Ere sotto la volta

Contro morale.

Il manto di foglioso in quel punto del borgo era molto umido. Il pedinamento, un gioco semplice. Il giovane, in veste scarlatta per mimetizzarsi, avanzava chino, lentamente, tenendosi a giusta distanza dal Profeta. Questo era agghindato con il tipico saio nero dei gestori della comunità. Al suo fianco un enorme bestione che portava un grosso sacco sulla spalla. Leonto, nascostosi dietro il tronco di un “alberosuolo”, strinse le palpebre per capire di cosa si trattasse. Vi era l’emblema del deposito Frutteto vicino a dove li aveva intercettati. Probabilmente jujuba, era stagione. La strada del caldo pomeriggio era solitaria, il popolo era riunito nelle piazze maggiori per l’ottavo mercato annuale. Le abitazioni silenti. Quand’ecco che un altro Profeta apparì nel viottolo diretto verso il primo. Si salutarono e dopo essersi scambiati qualche parola ripresero i loro cammini. Il ragazzo aveva visto tutto. Si erano passati una pergamena. Non si scompose più di tanto, in fondo si trattava di cariche del consiglio, i loro affari non potevano che essere puramente burocratici. Raggiunsero l’abitazione del Profeta Cynoylon. Una compatta bicocca in pietra nella periferia del borgo. L’energumeno posò il sacco in un angolo, frugò le proprie braghe ed estrasse un piccolo biglietto. Il Profeta vi fece due segni distinti con il proprio marcatore; la generosa retribuzione per il servizio svolto. Rimase finalmente solo l’anziano funzionario che si diresse frettoloso nel retro della casa portandosi dietro la propria merce.

 La prima regola morale era la medesima da tempi remoti: il suolo era sacro. In quel mondo, un vasto altipiano elevato al di sopra dell’oceano di nuvole grazie ad un colossale pilastro roccioso, esisteva una società dal risoluto codice e credo di conservazione. La norma fondamentale imponeva una somma devozione agli Alberi Sacri e spiegava di come commemorare la loro benevolenza. Erano gli unici arbusti naturali che perduravano tra le strade e nei piccoli boschi di contrada. Tutte le sette leghe del mondo, tutte le strade, i giardini o le piazze erano rossi, ricoperti da foglie cadute dagli alberi sacri. Il culto permetteva agli uomini il solo cammino su questo manto, il quale si considerava generato in lunghe ere di esistenza. Nessuno poteva recare disturbo al fogliame caduto in dono; pena per i disobbedienti il lavoro forzato in isolamento. Il giovane Leonto una volta spostò sei foglie convinto di trovarvici sotto un biglietto di lavoro. Non aveva mai abbracciato appieno il culto divinatorio, per questo non sentiva mai l’obbligo di confidarsi con i Risolutori dei peccati. Fu l’unico episodio in cui eluse quella regola.

 Il Profeta si era accovacciato nel suo cortile, riparato da un’alta recinzione murata. Fu allora che il giovane si trovò di fronte a una scena che lo scosse come un una frustata in pieno volto. Il pallido anziano era intento a rovesciare con accortezza il contenuto del sacco sopra al manto foglioso. A quanto pare non conteneva jujubae. Dal proprio nascondiglio Leonto vide una lingua purpurea uscire dal pertugio di quel contenitore. Si trattava di “Fogliesuolo”. L’anziano Cynoylon, finito di sversare il sacco, si guardò attorno e poi con cura maniacale le distribuì con leggere pressioni delle mani. In quel momento il ragazzo notò lo strano dislivello della superficie del cortile del Profeta. Cynoylon si sollevò e si diresse all’interno della propria casupola. Chiuse la porta, che emise un suono metallico. Dalla finestra Leonto lo vide attraversare la grande sala; questa era costituita da una zona ristoro, con tavolo e stufa, da uno studiolo e da massicce scale che portavano al piano superiore. Il saio era stato poggiato nello schienale di una seggiola, come anche la chiave della serratura. I gradini iniziarono a cigolare sotto le sgambate pesanti del Profeta.

Passarono alcuni lunghi istanti di attesa. Leonto era sicuro che l’uomo si fosse oramai addormentato; decise di intrufolarsi per rovistare nei suoi vestiari.

Rubare era vietato ovviamente, ma il giovane aveva studiato attentamente i regolamenti quando ancora frequentava i catechismi di società: da quanto scritto negli antichi pomi si poteva evincere che il peccato di saccheggio è sempre perdonato se il furfante non sa cosa sta rapinando. Razziare le tasche era uno stratagemma per non sentirsi mai in obbligo di confessare. Il ladruncolo usò un paio di rudimentali grimaldelli per forzare la serratura. Una volta dentro, furtivamente, prese la chiave e richiuse la porta. La mano era già tra le tasche della nera tonaca: all’interno trovò il marcatore, che ripose prontamente; un po’ di frutta, tra cui jujuba; un logoro anello con sopra una pietra preziosa, e finalmente tre biglietti di lavoro per un totale di cinquantatré marcature non ancora convalidate. Potevano fornire un buon appoggio per tutta la mesata. Era rimasta solo la pergamena nel taschino destro. Non poteva prenderla, l’aveva vista. 

Leonto è combattuto nell'animo. Cosa vincerà in lui?

  • La follia. E per questo torturerà il Profeta... (50%)
    50
  • La curiosità. E per questo leggerà la pergamena... (50%)
    50
  • La conservazione. E per questo scapperà il più velocemente possibile... (0%)
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