Attanagliati

Dove eravamo rimasti?

Come prosegue? Polifragili proverà a scappare (60%)

La fuga?

A volte capita nella vita di un demone di cercare di evadere da una brutta situazione.
Polifragili, così come venne chiamato, imparò molto in fretta che la consapevolezza di esistere dovuta all’intelligenza umana non era da considerarsi un dono, bensì una condanna.
Quanti pensieri gli frullavano per la mente.
Chi era? Cos’era?
Perché era costretto a quell’esistenza?
Dov’era finita l’estenuante routine della caccia assieme a suoi fratelli di branco?
Perché in parte gli mancava essere una bestia e in parte rinnegava la sua vecchia natura?
Si sentiva ipocrita, contraddittorio ed inutile.
In più, il povero demone doveva sottostare ai voleri di una strega umana.
“VERME, SPERO TU ABBIA CAPITO COME SI PREPARA L’ARROSTO, ALTRIMENTI SONO FRUSTATE!” imprecò Pupela che in quel momento rimaneva seduta sulla poltrona accanto ad uno strano apparecchio che emetteva versi umani e rumori, in una sopportabile fusione che spesso rimaneva impressa nella mente di
Polifragili.
“La musica è strana…” pensò il demone, non accorgendosi di incominciare a fischiettare un motivetto, avvicinandosi ad una finestra della cucina e osservando il paesaggio boschivo della sera.
In cielo vi erano poche stelle a causa di una lieve nebbia che permeava la valle circostante, ma che non riusciva del tutto a coprire la luce della luna che quella sera era piena.
La strega si addormentò in pochi minuti e nella mente di Polifragili scattò qualcosa.
La creatura tornò nel piccolo soggiorno e vide la strega con la bocca spalancata, intenta a russare rumorosamente.
“Io non sono lo schiavo di nessuno! Io non ti temo, maledetta! Ora muori!” disse il demone trovando coraggio e parlando al corpo dormiente della donna.
Così, Polifragili portò due delle sue mani alla gola della sua ‘padrona’ e sentì per una frazione di secondo il brivido della caccia e l’odore del sangue delle prede, poi però qualcosa lo bloccò, qualcosa nella testa esplose, come un pungente e assillante sistema di sicurezza.
Istintivamente la creatura si portò le mani al capo glabro e si trattenne dal non urlare dal dolore.
Il demone, così, prese atto che se avesse tentato di fare del male alla donna sarebbe stato peggio per lui e forse avrebbe rischiato addirittura di rimanere ucciso.
Dolente ed umiliato decise quindi di scappare.
Perché non ci aveva pensato prima?
Che cosa l’aveva trattenuto fino a quel momento?
Di cosa aveva realmente paura?
Forse non voleva rimanere solo?
Polifragili continuò a tartassarsi di domande alle quali nessuno avrebbe dato risposta e senza accorgersene era già a quasi un chilometro di distanza dalla casa di Pupela.
Qui, il demone si fermò e prese una boccata d’aria fresca.
Il silenzio e la tranquillità.
Da quel punto, tra le fronde degli alberi potevano distinguersi le stelle nel firmamento: uno scorcio al bellissimo cielo notturno e lo spazio lontano, come lontana era la sua dimora natale.
Purtroppo, quello stato di benessere durò troppo poco.
La creatura di colpo si sentì smarrita.
Polifragili ebbe i brividi.
Il respiro incominciò a diventare affannoso.
Praticamente tutti i suoi anomali organi interni si contrassero.
Le gambe quasi gli cedettero.
La vista si offuscò.
“Aiutatemi! Ho bisogno di…” pensò Polifragili, poco prima di perdere l’equilibrio e svenire, sbattendo violentemente la faccia sul terriccio.
Quindi ci fu il Buio.
Il demone ebbe non pochi incubi prima del suo risveglio altrettanto orribile.
“VERME! CREDEVI FORSE DI SVIGNARTELA? HAI LASCIATO IL FUOCO ACCESO E L’ARROSTO SI E’ COMPLETAMENTE BRUCIATO! FORSE NON HAI CAPITO CHE NON HAI NESSUNA POSSIBILITA’! SEI IL MIO SCHIAVO PER LA VITA! ORA TORNA IN CUCINA E DATTI DA FARE!” sentenziò Pupela, poco prima di tirare un ceffone al povero demone rintronato.
“Subito!” rispose Polifragili, sentendosi piccolo piccolo.
Era tornato dalla strega o qualcuno l’aveva trascinato lì?
Cosa era accaduto?
Perché doveva subire quella punizione?
Qual era il vero inferno?
Qual era il suo scopo?
Intanto il televisore rimaneva sempre acceso.
L’amara verità.
Sarebbe forse rimasto attanagliato a quella donna per l’eternità? 

Polifragili ghignò quasi soddisfatto e si trattenne dal ridere per non svegliare i due ragazzi.
Erano passati anni da quel ricordo bislacco.
Ora, viveva assieme ai suoi migliori amici umani e di Pupela non vi era più traccia.
Non era più materiale e poteva fluttuare, questo era ormai consolidato.
Era pur sempre maledetto, ma ormai si era abituato a quella bizzarra situazione.
I due continuavano a dormire beati, segno di fiducia a dire di Polifragili.
Quanto sarebbe durata ancora quella situazione?
Che cosa sarebbe successo se uno dei due non avesse calcolato bene le tempistiche?
Davvero sarebbe stato costretto a uccidere un amico?
“Sono ormai sei le ragazze che…” disse la voce del giornalista alla televisione.
“Questo forse è l’inferno vero e proprio! Forse avevi ragione tu, Pupela!” esclamò il demone, lievemente affranto per quelle macabre notizie che lo distolsero dai suoi ulteriori pensieri negativi.
La notte era appena incominciata e l’orologio segnava le 00.31.

...nel prossimo capitolo?

  • Si presenta il killer! (100%)
    100
  • Vast incontra il killer! (0%)
    0
  • Mar incontra il killer! (0%)
    0

Voti totali: 1

Vota la tua opzione preferita

Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

34 Commenti

  1. Siccome sei solo al terzo episodio, credo che possa dilungarti a parlare un po’ di Pupela.
    Mi è piaciuto molto come hai descritto la vita del mostro prima della metamorfosi…la trasformazione stessa è resa davvero bene, molto horror. Bravo

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi