. La città in cui vivono: Troy. L’accenno non pare subliminale. Addirittura non mancano i cavalli. La domanda è: perché? Cosa diavolo c’entra l’Iliade? Il tema generale sembrerebbe essere la maternità, e nella mia ignoranza sarei pronto a giurare che Elena di Troia non ha particolare rapporto con la maternità. La bellezza, piuttosto, non la maternità. 

Forse dovrei concludere che il livello allegorico necessita di qualcosa di più della mera attenzione, che per il livello dei fatti basta e spesso avanza: ci vuole anche una certa cultura. Padronanza dell’argomento. O quantomeno un paio di letture in comune con chi ha scritto e diretto il film. Certo, potrei fare una rapida ricerca su google, scovare un paio di interviste e svelare l’arcano, ma così il gioco non funziona. Lasciamo anche il livello allegorico, tenendo ben stretta la coda affinché non finisca tra le gambe.

Ce ne saran dei belli d’altri livelli di lettura, mi accontento qui di indagarne uno, quello che a mio parere mi ha fatto uscire dalla sala senza dire “santo cielo, che merdata ho visto”. Certo per ogni film questo ruolo è svolto, quando è svolto, da livelli differenti. In H. do tutti i meriti a ciò che chiamiamo il livello a fior di pelle. Livello fatto di aspettative alle quali non è necessario corrispondere, suggestioni visive e musicali. Qualcosa che attiene all’emisfero stupido e contento del nostro cervello. 

Lo si capisce più dopo il film, seduti ai traballanti tavolini di plastica bianca, sorseggiando l’ennesimo spriz (sbaglio o quest’anno il mio fegato li patisce maggiormente? Maledizione all’inferno). H. lascia uno strascico, un senso di malessere, direi. Fastidioso, ma che da l’impressione di non aver proprio sprecato l’oretta e mezza che dura. Uno scoramento? Una confusione? Una pacata rabbia? O forse è solo il fegato.

Vabbé, è chiaro a tutti, di 'sto film non avevo capito una cippa. Speriamo in bene col prossimo.

  • The Boxtrolls (50%)
    50
  • She's funny that way (0%)
    0
  • Mangelhorn (50%)
    50
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92 Commenti

  • Allora alla fine sei diventato amico di Viggo?
    Tra il serio e il faceto, ho capito una serie di cose seguendo questo tuo spassoso viaggio.
    Che uno spriz salverà il mondo, per esempio. Che un accredito contiene un potere ammaliante. Che, alla fine, diversamente da quanto avevi lasciato trapelare nel resoconto della precedente edizione, Violetta non è poi così male (mi chiedo comunque come sia possibile che tu non abbia usato il potere dell’accredito su qualche ragazza-panino o ragazza-bancone. Non ce n’erano di passabili?). Che Simone Massi sarà presto considerato un maestro.
    Molte e molte altre cose ho appreso, grazie a te. Ma ciò di cui ti sono veramente grato, è నిత్యం వయస్సు ఆవరించు క్రింద భాష చతికలబడు చివరి ఏడు అప్ వెళ్తుంది. భారీ గోధుమ తో ప్రారంభమైన గడ్డం

    • Vedo che hai colto i punti che più mi premevano. Solo una cosa voglio precisare: lo spriz non salverà il mondo. Già lo salva, adesso, quotidianamente (intendiamoci, io comuqnue sono più per la birra).
      Le ragazze-panino e bancone (e non dimentichiamo le ragazze-security) erano mediamente piacenti, piuttosto e anzichenò, in qualche singolarità anche eccezionalmente piacenti. Il problema è che col lavoro che fanno sviluppano l’immunità al potere ammaliante dell’accredito. Lo so, è un peccato.

      (Vedo che ormai padroneggi la segreta lingua ప్పువ్రేనించి. Fanne buon uso. E ricorda: లబ స్సు ఆవప్రారిం అప్ అప్ అప్ అడు! )

  • Concordo pienamente con Napo, anche ci ho visto una parodia molto chiara (non sottile) nei confronti del Festival, divertente e veramente ben fatta.
    Ci hai messo anche Emily Rossum che impersona Christine in The Phantom of the Opera (adoro quel musical) per riferirti a Violetta…poi il re leone per Simone Massi è perfetto. Sinceri complimenti.

