71° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Dove eravamo rimasti?

Questa sera mi son lasciato prendere con l'autobiografismo. Ma domani ci concentreremo su uno di questi splendidi (...) film: Hill of Freedom (56%)

Hill of freedom

Mi chiedo che fine abbia fatto Violetta.

Ci sono dinamiche strane ai festival. Tutti i generi di festival, da quello di musica celtica, al culinario, a quello contingente. C’è pieno di gente, ma dopo un po’ ti pare di conoscere tutti. O perlomeno quel tot di facce ricorrenti, che non si sa bene se bisogna salutare, se basta un’occhiata di freddo riconoscimento, o se invece è il caso di ignorare completamente. Vedo che alcuni, forse veterani, all’uscita delle sale si dicono “Piaciuto?”, segue un verso la cui ottava corrisponde al grado d’apprezzamento, e poi via, ognun per la sua strada. (A ripensarci è quello che ho fatto dopo Loin des hommes con la coppietta di forse sconosciuti. Che tra l’altro ho rivisto in una buffa occasione: durante una pausa avevo finito Amore: dieci anni dopo (gran bel libro di Julian Barnes, consiglio vivamente (ma prima dovreste leggere Amore: ecc., il degno predecessore), Barnes sì che è un genietto) e mi lamentavo a gran voce del finale (resta comunque un bel libro) tanto che loro mi han guardato con la tipica aria oh-no-di-nuovo-quel-pazzo e hanno fatto dietro front. Cosa che mi fa pensare che quella volta davvero li apostrofai per errore). Ma non solo gli altri spettatori, anche le facce degli addetti ai lavori sono oramai di famiglia. Tizi security, simpatiche ragazze dietro ai banconi, gente del catering. Specialmente con quest’ultima categoria ho sviluppato una discreta confidenza, tanto da aggiudicarci doppia razione di torta la mattina. E oggi la tipa-panino mi ha rovesciato (con abile mossa di sguincio) la farcitura di un pomodoro e prosciutto all’interno di un prosciutto e formaggio, senza che neanche glielo chiedessi. Sono soddisfazioni.

Tra tutte le facce, comunque, non ho rivisto quella di Violetta. Giovane interprete de Venezia Salva, film brutto tra i brutti, era stata la sottotrama romantica della scorsa serie di recensioni. Una parte di me (quella morbosamente affezionata al concetto di continuity) aveva sperato di rivederla.

E alla ricerca di un antico amore è anche Mori, nipponico protagonista del film oggi alla berlina. A mala pena definibile lungometraggio (dura 66′) Hill of freedom è come una lunga lettera le cui pagine siano cadute a terra, per essere poi raccolte in disordine. In altre parole, è cronologicamente pacciugato. 

Quella della lettera non è un’ispirata metafora, ma un fatto: il nipponico Mori scrive una missiva alla sua -non troppo- bella coreana, che la fa cadere e passa il film leggendo e riordinando le pagine. Inoltre chi ha scritto la sceneggiatura mette in mano al protagonista un libro intitolato Time, dove si sostiene che lo scorrere lineare del tempo è solo un preconcetto umano. Un amore per la chiarezza che rasenta la pedanteria.

L’idea in sé non è male, ma mi pare rispettata solo in parte. Innanzitutto le vicende di Mori non sono quelle raccontate nella lettera. Lui la spedisce prima di lasciare il Giappone e il film si concentra sul suo soggiorno in Corea, alla ricerca dell’amata. Quindi non si tratta di forma foggiata sul contenuto, ma di mero parallelismo. Poi si presupporrebbe che il giochino dello sconquasso temporale sia finalizzato a qualcosa, tipo creare qualche convinzione nello spettatore, destinata a clamorosi quanto soprendenti ribaltamenti. Niente di tutto ciò. La vicenda procede chiara come il sole, le anticipazioni non celano nessun trucchetto, nè colpi di scena si intravedono all’orizzonte. E’ come se l’applauditissimo regista coreano avesse voluto raccontare una storiella d’amore tranquilla tranquilla, concentrandosi più sulla mimica dei personaggi che sulla trama. Poi ha visto Memento e ha detto massì, pacciughiamo la cronologia. Tanto è uguale.

