Lo specchio deforme

Chiara-casa-e-chiesa

Erano anni, ormai, che Chiara si maltrattava:era masochista ed ossessivamente impegnata a controllare il suo peso senza che se ne rendesse conto, o che qualcuno, in casa, glielo facesse notare. Aveva iniziato a digiunare quando andava alle medie; quella di perdere peso era una sfida con se stessa per vedere se era veramente capace di migliorare l’aspetto, di diventare magra e bella. Alla fine della terza media era talmente magra che i compagni le dicevano che messa di profilo sembrava sottile come un foglio di carta; la prendevano in giro senza capire quale meccanismo contorto stava avvenendo nel suo cervello. Più dimagriva e più si sentiva meglio, forte addirittura. A pranzo e cena nascondeva i pezzi di carne nel tovagliolo di carta che poi buttava personalmente nella spazzatura con un pretesto banale. Stesso destino per le mele, le pere, la frutta in generale. Era diventato un tick, un gesto automatico che non si accorgeva neanche di compiere. Eppure il suo aspetto diventava sempre più esile, i suoi pensieri sempre più intimi e tristi. Chiara era in piena anoressia, ma lei non sapeva ancora cosa fosse, né immaginava di esserci dentro fino al collo. Voleva solo finire gli studi ed essere libera finalmente di decidere cosa fare di se stessa: continuare a vivere ed iscriversi all’Università, o lasciarsi andare e morire. La seconda opzione spesso la allettava, tanto nessuno si sarebbe accorto della sua assenza.

Jacob era più grande di Chiara di un paio d’anni; abitavano a poca distanza l’uno dall’altra, separati dalla piazza in cui si ergevano i condomini con le loro case. Si conoscevano, ma a malapena si salutavano. Il padre di Jacob lavorava per la televisione e spesso portava il figlio con se per aiutarlo nelle riprese dei servizi. A volte Chiara dava libero svago all’immaginazione e sognava di seguirli ad eventi come la Mostra del Cinema di Venezia o di Cannes. Chiara adorava il cinema e le bellissime attrici protagoniste dei suoi film preferiti. Loro si che erano perfette! Seguire Jacob ed il padre era solo un sogno, che sua madre Lourdes avrebbe demolito sul nascere; cosa ci andava a fare sua figlia a Venezia, e per vedere chi? Non erano i futili pensieri che avrebbero dato da vivere a “Chiara-casa-e-chiesa”, come la chiamavano al liceo. Studiare era il suo dovere, diceva sua madre, ed anche una forma di rispetto nei suoi confronti che la manteneva nonostante la salute cagionevole e i problemi che tutti sobbarcavano sulle sue spalle. “Non sono fatta di ferro, io; ricordatelo quando non ci sarò più”, ripeteva.

Chiara doveva “solo” studiare, diplomarsi, laurearsi e trovare un lavoro. A quel punto si sarebbe sposata ed avrebbe lasciato la casa in cui era trattata da “Regina”. Ovviamente l’ordine degli eventi non poteva essere modificato, capovolto o sconvolto da idee bizzarre o modi di fare moderni e snaturati. Ma Chiara non riusciva a distogliere il pensiero da Jacob, quel ragazzo misterioso che spiava dalla sua camera, come se temesse di essere vista nonostante le tende ed i doppi vetri alle finestre. Chissà per quale motivo si era convinta che Jacob snobbasse le ragazze come lei, secchione e timide; quelle che alle feste facevano l’impossibile per mimetizzarsi con la carta da parati della stanza pur di non provare a divertirsi. Per questa sua convinzione, non si era mai osata salutarlo per prima, temeva le rispondesse di non importunarlo, lei che, a detta di sua madre, sapeva diventare, senza troppa fatica, fastidiosa come una mosca.

L’unico giorno in cui Chiara si concedeva una pausa dallo studio era la domenica, ma solo al mattino, quando si dedicava alla lettura delle sue riviste preferite, quelle di musica, di cinema e le parole crociate. Il suo giornalaio di fiducia abitava nel suo stesso condominio ed aveva l’edicola dall’altra parte della piazza, dove stava Jacob con la sua famiglia. Chiara conosceva Mario da sempre, anzi, era lui a conoscerla da quando era in fasce ed erano diventati amici per via delle figurine che Mario le regalava quando da piccola non riusciva a completare l’album di Cenerentola.

Quella domenica, in edicola, Chiara trovò Jacob e Mario chiacchierare in modo scherzoso, con sorrisi e battute che spesso si scambiano le persone tra cui c’è una certa intesa. Mario aveva visto nascere anche Jacob, per di più lui e suo padre avevano lavorato insieme per un certo tempo, prima che Mario si sposasse e diventasse padre. Da allora le trasferte non erano più divertenti, soprattutto quando al rientro trovava moglie e figli sul piede di guerra nei suoi confronti.

Del loro discorso, Chiara ascoltò la parte in Jacob spiegava a Mario dell’ imminente partenza per la Costa Azzurra per filmare le nozze tra una famosa attrice americana ed il primogenito di un ricco imprenditore italiano. Chiara, immobile alle spalle di Jacob, pensò a quanto sarebbe stato bello partire con lui, andare lontano da casa, da sua madre, dai sui libri.

Cosa farà Chiara?

