Lo scacchista

Apertura

La prima ragazza fu trovata la sera del suo anniversario di matrimonio. Sembrava un caso semplice, all’inizio Julie si era illusa di cavarsela in poco tempo, avrebbe tardato un po’ per cena, ma non ci sarebbero stati problemi al ristorante, avrebbe indossato il tubino nero elegante e le scarpe col tacco. Lei e Greg non uscivano quasi mai, tra il lavoro e i bambini piccoli. Si trattava solo di un contrattempo che non avrebbe rovinato la loro serata.
Sembrava un caso semplice, ma non lo era. Lo capì durante l’autopsia.
«Dai segni che la vittima ha sul collo, sembrerebbe che l’assassino abbia usato una cintura di cuoio.» spiegò il medico legale, «Ha provato a difendersi. Forse dai residui che abbiamo prelevato da sotto le unghie riusciremo a ricavare il DNA dell’assassino.»
La ragazza era stata trovata sotto la pioggia, distesa sull’asfalto, completamente nuda, priva di una qualsiasi collana o braccialetto che potesse aiutare la sua identificazione. Era afroamericana, dimostrava all’incirca venticinque anni, i segni che aveva sul collo indicavano che era stata strangolata. Nella mano destra stringeva un pedone di legno, nero.
Il ticchettio dell’orologio cominciava a farsi insopportabile. L’istinto di Julie diceva che non si trattava di niente di buono. Negli anni aveva imparato a fidarsi del suo sesto senso, di quella scossa che la colpiva all’altezza del ventre suggerendole di lasciar perdere. Ma come poteva tirarsi indietro ora che Malcolm aveva assegnato a lei e a Matt quel caso, il loro primo caso importante?
«Ve ne occuperete voi.» aveva detto, semplicemente.
Julie e Matt si erano scambiati un’occhiata quasi incredula.
«Davvero?» aveva domandato il suo partner, «Voglio dire. Sissignore.»
Rinunciare sarebbe stato come ammettere che non era tagliata per quel lavoro, che chi bisbigliava alle sue spalle aveva ragione, era diventata una donna fragile dominata dalla propria emotività. Eppure diventare detective era quello che aveva sempre voluto, anche se negli anni la sua determinazione aveva iniziato a vacillare. Cos’era stato ad ammorbidirla? Il matrimonio? I bambini?
«Guarda.» Matt le mostrò un ritratto, «È la vittima elaborata al computer, ne ho già spedita una copia ai principali network televisivi, in questo modo forse riusciremo a identificarla.»
Julie annuì, non troppo convinta. La verità era che non vedeva l’ora di tornare a casa, al caldo, da suo marito e dai loro figli invece che riempire di foto la bacheca della Sala Operativa.
All’improvviso si ricordò che nemmeno con il suo ex marito aveva festeggiato il primo anniversario e non ce n’era stato un secondo. Scacciò dalla mente quel pensiero più in fretta che poté.
Questo non è che il primo di una lunga serie di anniversari.
Era quello che sperava. Quello che invece non sapeva, che non poteva immaginare, era che sarebbe stato l’inizio di un incubo.
«Mi dispiace per la tua cena.» Matt la riportò alla realtà.
«Dalla tua faccia non sembri affatto dispiaciuto.»
«Non mi aspettavo che Malcolm ci affidasse questo caso. Voglio dire… Siamo i detective più giovani della Omicidi e nessuno ci prende sul serio.» appese alla bacheca una seconda foto, «Mi prendono ancora in giro perché ho vomitato durante un’autopsia. Ed è successo solo una volta. Un anno fa.»
Julie se lo ricordava bene, era il primo caso a cui avevano lavorato insieme, «Beh, mi dispiace dirtelo, ma hai lo stesso colorito di allora.»
«È che non amo le autopsie. Specie quando si tratta di donne strangolate.»
«Matt, mi dispiace. Io… non ci avevo pensato.»
«Non devi scusarti. Per ogni detective c’è una tipologia di casi più difficile da affrontare. Per te sono gli omicidi che coinvolgono dei bambini. Per me i casi come questo.»
Appese un’altra foto.
«Dobbiamo solo andare avanti e spalleggiarci a vicenda.»
Julie osservò la mano ingrandita della vittima.
«Al nostro uomo piacciono gli scacchi.»
«Già.» sospirò Matt, «E credo proprio che voglia giocare.»

