Il Paranoico

Dove eravamo rimasti?

Dove si trovavano Sam e Cristobal? (Ricordate che da questa scelta dipenderà la realtà del mondo in cui si trova Sam!) Alla stazione la notte di sette anni prima, appena prima che passasse il treno. (75%)

Vivere o morire?

Granelli di buio ricolmi di bieca foschia, fili d’erba taglienti come lame, fari di strazio. Sam e Cristobal si trovavano alla stazione, la notte di sette anni prima, mentre il fatidico treno stava per compiere la sua opera.

Spiegazioni, tutto ciò richiede spiegazioni, pensò Sam. Ho capito, ho capito cos’è successo, che dopo la rottura con Julia mi sono disperato, ho preso la macchina e mi sono appostato qui in attesa della fine. Ho capito anche che questi ultimi anni non sono stati che una bizzarra traslazione della mia mente, un’immagine fosca di ciò che sarebbe successo se non avessi deciso di farla finita (o almeno credo). La mia vita ha il sapore del nulla

Insomma, questi ultimi anni non sono mai esistiti, oggi è sette anni fa ed io non sono né morto, né un povero paranoico: sono semplicemente la dimostrazione di quanto la mente umana possa essere stupefacente e generosa.
Come mi fa sentire tutto questo? Cosa provo nello scoprire di essere soltanto l’oggetto di burla di un me stesso beffardo? Non saprei, non so neppure se riesco a provare qualsivoglia emozione. Poco importa.

Eppure non tutti i particolari mi sono chiari…

Il fischio del treno pervase la stazione: il mostro di metallo stava avvicinandosi, il toro stava per schiantarsi contro il manto rosso dell’auto di Sam; e lo stesso Sam stava osservando il suo alterego che attendeva la morte.
L’uomo si voltò verso Cristobal con l’intenzione di porgere alcune domande, ma bastò incrociare lo sguardo dell’altro perché ogni dubbio fosse sciolto (in fondo, anche Cristobal non era altro che un’illusione personificata creata dalla mente di Sam, dunque uno scambio di parole tra i due, ora, sarebbe stato più che superfluo).

Così Sam comprese alcuni dettagli:
ecco perché a lavoro tutto appariva così monotono e scarno, così superficiale ed inconcludente, perché in realtà il lavoro di Sam consisteva nel nulla più totale.
Ecco a cosa erano dovuti tutti quei riferimenti, nella vita quotidiana di Sam, ai treni: il suo subconscio tentava semplicemente di avvisarlo di quello squallido teatrino di vita che stava vivendo.
Ecco perché la bottiglia di scotch si era vuotata misteriosamente, non era altro che un piccolo “bug del sistema”: effettivamente l’alterego di Sam, nell’auto sui binari, aveva bevuto il liquore fino all’ultima goccia.
Ora era chiaro persino perché molte delle persone incontrate da Sam negli ultimi sette anni fossero uomini di mezza età con baffi corvini: tutti loro, compreso Cristobal, rappresentavano il macchinista del treno! Durante il suo stesso fittizio viaggio in treno di poco prima, il macchinista portava lo stesso paio di baffi.
Inutile soggiungere che la sera prima, quando Sam aveva assistito inerte alla scena di un’auto travolta da un treno, stava semplicemente rendendosi conto di cosa sarebbe successo se non si fosse spostato in tempo dai binari.
E Cristobal? Null’altro che nozioni di filosofia raccattate qua e là dagli anni di liceo, condensate in una figura umana amichevole ed assennata. Ma perché proprio un senzatetto? Probabilmente una piccola metafora su come la conoscenza porti sì alla felicità, ma non al benessere.

Il treno si avvicinava minaccioso, con alla guida un ignaro macchinista baffuto che non avrebbe mai immaginato di trovarsi davanti ciò che stava per constatare. Sam si avvicinò all’auto con calma, come in stato di trans. Si voltò un’ultima volta verso Cristobal, soltanto per accorgersi che era scomparso. Addio, vecchio amico, pensò.
L’uomo osservò se stesso dal finestrino; l’altro piangeva, rannicchiato sul sedile. È come guardarsi allo specchio, constatò, ma si corresse subito dopo: no, è come guardare un brutto quadro. Un quadro storto. Un quadro completamente nero.

La mia mente mi ha offerto l’immagine della mia vita se decidessi di salvarmi ora, e ad essere sinceri, non sarà una bella vita. D’altra parte, se ora morissi, non saprei davvero cosa aspettarmi; e si sa, l’ignoto è una delle cose di cui si ha più paura.
Cosa fare dunque? Vivere o morire? La scelta più importante della mia vita, e mi sembra che tra le due opportunità non scorra la minima differenza. È come una strada che si dirama in due soltanto per sfociare di nuovo in se stessa. Sam schioccò le dita.

Tanto vale lasciar decidere al caso. Quando stavo per chiamare il mio capo, uscito dall’ospedale, ho usato le monete che avevo in tasca o non ho neanche avuto il tempo di estrarle? Non ricordo… facciamo così, ora mi infilo le mani in tasca: se ho delle monete, salvo me stesso da morte certa, altrimenti…

Nella camera da letto di una casa fin troppo vuota, una donna stava piangendo, una donna che aveva appena detto addio all’uomo che amava, una donna che l’istante dopo che l’uomo se n’era andato aveva capito che quello era stato l’errore più grande della sua vita, ed ora il rimorso la soffocava. Una donna di nome Julia.
il campanello bussò, Julia aprì la porta di casa, e lui era lì.
– Sam, perché sei tornato?
L’uomo si limitò ad estrarre una moneta dalla tasca, sorridendo.

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45 Commenti

  1. Bello, bello davvero! Il tuo racconto mi è proprio piaciuto. Certe riflessioni, certi personaggi (Cristobal, soprattutto!) e certe situazioni sono state rese molto bene. E questo finale, in cui si chiude un cerchio lo trovato proprio adeguato. Complimenti! Passerò anche dalla tua nuova storia! 🙂

  2. Finalmente sono passato e mi dispiace non averlo fatto prima! Veramente molto bella questa storia! Avvincente e ben scritta. Rendi molto bene la paranoia del protagonista, i suoi pensieri, le sue ossessioni, osservazioni, dubbi e domande.
    Cristobal è un personaggio davvero affascinante! Un filosofo senzatetto. Non vedo l’ora di rivederlo!
    Immagino poi, che il cognome del protagonista non sia stato scelto casualmente… mi chiedo cosa celi!
    Ho votato con la maggioranza per aggredire il padrone di casa: Sam mi sembra troppo stressato per non commettere qualche strano gesto!
    Complimenti! 🙂

  3. Ho ripreso ora a leggere, complimenti! Il terzo episodio, con la filosofia di Cris quasi ostentata ma mai fuori luogo, mi è piaciuto molto, così come gli altri due, sempre più folli e surreali! Complimenti continua così, voto per l’aggressione al molesto baffone insistente!

  4. Molto particolare questo incipit, mi è piaciuto! Poi mi ha fatto sorridere questa frase
    “L’essere alato, in effetti, sembrò decidere che quell’uomo di mezza età, dai capelli sparpagliati in modo casuale sul capo” e sai perché? Perché ho immaginato che i capelli del tizio fossero a forma di nido 😛
    Ho votato per l’ufficio surreale, secondo me scriverai un ottimo testo e sto già aspettando il seguito. Passi nel mio per un caffè?

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