Ardesia. Un cuore di pietra

L’estranea dentro

Guardo fuori dalla finestra un po’ annoiata, non so decidere bene se dal brusio confuso che arriva dalla professoressa di cosmologia, o dal vuoto che ultimamente trovo quando, coraggio in mano, mi affaccio timida sulla soglia della mia mente. E’ una sensazione malinconica e lievemente dolciastra, come rientrare dopo tanti anni in quella che è stata la tua casa, ma trovarla completamente diversa. Estranea. Ultimamente la vita non mi ha sorriso più di tanto, ma c’è anche da dire che diversi mesi fa gli ho cucito la bocca. Lei ci prova, invano, nonostante tutti i doni che mi ha fatto. 
La professoressa Green della Sunshine University of Chicago, mi distoglie dai miei pensieri appoggiando sul mio banco il test che ‘ha appositamente preparato per noi con tanto amore’, o almeno così ci ripete dall’inizio del corso, dopo aver snocciolato con voce seria tutte le regole che ormai conosciamo a memoria. Così mi trovo a riflettere sul perché le persone si soffermino e si incaponiscano tanto sulle cose ovvie, passando con la sensibilità e la velocità di un treno su argomenti più delicati. Una domanda in più da aggiungere al mio fascicolo personale “faresti meglio a non chiedertelo”. 

Tutti con la penna in mano a un millimetro dal foglio, aspettiamo impazienti il via. L’esame scivola via facilmente, e una buona mezzora prima dello scadere del tempo appoggio accuratamente il mio prossimo 30, almeno spero, sulla cattedra. Vengo accompagnata alla porta dallo sguardo truce della mia anziana professoressa, dovuto allo smalto nero che mi colora le unghie. E’ come se potessi leggerle nel pensiero: “I giovani d’oggi”. E che sarà mai penso alzando gli occhi al cielo. La giornata fuori è splendida, un sole sfacciato illumina il cortile esaltando la meraviglia che i fiori colorati suscitano alla vista. L’aria è fresca e il cielo di un azzurro compatto non è solcato da nessuna nuvola. Mi concedo un momento di pausa, accendendomi una sigaretta girata prima di consegnare il compito, le mani nascoste dietro i banchi, e mi incammino verso la mia camera, nella sezione est del college. Quando entro nella stanza tiro un sospiro di sollievo, grata che la mia coinquilina non sia in camera,e la mia vista e il mio udito mi seguono a ruota. Charlotte è all’ultimo anno come me, e le sue caratteristiche principali sono due: si veste sempre di rosa, quello che ti fa venire mal di testa dopo neanche tre minuti, e ha una voce pessima già di suo, a cui lei aggiunge un forzatissimo accento sensuale. O almeno così lei stessa lo giudica. Non è consigliato soffermarsi sulla personalità, se non si cerca la nausea. Per mia immensa fortuna Charlie ha trovato un paio di persone nel college, e a questo punto mi auguro le uniche in tutto il mondo, con cui condividere tutto ciò, concedendomi parecchia privacy. 
Mentre il sole tramonta, mi dirigo svelta verso il bagno con tutta l’intenzione di farmi una doccia rigenerante prima di cena. Mi svesto e raccolgo i lunghi capelli castani in una crocchia, non li voglio bagnare, e aspetto che l’acqua sia a temperatura. Cinque minuti dopo sono davanti allo specchio avvolta in un accappatoio color panna: occhi verdi circondati da vistose ciglia nere e profonde occhiaie viola mi guardano con pigra serietà. Distolgo immediatamente lo sguardo, ma non posso fare a meno di chiedermelo. Meriterò mai di riavere il mio sorriso?

Sarà meglio uscire per cena. 

Chi incontrerà la nostra protagonista una volta raggiunta la mensa?

  • Charlie, la sua fastidiosa compagna di stanza (14%)
    14
  • Michol, un celebre ragazzo dell'università (43%)
    43
  • L'altezzosa professoressa Green (43%)
    43
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