MENO DI UN MINUTO

GIULIA

Giulia spense il computer, si tolse gli occhiali, appoggiò i gomiti sulla scrivania tenendo la testa tra le mani e si guardò dentro.

Si sentiva nuda e indifesa, da quando l’avevano spogliata dai sogni.

Sola, in compagnia dei suoi fantasmi, vedeva scorrere tanti pensieri nella sua testa, come un film.

“Strano, come i luoghi, le persone, i sentimenti, persino gli indumenti che s’indossavano ieri non sembrano più gli stessi quando si è colpiti profondamente “nel nòcciolo” dell’io”.

Si avvicinò alla finestra e guardò fuori la stessa strada di sempre, oggi confine tra lei e un nuovo percorso di vita. Con un gesto automatico prese una biro – chissà poi perché l’hanno chiamata biro, si chiese – e scarabocchiò qualche verso liberatorio su un pezzetto di carta:

 

Nel buio

Sorrido alla luna

con voglia di mordere.

 

Mordere, come un animale che ha paura, ferito e braccato.

Si sentiva sommersa da una lucidità confusa. Sapeva esattamente che la sua sopravvivenza mentale e fisica era in gioco, doveva uscire da quella situazione, ma le vie d’uscita erano annebbiate perché ancora avvolte da un velo di rabbia e disperazione. La sua autostima vacillava, le sue certezze non erano più tali,  il cuore, sbattuto vigorosamente come un tappetto, era provato.

In silenzio, osservò di nuovo la strada che per tanti anni aveva attraversato di corsa, sicura e determinata, a suo agio, dentro la vita che faceva e credeva giusta. Una vita come tante altre.

“Chi era stato dall’altra parte a tirare così forte la corda della sua esistenza?” “Come mai non si era accorta in tempo e non era riuscita a porvi rimedio?”.

Con tristezza pensò alle parole di Ismaele (1) che tanto le piacevano, e che ora comprendeva più che mai. Non aveva badato ai segnali.

Certo, c’erano stati dei segnali: piccoli gesti mancati, parole insinuose apparentemente prive di malizia, sguardi bassi e fugaci che si incrociavano alle sue spalle… … ma aveva minimizzato e… sbagliato!

Massimo l’aveva proprio delusa, lui sapeva e aveva taciuto.

“No, non era giusto!” “Certe volte bisogna tirare fuori gli artigli!”, avevano lavorato tanti anni insieme e c’era sempre stato fair play. Lui era stato travolto dall’alone di sfiducia generale, come può succedere in momenti di grande cambiamento, gli erano sorti dubbi sulla sua onestà morale e buona fede e questo la offendeva e feriva ancora di più. Non aveva avuto neanche il coraggio di salutarla, guardandola negli occhi.

A mente fredda, le faceva quasi pena, in fondo Massimo era succube di altre forze, altri decidevano quando e cosa lui doveva decidere.

Giulia ispirò lentamente, l’aria umida e afosa della notte.

“Cosa farò adesso?”, e decise un primo passo.

 

 

(1) “… compresi come questa mia situazione fosse l’esatta situazione di ogni mortale che respiri; salvo che, nella maggior parte dei casi, questi ha, in un modo o nell’altro, un simile legame siamese con una quantità di altri mortali. Se il vostro banchiere fa bancarotta, voi finite in rovina, se il vostro farmacista per errore , vi mette del veleno nelle pillole, ci lasciate la pelle…

E ‘ vero, potete dire che, esercitando un’estrema attenzione, avete la possibilità di sfuggire a questi e agli innumerevoli altri maligni casi della vita…. , ma per quanta accortezza io impiegassi nel manovrare la corda… non potevo dimenticare che, qualunque cosa facessi, avevo il controllo di una sola delle due estremità.” Moby Dick – Herman Melville – 1851. 

COSA FARA' GIULIA?

  • Va dall'avvocato (25%)
    25
  • Scrive il curriculum (17%)
    17
  • Una telefonata (58%)
    58
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174 Commenti

  • Cara Maria,
    sì, sono in netto ritardo. Avevo promesso di finire di leggerti e commentarti, ma poi sono tornata in ospedale e poi la vita, il telfono , le mail… hai ragione tu. Che vita è mai questa?

    La tua storia mi è sembrata anticonvenzionale nei limiti di un fugace vissuto. Hai tratteggitato benissimo i contorni dell’animo dei tuoi personaggi poi annientando i nostri soliti pregiudizi sul finale, ricordandoci che LEI è TUTTE le donne, non è qualcuno in particolare. Non ti sei persa in prosa e prosaico, non hai tirato per lunghe il plot, che comunque era strutturato in modo semplice ma sempre d’effetto. Ci hai regalato una lezioncina di vita: chi siamo? Cosa stiamo combinando della nostra esistenza?

    Quelle di noi che passano oltre e non si curano delle oscenità che la piazza spesso impone, sono coraggiose. Sono eroiche. Un po’ la stessa autrice – tu – lo è. Ha avuto il coraggio le la forza di mettersi in gioco senza nulla pretendere, ma portando doni. Proprio come le donne che citi nella tua bellissima chiusa.