«Papà?»
Era la voce di Phoebe.
«Papà?»
Greg alzò gli occhi dal computer, tornando nel mondo reale. Sua figlia era di fronte a lui, la guardò come se non la vedesse da tanto tempo, sembrava addirittura cresciuta dall’ultima volta che aveva posato lo sguardo su di lei.
«È per te.» Phoebe gli passò il telefono, «Un tuo amico del college.»
«Pronto?»
«Ciao, Greg.»
«Ciao.» lo psicologo non aveva riconosciuto la voce, «Chi parla?»
«Non te l’ha detto Phoebe? Sono un amico.» rispose la voce sconosciuta., «E chiamo per farti una cortesia, una gentilezza. Tua moglie tarderà per cena. Se fossi in te, chiamerei il ristorante per disdire la prenotazione.»
«Ma che diavolo…»
«Julie sarà esausta quando tornerà a casa.» lo interruppe la voce, «Però tu puoi aiutarla.»
«In che modo?»
«Se sei gentile con me, posso dirti dove trovare la seconda ragazza.»

Greg deglutì, «Di cosa stai parlando?»

«È ancora viva, ma chissà per quanto… Tic tac. Tic tac.»
Stava per riattaccare, ma decise di fare un’ultima domanda, «Chi sei?»
«Sono Morte, il distruttore dei vostri mondi.»

Il prossimo capitolo lo volete da punto di vista:

  • della seconda ragazza (35%)
    35
  • dell’assassino (47%)
    47
  • sempre della polizia (18%)
    18
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282 Commenti

  • Se Diego ha letto con un ritardo allucinante, io non so proprio cosa dire…
    Cmq sei riuscita, nonostante il limite di caratteri, ha creare un finale ottimo! Suspence qualche risposta e l’ultima battuta a effetto, che rimanda a un possibile seguito! Complimenti, è stato un piacere leggerti. Come sempre. 🙂

  • Con un ritardo allucinante ho finito questa storia. A me è piaciuta. Il titolo non è ingannevole. Non si può essere sicuri che la persona dica la verità. Forse lui è lo scacchista ed è matto (il famoso scacco matto) e preferisce vedersi in carcere piuttosto che ammettere la sconfitta, oppure c’è davvero un complice, ma non poteva intitolare Gli scacchisti la storia, era come se Agatha Christie avesse intitolato Nove piccoli indiani la storia, perché uno di loro era l’assassino. La storia si chiama Dieci piccoli indiani, ma nessuno ha mai detto che ingannasse.

    Sinceramente i personaggi sono fatti bene, gli spunti per proseguire la storia ci sono tutti e devo dire che mi piacerebbe sapere la versione finale, anche se alla fine vincono i cattivi. Non è neppure detto che l’altro scacchista sia uno dei personaggi, potrebbe essere un esterno che fino ad ora non si era mai visto. Oppure può restare così, finale che lascia con l’amaro in bocca, ma se volevamo il lieto fine c’era la sezione Favole.

    In ultimo io commento questa storia e non mi piace fare paragoni con altre storie, perché ogni gusto è soggettivo, quindi trovo molto scorretto dire questa storia è bella ma non è come l’altra

    • Grazie Diego per il commento approfondito.
      Il fatto che gli Scacchisti fossero due era il colpo di scena finale e quindi, di certo, non potevo inserirlo nel titolo.
      Scrivere un giallo in questo modo, come ben sai, non è affatto semplice e, sicuramente, ho commesso qualche errore.
      Per ora la storia è in stand-by ma, non appena sarà pronta la evrsione estesa te la mando. 😀

  • Anche a me piace il tuo stile – e lo sai da tempo – ma ti preferisco in un genere più intimistico – e questo lo hai capito stavolta – centrato sulle tue protagoniste.
    Abbiamo finito quasi insieme. Sei già pronta per una nuova storia?
    Volevo controllare quante storie hai scritto per TI, ma il tuo profilo mi dà errore.

  • Mi piace il tuo stile.
    Mii piaceva la tua storia, ma questo capitolo è una farsa, il titolo una bugia. Posso capire l’idea di un finale sospeso, posso capire l’idea di un secondo capitolo…. Ma il titolo è profindamente sbagliato, inganna ed illude il lettore, prendendosi gioco di lui.
    Mi sento un pochino preso in giro, ed è triste perchè la storia mi stava picendo davvero.
    Peccato.