  • In certi testi ogni lettore può leggerci ciò che vuole, aldilà delle intenzioni dell’autore. Magia delle parole.
    Io ci ho letto una sottile presa per il culo generalizzata, dall’organizzazione del Festival ai divi presenti (riconosciuti o autoreferenti), senza escludere i divi di TI e l’uso dei link ai video come companatico.
    Finalmente qualcuno che gioca davvero, sapendo giocare. Peraltro Peralta.

  • Non conosco Simone Massi, e sono quindi andato a curiosare googlando in giro. Non ho osato, perché messo in allerta dal tuo giudizio, guardare alcun video, però, così, di primo acchito, faccio onestamente fatica a odiarlo, dato che in alcune foto mostra una somiglianza non indifferente con Alessandro Bergonzoni.
    Almeno nell’ultimo episodio spiegaci l’origine del tuo soprannome (no, non Giulio Peralta, intendevo Western Smicksmukken).

  • Il J’accuse verso S. Massi oltre a essere esilarante è ritmicamente ineccepibile; inizia con i toni bassi di contrabbassi e flauti, per poi esplodere nel finale al culmine del livore con piatti, tamburi e fiati vari. Mi sono documentato sommariamente prima di commentare questo episodio e meno male.
    Non avrei infatti comprese le ragioni di tanto livore verso uno dei tanti soloni che imperversano negli ambienti intellettuali. Ma dopo aver visto qualche immagine di Simone Massi ho capito : narcisista, sì, ma della specie peggiore di quelli che amano se stessi, per significarti di essere migliori di te. Però, per onestà intellettuale, mi preme dirti che mio padre sull’uccisione dei maiali mi raccontava le stesse cose.

  • Condivido l’odio per Simone Massi, per tutti i Simone Massi del mondo…e ce ne sono tanti. Questo episodio l’ho capito tutto 🙂 e ne sono felice perché mi dispiaceva non capirti visto come scrivi bene.
    Non potevo certo farti una proposta eccentrica, considerata la tua palese originalità, e dell’ultima recensione ho avuto paura, perciò…considerazioni generali.

  • L’invettiva peraltiana – composta e quasi trattenuta, ma nondimeno, e perciò stesso, furibonda – ci è piaciuta.

    (Per il finale di questo racconto recensorio, chiedo un documentario, magari di stile festivaliero: lento, un po’ osceno, privo di dialoghi. Racconterà nei minimi dettagli la vita in albergo di un giovin recensore di theIncipit, di nome Peralta, tra il momento in cui si sveglia, va al cesso e fa la doccia, consuma la colazione – taglio e ripresa su lui che torna nella stanza sfiancato dalla visione dei film della giornata, accende il computer, scrive, etc.).

    • In una manovra di spieteta autocoscienza mi sento di concordare per quanto riguarda il capitolo 6 (mi pare fosse il 6), posso ben capire che quello sul piccione possa risultare un tantino fastidioso, ma mi parrebbe l’8 essere suppergiù tale e quale a quelli prima… non è che il tuo già severo giudizio è rimasto indurito dai due precedenti capitoli? E’ solo un’ipotesi. Se ho perso lo smalto iniziale possiamo sempre sperare che salti fuori un provvidenziale smalto finale

      • Ebbene sì, l’episodio del piccione era un po’ troppo surreale per i miei gusti classici. Per il resto la “penalizzazione” è insita nei fatti: Festival concluso (Passata la festa), l’instant book non ha più senso in quanto non è più tale (Gabbato lo santo). D’altra parte, mi sembra evidente che tu stesso abbia perso interesse al tuo racconto, non portandolo a compimento in tempi strettissimi, a ridosso della… festa. Peccato davvero
        Il mio non voleva essere un giudizio severo, ma solo l’amara constatazione di una promessa non mantenuta.

  • Oggi sono di corsa (e pure un po’ accidioso), quindi eviterò il solito inutile commento ricco di amenità. Non sono riuscito a informarmi circa le tre opzioni (ma non è colpa mia, dipende da నిత్యం), quindi voto (quasi) a caso: Animata Resistenza.

