MENO DI UN MINUTO

Dove eravamo rimasti?

COSA SUCCEDE IN SEGUITO? - Paola propone a Giulia un lavoro continuativo (67%)

RINASCITA

 

Ancora con il batticuore, Giulia ricordò la telefonata: “Ti devo parlare, puoi venire da me domani pomeriggio?” disse la voce di Paola dall’altra parte del filo.

Si erano incontrate una mezz’oretta, dopo circa venti giorni di silenzio. Ogni volta che passava un intervallo di tempo più lungo del solito tra un progetto e l’altro, Giulia s’inquietava. Il timore di perdere quel lavoro era una specie di fantasma, sempre presente nella sua mente.

In quell’occasione, le domande si susseguivano e sovrapponevano nel suo pensiero: Cosa mi vorrà dire? Che voglia interrompere la collaborazione?  Si sentiva ancora vulnerabile, e ogni lieve cambiamento del vento la faceva stare in guardia e pensare a un possibile temporale.

“Senti, ho pensato… ” cominciò Paola. “Sai che siamo una ditta piccola, ma poiché un po’ di lavoro adesso sta arrivando, pensavo di proporti un accordo per un certo numero di ore la settimana. Che ne pensi?”

Giulia si era sentita quasi mancare.  Nascondendo l’emozione che traspariva dalla voce, era riuscita solo a dire: “Sono contenta, mi trovo molto bene a lavorare con te”, “Grazie”.

Arrivata a casa, quattro occhi impazienti avevano incrociato i suoi:

“Allora?”

“Ho firmato”.

Si sentì stretta in un caloroso abbraccio. Lilly, che non voleva essere esclusa in quel momento,

strusciò il suo pelo morbido nelle sue gambe.

Fu allora che si era lasciata cadere di peso sul divano. Con gli occhi umidi, aveva appoggiato la testa sul cuscino, e lasciato finalmente la sua anima liquefarsi.  

*****

Dearest

Non ci potevo credere quando ti ho visto al ristorante con la tua famiglia, super concentrata sul piatto di pollo alle mandorle e intenta a destreggiarti con due indomabili bastoncini.

Quasi sette anni di reciproco e inspiegabile silenzio! Perdersi di vista senza un vero perché è davvero strano, non trovi? Tanto più che siamo sempre state amiche per la pelle! Se devo essere sincera, quando mi hai raccontato le tue vicissitudini, mi sono tornati i sensi di colpa per non esserci stata, quando hai avuto bisogno. Quando il mio sguardo scrutò il tuo, capì che il velo di tristezza e smarrimento che ricordavo, era scomparso.

Meno male che mi hai tranquillizzato quando mi hai detto che, in fondo, nessuna delle due aveva chiamato l’altra. Per quanto mi riguarda, mi sento come se il tempo non ci avesse mai separato.

Sai, mi hanno colpito le tue parole, quando hai detto che in certe situazioni, si è per forza soli, a prescindere dall’eventuale solidarietà che ti trovi intorno. Anch’io la penso così: è come se, per riuscire a portare a casa un risultato importante, si dovessero superare delle dure prove, come nelle fiabe, capisci?

Hai ragione, le frasi “se io fosse in te” e “io al posto tuo farei” sono solo dei modi di dire equivoci e fuorvianti: nessuno può essere te, o al tuo posto.

Comunque sei stata fortunata. Anche se tua vita è cambiata e hai perso alcune cose che avevi prima, ora ne hai altre, che forse si adattano meglio alla Giulia di oggi.

Sono contenta per te.

Adesso sono in partenza, ma quando torno, ti chiamo, prometto!

Tvb

Alida

 

Nota finale

La protagonista di questo racconto poteva chiamarsi Silvia, Marta, Laura o un altro nome. Questa storia è un omaggio alla massa anonima di donne che, senza rumore o eccessiva visibilità, portano avanti con dignità la propria esistenza. Queste donne si comportano spesso come i salmoni, anche se per motivi diversi: nonostante le difficoltà, salgono il loro fiume controcorrente. Tirano dritto, e superano indomite, tutte le chiuse e sbarramenti!