  • “Toh! Adesso spunta un complice, quello a cui non avevano mai pensato. ma perché lo Scacchista glielo avrebbe rivelato? perché Julie sospetti di chiunque, mentre in realtà non è che una bugia e lo Scacchista lavora da solo?…
    un colpo di scena e un chapeux. – sempre che si scriva così –
    Un finale così è fenomenale, ma se continuerai farai un favore alla mia sete di curiosità 😉

  • Un finale col botto (ma non come quello di SHIMPU, quello sì che è un botto, anzi una bella serie), e una bella risposta che non lascia adito al fatto che lo scacco, qui, sia davvero matto.
    Insomma… “Bisogna essere in due, per giocare a scacchi” è palese, lapalissiano! Julie, Matt, Greg e le varie vittime… erano solo pedine di due scacchisti! Non di uno solo! E se non è così… beh, sarebbe un peccato, perché un finale “noir” difficilmente lo si trova in letteratura. Alla fine, almeno nelle cose che di danno svago, tutti vogliamo il lieto fine, in modo particolare se la cosa coinvolge una bambina. Perché, probabilmente, ne vediamo e ne sentiamo di tutti i colori nella cronaca nera da poter volere delle tonalità di nero anche in ciò che ci dovrebbe rilassare.
    Però a me un finale come questo piace un sacco, fossi in te non lo cambierei mai, e non ascoltare quelli che ti sussurrano nelle orecchie il suggerimento del sequel.. non sarà mai bello uguale!

    Va bene, ora smetto, mi sa che ho scritto anche troppo, ma questa storia mi è piaciuta troppo e spero di rileggerti ancora qui!

  • Ah, sì? Questo è il tuo epilogo, Giulia? Un finale sospeso… ahahahaha, ma quando si gioca a scacchi – anche stando al titolo di questo episodio – dovrebbe esserci una conclusione. C’è chi perde e c’è chi vince, soprattutto trattandosi di “scacco matto”. Diciamo che capisco che in questo caso il ragazzo ha fatto scacco alla polizia scoprendo un complice e lasciandoli appesi… ma non è matto, lo scacco. L’ultima mossa non è stata data, poiché la poliziotta adesso dovrà rilanciare e noi non sapremo mai in che mossa. ahahahah
    comunque la tua storia mi è piaciuta, prevede forse un seguito?

  • Julie fa lo scambio. Qualunque madre lo farebbe 🙂
    Sono una frana, sob 🙁 , sto confondendo tutti i nomi.. per il resto molto bene, i personaggi sono ben caratterizzati anche se mi sembra che in questo capitolo i caratteri non bastassero, hai cercato di dire in sacco di cose in poco spazio. La suspence rimane altissima fino alla fine

  • Siamo al decimo, è d’obbligo scoprire l’identità dello scacchista…
    poi io fossi in lei non ci penserei due volte e non starei a sentire nessuno, mi sarei gia lanciata nella tana del lupo per lo scambio anche correndo il rischio di essere uccisa, nessuno potrebbe convincermi a restare a casa ad aspettare…

  • Le due che mi tentavano sono al 40%. Ho votato per lo scacchista che avvicina Matt, solo perché siamo al nono capitolo.
    Finalmente ora si legge davvero bene con gli asterischi che separano le conversazioni :))

    Storia interessante, sono curioso di vedere come la finirai, restano solo due capitoli…

  • Un capitolo a dir poco emozionante. Veramente, Julie trasmette tutta la sua preoccupazione di madre e cerca il conforto di Greg. La telefonata dello Scacchista rivela un certo sadismo del personaggio non l’ho mai potuto vedere, sarà perché è un assassino?
    Avevo votato che lo scacchista si mettesse in contatto con Matt. Era quella più logica secondo me che ti permetteva di tenere alto il livello di narrazione.
    Tagliente sottolineare da parte di Greg, che ha rapito la figlia sbagliata. Mi ha quasi infastidito. Ma ha reso e catturato ancora di più il lettore.
    Alla prossima ciao.

