Lo specchio deforme

Dove eravamo rimasti?

Come proseguirà il viaggio in Costa Azzurra? Il furgone ha un guasto irreparabile; Chiara e Jacob tornano in Italia in treno, mentre il padre prosegue il viaggio con un altro veicolo (50%)

Mercì, s’il vous plait

Il furgone non dava segni di vita. Jacob e suo padre provarono ripetutamente a metterlo in moto, senza alcun risultato. Non rimaneva altro che chiamare il soccorso stradale. Chiara si spostò a lato della piazzola, seduta nell’area verde adiacente all’autogrill. Pensò che forse la sua non era stata una buona idea, che avrebbe dovuto rimanere a casa, e che il suo tentativo di fuga era solo una grande sciocchezza. Sua madre non l’avrebbe mai perdonata, lasciando a suo padre il compito di punirla. Non sarebbe stata la prima volta, quella, di essere minacciata, insultata ed anche picchiata, per la sua sfrontatezza. In passato erano bastati motivi più banali per ricevere un trattamento analogo. La punizione ideale l’aveva ricevuta suo fratello Carlo, molti anni prima, per aver nascosto di aver preso una nota a scuola. Suo padre l’aveva trascinato in camera da letto, aveva chiuso a chiave la porta, si era tolto la cintura di cuoio che aveva in vita e lo aveva preso ripetutamente a cinghiate, fino a quando la sua collera non si fosse placata. Chiara dall’altra parte della porta, piangeva senza fare rumore, perché la madre le teneva la bocca chiusa con la mano.

Quell’episodio rimase indelebile nelle menti di Carlo e Chiara, ma anche in quelle dei loro genitori, che, in modo indegnamente omertoso, avevano messo tutto a tacere. Chiara non aveva mai sentito il peso delle frustrate, ma quello dei calci sì, insieme al peso della vergogna e dell’umiliazione nell’essere maltrattata in strada, all’uscita dalla scuola. La colpa era di aver perso la collana d’oro che le aveva regalato sua nonna paterna alla nascita. Era una mancanza di rispetto che suo padre non tollerava.

Chiara aveva sbagliato ad andare via con due perfetti sconosciuti, anzi, aveva sbagliato a pensare di evadere dalla sua prigione e farla franca.

Jacob si avvicinò alla ragazza, completamente assorta nei suoi pensieri.

“Che faccia seria, stai bene?”

“Sto bene, sono solo un po’ preoccupata per il nostro viaggio. Cosa pensa di fare tuo padre?”

“Aspettiamo che arrivi il soccorso stradale e che ci dica se il furgone si può riparare velocemente. Dubito che questa sera riusciremo a metterci in viaggio. Pensavamo di farci accompagnare in paese e di trovare un albergo dove passare la notte. Domattina decideremo se proseguire o tornare indietro. A dire il vero, il nostro dubbio riguarda te: mio padre è del parere che tu debba tornare indietro. I tuoi genitori saranno in ansia. E’ stata una decisione avventata quella di farti venire con noi. Sono preoccupato per te. Anche se quasi non ci conosciamo, in piazza tutti conoscono la tua famiglia. Tutti sanno che tuo padre è un attaccabrighe, sempre scontroso e pieno di rabbia. Sono convinto che la tua sia stata una mossa troppo azzardata ed io ho sbagliato ad assecondarti.”Chiara non sapeva cosa rispondere, indecisa se dire una bugia e proteggere suo padre, oppure dare ragione a Jacob e supplicarlo di non rispedirla a casa, non ancora, per lo meno.

“Capisco che vi sto mettendo in difficoltà, ma se torno a casa adesso sarà stato tutto inutile e verrei punita ugualmente.”

“Credo che mio padre abbia già deciso, ma se può farti piacere, io sono dalla tua parte. Proverò a parlargli; tentar non nuoce, giusto? Vieni con me, andiamo a mangiare, sto morendo di fame.”