Cosa farà Chiara?

  • prova ad uscire di casa il mattino seguente per partire con Jacob, ma la madre si fa trovare davanti alla porta rimandandola in camera sua (0%)
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  • si nasconde nel furgone del padre di Jacob poco prima della partenza (38%)
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  • chiede a Jacob di partire con lui e suo padre, sperando che lui accetti (63%)
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64 Commenti

  1. Un finale leggero, morbido come una danza: speranza di nuvole e aria fresca. Ho scritto che l’avrei letto questa sera, sul tardi … poi … poi non ho resistito. Io l’avrei svolto diversamente, e questo è un aspetto che me lo fa piacere ancor più.
    Desidererei continuasse: potrebbe?
    Per ora ti ringrazio: mi raccomando, non smettere di scrivere! Ti abbraccio forte.

    • Ciao Irene, anche io vorrei continuasse, magari da qualche altra parte, qui non è possibile..mi farebbe piacere sapere come l’avresti svolta tu la storia, magari scrivimi un altro messaggio o commento, ci tengo molto! Grazie per l’incitamento a continuare, mi fa davvero molto piacere.
      Un bacio

  2. Beh, Angela, che dire…. nonostante tutte le sue debolezze, la sua poca autostima, Chiara ha avuto fortuna, alla fine. Una proposta da favola moderna che chiude col lieto fine la tragi-storia. 🙂 Io detesto i lieto fine, per cui non ti dirò che ho apprezzato la svolta finale, ma questa tua storia – che seguo fin dall’inizio con interesse, come sai – aveva molti altri punti interessanti e maturi a suo favore: era uno spaccato di vita realistico con una caratterizzazione della protagonista che porta a molte lunghe riflessioni importanti. Per cui ti perdono un finale un po’ fiabesco che poco si adatta a una storia seriosa come questa, e ti faccio i miei complimenti per come ti sei mossa in questa avventura. E un in bocca al lupo per le tue prossime storie che saranno, di sicuro, altrettanto avvincenti.
    Ale

    • Ciao Alessandra, grazie per il tuo commento molto costruttivo. Ho scelto un finale un po’ fiabesco,m come scrivi tu, per dare a Chiara una speranza che spesso purtroppo chi soffre di disturbi alimentari non hanno, non si concedono. Non è detto che Chiara riuscirà ad uscirne, ma la possibilità di una nuova vita “deve” averla, perché si può guarire e questo è un dato di fatto. Grazie anche per l’in bocca al lupo per il futuro, sperando di ritrovarci in qualche altra storia.

  3. Cara Angela, come già detto su FB e come starai notando, ti seguo e ti leggo con estremo piacere. Il racconto scorre, veloce. E velocemente vien voglia di sapere quale sarà il proseguimento. Non me la sento di consigliare la via, al momento del bivio: è come dare una trama ai propri sogni, impossibile. L’unica puntualizzazione, che mi vede concordare con Alex, è forse di approfondire l’argomento sui disturbi alimentare, essendo un tema delicato a cui molti sono interessati. Sviluppare maggiormente le sensazioni che Chiara ha provato nell’intraprendere la strada della anoressia/bulimia … magari leggendo proprio dal suo diario il dolore che l’ha sempre attanagliata. Ripeto però: è un parere! Mi complimento per la tua perseveranza, dote che raramente si unisce alla dolcezza … aggettivo per te azzeccatissimo, avendoti conosciuta di persona e come scrittrice. Non mollare mai: te lo meriti! Un bacio grandissimo! Irene Mauriello

    • Ciao Irene, grazie per il tuo commento e per seguirmi in questo mio percorso nel mondo della scrittura. Hai ragione, merita approfondire il tema della malattia, molto delicato ma anche di grande interesse perché piu diffuso di quanto non si immagini.
      Ti aspetto al prossimo episodio. Un abbraccio grosso

  4. Ciao Angela, ho appena letto i primi quattro capitoli..
    Devo dire che il tuo racconto mi sembra ben strutturato, hai le idee abbastanza chiare, su cosa vuoi dire.. (forse in alcuni frangenti ti dovresti soffermare di più e far riflettere il lettore.. visto che stai affrontando un problema serio come quello dell’ anoressia).
    Ok detto questo ti faccio i miei complimenti.. Con calma leggerò i restanti capitoli..
    mi son fermato con Chiara in opsedale..
    Ti seguo

  5. Perdo un paio di episodi, torno e ti trovo assolutamente migliorata, Angela. Non so come, prima mi piacevi, ma ora mi stupisci. Ottima esecuzione, brava davvero. Ti seguo sempre con convinzione, te lo scrissi tempo fa che il tuo racconto è molto empatico. ( beh, non ho usato questo termine, ma il senso era quello 🙂 )

  6. C’è solo un modo perché Chiara dia una svolta alla sua vita, nel bene o nel male, che si nasconda nel furgone. Avrà tempo, durante il viaggio, di manifestarsi e farsi conoscere da Jakob e suo padre e anche di telefonare a sua madre a cose fatte, chiedendole di non interferire e accettare la sua decisione. Anche perché, a meno che non la segua di corsa, non potrà più impedirle di… vedere il mondo e cambiare vita. magari con jakob. Brava, buona narrazione. Ti seguo.

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