  • Direi che Matt viene a sapere della telefonata da Greg stesso, così capiremo anche noi se c’è un prezzo da pagare o qualcos’altro per riaverla.
    Non consiglierei di introdurre un’altra telefonata dello Scacchista perchè sarebbe una soluzione narrativa ripetuta, visto che l’hai appena usata. Nè suggerirei di far sapere – men che mai dalla interposta persona – la verità a Julie. Lei serve alla storia come elemento di conflitto, meno sa più cresce la tensione… e poi il cameriere cosa può aver sentito? poco e niente… 🙂

  • Facciamolo telefonare a Greg, mi sembra che possa creare più intrigo delle altre due ipotesi, anche se la ciocca di capelli era inquietante…

    Capitolo che fila via bene, solo ti consiglio di mettere questi segni quando cambia scena
    -°-
    o simili per far capire subito e non solo dopo che stiamo leggendo che sta cambiando ambientazione o momento. Anche io quando scrivevo orrore all’inizio facevo più spazi, ma non si vedevano bene nella versione, allora ho iniziato a mettere i divisori 🙂 sono solo tre caratteri alla fine :)))

  • Facendo un giretto per The iNCIPIT sono capitato su queste tue pagine e.. beh, catturato! Ottima scrittura, bel ritmo, personaggi tratteggiati con cura e ben orchestrati. Secondo me, per mantenere in equilibrio la narrazione, ora ci vorrebbe un passo avanti nelle indagini, ma vedo che la maggioranza tira da un’altra parte. Buona scrittura, ti seguo!

  • Leggere e rileggere i nomi degli interlocutori nei dialoghi è, per me disturbante, magari per te è più facile per dare ordine alla storia. Detto questo (perdonami se sono sembrato antipatico) non so se sia colpa della versione “mobile” ma non c’è nessun segno per distinguere i salti temporali, i cambi di scena…

    comunque la storia mi ha rapito 😉

  • Io ero stato buono, secondo me la voleva spaventare. Avevo avuto l’impressione che l’imprevisto fosse stato non per lo scacchista ma per te 🙂 visto il tempo intercorso dall’ultimo episodio 😛

    Bel capitolo, poi mi piace sempre quando il killer chiama e gioca al gatto col topo…

  • Eh, come sempre intrigante, però questa volta sei stata un po’ confusionaria. I cambi di scena, per esempio, senza alcuno stacco. Nessuna introduzione o anche un solo salto riga… così sembra che sia tutto uno e leggendo ci si confonde un po’, specie in alcune parti dei dialoghi dove non specifichi chi dice cosa… talvolta viene naturale “sentire” le voci diverse dei personaggi, ma in altre no e diventa difficile seguire il tutto.
    Comunque sia, questo episodio è come tutti gli altri: molto intrigante e ben scritto, fluido e scorrevole e… troppo corto!! 😀 😀

  • Ciao bionda.
    Se da una parte ho trovato espressioni interessanti e conversazioni ben date, da un’altra devo proprio dirtelo: mi hai mandata fuori diverse volte. Tendi a inserire le descrizioni in coda e mai in testa e raramente – anziché, come dovresti, sempre – chiarisci a chi appartiene la battuta. C’è stato un pezzo intero in cui mi sono chiesta più volte CHI dice COSA a CHI.

    Trovo questa una storia interessante e il plot sembra ragionato, come avessi già puntato a un solido obiettivo e lo stessi perseguendo, tuttavia devi mettere ordine tra le righe. Questo renderà migliore la resa narrativa. Mi piace molto, comunque, per concludere.
    (Vuole solo spaventarla.)

    Je suis Charlie.

    • Mi sono lasciata prendere dalla fretta di pubblicare (anche se con un imperdonabile ritardo) e mi sono resa conto di aver scritto un capitolo abbastanza confusionario sia per colpa della formattazione (che si è mangiata gli spazi tra i paragrafi) che per i tagli forse un po’ eccessivi.
      Ora mi riguarderò il capitolo con calma per cercare di renderlo più chiaro e fruibile al lettore.

  • Il titolo mi ha catturato e portato qui. La trama mi ha convinto a restare.
    D’istinto, tra le tre l’opzione dell’imprevisto mi sembra la più interessante.
    Mi rimetto in pari con gli altri capitoli e ti seguo.
    A presto

  • Ciao, bellezza.
    Ti muovo subito un rimprovero – tanto per non smentire la mia nomea di rompiballe – :
    le dichiarazioni di Matt, molto giuste e molto vere, per carità, sono assolutamente ridondanti. Non dovevi fargliele spiegare. Da un lato dovevano essere ovvie, un sottotesto logico e astuto, da un altro lato dovevano essere mostrate con le sue azioni. Lui non vede di buon occhio lo “scacchista”, pare un emulatore nelle gesta dell’assassino di sua madre, però non per questo non è obiettivo e vuole portare avanti l’operazione, inoltre ha superato la cosa… insomma tutte queste cose non dovrebbe dirle, dovrebbero essere mostrate nei fatti. E’ didascalico farle annunciare al personaggio. Pare sottovalutare l’acume del lettore. Detto questo, perchè lo sai che se siamo alle “pulci” significa che abbiamo ottima stoffa su cui indagare, rinnovo il mio interesse per questa trama che ben si dipana tra colpi di scena e mistero e dimostra una personale abilità nel mettere insieme elementi d’indagine e tasselli dissimulati che contengono un ottimo spirito d’osservazione da parte dell’autrice.
    Io dico, quindi, che lo scacchista si troverà a dover improvvisare.