Maria Algures

1 novembre 2014

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174 Commenti

  • Cara Maria,
    sì, sono in netto ritardo. Avevo promesso di finire di leggerti e commentarti, ma poi sono tornata in ospedale e poi la vita, il telfono , le mail… hai ragione tu. Che vita è mai questa?

    La tua storia mi è sembrata anticonvenzionale nei limiti di un fugace vissuto. Hai tratteggitato benissimo i contorni dell’animo dei tuoi personaggi poi annientando i nostri soliti pregiudizi sul finale, ricordandoci che LEI è TUTTE le donne, non è qualcuno in particolare. Non ti sei persa in prosa e prosaico, non hai tirato per lunghe il plot, che comunque era strutturato in modo semplice ma sempre d’effetto. Ci hai regalato una lezioncina di vita: chi siamo? Cosa stiamo combinando della nostra esistenza?

    Quelle di noi che passano oltre e non si curano delle oscenità che la piazza spesso impone, sono coraggiose. Sono eroiche. Un po’ la stessa autrice – tu – lo è. Ha avuto il coraggio le la forza di mettersi in gioco senza nulla pretendere, ma portando doni. Proprio come le donne che citi nella tua bellissima chiusa.

    Felice di averti letta, spero di leggerti di nuovo. Presto e da subito.
    Grazie per questo racconto che mi ha regalato emozioni.

    • Cara Alessandra
      Capisco, tra le righe, che forse stai vivendo una situazione “più grande di te” e il fatto di avermi dedicato un po’ del tuo tempo, in modo così attento e accurato, ha un particolare valore.
      Se ti ho regalato emozioni, posso dire di essere più che soddisfatta.
      Mark Twain diceva di sapere, in anticipo, quale sarebbe stato il verdetto del pubblico ogni volta che stava per pubblicare un libro, perché faceva leggere il manoscritto a un gruppo privato di amici (14 tipi diversi, per la precisione), tra cui Un uomo che si addormenta sempre. Infatti, se l’uomo che si addormenta sempre si assopiva subito, voleva dire che il libro era da buttare.
      Altri tempi! Nel caso di questa piattaforma, è tutto più rapido, basta un clic o un non clic e una storia può morire prima di nascere.
      Perciò grazie ancora e alla prossima. 🙂

  • Lineare ed essenziale, fa respirare finalmente dopo il dubbio (o rischio) di trovarsi davanti un finale a sorpresa.
    A volte la vita è bella non solo per gli imprevisti ma anche per le conseguenze logiche, per il raccolto dopo il seminato, per la quiete dopo la tempesta.

    Non vedo l’ora di leggerti di nuovo;)

  • Ho letto molti libri e il finale è sempre e sottolineo sempre la parte più difficile da scrivere. Nel tuo caso è perfetto. Chiude il cerchio, dà speranza in questo periodo di crisi e manda un messaggio forte e chiaro. Brava 🙂 ottimo lavoro

  • Nooooo è finito 🙁 mi ero appassionato alla storia, complimenti di cuore il tuo racconto credo sia uno dei migliori letti qui, mi hai lasciato come quando vedi l’ultimo film di una saga o leggi l’ultima parola dell’ultimo libro e sai che non ci sarà un continuo 🙁 il finale anche se povero di elementi fa crescere in me la speranza di trovare un lavoro fisso…complimenti ancora 🙂

  • Ciao, Maria.
    Perdonami, sono arrivata tardi. Aspettavo di finire altre storie, io cerco di essere attenta e non mi piace leggere tutti, altrimenti non ricordi gli episodi, dimentico le informazioni da dare all’autore, quando sono solo lettore. Mi ero ripromessa mille volte di venirti a leggere, finalmente concludo altre storie, arrivo e ti trovo al nono. Sono molto dispiaciuta, per non aver giocato. Ora ti vado a leggere. In ogni caso, l’importante è essere letti, è solo così che possiamo considerare costruttivi i nostri sforzi e tutta l’energia che mettiamo nelle nostre scritture. Il resto – i voti, i complimenti sparsi in giro – sono solo aria. Ti leggo volentieri.