  • Episodio fantasmagorico come i precedenti. In questo caso però c’è un passaggio che mi fa pensare a un conflitto esistenziale: il contrasto con i 3 cinefili. E’ come se la divergenza di opinioni con un loro celasse un dibattito interno sul festival e sul cinema da festival :
    – da un lato sono qui, voglio essere annegato da tutti questi film;
    – dall’altro non mi rivedo nel giudizio dei cinefili, trovo assurdo scegliere il film che dura di più, non verrò mai più.
    A rileggerti

  • Il metamessaggio che il mio neurone legge tra le righe (gli piacciono molte le meta-cose, peccato che non le capisca) è: se mi chiedete un’altra recensione di un film di tale – celestiale – livello, ve la scrivo in Lineare A (e poi vi voglio vedere a copiarla su Google Translate).
    In effetti, l’unica cosa che ho capito veramente bene è che questa pellicola è una gran ప్పువ్రేనించి, come è lapalissiana tutta la parte పర్వతాలు కొరడాలు దానిమ్మ సేవకుడు తెరుచుకోవడం, మరియు అప్పుడు మాత్రమే నలభై టోపీలు మూత్రవిసర్జన నిత్యం వయస్సు ఆవరించు క్రింద భాష చతికలబడు చివరి ఏడు అప్ వెళ్తుంది. భారీ గోధుమ తో ప్రారంభమైన గడ్డం, నెస్లే ఎముకలు, తెరుచుకుంటుంది. వుడ్స్! సూర్యాస్తమయాలు! గల్లి బురుగు మూలాల! (non mi è chiarissimo cosa c’entri la Nesté, ma mi sembra un dettaglio secondario).
    Memore della storia del piccione, cercherei di scegliere con più sagacia (se solo ne avessi):
    1) James Franco chi? Quello che si fa i selfie appena alzato, in bagno, con le mutande mezze abbassate e la panza in bella mostra? Ma recita pure?
    2) E qui c’è il trucco. Questa perla di film russo mi dà l’idea di qualcosa al cui confronto la corazzata potemkin di fantozziana memoria è pura ambrosia. Ho letto la trama, scoprendo che alcune puntate di Peppa Pig sono più articolate. Tra l’altro, questa opzione nasconde l’implicita minaccia di scrivere l’intera recensione in cirillico.
    3) Sì, sì, questa è perfetta (me la faccio piacere. Fino a quando su TI non aumenteranno il numero di alternative a fine episodio, l’ultima è quella salvifica, più o meno).

  • Ieri sera mi sono letto le tue recensioni della precedente mostra (rischiando di cadere dalla sedia un paio di volte, in particolare quando hai spiegato l’etimologia del termine Biango), quindi ho fatto la conoscenza della tua amica di Venezia Salva/Slava (se ti può consolare, non è la peggior Violetta vista recitare). Mi chiedevo appunto che fine avesse fatto.
    Ok, Hill of freedom è meglio di una pedata nel sedere ma non c’è da strapparsi i capelli se proprio non si riesce a vederlo.
    Invidiandoti un po’ per la storia dei panini “dopati”, sappi che ormai la sbirciata ai film che proponi sta diventando un gioco nel gioco. Anzi, ti dirò, sono andato a vedermi il calendario per giocare d’anticipo, ma come al solito non devo aver capito una mazza. L’unico film della triade che avevo azzeccato era Theeb. Vabbè, bando alle ciance, decisione solenne con tanto di giustificazione:
    Trikkentrakken Mortaretten lo depenno solo per il nome, troppo teutonico per i miei gusti.
    Theeb, mi piace, ma (udite udite) clicco su En vattelapesca.
    Influenzato da Napo? Un po’, però questo film o è una genialata pazzesca o la classica tavanata galattica. Voglio essere onesto: io non ci andrei a vederlo, ma per il principio secondo il quale quando le cose le fanno gli altri sono sempre facili (c’è un comico genovese che questo concetto lo esprime in altro modo, più colorito e ficcante, ma evito per eleganza e per non finire in moderazione) non posso esimermi dal votarlo.
    Ah, Giulio, metti subito in tasca l’accredito (che non ho ancora capito se è un cosa che esiste veramente; me lo immagino introvabile come il Sacro Graal e sfuggente come l’anello di Sauron).