No, questo è improbabile. E’ chiaro che il cronosisma era previsto fin dall’inizio. Però si ha davvero la sensazione di un film senza pretesa alcuna, e vi dirò, la cosa un po’ è piacevole. I personaggi fanno simpatia, ma non troppa; hanno idee particolari, ma non sconvolgenti; il finale non delude, ma nemmeno esalta. Tutto molto tranquillo.

Commosso dal fatto che ieri vi siate fatti le vostre ricerche in autonomia, oggi servirò la pappa pronta:

Zerrumpelt Herz: e se gli amici pariti in cerca di un eccentrico compositore scoprissero che gli uccellini del bosco ove si è ritirato hanno cominciato a cantare la melodia della sua ultima opera?

Theeb: western giordano (spero di non sbagliare location come ho fatto con Loin des hommes. Ma no, direi proprio che era Giordania) dalle sonorità horror. Il protagonista è un bambino con la pellaccia dura

En duva satt på en gren och funderade på tillvaron: il titolo significa “un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”. Non aggiungo altro

Quindi?

  • En duva satt på en gren och funderade på tillvaron (100%)
    100
  • Theeb (0%)
    0
  • Zerrumpelt Helz (0%)
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92 Commenti

  • Bravo Peralta.Le tue recensioni borderline dovrebbero valerti un pass con accredito a tutte le visioni,magari offerto da Massi, per la settantaduesima.Chissà cosa ne tireresti fuori.

  • Allora alla fine sei diventato amico di Viggo?
    Tra il serio e il faceto, ho capito una serie di cose seguendo questo tuo spassoso viaggio.
    Che uno spriz salverà il mondo, per esempio. Che un accredito contiene un potere ammaliante. Che, alla fine, diversamente da quanto avevi lasciato trapelare nel resoconto della precedente edizione, Violetta non è poi così male (mi chiedo comunque come sia possibile che tu non abbia usato il potere dell’accredito su qualche ragazza-panino o ragazza-bancone. Non ce n’erano di passabili?). Che Simone Massi sarà presto considerato un maestro.
    Molte e molte altre cose ho appreso, grazie a te. Ma ciò di cui ti sono veramente grato, è నిత్యం వయస్సు ఆవరించు క్రింద భాష చతికలబడు చివరి ఏడు అప్ వెళ్తుంది. భారీ గోధుమ తో ప్రారంభమైన గడ్డం

    • Vedo che hai colto i punti che più mi premevano. Solo una cosa voglio precisare: lo spriz non salverà il mondo. Già lo salva, adesso, quotidianamente (intendiamoci, io comuqnue sono più per la birra).
      Le ragazze-panino e bancone (e non dimentichiamo le ragazze-security) erano mediamente piacenti, piuttosto e anzichenò, in qualche singolarità anche eccezionalmente piacenti. Il problema è che col lavoro che fanno sviluppano l’immunità al potere ammaliante dell’accredito. Lo so, è un peccato.

      (Vedo che ormai padroneggi la segreta lingua ప్పువ్రేనించి. Fanne buon uso. E ricorda: లబ స్సు ఆవప్రారిం అప్ అప్ అప్ అడు! )

  • Concordo pienamente con Napo, anche ci ho visto una parodia molto chiara (non sottile) nei confronti del Festival, divertente e veramente ben fatta.
    Ci hai messo anche Emily Rossum che impersona Christine in The Phantom of the Opera (adoro quel musical) per riferirti a Violetta…poi il re leone per Simone Massi è perfetto. Sinceri complimenti.