    Felice di averti letta, spero di leggerti di nuovo. Presto e da subito.
    Grazie per questo racconto che mi ha regalato emozioni.

    • Cara Alessandra
      Capisco, tra le righe, che forse stai vivendo una situazione “più grande di te” e il fatto di avermi dedicato un po’ del tuo tempo, in modo così attento e accurato, ha un particolare valore.
      Se ti ho regalato emozioni, posso dire di essere più che soddisfatta.
      Mark Twain diceva di sapere, in anticipo, quale sarebbe stato il verdetto del pubblico ogni volta che stava per pubblicare un libro, perché faceva leggere il manoscritto a un gruppo privato di amici (14 tipi diversi, per la precisione), tra cui Un uomo che si addormenta sempre. Infatti, se l’uomo che si addormenta sempre si assopiva subito, voleva dire che il libro era da buttare.
      Altri tempi! Nel caso di questa piattaforma, è tutto più rapido, basta un clic o un non clic e una storia può morire prima di nascere.
      Perciò grazie ancora e alla prossima. 🙂

  • Lineare ed essenziale, fa respirare finalmente dopo il dubbio (o rischio) di trovarsi davanti un finale a sorpresa.
    A volte la vita è bella non solo per gli imprevisti ma anche per le conseguenze logiche, per il raccolto dopo il seminato, per la quiete dopo la tempesta.

    Non vedo l’ora di leggerti di nuovo;)

  • Ho letto molti libri e il finale è sempre e sottolineo sempre la parte più difficile da scrivere. Nel tuo caso è perfetto. Chiude il cerchio, dà speranza in questo periodo di crisi e manda un messaggio forte e chiaro. Brava 🙂 ottimo lavoro

  • Nooooo è finito 🙁 mi ero appassionato alla storia, complimenti di cuore il tuo racconto credo sia uno dei migliori letti qui, mi hai lasciato come quando vedi l’ultimo film di una saga o leggi l’ultima parola dell’ultimo libro e sai che non ci sarà un continuo 🙁 il finale anche se povero di elementi fa crescere in me la speranza di trovare un lavoro fisso…complimenti ancora 🙂

  • Ciao, Maria.
    Perdonami, sono arrivata tardi. Aspettavo di finire altre storie, io cerco di essere attenta e non mi piace leggere tutti, altrimenti non ricordi gli episodi, dimentico le informazioni da dare all’autore, quando sono solo lettore. Mi ero ripromessa mille volte di venirti a leggere, finalmente concludo altre storie, arrivo e ti trovo al nono. Sono molto dispiaciuta, per non aver giocato. Ora ti vado a leggere. In ogni caso, l’importante è essere letti, è solo così che possiamo considerare costruttivi i nostri sforzi e tutta l’energia che mettiamo nelle nostre scritture. Il resto – i voti, i complimenti sparsi in giro – sono solo aria. Ti leggo volentieri.

  • Ero molto dibattuto tra lavoro continuativo e sospensione temporanea, purtroppo però penso che in questa povera Italia ancora in crisi, il suo lavoro (e dico purtroppo perché anche io sto studiando architettura) non ha molte possibilità di assunzione. Vedo che il pubblico ha ben altre opinioni. Buon per lei 🙂 mi sarebbe piaciuto sapere come avresti continuato, ma non importa 🙂 brava.

  • Ho votato perché Paola proponga un lavoro continuativo più che altro perché cerco di alimentare le mie speranze per l’attuale mondo del lavoro!
    Mi sembra strano che questa storia sia già alla fine. Sei riuscita a creare un racconto che rispecchia il titolo. Pur nei tempi dilatati, le riflessioni di Giulia sono come fuori dal tempo. E i suoi passi, le sue decisioni, si può dire che avvengono in poco tempo.
    Brava! 🙂

    • Grazie del tuo commento. Se ho capito bene, vuoi dire che “ho zippato” il tempo. Credo che non poteva essere altrimenti, dieci episodi non sono molti ma, credo, sono q.b. Spero comunque di essere riuscita a trasmettere l’atmosfera interiore, inserendola anche nei piccoli gesti della quotidianità.
      A volte, leggendo qua e là i commenti di altre persone ad altri racconti, sento dire che scrivere in questa piattaforma deve essere “un gioco”. Sono d’accordo se s’intende dire che una persona non deve pretendere né si deve sentire Picasso solo perché ha fatto un paio di disegni (forse) ben riusciti. Ma non sono d’accordo se si vuole banalizzare l’atto di scrivere: secondo me, il gioco è una delle cose più serie che esistono. Tu, che ne pensi?

      • Più che zippato il tempo, intendevo dire che hai ben reso la differenza tra il tempo esterno, quantificato, e il tempo interiore, della riflessione, del pensiero, di qualità diversa. Da un certo punto di vista più lungo, ma dall’altro più intenso anche nella brevità.