  • Seguiamo Greg.

    Ti do un consoglio dato che sei brava e mi piace il tuo racconto. Soprattutto sul giallo, le frasi arrivano sempre per colpire. Quindi invertile, quando il messaggio che comuncichi ha una certa importanza. Metti sempre per ultimo, il messaggio chiave.
    Es.
    Sua madre era stata assassinata. All’improvviso i videogame non gli interessavano più, era diventato adulto.

    scrivilo al contrario:

    All’improvviso i videogame non gli interessavano più, era diventato adulto: sua madre era stata assassinata.

    Meglio, no? 🙂

    Brava, Giulia. (come dice la canzone)

  • Restiamo su Julie e Matt.Hai delineato perfettamente il carattere di tutti tre i protagonisti: dal dialogo di Greg col capo si capisce la sua preoccupazione, ma… forse sa qualcosa d più? Julie è iperprotettiva nei confronti di Matt, e sembra anche gelosa. Matt invece è troppo orgoglioso per accettare l’aiuto della collega.

  • Anche tu offri assist a porta vuota… certo che lo scacchista 🙂 capitolo transitorio ma di atmosfera eheheh
    Scherzi a parte capitolo che serve a mettere in luce i caratteri dei protagonisti e allo stesso tempo rallenta l’action. Ma il prossimo promette un ritorno dell’action. Brava a mischiare e a saper quando premere e quando lasciare l’acceleratore

  • Sono in netta minoranza ma per me ( al quarto episodio ) le indagini dovrebbero imboccare un vicolo cieco – il punto morto – appunto. Ma sono in minoranza. Tuttavia sarebbe più logico così, narrativamente. Un punto di svolta, poi un vicolo cieco. Poi un punto di svolta, poi ancora un vicolo cieco. Come indagine insegna. Ogni narrazione si sovverte e si dipana tra positivo-negativo, positivo-negativo. Ma l’interazione spesso devia, lo sappiamo e lo accettiamo, riorganizzandoci poi… 🙂
    Sono molto colpita dalla piega che ha preso la scelta di stile: ” Ma tu non ti fidi”, Invece si era fidato….
    Mi piace molto. Ciò che “io” dichiaro, ciò che tu sveli in terza. Brava.

  • Buongiorno, Giulia.
    Vedo che in mia assenza hai scritto un giallo. Bene. Finalmente posso seguire qualcosa di tuo e farlo dall’inizio.
    Comincio col dirti che ho letto i due episodi e che ho notato una curiosa distonia stilistica generalmente licenziata ai grandi indagatori dell’incubo nella letteratura d’oltreoceano: hai usato la narrazione in terza limitata con digressioni di onniscenza. Un sistema anche usato, talvolta, da Dario Argento. Infilava un suo commento all’interno della narrazione. Non lo avevo mai visto fare a una giovane emergente, me ne compiaccio. Non sarà digerito facilmente dai pignoli, né compreso velocemente dai profani, ma credo tu abbia fatto un ottimo lavoro. Invece ti rimprovero la scelta del tema, un po’ troppo usurato e rapidamente assimilabile al classico e archetipico. Però, io credo, saprai stupirmi anche in questo e – come per la sorprendente digressione narrativa stilistica – infilerai un plot originale in un viaggio apparentmente stereotipato. Vogliamo scommettere? Mi sei piaciuta.
    Qualcuno muore.

  • Bravissima. Finalmente mi è chiaro pure l’incipit. Ottimo capitolo. Non c’è una sola cosa che non va, bellissime le descrizioni e anche la tensione si legge in cinque minuti scorrevole con un ottimo fraseggio. Non c’è che dire bravissima. Lo sai che poi ho la deformazione professionale. Perdonami quando mi viene! Un bacio…. La storia si fa interessante.

