Il Paranoico

Il fischio del treno

Luci e ombre si fondono questa notte sul mio cammino: in alto, le lucenti stelle, in basso, il plumbeo asfalto; in alto, le nubi che celano una luna beffarda, in basso, i lampioni che donano forma al mio sentiero. Ah, i lampioni, cosa sarebbero le mie passeggiate notturne senza di voi? Che pensiero puerile che ho appena espresso. Una gamma infinita di processi mentali da contemplare, e a cosa vado ad aggrapparmi? Ai lampioni! Dev’essere l’alcool. Al diavolo, sono quasi arrivato a casa. Questi erano i pensieri di Sam Trueman, quella notte. Non un solo spettro del passato sarebbe accorso a fargli visita, quella notte, perché quella era una notte di pura ilarità.
Cos’è quello? Pensò Sam, tentando invano di aguzzare la vista appannata. schioccò le dita di entrambe le mani (suo sintomatico segno di una questione su cui avrebbe voluto affondare gli artigli), dopodiché si passò il palmo di una mano sul volto, dall’alto al basso, come per liberarsi di sporcizie ormai sedimentate da tempo. Forse troppo tempo. E un uccello, decise, che ondeggiava frenetico in prossimità di un lampione, estasiato da quella luce purissima. Ma quale tipo, di uccello? Minuto e nero, rapido nei movimenti, così rapido che non riesco a distinguerne i contorni. Ma chi prendo in giro? Non ne distinguo i contorni per colpa del rum, ecco tutto. Quanta desolazione… e per di più, sembra che sia ostinata a seguirmi fino alla fine dei miei giorni (la desolazione, intendo) come la palla di ferro legata alla gamba dei carcerati. Una rondine? No, no, è un merlo! Chi può dirlo. Aspetta, ecco che si avvicina, forse potrò scorgerlo meglio.
L’essere alato, in effetti, sembrò decidere che quell’uomo di mezza età, dai capelli sparpagliati in modo casuale sul capo, le labbra desiderose di passione e gli occhi lucidi, fosse degno di essere esaminato con accortezza. Il piccolo animale partì deciso, in picchiata, verso Sam, per poi planare ed ascendere nuovamente al lampione una volta sfiorato di pochi centimetri il capo dell’uomo (che trasalì e si ritrasse meccanicamente, per poi ridestarsi). Onde di rivelazione percossero fragorosamente Sam.
Era semplicemente un pipistrello! Oh, incontrastato imperatore delle notti, meditabondo errante delle metropoli sopite. Era talmente ovvio, pensò, perché non ci ho pensato subito? D’un tratto, gli occhi argentei dell’uomo si spalancarono, come due fanali messi in azione dopo decadi. Devo fare più attenzione a quello che mi si mostra dinanzi, decise. Perché persino in ciò che presuppongo come certo può nascondersi il più insidioso tranello.
Neppure il tempo di abituarsi alla sua nuova scoperta, che Sam trasalì nuovamente. Che diavolo succede, adesso, cos’è questo suono? Il soave canto d’una sirena recondita lo raggiunse e avvolse, invisibile, impalpabile, solo l’udito e l’anima prendevano parte a quella danza ancestrale. Dalla valle alle spalle di Sam, a qualche chilometro di distanza, vi erano i binari del treno. Su questi, il colossale mastodonte di metallo viaggiava senza ostacoli, e con lui il suo fischio. Era quello, il fischio del treno, che lo aveva fatto rabbrividire fin le ossa. Schioccò le dita, tentò di appiattire le pieghe della camicia (piccolo espediente per prendere tempo, dopo un trauma sonoro così inaspettato) e tornò a dirigersi vero il suo appartamento.
Domani lavoro, pensò, quasi bisbigliando, quindi sarà bene che mi sbrighi a mettermi a letto. Domani? Diede uno sguardo al suo orologio da polso. Ma cosa dico, sono le tre passate: domani è già oggi!