  • In certi testi ogni lettore può leggerci ciò che vuole, aldilà delle intenzioni dell’autore. Magia delle parole.
    Io ci ho letto una sottile presa per il culo generalizzata, dall’organizzazione del Festival ai divi presenti (riconosciuti o autoreferenti), senza escludere i divi di TI e l’uso dei link ai video come companatico.
    Finalmente qualcuno che gioca davvero, sapendo giocare. Peraltro Peralta.

  • Non conosco Simone Massi, e sono quindi andato a curiosare googlando in giro. Non ho osato, perché messo in allerta dal tuo giudizio, guardare alcun video, però, così, di primo acchito, faccio onestamente fatica a odiarlo, dato che in alcune foto mostra una somiglianza non indifferente con Alessandro Bergonzoni.
    Almeno nell’ultimo episodio spiegaci l’origine del tuo soprannome (no, non Giulio Peralta, intendevo Western Smicksmukken).

  • THeiNCIPIT è un’ottima palestra per narcisisti e sedicenti artisti. Spero che Simone Massi non passi mai da qui.
    Per coerenza (mia): considerazioni generali.

  • Il J’accuse verso S. Massi oltre a essere esilarante è ritmicamente ineccepibile; inizia con i toni bassi di contrabbassi e flauti, per poi esplodere nel finale al culmine del livore con piatti, tamburi e fiati vari. Mi sono documentato sommariamente prima di commentare questo episodio e meno male.
    Non avrei infatti comprese le ragioni di tanto livore verso uno dei tanti soloni che imperversano negli ambienti intellettuali. Ma dopo aver visto qualche immagine di Simone Massi ho capito : narcisista, sì, ma della specie peggiore di quelli che amano se stessi, per significarti di essere migliori di te. Però, per onestà intellettuale, mi preme dirti che mio padre sull’uccisione dei maiali mi raccontava le stesse cose.

  • Condivido l’odio per Simone Massi, per tutti i Simone Massi del mondo…e ce ne sono tanti. Questo episodio l’ho capito tutto 🙂 e ne sono felice perché mi dispiaceva non capirti visto come scrivi bene.
    Non potevo certo farti una proposta eccentrica, considerata la tua palese originalità, e dell’ultima recensione ho avuto paura, perciò…considerazioni generali.

  • L’invettiva peraltiana – composta e quasi trattenuta, ma nondimeno, e perciò stesso, furibonda – ci è piaciuta.

    (Per il finale di questo racconto recensorio, chiedo un documentario, magari di stile festivaliero: lento, un po’ osceno, privo di dialoghi. Racconterà nei minimi dettagli la vita in albergo di un giovin recensore di theIncipit, di nome Peralta, tra il momento in cui si sveglia, va al cesso e fa la doccia, consuma la colazione – taglio e ripresa su lui che torna nella stanza sfiancato dalla visione dei film della giornata, accende il computer, scrive, etc.).

    • In una manovra di spieteta autocoscienza mi sento di concordare per quanto riguarda il capitolo 6 (mi pare fosse il 6), posso ben capire che quello sul piccione possa risultare un tantino fastidioso, ma mi parrebbe l’8 essere suppergiù tale e quale a quelli prima… non è che il tuo già severo giudizio è rimasto indurito dai due precedenti capitoli? E’ solo un’ipotesi. Se ho perso lo smalto iniziale possiamo sempre sperare che salti fuori un provvidenziale smalto finale

      • Ebbene sì, l’episodio del piccione era un po’ troppo surreale per i miei gusti classici. Per il resto la “penalizzazione” è insita nei fatti: Festival concluso (Passata la festa), l’instant book non ha più senso in quanto non è più tale (Gabbato lo santo). D’altra parte, mi sembra evidente che tu stesso abbia perso interesse al tuo racconto, non portandolo a compimento in tempi strettissimi, a ridosso della… festa. Peccato davvero
        Il mio non voleva essere un giudizio severo, ma solo l’amara constatazione di una promessa non mantenuta.

  • Oggi sono di corsa (e pure un po’ accidioso), quindi eviterò il solito inutile commento ricco di amenità. Non sono riuscito a informarmi circa le tre opzioni (ma non è colpa mia, dipende da నిత్యం), quindi voto (quasi) a caso: Animata Resistenza.