  • Stai affrontando a mio dire l’argomento in modo magistrale, la suspense è palpabile. Mi è piaciuto narrare il tutto dal punto di vista dell’assassino, lo ha reso empaticamente comprensibile dal lettore, specie per la sua rassegnazione a essere preso e l’ineluttabilità con cui vive l’omicidio. Ti seguo senz’altro e mi aspetto il morto ^_^

  • Devo confessare che non mi ha entusiasmato tanto questo capitolo, forse perché il primo era superbo o, forse, perché mi aspettavo qualcosa di più dall’ottica dell’assassino… Non lo so.
    Ovviamente la mia è solo un’opinione squisitamente personale, spero di non averti “offesa”. 🙂
    Continuo a seguirti. Alla prossima. 😀

  • Giulia! Non voglio infierire, ma stavolta il fatto che io sia brontolone passa in secondo piano: non hai rispettato le premesse, questo episodio non è scritto dal punto di vista dell’assassino, hai continuato imperterrita a usare il narratore onnisciente.
    Se lo avessi scritto in soggettiva dal POV dell’assasino non avresti potuto scrivere:
    – “Aveva una cotta per la sua collega, niente di eclatante, un amore silenzioso, invisibile agli occhi poco attenti di lei, sempre concentrata su se stessa, sulla sua patetica vita divisa tra la carriera e la famiglia”, l’assasino avrebbe solo potuto supporre una cosa simile, non affermarla come esprime la frase.
    – “Quando ricevette la seconda telefonata si era completamente scordato della prima. Era passata una settimana, ma riconobbe subito la voce, una voce giovane…” è dal punto di vista di Greg! La frase andava volta dal punto di vista dell’assassino: “Quando telefonò la seconda volta, la sua prima impressione fu che Greg si fosse scordato…”.
    – “Non era la prima volta che Greg era vittima di scherzi telefonici di vario genere, alcuni avrebbero detto che, in fondo, se lo meritava…” continui con il narratore onnisciente fino alla fine dell’episodio.
    Però, visto che contravvenendo all’esito delle opzioni, mi hai accontentato continuando con il narratore onnisciente, stavolta voto per “qualcuno resta ferito”.
    Odiami pure, ne hai facoltà.

    • Dopo lo stacco, hai ragione, si passa al punto di vista di Greg, ma la prima parte è tutta dal punto di vista dell’assassino. Che Matt ha una cotta per Julie lo suppone lui, ne è convinto perché li osserva da un po’ di tempo e si è fatto delle idee sul loro conto.

      Poi cambio punto di vista perché mi annoiava scriverlo tutto tutto da quello dell’assasino.

  • Sponsorizzata da Diego non potevo lasciare questa storia agli altri e poi io seguo pure Anatomia Condominiale ( sei tu e Serena?). Non mi ricordo niente. Scusami, sono qui solo da Agosto….Allora, viste le sponsorizzazioni varie e le altre cose che hai fatto qui, avresti potuto fare meglio. All’inizio con l’incipit quasi tutti facciamo i casini è la fretta! Ma siccome tu hai altre storie qui, da te non ce lo aspettiamo. Nonostante questo il racconto è bello, scorre bene e sarebbe potuto essere eccellente. Il finale è grandioso così come l’incipit…Mi auguro di riuscire a seguirti, se non ti metti a correre, come i pazzi che sto seguendo che mi pubblicano un capitolo ogni due giorni.
    Ho un bel capitolo sulla cattiveria, lo avrei voluto più ironico, ma non mi è venuto, se vuoi dagli un occhiata.

  • Ti ho mai detto che detesto i cambi di POV? No? Be’, ora lo sai.
    Se nel primo episodio il narratore è onnisciente (“Quello che invece non sapeva, che non poteva immaginare, era che sarebbe stato l’inizio di un incubo.”), è ancora più inspiegabile il perché del passaggio alla terza persona limitata nel successivo.
    Ti seguo (brontolando), ma stavolta non voto.

  • Parità: dal punto di vista della seconda ragazza!
    Bravissima, Giulia! Non mi aspettavo di meno. 🙂 L’uso degli scacchi mi affascina molto. Inoltre, il fatto che l’assassino conosca Julie mi fa già chiedere chi sia e perché conosca proprio lei. E a questo punto un’altra domanda: è davvero una coincidenza che il caso sia stato affidato a lei?
    Ovviamente ti seguo! 🙂

  • Ciao Giulia! Che dire? Semplicemente un capitolo entusiasmante… si prospetta una storia da brivido e col fiato sospeso.
    Le opzioni mi hanno messa in difficoltà, perché le avrei scelte tutte. 🙂
    Poi, ho votato per la prospettiva dell’assassino!
    Complimenti. 😀

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