  • Gradevole il siparietto di cronaca, che tu definisci impropriamente autobiografico (si vede che non sei mai incappato in autori esordienti che scrivono vere autobiografie, pur non avendo fatto nulla nella loro vita). Sono stato accontentato: ti avevo chiesto più Peralta e più Peralta ho avuto.
    Non ci hai fornito un minimo indizio sui film della terna da te proposta, perciò mi hai costretto a documentarmi (vezzo, o vizio, in comune con Massimiliano). Alla fine ho scelto anch’io Hill of Freedom (come Massimiliano), ma per motivazioni diverse: è coreano e a Venezia il coreano spacca.
    (Spaccare: verbo transitivo, usato talvolta come intransitivo. Es.: il coreano spacca i co…oni, il coreano spacca. Scegli tu)

  • Mi hai fatto venire voglia di vedere il primo film. Questa metafora (non è una storia vera, giusto?) della polverosa e labirintica burocrazia italiana (cui persino Asterix e Obelix nelle dodici fatiche stavano per inchinarsi), questa affannosa ricerca di perseguire un obiettivo (vedere il film) a ogni costo, prendendo strade diverse prima di trovare la via giusta, che avrebbe però poi portato il protagonista, in modo beffardo, distante da ciò che desiderava veramente (stare con gli amici), mi ha molto colpito.
    Anche il personaggio della ragazza che cerca il protagonista per dargli ora questa indicazione (sbagliata) ora quella (errata) simboleggia la nostra incapacità di vedere oltre il nostro naso; insomma, il destino era stato chiaro, lui non poteva invitarla a bere un aperitivo e finirla lì?
    Capolavoro.
    L’altro, quello del ragazzo favoloso (ma è un film?) ho capito che non fa per me. Però ammetto di partire prevenuto, anche perché il confronto tra i protagonisti delle due pellicole non regge.
    Sulla scelta per domani mi hai costretto a documentarmi. Per l’idea che mi son fatto, ti manderei a vedere Hill of Freedom. Senza entusiasmo, sia chiaro, perché ho scelto il meno peggio, confidando che, nel caso ti addormentassi, il tuo sonno non venga funestato da incubi.

  • Ho recuperato.
    Bravo,sto ancora cercando il termine per definire le tue recensioni( lo troverò) , le tue “annotazioni” sono la messa a nudo dell’imperatore cinema e dei paggi cinefili.
    Vediamo cosa viene fuori se vince Giacomo.Da ragazzina mi tolse il sonno con il suo “Dialogo tra la natura e un islandese”.

    • Ti dirò, anch’io non amo troppo commentare. Dopo un po’ si diventa ripetitivi. Qui posso farlo senza troppi disturbi perché siete pochi. Ricordo che in un mio vecchio racconto su The Incipit avevo scritto (tra parentesi) che rispondere a tutti i commenti per mantenere il bene delle public relation era una fatica, e un tipo mi aveva redarguito, dicendo che rispondere ai lettori dev’essere un piacere, ecc ecc. Sarò un cinico malpensante, ma dubito che tutti quelli (magari ce n’è anche tra di voi) che hanno un sacco di lettori non vedono l’ora di scrivere decine di “grazie”, “quant’evvero”, “c’hai ragione”, e via dicendo

  • Ovviamente Il giovane favoloso.
    Con quest’ultimo episodio mi hai fatto morire dalla prima riga all’ultima; mi verrebbe da chiederti “ma chi sei tu?” perché hai una preparazione cinematografica (seppur dissacratoria) veramente particolare…io questi film non li ho mai sentiti nominare 🙂 bravissimo

    • In realtà sono alquanto ignorante. I festival hanno perlopiù film in anteprima, è per questo che non li hai mai sentiti (molti, in effetti, e per tua fortuna, non li sentirai mai). Ma se un vero esperto, o anche solo un appassionato leggesse queste mie recensioni gli si accapponerebbe la pelle per la mole di errori che faccio. Per dirne uno, Loin des hommes è ambientato in Algeria, non in Armenia come ho detto. è il prezzo da pagare per scrivere in piena notte, stravolti

  • Dunque, vediamo se ho capito bene (mi serve per comprendere se ho settato correttamente il neurone): è un film da vedere, a patto che si chiuda un occhio e mezzo sulla improbabile chioma di Viggo (non è la prima pellicola che richiede questo sforzo) e si guardi su schermi piccoli (che faccio? Aspetto l’uscita in DVD?).
    Per il prossimo, non posso che votare per Giacomino, protagonista involontario di memorabili interrogazioni ai tempi delle superiori (sigh, si parla del Mesozoico e giù di lì).