  • Episodio fantasmagorico come i precedenti. In questo caso però c’è un passaggio che mi fa pensare a un conflitto esistenziale: il contrasto con i 3 cinefili. E’ come se la divergenza di opinioni con un loro celasse un dibattito interno sul festival e sul cinema da festival :
    – da un lato sono qui, voglio essere annegato da tutti questi film;
    – dall’altro non mi rivedo nel giudizio dei cinefili, trovo assurdo scegliere il film che dura di più, non verrò mai più.
    A rileggerti

    • E’ vero che una certa incomunicabilità con gli amici cinefili era palpabile, ma non nelle conclusioni non sarei duro come proponi. Amo molto compromessi e mezze misure. Quindi non è che aborro i film da festival, solo che al mio festival ideale parteciperebbero solo trashate demenziali, kung fu movie e tanti musical. Con questi anch’io adotterei il parametro del mio Bizzarro amico: più ce n’è meglio è

  • che casino…commento per correttezza visto che ho letto, seppure al momento fossero le 4 am mi sembra, ma sai bene che ho capito ben poco…bellino quel font. Voto il film James Franco perché almeno lui lo conosco.

  • Il metamessaggio che il mio neurone legge tra le righe (gli piacciono molte le meta-cose, peccato che non le capisca) è: se mi chiedete un’altra recensione di un film di tale – celestiale – livello, ve la scrivo in Lineare A (e poi vi voglio vedere a copiarla su Google Translate).
    In effetti, l’unica cosa che ho capito veramente bene è che questa pellicola è una gran ప్పువ్రేనించి, come è lapalissiana tutta la parte పర్వతాలు కొరడాలు దానిమ్మ సేవకుడు తెరుచుకోవడం, మరియు అప్పుడు మాత్రమే నలభై టోపీలు మూత్రవిసర్జన నిత్యం వయస్సు ఆవరించు క్రింద భాష చతికలబడు చివరి ఏడు అప్ వెళ్తుంది. భారీ గోధుమ తో ప్రారంభమైన గడ్డం, నెస్లే ఎముకలు, తెరుచుకుంటుంది. వుడ్స్! సూర్యాస్తమయాలు! గల్లి బురుగు మూలాల! (non mi è chiarissimo cosa c’entri la Nesté, ma mi sembra un dettaglio secondario).
    Memore della storia del piccione, cercherei di scegliere con più sagacia (se solo ne avessi):
    1) James Franco chi? Quello che si fa i selfie appena alzato, in bagno, con le mutande mezze abbassate e la panza in bella mostra? Ma recita pure?
    2) E qui c’è il trucco. Questa perla di film russo mi dà l’idea di qualcosa al cui confronto la corazzata potemkin di fantozziana memoria è pura ambrosia. Ho letto la trama, scoprendo che alcune puntate di Peppa Pig sono più articolate. Tra l’altro, questa opzione nasconde l’implicita minaccia di scrivere l’intera recensione in cirillico.
    3) Sì, sì, questa è perfetta (me la faccio piacere. Fino a quando su TI non aumenteranno il numero di alternative a fine episodio, l’ultima è quella salvifica, più o meno).

  • Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza,giusto per dirne uno.
    Ti è andata bene,alle volte con i film nipporomantici 66′ possono diventare eterni.
    Contatta Violetta su facebook, sarete ancora amici…
    Bravo Giulio.

  • Quello del piccione 🙂
    Purtroppo stavolta non ci ho capito molto, e mi scuso, ma ovviamente la colpa è la mia perché forse non ero abbastanza concentrata o perché non sono ai tuoi livelli. Ho capito solo il passo della lettera.

  • (Barnes sarà pure lui un genietto, ma confermo che tu lo sei di TheIncipit: Senza il bancone non la riconoscevo, per dirne una, sta lì a dimostrarlo).
    [Non so resistere alla tentazione di spedirti a contemplare l’uccello].

