Bianco e Nero

La cena

Era tutto pronto, Simone aveva invitato i suoi genitori per cena ed era visibilmente agitato, la tavola ben apparecchiata e il pollo in forno cotto a puntino erano solo un diversivo per il discorso e le parole che avrebbe finalmente dovuto confessare. Sapeva benissimo che le parole sarebbero uscite naturalmente e non si era preparato nessun discorso, l’unica cosa che doveva ancora decidere era il momento, sicuramente non durante. Ricorda ancora quando aveva distrutto la macchina di famiglia andando a sbattere contro il muretto di fronte a casa, decise di confessare proprio nel momento in cui suo padre mise in bocca un oliva ascolta, per fortuna la stessa mattina aveva assistito a scuola ad un corso obbligatorio di primo soccorso e tra le urla della madre in una lingua sconosciuta (capiremo più avanti) e gli occhi sbarrati di suo padre, gli praticò la manovra di Heimlich salvandoli di fatto la vita. 

Gli ospiti arrivarono puntuali, sua madre andò subito in cucina e con vero orgoglio constatò che il pollo era cotto alla perfezione, suo padre di canto suo risultava parecchio agitato e lasciava tralasciare un certo nervosismo, sapeva benissimo che suo figlio li aveva invitati per un motivo e non riusciva a nascondere l’agitazione.  «Ti prego dimmi che non hai distrutto un’altra macchina»  gli disse all’orecchio alla prima occasione ma il figlio non rispose. 

Tutto era pronto e Simone invitò i suoi genitori a sedersi, il pollo era ancora fumante e ognuno aveva la sua parte nel piatto, suo padre aspettò un po’ prima di mettersi in bocca il primo boccone, guardava fisso il figlio e quando capì che non aveva intenzione di iniziare a parlare prese coraggio e anche lui iniziò a mangiare. La cena trascorse amorevolmente e in attimo arrivarono al dolce e finalmente al caffè Simone prese la parola: 

«Mamma, Papà io vi ho adottato» disse senza troppi preamboli. Le mani dei suoi genitori che si stringevano per darsi coraggio a vicenda si strinsero ancora più forte.

 «Ho sempre saputo che mi avete adottato e non vi ho mai detto niente perché vi voglio bene ma non dicendovi mai niente è come se io avessi adottato voi» 

«Ma Simone come puoi dire una cosa del genere, noi ti abbiamo visto nascere, ti abbiamo cresciuto, io ti ho comprato ben due macchine» disse con voce tremolante il padre 

«e io sono tua madre, quando da bambino andavi in bagno ed urlavi “mammaaa ho finitoooo» io correvo a pulirti. 

Simone a questo punto si alzò, mise le mani sul tavolo e avvicinò il suo viso a pochi centimetri da quello dei suoi genitori e disse :

 «Guardatemi, ho 26 anni io sono bianco e voi due siete neri, tu Papà ti chiami Thabo e tu mamma ti chiami Makeda era inevitabile che l’avrei capito»

A queste parole i suoi “genitori” si guardarono con faccia sconfitta e Simone continuò

 «L’ho sempre saputo, a parte i vostri nomi, quando ero piccolo avete fatto di tutto per nascondere la mia pelle bianca, inizialmente togliendo tutti gli specchi dalla casa, ogni settimana mi facevate la permanente e le treccine rasta e ricordo ancora quando quella volta al mare mi avete messo la crema super abbronzante e sono finito all’ospedale con una bruciatura di terzo grado, e poi Papà la storia dell’uomo nero che a tutti i bambini faceva paura tu l’hai trasformato in un Super Eroe della Marvel. Io vi voglio bene, ma sento il bisogno di conoscere i miei veri genitori.»

Cosa faranno i "genitori" ?

  • La madre inizia ad urlare in una lingua sconosciuta (43%)
    43
  • Acconsentono di accompagnare il figlio dai veri genitori (43%)
    43
  • Il padre sviene e arriva l'ambulanza (14%)
    14
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60 Commenti

  1. “Simone si alzò di scatto e disse
    «sdhsdsdlsdnsdsshdsdsd hdsdsd»
    «Anche tu come la mamma parli quella lingua?»
    «No papà questo è Napoletano» ”

    MI hai preso alla sprovvista, e mi hai quasi fatto strozzare! Ahah. Complimenti per la storia! e complimenti soprattutto per il titolo (solo in un secondo momento ho collegato le due cose).

  2. Ciao Natan, la tua storia che tu pensi essere paradossale in certi posti non lo è affatto. Faccio la maestra in una zona di frontiera, genitori di colore, genitori bianchi…. Genitori che pesano la cacca dei figli per sapere se la maestra gli ha detto la verità sul fatto se hanno mangiato o meno….Mamme, che vengono a scuola a far fare la cacca ai figli! Figli, che non si sanno pulire il culetto. Maestre che con tutto l’amore del mondo tentano di far capire alle madri che questi atteggiamenti distruggono l’autonomia dei figli. Educatrici che cercano addirittura di spiegare a bambini piccoli come si pulisce un culetto. La vita è demenziale, il tuo incipit mi piace moltissimo….Non capisco cosa è accaduto ai caratteri dove sono diminuiti in dimensione e dove sono più grandi, era scritto per caso in corsivo ?

    • Sono d’accordo con te in quello che dici, non è facile fare i genitori e non voglio giudicare, io cerco semplicemente di ingrandire fino all’inverosimile gli aspetti della vita di tutti i giorni, sperando di riuscirci. Questa è la mia prima esperienza nella scrittura e non pretendo giudizi positivi 😉 . Per quanto riguarda la dimensione dei caratteri non capisco neanch’io cosa sia successo purtroppo.

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