Lo specchio deforme

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Chiara? chiede a Jacob di partire con lui e suo padre, sperando che lui accetti (63%)

Come un pesce in mare aperto

Chiara doveva assolutamente fare qualcosa, altrimenti se ne sarebbe pentita per il resto della vita. Doveva a tutti i costi trovare il coraggio di parlare con Jacob e supplicarlo di portarla con sé, via da casa; al resto ci avrebbe pensato in un secondo momento.

Uscì dall’edicola con una scusa banale, che aveva dimenticato i soldi per le riviste, sebbene sapesse che Mario non le avrebbe fatto problemi a darle ugualmente i giornali. Si sedette sulla panchina della piazza, con il viso rivolto verso il negozio ed il cuore che le batteva a mille fino a farle tremare le mani. Non appena Jacob uscì, Chiara si precipitò verso di lui, la posta in gioco era troppo alta per cambiare idea e scappare via.

“Ciao! Posso parlarti? Non ti ruberò molto tempo..”

“Ciao, Chiara, dimmi..”

“Oddio, si ricorda il mio nome! Ecco, in edicola ho sentito che domani partirai per la Francia con tuo padre”.

“Si, per lavoro. Lo aiuto nelle riprese del matrimonio di cui parlano tutti i giornali; a lui serve una mano ed io mi diverto con la telecamera..”

“Vorrei venire con voi. Non sarò d’impiccio durante le riprese, te lo prometto. Ti sembrerà una richiesta assurda, lo so..”

Jacob guardò Chiara con un misto tra stupore e disappunto..”Non andiamo in Costa Azzurra in vacanza; staremo un paio di giorni, al massimo tre, poi saremo di ritorno. Perché è così importante per te seguirci?”

“Immaginavo si trattasse di un viaggio breve; per me tre giorni sono un’infinità di tempo.. ho bisogno di andare via da qui, nient’altro.

“Sei nei guai? Da cosa stai scappando?”

“Non è come pensi, non posso dirti molto per ora; solo che ho bisogno di una pausa, di staccare la spina, credimi sulla parola”.

“E’ un po’ poco, non credi? Ci conosciamo da sempre, ma siamo due perfetti sconosciuti; dovrei parlarne prima con mio padre”.

Chiara si sentiva estremamente sciocca per aver pensato che Jacob sarebbe stato d’accordo. Era talmente forte il desiderio di liberarsi del peso che si sentiva addosso, che non si era posta troppe domande su come avrebbe convinto uno sconosciuto ad aiutarla nel suo progetto. Neanche il digiuno che si infliggeva da anni l’aveva fatta sentire leggera, ma debole ed inaffettiva. La libertà era un diritto a lei non concesso; la sua vita era fatta di doveri, responsabilità e sensi di colpa che la sua famiglia riversava sul suo corpo ogni giorno più provato. Non sapeva più quali sentimenti provava nei confronti dei genitori, a volte odiava sua madre, ma non di più di quanto odiasse se stessa per essere al mondo. Eppure non sapeva spiegarsi cosa la incuriosisse di Jacob, al punto di seguirne i movimenti e chiedergli aiuto nella fuga. Era, forse, uno spirito libero, a differenza di lei.

“Tre giorni lontano da casa forse per te non significano nulla, ci sei abituato; per me sono lo stimolo per continuare a vivere. Non mi sono mai sentita leggera..è un po’ come un pesce che dalla boccia di vetro scopre di nuotare in mare aperto”.

Jacob rimase in silenzio per pochi interminabili minuti, poi riprese:”So che mi pentirò di ciò che sto per dire, ma mi hai convinto. Fatti trovare pronta per le 7 domattina, il bagaglio deve essere minimo, l’attrezzatura occupa parecchi spazio nel furgone. E pensa a cosa raccontare a mio padre, se ti chiedesse spiegazioni. A lui non basterà la storia del pesce che nuota in mare”.

“Sul serio posso venire con voi? Ti prometto che non sarò un problema”.

“Difficile credere che tu dia problemi, sembri così esile e fragile, dai modi delicati, come mai non ti senti leggera, come dici?”

Chiara abbassò lo sguardo senza rispondere.

“A domani allora, sii puntuale”.

Mentre Jacob si allontanava percorrendo la strada che portava al centro del paese, lei lo seguì con lo sguardo, fino a perderlo alla prima curva. Contemplò il cielo privo di nubi ed i colori caldi delle foglie di metà ottobre, ascoltando il ritmo del suo cuore, che pian piano tornava alla normalità. Ce l’aveva fatta. Aveva vinto la sua timidezza ed aveva convinto uno sconosciuto a portarla via, in un’altra realtà. Si sentiva incosciente, ma anche, per la prima volta, viva.

Chiara passò la notte insonne, per l’emozione e la paura di commettere un’enorme sciocchezza. Era talmente agitata che quella domenica non aveva toccato cibo. Con lo stomaco vuoto era ancora più difficile prendere sonno, tantomeno fare pensieri sensati. Aveva provato a scrivere una lettera, ma qualunque cosa avesse scritto, nessuno in casa avrebbe capito. Lasciò un biglietto striminzito rivolto alla madre:”torno tra tre giorni, non stare in pensiero”.

“Buongiorno Chiara, pronta per partire?” Jacob sembrava di buonumore quella mattina; fece salire Chiara sul furgone senza farle domande, così come il padre , che l’accolse con un gran sorriso. Durante il viaggio, più o meno nei pressi di Mentone, il furgone iniziò a strattonare, come ci fossero dei problemi al motore. Alla prima piazzola di sosta, il padre di Jacob accostò sulla destra: “ragazzi, abbiamo un problema, il furgone non va avanti.”