  • Ieri sera mi sono letto le tue recensioni della precedente mostra (rischiando di cadere dalla sedia un paio di volte, in particolare quando hai spiegato l’etimologia del termine Biango), quindi ho fatto la conoscenza della tua amica di Venezia Salva/Slava (se ti può consolare, non è la peggior Violetta vista recitare). Mi chiedevo appunto che fine avesse fatto.
    Ok, Hill of freedom è meglio di una pedata nel sedere ma non c’è da strapparsi i capelli se proprio non si riesce a vederlo.
    Invidiandoti un po’ per la storia dei panini “dopati”, sappi che ormai la sbirciata ai film che proponi sta diventando un gioco nel gioco. Anzi, ti dirò, sono andato a vedermi il calendario per giocare d’anticipo, ma come al solito non devo aver capito una mazza. L’unico film della triade che avevo azzeccato era Theeb. Vabbè, bando alle ciance, decisione solenne con tanto di giustificazione:
    Trikkentrakken Mortaretten lo depenno solo per il nome, troppo teutonico per i miei gusti.
    Theeb, mi piace, ma (udite udite) clicco su En vattelapesca.
    Influenzato da Napo? Un po’, però questo film o è una genialata pazzesca o la classica tavanata galattica. Voglio essere onesto: io non ci andrei a vederlo, ma per il principio secondo il quale quando le cose le fanno gli altri sono sempre facili (c’è un comico genovese che questo concetto lo esprime in altro modo, più colorito e ficcante, ma evito per eleganza e per non finire in moderazione) non posso esimermi dal votarlo.
    Ah, Giulio, metti subito in tasca l’accredito (che non ho ancora capito se è un cosa che esiste veramente; me lo immagino introvabile come il Sacro Graal e sfuggente come l’anello di Sauron).

  • En duva satt på en gren och funderade på tillvaron. Suona molto da Festival, poi non ne sentiremo più parlare. (Menomale che esiste il copia-e-incolla)

  • Gradevole il siparietto di cronaca, che tu definisci impropriamente autobiografico (si vede che non sei mai incappato in autori esordienti che scrivono vere autobiografie, pur non avendo fatto nulla nella loro vita). Sono stato accontentato: ti avevo chiesto più Peralta e più Peralta ho avuto.
    Non ci hai fornito un minimo indizio sui film della terna da te proposta, perciò mi hai costretto a documentarmi (vezzo, o vizio, in comune con Massimiliano). Alla fine ho scelto anch’io Hill of Freedom (come Massimiliano), ma per motivazioni diverse: è coreano e a Venezia il coreano spacca.
    (Spaccare: verbo transitivo, usato talvolta come intransitivo. Es.: il coreano spacca i co…oni, il coreano spacca. Scegli tu)

  • Mi hai fatto venire voglia di vedere il primo film. Questa metafora (non è una storia vera, giusto?) della polverosa e labirintica burocrazia italiana (cui persino Asterix e Obelix nelle dodici fatiche stavano per inchinarsi), questa affannosa ricerca di perseguire un obiettivo (vedere il film) a ogni costo, prendendo strade diverse prima di trovare la via giusta, che avrebbe però poi portato il protagonista, in modo beffardo, distante da ciò che desiderava veramente (stare con gli amici), mi ha molto colpito.
    Anche il personaggio della ragazza che cerca il protagonista per dargli ora questa indicazione (sbagliata) ora quella (errata) simboleggia la nostra incapacità di vedere oltre il nostro naso; insomma, il destino era stato chiaro, lui non poteva invitarla a bere un aperitivo e finirla lì?
    Capolavoro.
    L’altro, quello del ragazzo favoloso (ma è un film?) ho capito che non fa per me. Però ammetto di partire prevenuto, anche perché il confronto tra i protagonisti delle due pellicole non regge.
    Sulla scelta per domani mi hai costretto a documentarmi. Per l’idea che mi son fatto, ti manderei a vedere Hill of Freedom. Senza entusiasmo, sia chiaro, perché ho scelto il meno peggio, confidando che, nel caso ti addormentassi, il tuo sonno non venga funestato da incubi.