        Per quanto riguarda il gioco mi trovi pienamente d’accordo! Il gioco è anche per me è qualcosa di serio e importantissimo. Un genitore che sa giocare col figlio, secondo me, è più bravo di un genitore che non ne è capace. Per cui dire che qui è un gioco va inteso come dici tu: rendersi conto che nessuno è chissà chi e siamo tutti qui a “metterci in gioco”, a sperimentare, provare, creare, con tutta la libertà e il divertimento che questo comporta. 🙂

  • Maria, mi hai fatto rivere in modo personale, quegli anni in cui cambiavo e cercavo lavoro, come fosse un mestiere. Bello questo capitolo. Sono per il passo avanti dato che siamo al capitolo otto. Sarei voluta andare indietro ma è impossibile, penso che con 5000 caratteri è l’unica scelta. Ti seguo come sempre, fortunatamente, altrimenti mi perdevo il capitolo.

  • Un passo avanti. Dopo aver realizzato questi pensieri può azzardare quel passo.
    Un capitolo veramente bello, perché ha del vero. Il mare di internet in cui spesso si naviga senza barca. Vedersi come un prodotto di marketing, valutando i propri pregi e difetti. Cogli tanti particolari che sembrano piccoli, ma non sono per niente banali!
    Bravissima, davvero! 🙂

  • Ho votato per le conoscenze, ma immaginavo che la maggioranza avesse scelto se stessa.
    In ogni caso, sono sicuro che ci regalerai un altro bellissimo capitolo!
    Mi è piaciuta moltissimo l’immagine della bambina che fa il segno del quattro con le dita: molto realistico e poetico al tempo stesso! 🙂

  • Cosa c’è di meglio se non andare al porto per rilassarsi?… Wow che dire, questa storia mi tocca personalmente, sono in cerca disperatamente di un lavoro, grazie dei consigli 😉 Il layout è perfetto, intelligenti le disposizioni delle parole stile ” futurismo “, su tutto il racconto ho notato un solo errore, neanche tanto grave, un refuso. Che dire della scrittura, dell’uso delle parole? Niente se non perfetta, mi hai coinvolto nella storia, con facilità e senza trucchi tipo ” Immagini spettacolari” o “avventura mozzafiato”, mi hai tenuto attaccato al PC con la tua scrittura fluida e semplice. Sei un ottima scrittrice, aspetto il prossimo episodio! 😉

  • Maria, Maria…. Che capitolo sperimentale, brava Maria….Un poco ti si è rimpicciolito il carattere in un pezzo, ed è l’unica pecca che ho trovato. Per il resto mi sei piaciuta, mi scrivi in privato ? luciasparagna@hotmail.com ti devo dire cose private, ovvio….
    Ora, la mandiamo fuori città la tua protagonista che, in meno di un minuto avrebbe dovuto scrivere il suo C.V. …A te invece, ti mandiamo da una fata …Smak…Grande Maria, in poche battute sei riuscita a dare tanto. Ma sei tu quella degli Haiku di wattpad?

    • Che dirti, oltre a grazie per il tuo commento? Mi piace sperimentare nuove forme di espressione, compatibili con il fatto che questi episodi vengono letti al computer e non sulla carta tradizionale (a cui sono sempre e comunque super affezionata).
      Riguardo gli Haiku, no, non sono io. Mi piace molto scriverli, li trovo un eccellente esercizio di sintesi. Riguardo la mail, ci penso. :-))

  • Ero indeciso tra il sogno e Irina, ma alla fine ho votato per quest’ultima.
    Sempre molto interessanti i tuoi capitoli. Scrivere un CV penso che sia tra le cose più difficili che ci sia. Si può dire che è un’arte! Oltretutto, capita di incontrare persone che sono capaci di andare al di là del semplice pezzo di carta, ma altri che, purtroppo, si fermano lì.

  • Voto la telefonata.

    Un inizio poetico. Mi sono piaciute molto le tre righe: “voglia di mordere”. Trasmette un’immagine in maniera molto efficace!
    Bella anche la citazione di Moby Dick, che mi metti ancora più voglia di leggere. E prima o poi, lo farò!
    Ti seguo! 🙂

  • Oh, Maria! Siamo su theincipit e tu tiri in ballo Moby Dick, un capolavoro che si apre con un incipit fulminante, quel “Call me Ishmael” che introduce subito al dramma.
    Vuoi ricordarci che siamo qui a giocare indegnamente a fare gli autori? Touché.
    Mi hai tolto la lucidità per commentare il tuo nuovo incipit.
    Voto per il curriculum.

  • Ciao Maria!
    Incipit molto introspettivo… scritto veramente bene!
    Mi sono trovata in questo passaggio: “Strano, come i luoghi, le persone, i sentimenti, persino gli indumenti che s’indossavano ieri non sembrano più gli stessi quando si è colpiti profondamente “nel nòcciolo” dell’io”. Sto vivendo una situazione per cui anch’io ho la stessa impressione…
    Voto per la telefonata… seguo!

  • Ciao Maria, il tuo incipit è scritto in modo originale ed impeccabile. Sono onorata di essere tra i tuoi lettori, ti seguo! Mi incuriosisce molto il primo episodio..credo che Giulia scriva il suo curriculum, in questo modo potrà tirare un po’ le somme e magari chiarirsi le idee. 🙂 A presto!

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