L’ultimo della classe

Dove eravamo rimasti?

Cosa vorrà Emma? vorrà confidargli un segreto sconvolgente (72%)

La confessione

“Sono incinta”

Quelle parole riecheggiavano nella mia testa senza che riuscissi a dargli un significato.

Seduti sul mio letto, non trovando il coraggio di guardarci in faccia, lei le unghie, di solito curate e laccate di smalto, rosicchiate fino a sanguinare, io che torcevo la stoffa dei pantaloni del pigiama di flanella.

“Ma come…” iniziai finalmente a dire. Era un argomento ostico per me, all’epoca parlare di certe cose con una ragazza non era solo sconveniente, era un vero tabù, oltre al fatto che non ne sapevo quasi niente: vergine di fatti e pensieri ero ancora attratto dalla figura femminile per quel poco che intravvedevo durante le scampagnate al fiume, quando le ragazze si alzavano le gonne e indossavano abiti scollati. Sognavo baci romantici e passeggiate mano nella mano, questo era davvero fuori dalla mia portata.

Non rispondeva, lei ormai donna con in grembo un figlio, che parlava a me bimbetto senza cervello e senza speranze. Mi preparai a dirle la verità su di te, sul mio gesto, sull’omicidio, lei si era aperta a me ed io l’avrei protetta, ma dovevo prima liberarmi la coscienza, forse mi avrebbe capito e perdonato.

Poi si riscosse, sembrò farsi coraggio, forse intuendo che io non ne avrei mai avuto, forse già capendo che era lei che avrebbe dovuto prendere le redini e trascinarci verso la salvezza o la perdizione.

“è di Luca” disse crollando immediatamente, incurvò le spalle prendendosi la testa tra le mani.

“C-cosa?” sussurrai “Cosa?” urlai alzandomi di scatto dal letto disfatto. Mi sentivo tradito, annaspavo nel risentimento, proprio io, che ti avevo condannato per sempre, mi sentivo ferito da qualcosa di infinitamente inferiore a ciò che io ti avevo fatto. Eppure ti odiai, ti odiai ancora una volta. Tu strambo ragazzino al limite tra il genio e il ritardato, mi avevi fregato la ragazza e avevi fatto sesso prima che io fossi riuscito a dare un bacio vero, prima che avessi potuto affondare il naso tra i soffici capelli e sentirne il profumo inebriante. Ero rabbioso, fori di me. Presi i modellini che avevamo fatto insieme e li fracassai, ad uno ad uno piangendo.

“Puttana!” urlai ad Emma una, due, infinite volte, ma lei non si muoveva, non se ne andava, non mi urlava contro, lei aveva già trovato la soluzione e aspettava che sbollissi la rabbia per mostrarmela.

“Don Michele lo sai come la chiama questo? Incesto! Tuo fratello, cazzo, e non è neanche normale!”

Si alzò veloce come non ci si aspetta da chi è distrutto dal dolore, a un centimetro dal mio volto mi fissò, lo schiaffo partì, violento, potente, furioso.

“Non lo dire, non lo dire questo, non tu, che lo sai com’è speciale, io l’ho amato, lo amo ancora”

“Lo ami?” le parole mi morirono in gola. Come potevo dirle ora che avevo condannato il mio amico, il suo amore?

“Ma devo pensare al bambino” fece una pausa, improvvisamente calma, vidi un’unica lacrima scivolare sulla sua guancia pallida.

“Tu mi ami Salvo, non è così?”

Tacqui sbalordito dalla sua freddezza, dal suo andare al dunque, colpendo nel segno.

“Sì” mi arresi.

“Allora sposami, imparerò ad amarti ed insieme ci prenderemo cura del bambino che porto in grembo, ti chiedo molto, ti chiedo tutto, in cambio sarò la moglie perfetta, farò qualunque cosa per te, vivrò solo per renderti felice”

Mi mancava l’aria, era troppo da sopportare ed io ero troppo giovane e immaturo. Ma d’un tratto mi bloccai tra i rottami dei nostri giochi di una gioventù di colpo lasciata alle spalle. Intravidi una via d’uscita, la strada per la redenzione: Avrei cresciuto tuo figlio, dandogli un futuro grandioso, quello che tu comunque non avresti mai potuto dargli, troppo lontano dagli schemi, dai canoni di quel che ci si aspetta da un capofamiglia. Io invece ce l’avrei fatta, per te, per me e per Pietro. Non so come mi uscì subito questo nome: forte e deciso sarebbe stato, non come me o come te. Pietro sarebbe stato quello che noi insieme non eravamo potuti essere.

 

 

L’epilogo sarà ambientato

  • dopo 50 anni (40%)
    40
  • dopo 18 anni (40%)
    40
  • dopo un anno (20%)
    20
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439 Commenti

  • E’ stata un sorpresa scoprire che tutto quello raccontato da Salvatore in realtà era Pietro a leggerlo. Bravissima! Per il modo in cui hai saputo riannodare i fili in questo episodio finale. E per il modo in cui hai saputo raccontare i vari sentimenti che hanno attraversato i tuoi personaggi.

  • Finale bellissimo e toccante 🙂 touchè: tutte le mie previsioni sono andate a farsi friggere. Complimenti Francesca, ma non correre troppo. Sei già al lavoro con un’altra storia?! Ma come fai? Non pregusti neanche un po’ questo finale…

    • hai ragione,corro troppo, ma sono impulsiva, soprattutto nello scrivere, mi sono svegliata con quell’altra idea che aveva popolato il mio sonno e l’ho buttata giù, complice il giorno di festa e il lunedì di riposo non previsto 🙂 felice che il finale ti sia piaciuto 🙂

  • Ricordi quando ti scrissi sul decimo episodio di Bivio, una storia che avevo seguito con estremo interesse, che non mi avevi convinta? Avevi scritto tre finali, lo trovavo dispersivo. Stavolta sono qui per complimentarmi con te. La storia non ha mai perso colpo, è rimasta coerente, ha trasmesso emozioni contrastanti senza mai stancare: dalla rabbia, alla tristezza, dal sentimento di rivalsa alla tenerezza. E la tua chiusa, stavolta, è credibile, struggente, equilibrata. Ma da te me lo aspetto. Bellissimo racconto.

    Al prossimo. Ti aspetto.

    • grazie, non sai quanto mi faccia piacere questo tuo commento, perché col mio solito problema di ‘taglia e cuci’ per rientrare nei 5000 caratteri e lo sbalzo necessario e dato dalla parità dai 18 ai 50 anni, avevo paura di non esser riuscita a chiudere in bellezza. Grazie ancora per avermi seguito fin qui 🙂

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