  • Ho recuperato.
    Bravo,sto ancora cercando il termine per definire le tue recensioni( lo troverò) , le tue “annotazioni” sono la messa a nudo dell’imperatore cinema e dei paggi cinefili.
    Vediamo cosa viene fuori se vince Giacomo.Da ragazzina mi tolse il sonno con il suo “Dialogo tra la natura e un islandese”.

  • Bravo, Peralta, bravo.
    E tanto basta (non sono in vena di filosofeggiare, scovare messaggi reconditi, alimentare l’ipertrofia dell’io).
    (Pensaci) Giacomino.

    • Ti dirò, anch’io non amo troppo commentare. Dopo un po’ si diventa ripetitivi. Qui posso farlo senza troppi disturbi perché siete pochi. Ricordo che in un mio vecchio racconto su The Incipit avevo scritto (tra parentesi) che rispondere a tutti i commenti per mantenere il bene delle public relation era una fatica, e un tipo mi aveva redarguito, dicendo che rispondere ai lettori dev’essere un piacere, ecc ecc. Sarò un cinico malpensante, ma dubito che tutti quelli (magari ce n’è anche tra di voi) che hanno un sacco di lettori non vedono l’ora di scrivere decine di “grazie”, “quant’evvero”, “c’hai ragione”, e via dicendo

  • Ovviamente Il giovane favoloso.
    Con quest’ultimo episodio mi hai fatto morire dalla prima riga all’ultima; mi verrebbe da chiederti “ma chi sei tu?” perché hai una preparazione cinematografica (seppur dissacratoria) veramente particolare…io questi film non li ho mai sentiti nominare 🙂 bravissimo

    • In realtà sono alquanto ignorante. I festival hanno perlopiù film in anteprima, è per questo che non li hai mai sentiti (molti, in effetti, e per tua fortuna, non li sentirai mai). Ma se un vero esperto, o anche solo un appassionato leggesse queste mie recensioni gli si accapponerebbe la pelle per la mole di errori che faccio. Per dirne uno, Loin des hommes è ambientato in Algeria, non in Armenia come ho detto. è il prezzo da pagare per scrivere in piena notte, stravolti

  • Dunque, vediamo se ho capito bene (mi serve per comprendere se ho settato correttamente il neurone): è un film da vedere, a patto che si chiuda un occhio e mezzo sulla improbabile chioma di Viggo (non è la prima pellicola che richiede questo sforzo) e si guardi su schermi piccoli (che faccio? Aspetto l’uscita in DVD?).
    Per il prossimo, non posso che votare per Giacomino, protagonista involontario di memorabili interrogazioni ai tempi delle superiori (sigh, si parla del Mesozoico e giù di lì).

  • Signori, Peralta. Il genietto di TheIncipit.

    (La recensione di Mangelhorn è di quelle che ti riescono meglio: scudisciate fulminee che lasciano il film in mutande senza che neppure se ne accorga; se non a cose fatte. Le digressioni, al solito, sono magistrali e sono il vero filo conduttore di questi pezzi anche quest’anno godibilissimi).

  • Jack&Ryan per leggere la tua recensione di un amore folk, voglio vedere quanto riesci a buttarlo giù.
    Concordo con Napo, anche se lui è sempre un pò drammatico 😉 ma io direi che qua non si dà quella grande importanza ai refusi proprio perché siamo consci di non essere quei gran scrittori…ovviamente c’è l’eccezione che conferma la regola, ma più che altro ci si diverte, una volta che capisci che bravi come e più di te ce ne sono tanti. Tuttavia mi va di aggiungere che molti scrittori professionisti hanno la casa editrice a correggergli i refusi 🙂 mentre noi facciamo tutto da soli.