  • Ero molto dibattuto tra lavoro continuativo e sospensione temporanea, purtroppo però penso che in questa povera Italia ancora in crisi, il suo lavoro (e dico purtroppo perché anche io sto studiando architettura) non ha molte possibilità di assunzione. Vedo che il pubblico ha ben altre opinioni. Buon per lei 🙂 mi sarebbe piaciuto sapere come avresti continuato, ma non importa 🙂 brava.

  • Ho votato perché Paola proponga un lavoro continuativo più che altro perché cerco di alimentare le mie speranze per l’attuale mondo del lavoro!
    Mi sembra strano che questa storia sia già alla fine. Sei riuscita a creare un racconto che rispecchia il titolo. Pur nei tempi dilatati, le riflessioni di Giulia sono come fuori dal tempo. E i suoi passi, le sue decisioni, si può dire che avvengono in poco tempo.
    Brava! 🙂

    • Grazie del tuo commento. Se ho capito bene, vuoi dire che “ho zippato” il tempo. Credo che non poteva essere altrimenti, dieci episodi non sono molti ma, credo, sono q.b. Spero comunque di essere riuscita a trasmettere l’atmosfera interiore, inserendola anche nei piccoli gesti della quotidianità.
      A volte, leggendo qua e là i commenti di altre persone ad altri racconti, sento dire che scrivere in questa piattaforma deve essere “un gioco”. Sono d’accordo se s’intende dire che una persona non deve pretendere né si deve sentire Picasso solo perché ha fatto un paio di disegni (forse) ben riusciti. Ma non sono d’accordo se si vuole banalizzare l’atto di scrivere: secondo me, il gioco è una delle cose più serie che esistono. Tu, che ne pensi?

      • Più che zippato il tempo, intendevo dire che hai ben reso la differenza tra il tempo esterno, quantificato, e il tempo interiore, della riflessione, del pensiero, di qualità diversa. Da un certo punto di vista più lungo, ma dall’altro più intenso anche nella brevità.

        Per quanto riguarda il gioco mi trovi pienamente d’accordo! Il gioco è anche per me è qualcosa di serio e importantissimo. Un genitore che sa giocare col figlio, secondo me, è più bravo di un genitore che non ne è capace. Per cui dire che qui è un gioco va inteso come dici tu: rendersi conto che nessuno è chissà chi e siamo tutti qui a “metterci in gioco”, a sperimentare, provare, creare, con tutta la libertà e il divertimento che questo comporta. 🙂

  • Maria, mi hai fatto rivere in modo personale, quegli anni in cui cambiavo e cercavo lavoro, come fosse un mestiere. Bello questo capitolo. Sono per il passo avanti dato che siamo al capitolo otto. Sarei voluta andare indietro ma è impossibile, penso che con 5000 caratteri è l’unica scelta. Ti seguo come sempre, fortunatamente, altrimenti mi perdevo il capitolo.