Come proseguirà il viaggio in Costa Azzurra?

  • prevedendo un viaggio più lungo di quanto programmato, il padre di Jacob avvisa la madre di Chiara dell' accaduto (0%)
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  • Tramite il soccorso stradale riescono a raggiungere un albergo dove passare la notte, per poi proseguire il viaggio l'indomani (50%)
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  • Il furgone ha un guasto irreparabile; Chiara e Jacob tornano in Italia in treno, mentre il padre prosegue il viaggio con un altro veicolo (50%)
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64 Commenti

  1. Un finale leggero, morbido come una danza: speranza di nuvole e aria fresca. Ho scritto che l’avrei letto questa sera, sul tardi … poi … poi non ho resistito. Io l’avrei svolto diversamente, e questo è un aspetto che me lo fa piacere ancor più.
    Desidererei continuasse: potrebbe?
    Per ora ti ringrazio: mi raccomando, non smettere di scrivere! Ti abbraccio forte.

    • Ciao Irene, anche io vorrei continuasse, magari da qualche altra parte, qui non è possibile..mi farebbe piacere sapere come l’avresti svolta tu la storia, magari scrivimi un altro messaggio o commento, ci tengo molto! Grazie per l’incitamento a continuare, mi fa davvero molto piacere.
      Un bacio

  2. Beh, Angela, che dire…. nonostante tutte le sue debolezze, la sua poca autostima, Chiara ha avuto fortuna, alla fine. Una proposta da favola moderna che chiude col lieto fine la tragi-storia. 🙂 Io detesto i lieto fine, per cui non ti dirò che ho apprezzato la svolta finale, ma questa tua storia – che seguo fin dall’inizio con interesse, come sai – aveva molti altri punti interessanti e maturi a suo favore: era uno spaccato di vita realistico con una caratterizzazione della protagonista che porta a molte lunghe riflessioni importanti. Per cui ti perdono un finale un po’ fiabesco che poco si adatta a una storia seriosa come questa, e ti faccio i miei complimenti per come ti sei mossa in questa avventura. E un in bocca al lupo per le tue prossime storie che saranno, di sicuro, altrettanto avvincenti.
    Ale

    • Ciao Alessandra, grazie per il tuo commento molto costruttivo. Ho scelto un finale un po’ fiabesco,m come scrivi tu, per dare a Chiara una speranza che spesso purtroppo chi soffre di disturbi alimentari non hanno, non si concedono. Non è detto che Chiara riuscirà ad uscirne, ma la possibilità di una nuova vita “deve” averla, perché si può guarire e questo è un dato di fatto. Grazie anche per l’in bocca al lupo per il futuro, sperando di ritrovarci in qualche altra storia.

  3. Cara Angela, come già detto su FB e come starai notando, ti seguo e ti leggo con estremo piacere. Il racconto scorre, veloce. E velocemente vien voglia di sapere quale sarà il proseguimento. Non me la sento di consigliare la via, al momento del bivio: è come dare una trama ai propri sogni, impossibile. L’unica puntualizzazione, che mi vede concordare con Alex, è forse di approfondire l’argomento sui disturbi alimentare, essendo un tema delicato a cui molti sono interessati. Sviluppare maggiormente le sensazioni che Chiara ha provato nell’intraprendere la strada della anoressia/bulimia … magari leggendo proprio dal suo diario il dolore che l’ha sempre attanagliata. Ripeto però: è un parere! Mi complimento per la tua perseveranza, dote che raramente si unisce alla dolcezza … aggettivo per te azzeccatissimo, avendoti conosciuta di persona e come scrittrice. Non mollare mai: te lo meriti! Un bacio grandissimo! Irene Mauriello

    • Ciao Irene, grazie per il tuo commento e per seguirmi in questo mio percorso nel mondo della scrittura. Hai ragione, merita approfondire il tema della malattia, molto delicato ma anche di grande interesse perché piu diffuso di quanto non si immagini.
      Ti aspetto al prossimo episodio. Un abbraccio grosso

  4. Ciao Angela, ho appena letto i primi quattro capitoli..
    Devo dire che il tuo racconto mi sembra ben strutturato, hai le idee abbastanza chiare, su cosa vuoi dire.. (forse in alcuni frangenti ti dovresti soffermare di più e far riflettere il lettore.. visto che stai affrontando un problema serio come quello dell’ anoressia).
    Ok detto questo ti faccio i miei complimenti.. Con calma leggerò i restanti capitoli..
    mi son fermato con Chiara in opsedale..
    Ti seguo

  5. Perdo un paio di episodi, torno e ti trovo assolutamente migliorata, Angela. Non so come, prima mi piacevi, ma ora mi stupisci. Ottima esecuzione, brava davvero. Ti seguo sempre con convinzione, te lo scrissi tempo fa che il tuo racconto è molto empatico. ( beh, non ho usato questo termine, ma il senso era quello 🙂 )

  6. C’è solo un modo perché Chiara dia una svolta alla sua vita, nel bene o nel male, che si nasconda nel furgone. Avrà tempo, durante il viaggio, di manifestarsi e farsi conoscere da Jakob e suo padre e anche di telefonare a sua madre a cose fatte, chiedendole di non interferire e accettare la sua decisione. Anche perché, a meno che non la segua di corsa, non potrà più impedirle di… vedere il mondo e cambiare vita. magari con jakob. Brava, buona narrazione. Ti seguo.

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