  • Ma certo, Peralta, che anche noi di TI siamo come le “anime eleganti” incontrate nel lounge. Come tutti i circoli chiusi, dove non entra il bambino de “Il vestito nuovo dell’imperatore”, ci sbrodoliamo in complimenti vicendevoli, convinti di essere autori geniali, non sufficientemente compresi e valorizzati (il fatto di non distinguere “da” da “dà” lo consideriamo marginale e lo releghiamo a livello di refuso, mentre in realtà è un errore da matita blu).
    Bravo, Peralta: un altro episodio sottilmente ironico, con più livelli di lettura con messaggi criptici.
    Aveva ragione Alhena: peccato che tu non sia sufficientemente compreso e valorizzato (nonostante qualche “da” sbagliato).

    • Ma sai che mi è balenato il dubbio che “da” potesse scriversi “dà” (facile dirlo a posteriori, ma lo giuro! Su qualcosa di valore medio-alto) solo che non ho avuto voglia di approfondire. Mi capita anche di prendere camici per camicie. Addirittura con un po’ di sfortuna non sarà difficile vedere degli un’altro correre liberi lungo queste righe, al sicuro del bracconaggio della corretta ortografia…

  • Incredibile! Anche il mio unico – e stanco – neurone è riuscito a cogliere qualcosa di sensato dalle recensioni. Non é una cosa così scontata (se non si era capito, è un complimento).
    Su Mangelhorn sei andato via spedito, ma hai reso l’idea. Di The Boxtrolls ho intravisto la locandina su qualche sito; così, su due piedi, non mi attirava, ma adesso mi hai fatto venire il dubbio.
    Sul prossimo vado sull’Aragorn in Armenia, tanto per sentirmi un po’ spocchioso anch’io.

    p.s. complimenti anche per gli orari. Invidio un po’ chi riesce ancora a distinguere la sagoma della tastiera dopo una certa ora.

    • Sono felice che risultino perlomeno comprensibili. Leggendo i Ciak e le varie riviste cinematiche che a venezia durante il festival fioccano come funghi, ho spesso impressione che si potrebbero usare le stesse parole per descrivere i retrogusti di una bottiglia di vino, interpretare sogni erotici o distrarre un controllore mentre gli amici fuggono dal treno

  • Mangelhorn, anche se non so cosa sto scrivendo.
    Comincio a sviluppare una certa simpatia per chi se ne infischia beatamente di punti e classifica.
    In ogni caso, alla mia “cultura” cinematografica, molto pop, potrebbe giovare parecchio seguire questo racconto.

  • The Boxtrolls, perché l’ha detto Giorgia.
    Dopotutto un titolo vale l’altro, no? A chi è mai fregato nulla dei film di Venezia? Tanto poi vince il solito coreano o, magari, quest’anno, un arabo. Da ragazzo ero un instancabile frequentatore di cinema d’essai, costantemente alla ricerca del “messaggio” e dei diversi livelli di lettura. Per fortuna sono guarito.
    Mi piace l’ironia che metti nello scrivere, vorrei però più Peralta e meno cinema. Cosa “vede” Giulio alla Mostra “oltre” i film? Come si vede Giulio, che ci fa lì?

  • Il Peralta, che, nella mia precedente vita, mi fu caldamente raccomandato dalla mia enigmatica Alhena, sembra prendersi gioco di TI e dei suoi compunti lettori, cimentandosi in un istant-book non book e non racconto. Troppo dissacratorio e, pertanto, assolutamente irresistibile per me che non riesco a trovare più niente di nuovo ma comprensibile da queste parti.
    Réalité: solo per non votare come gli altri per H (che credo l’abbiano votato perché non riuscivano a scrivere gli altri due titoli).

  • Mi piace il tuo genio.Ero,prima delle mie figlie,un’assidua frequentatrice di cinema,cineforum,arene…. sarà divertente seguirti.
    Voto H.
    Mi sembra di aver capito che hai scritto anche la 70°. Vado a vedere.

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