  • Un passo avanti. Dopo aver realizzato questi pensieri può azzardare quel passo.
    Un capitolo veramente bello, perché ha del vero. Il mare di internet in cui spesso si naviga senza barca. Vedersi come un prodotto di marketing, valutando i propri pregi e difetti. Cogli tanti particolari che sembrano piccoli, ma non sono per niente banali!
    Bravissima, davvero! 🙂

  • Ho votato per le conoscenze, ma immaginavo che la maggioranza avesse scelto se stessa.
    In ogni caso, sono sicuro che ci regalerai un altro bellissimo capitolo!
    Mi è piaciuta moltissimo l’immagine della bambina che fa il segno del quattro con le dita: molto realistico e poetico al tempo stesso! 🙂

  • Cosa c’è di meglio se non andare al porto per rilassarsi?… Wow che dire, questa storia mi tocca personalmente, sono in cerca disperatamente di un lavoro, grazie dei consigli 😉 Il layout è perfetto, intelligenti le disposizioni delle parole stile ” futurismo “, su tutto il racconto ho notato un solo errore, neanche tanto grave, un refuso. Che dire della scrittura, dell’uso delle parole? Niente se non perfetta, mi hai coinvolto nella storia, con facilità e senza trucchi tipo ” Immagini spettacolari” o “avventura mozzafiato”, mi hai tenuto attaccato al PC con la tua scrittura fluida e semplice. Sei un ottima scrittrice, aspetto il prossimo episodio! 😉

  • Maria, Maria…. Che capitolo sperimentale, brava Maria….Un poco ti si è rimpicciolito il carattere in un pezzo, ed è l’unica pecca che ho trovato. Per il resto mi sei piaciuta, mi scrivi in privato ? luciasparagna@hotmail.com ti devo dire cose private, ovvio….
    Ora, la mandiamo fuori città la tua protagonista che, in meno di un minuto avrebbe dovuto scrivere il suo C.V. …A te invece, ti mandiamo da una fata …Smak…Grande Maria, in poche battute sei riuscita a dare tanto. Ma sei tu quella degli Haiku di wattpad?

    • Che dirti, oltre a grazie per il tuo commento? Mi piace sperimentare nuove forme di espressione, compatibili con il fatto che questi episodi vengono letti al computer e non sulla carta tradizionale (a cui sono sempre e comunque super affezionata).
      Riguardo gli Haiku, no, non sono io. Mi piace molto scriverli, li trovo un eccellente esercizio di sintesi. Riguardo la mail, ci penso. :-))

  • Ero indeciso tra il sogno e Irina, ma alla fine ho votato per quest’ultima.
    Sempre molto interessanti i tuoi capitoli. Scrivere un CV penso che sia tra le cose più difficili che ci sia. Si può dire che è un’arte! Oltretutto, capita di incontrare persone che sono capaci di andare al di là del semplice pezzo di carta, ma altri che, purtroppo, si fermano lì.

  • Voto la telefonata.

    Un inizio poetico. Mi sono piaciute molto le tre righe: “voglia di mordere”. Trasmette un’immagine in maniera molto efficace!
    Bella anche la citazione di Moby Dick, che mi metti ancora più voglia di leggere. E prima o poi, lo farò!
    Ti seguo! 🙂

  • Oh, Maria! Siamo su theincipit e tu tiri in ballo Moby Dick, un capolavoro che si apre con un incipit fulminante, quel “Call me Ishmael” che introduce subito al dramma.
    Vuoi ricordarci che siamo qui a giocare indegnamente a fare gli autori? Touché.
    Mi hai tolto la lucidità per commentare il tuo nuovo incipit.
    Voto per il curriculum.

  • Ciao Maria!
    Incipit molto introspettivo… scritto veramente bene!
    Mi sono trovata in questo passaggio: “Strano, come i luoghi, le persone, i sentimenti, persino gli indumenti che s’indossavano ieri non sembrano più gli stessi quando si è colpiti profondamente “nel nòcciolo” dell’io”. Sto vivendo una situazione per cui anch’io ho la stessa impressione…
    Voto per la telefonata… seguo!

  • Ciao Maria, il tuo incipit è scritto in modo originale ed impeccabile. Sono onorata di essere tra i tuoi lettori, ti seguo! Mi incuriosisce molto il primo episodio..credo che Giulia scriva il suo curriculum, in questo modo potrà tirare un po’ le somme e magari chiarirsi le idee. 🙂 A presto!

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