Nell’occhio del ciclone

Dove eravamo rimasti?

Quella che è stata trovata è la cura? Alice è morta. Sassandina ride. E adesso? Sassandina fa ricadere la colpa sul protagonista, per toglierlo definitivamente dalla scena. (33%)

Una stella che muore

“Sono molto stanco, ma la mia storia sta finalmente volgendo al termine.” penso “La storia di una sconfitta.”
Mio fratello entra nella stanza aprendo con forza la porta e facendomi sobbalzare:”Coraggio! È tempo di andare, si torna a casa!”
“Casa?”
“Sì, i medici ti hanno dismesso. Andiamocene di qui.”
“Capisco. Lasciami solo un altro po’ per favore: ho quasi finito.”
“Va bene…”
Finiamo questa storia. 

Paralizzato.
Immobile.
Sentii una portentosa corrente di migliaia di pensieri attraversarmi la mente mentre lo guardavo sghignazzare, mentre mi rivoltavo verso di lei e la fissavo, inerme a terra. Poi fu il vuoto e tutto si fece nero intorno, sentivo che la gente passava, che parlava, che mi strattonava.
La vedevo coperta da un telo, che veniva portata via da alcuni infermieri e dottori, di quelli che avevano cercato di aiutarla, mentre io rimasi fermo ed immobile.
Sai, lettore: ci sono stelle che quando “muoiono” possono produrre un’esplosione di dimensioni catastrofiche, capace di distruggere tutti i pianeti lì intorno, incuranti del fatto che quelli possano essere abitati o meno; la loro carcassa diventa poi terreno fertile per la nascita di altri pianeti, o sistemi, o stelle. Ci sono stelle, invece, che non muoiono, ma solo si “spengono” e da grandi e importanti, fonti di leggende e miti e poesie, diventano piccole e deboli, pallide ombre del loro passato che vagano per lo spazio, in attesa di essere definitivamente annientate.
Io rientro nel secondo caso: la morte di Alice mi distrusse.
Nei giorni seguenti mi dimenticavo di mangiare, dormire era impossibile, la vedevo ovunque e la pensavo continuamente, rinchiuso nella mia camera.
Per caso, inciampai e caddi addosso al letto, abbastanza sopra per aggrapparmi al cuscino e alle lenzuola, ma non così tanto per impedirmi di raggiungere e baciare il pavimento. Rialzandomi a fatica facendo leva sul cuscino sotto l mie mani, vidi una cosa, dentro la federa dello stesso cuscino.
“Come ho fatto a non accorgermene finora?” la curiosità aveva soppiantato in parte la tristezza. Era una foto.
Dietro c’era attaccato il bigliettino da cui tutta questa storia aveva avuto inizio, con cui avevo davvero conosciuto lei. Riuscì a strapparmi un sorriso malinconico. La girai e vidi che era uno scatto che si era fatta la notte prima che mi desse quel bigliettino e c’ero io a dormire là dietro.
“Ma guarda, forse non la conoscevo così bene dopo tutto” pensai, non mi sarei mai aspettato un gesto del genere da lei.
La malinconia di quei momenti mi diede nuova forza e nei molti mesi che seguirono volli continuare la nostra ricerca. E lo feci.
Non so perché, ma Sassandina non si fece più sentire, per un po’ fu come scomparso, ma sinceramente non mi interessava il perché: meno lo avevo intorno e meglio era.
Alla fine di questo percorso riuscimmo ad ottenere un nuovo farmaco che, per farla breve, rallentava enormemente il decorso della malattia se preso entro una certa età; sebbene una bella cosa, non si trattò della rivoluzione che ci aspettavamo ed in un certo senso fui deluso, ma lo studio lasciava aperta la strada a nuovi risvolti.
Non volli farne parte. Ero troppo stanco, gli anni erano passati ed ormai la malattia aveva preso il sopravvento, volevo solo riposare.
In base a quanto ho scoperto pochi minuti fa da mio fratello, il mio soggiorno qui è finito. Sono entrato malato ed esco morente, nel corpo e nello spirito. Non tutte le storie hanno un lieto fine, anzi direi che sono davvero poche le fortunate; tuttavia, resta la storia di una vita che è stata vissuta appieno e senza rimpianti.
C’era un tizio, in un romanzo preso a caso, che diceva:”Io, insomma, dovevo vivere, vivere, vivere.” Era una persona che cercava disperatamente sé stessa e lascio al lettore il gusto di scoprire che fine ha fatto.
Ora devo davvero andare, si è fatto molto tardi e tutti mi aspettano. A dire il vero, io aspetto loro, visto che ormai mi muovo a malapena, ma questi sono dettagli.
Come si dice in questi casi,
A più vecchi!

Caro lettore del mio racconto breve,
ora sono davvero io a scrivere e spero che questa storia ti sia piaciuta, ti abbia intrattenuto a dovere e se non hai guardato l’ora mentre leggevi o hai interrotto qualcosa per leggere, credo di esserci riuscito. Il mio protagonista non ha nome, né un’età, né un luogo preciso, perché penso che l’identificazione nei personaggi sia un punto chiave in ogni storia, forse è la cosa più importante di tutte.
Credo molto nella scrittura e nel suo valore “terapeutico”: essa ha la capacità di renderci Dio, in un certo senso, capaci di dare vita a mondi, universi e vite di tutti i tipi, rendendoci davvero liberi e permettendoci di conoscerci fino in fondo; la penna e la carta sono quei compagni che non ci giudicheranno mai ed ascolteranno tutto in silenzio, quindi lasciatevi cullare dalla vostra mente nel mondo che più preferite. L’unico limite è la vostra (nostra) immaginazione.
A questo punto me ne vado anche io,
Arrivederci caro lettore! 

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80 Commenti

  • È un ragazzo forte. Soffrirà ma troverà un modo per rendere la sua vita preziosa…il dolore è grande, la capacità di accettare forse troppo grande per la sua giovane età. Ma l’amore è l’unico appiglio all’inizio di un cammino così difficile.

  • Ti ringrazio per aver commentato il mio racconto, così ho avuto modo di leggere questo racconto che è veramente un fuoriclasse. La tematica è forte, credo mai trattata qui, e l’hai narrata anche molto bene, complimenti. Il dolore, il senso di impotenza, la rabbia, ma io non ci vedo ancora la disperazione, anzi penso che cercherà di lottare anche se non so dove lo porterà. Ti seguo, molto bravo davvero. 🙂

  • L’incipit è fulminante, degno di… TheIncipit! Se fossimo alla fine, tiferei per nulla di preoccupante ma, visto che è appena iniziata… credo ci siano guai in arrivo.
    “Uccidete i vostri cari, uccidete i vostri cari, uccidete i vostri cari!” (Hemingway)
    Bella, vediamo che succede.

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