  • Signori, Peralta. Il genietto di TheIncipit.

    (La recensione di Mangelhorn è di quelle che ti riescono meglio: scudisciate fulminee che lasciano il film in mutande senza che neppure se ne accorga; se non a cose fatte. Le digressioni, al solito, sono magistrali e sono il vero filo conduttore di questi pezzi anche quest’anno godibilissimi).

  • Jack&Ryan per leggere la tua recensione di un amore folk, voglio vedere quanto riesci a buttarlo giù.
    Concordo con Napo, anche se lui è sempre un pò drammatico 😉 ma io direi che qua non si dà quella grande importanza ai refusi proprio perché siamo consci di non essere quei gran scrittori…ovviamente c’è l’eccezione che conferma la regola, ma più che altro ci si diverte, una volta che capisci che bravi come e più di te ce ne sono tanti. Tuttavia mi va di aggiungere che molti scrittori professionisti hanno la casa editrice a correggergli i refusi 🙂 mentre noi facciamo tutto da soli.

  • Ma certo, Peralta, che anche noi di TI siamo come le “anime eleganti” incontrate nel lounge. Come tutti i circoli chiusi, dove non entra il bambino de “Il vestito nuovo dell’imperatore”, ci sbrodoliamo in complimenti vicendevoli, convinti di essere autori geniali, non sufficientemente compresi e valorizzati (il fatto di non distinguere “da” da “dà” lo consideriamo marginale e lo releghiamo a livello di refuso, mentre in realtà è un errore da matita blu).
    Bravo, Peralta: un altro episodio sottilmente ironico, con più livelli di lettura con messaggi criptici.
    Aveva ragione Alhena: peccato che tu non sia sufficientemente compreso e valorizzato (nonostante qualche “da” sbagliato).

  • Incredibile! Anche il mio unico – e stanco – neurone è riuscito a cogliere qualcosa di sensato dalle recensioni. Non é una cosa così scontata (se non si era capito, è un complimento).
    Su Mangelhorn sei andato via spedito, ma hai reso l’idea. Di The Boxtrolls ho intravisto la locandina su qualche sito; così, su due piedi, non mi attirava, ma adesso mi hai fatto venire il dubbio.
    Sul prossimo vado sull’Aragorn in Armenia, tanto per sentirmi un po’ spocchioso anch’io.

    p.s. complimenti anche per gli orari. Invidio un po’ chi riesce ancora a distinguere la sagoma della tastiera dopo una certa ora.

  • Mangelhorn, anche se non so cosa sto scrivendo.
    Comincio a sviluppare una certa simpatia per chi se ne infischia beatamente di punti e classifica.
    In ogni caso, alla mia “cultura” cinematografica, molto pop, potrebbe giovare parecchio seguire questo racconto.

  • The Boxtrolls, perché l’ha detto Giorgia.
    Dopotutto un titolo vale l’altro, no? A chi è mai fregato nulla dei film di Venezia? Tanto poi vince il solito coreano o, magari, quest’anno, un arabo. Da ragazzo ero un instancabile frequentatore di cinema d’essai, costantemente alla ricerca del “messaggio” e dei diversi livelli di lettura. Per fortuna sono guarito.
    Mi piace l’ironia che metti nello scrivere, vorrei però più Peralta e meno cinema. Cosa “vede” Giulio alla Mostra “oltre” i film? Come si vede Giulio, che ci fa lì?

  • Il Peralta, che, nella mia precedente vita, mi fu caldamente raccomandato dalla mia enigmatica Alhena, sembra prendersi gioco di TI e dei suoi compunti lettori, cimentandosi in un istant-book non book e non racconto. Troppo dissacratorio e, pertanto, assolutamente irresistibile per me che non riesco a trovare più niente di nuovo ma comprensibile da queste parti.
    Réalité: solo per non votare come gli altri per H (che credo l’abbiano votato perché non riuscivano a scrivere gli altri due titoli).

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