Il tempo di qualche sosta per riprendere fiato e di un piccolo rigurgito, ed ecco che Sam si trovava dinanzi alla porta dell’appartamento. Un faccia a faccia dei più classici e spossanti, quello tra l’ubriaco e la serratura: Sam trasse la chiave dalla tasca dei jeans, fece una smorfia di risolutezza e la scagliò verso l’agognata fessura. Troppo in alto. Secondo tentativo. Leggermente troppo a destra. La terza volta è quella buona, non posso sbagliare. 
– Finalmente! – Scappò gridato a Sam. Nessun grido di rimando dagli altri appartamenti, sospiro di sollievo.
 Quella notte, la casa appariva persino più scarna del solito, più vacua nel mobilio e più vuota nei ricordi. Sam attraversò la stanza che comprendeva cucina, sala da pranzo e salotto. Il suo sguardo languido, esausto, già dormiente per conto suo, capitò sulla vetrina dei liquori ad alta gradazione alcolica (quel mobile, vuoto, non lo era di certo). Una bottiglia di scotch gli si incastonò nelle pupille. Era la bottiglia: Johnnie Walker, classe ’89, un vero gioiellino in fatto di liquori. Sam sorrise di un sorriso melanconico. 
Quello scotch rappresentava non poco, per Sam: lo avrebbe stappato il giorno in cui avesse chiesto a Julia di sposarlo. Ah, Julia, chissà dove ti trovi in questo momento! Tu te ne sei andata, ma lo scotch è rimasto. Sam continuò la sua marcia, fino a ritrovarsi in camera da letto. Dormiva già prima di gettarsi tra le coperte.
– Buonanotte. – Bisbigliò, senza sapere a chi fosse rivolto.

Cosa succederà a Sam, la mattina seguente, non appena sarà uscito di casa?

  • Si fermerà in cartoleria, dove un particolare inquietante lo renderà guardino e nervoso. (14%)
    14
  • Si dirigerà a lavoro, dove si ritroverà avvolto da un'atmosfera a dir poco surreale... (86%)
    86
  • Si scontrerà, nel discendere i gradini del palazzo, con il suo collerico padrone di casa. (0%)
    0
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45 Commenti

  1. Bello, bello davvero! Il tuo racconto mi è proprio piaciuto. Certe riflessioni, certi personaggi (Cristobal, soprattutto!) e certe situazioni sono state rese molto bene. E questo finale, in cui si chiude un cerchio lo trovato proprio adeguato. Complimenti! Passerò anche dalla tua nuova storia! 🙂

  2. Finalmente sono passato e mi dispiace non averlo fatto prima! Veramente molto bella questa storia! Avvincente e ben scritta. Rendi molto bene la paranoia del protagonista, i suoi pensieri, le sue ossessioni, osservazioni, dubbi e domande.
    Cristobal è un personaggio davvero affascinante! Un filosofo senzatetto. Non vedo l’ora di rivederlo!
    Immagino poi, che il cognome del protagonista non sia stato scelto casualmente… mi chiedo cosa celi!
    Ho votato con la maggioranza per aggredire il padrone di casa: Sam mi sembra troppo stressato per non commettere qualche strano gesto!
    Complimenti! 🙂

  3. Ho ripreso ora a leggere, complimenti! Il terzo episodio, con la filosofia di Cris quasi ostentata ma mai fuori luogo, mi è piaciuto molto, così come gli altri due, sempre più folli e surreali! Complimenti continua così, voto per l’aggressione al molesto baffone insistente!

  4. Molto particolare questo incipit, mi è piaciuto! Poi mi ha fatto sorridere questa frase
    “L’essere alato, in effetti, sembrò decidere che quell’uomo di mezza età, dai capelli sparpagliati in modo casuale sul capo” e sai perché? Perché ho immaginato che i capelli del tizio fossero a forma di nido 😛
    Ho votato per l’ufficio surreale, secondo me scriverai un ottimo testo e sto già aspettando il seguito. Passi nel mio per un caffè?

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