Anche se la sua fuga fosse terminata lì, Chiara aveva appena trovato una persona disposta a schierarsi dalla sua parte. Era la prima volta che accadeva, come era la prima volta che permetteva a qualcuno di stare dalla sua.

All’interno dell’autogrill Jacob si mise in coda per un paio di panini ed una bibita. “Cosa vuoi mangiare?”

Chiara esitò un po’, poi rispose: “Cafè au lait, s’il vous plait. Mercì.”

“Tutto qui? Sei sicura?”

“Si, grazie, è sufficiente”, rispose, sapendo di mentire. A Chiara quel cappuccino non placò neanche un quarto della fame che le attanagliava lo stomaco. Anzi, le rimase indigesto per la velocità con cui l’aveva bevuto. Ma la paura di ingrassare e l’impossibilità di pesarsi faceva sì che avesse un controllo ancora più severo sul suo corpo.

Usciti dall’autogrill, videro finalmente arrivare il soccorso. Il padre di Jacob spiegò l’accaduto chiedendo aiuto al figlio per alcuni termini in francese che non ricordava. “Niente da fare, dobbiamo fa portare via il furgone. Per questa notte ci fermeremo a Mentone, ma domattina Chiara riparte per l’Italia e noi proseguiamo verso Cannes.”

“Chiara non aprì bocca. Avvertì un forte calore diffondersi lungo tutto il corpo, mani e testa compresi. Tutto intorno iniziò a girare e a sembrare meno nitido. Cadde a terra come un peso morto. Quando riaprì gli occhi giaceva in un letto indossando un camice di carta, di quelli che si usano in ospedale prima di un intervento chirurgico. Dal braccio destro pendeva la cannula collegata ad una flebo. La stanza era vuota; Jacob era di spalle, appoggiato alla porta con lo sguardo verso il corridoio. Lo sentiva parlare, ma del suo interlocutore intravedeva solo la sagoma.

Chi è la persona con cui parla Jacob?

  • la polizia a cui l'ospedale ha segnalato la presenza di una ragazza minorenne (0%)
    0
  • Il medico di turno (80%)
    80
  • Il padre di Chiara arrivato nella notte in ospedale (20%)
    20
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64 Commenti

  1. Un finale leggero, morbido come una danza: speranza di nuvole e aria fresca. Ho scritto che l’avrei letto questa sera, sul tardi … poi … poi non ho resistito. Io l’avrei svolto diversamente, e questo è un aspetto che me lo fa piacere ancor più.
    Desidererei continuasse: potrebbe?
    Per ora ti ringrazio: mi raccomando, non smettere di scrivere! Ti abbraccio forte.

    • Ciao Irene, anche io vorrei continuasse, magari da qualche altra parte, qui non è possibile..mi farebbe piacere sapere come l’avresti svolta tu la storia, magari scrivimi un altro messaggio o commento, ci tengo molto! Grazie per l’incitamento a continuare, mi fa davvero molto piacere.
      Un bacio

  2. Beh, Angela, che dire…. nonostante tutte le sue debolezze, la sua poca autostima, Chiara ha avuto fortuna, alla fine. Una proposta da favola moderna che chiude col lieto fine la tragi-storia. 🙂 Io detesto i lieto fine, per cui non ti dirò che ho apprezzato la svolta finale, ma questa tua storia – che seguo fin dall’inizio con interesse, come sai – aveva molti altri punti interessanti e maturi a suo favore: era uno spaccato di vita realistico con una caratterizzazione della protagonista che porta a molte lunghe riflessioni importanti. Per cui ti perdono un finale un po’ fiabesco che poco si adatta a una storia seriosa come questa, e ti faccio i miei complimenti per come ti sei mossa in questa avventura. E un in bocca al lupo per le tue prossime storie che saranno, di sicuro, altrettanto avvincenti.
    Ale

    • Ciao Alessandra, grazie per il tuo commento molto costruttivo. Ho scelto un finale un po’ fiabesco,m come scrivi tu, per dare a Chiara una speranza che spesso purtroppo chi soffre di disturbi alimentari non hanno, non si concedono. Non è detto che Chiara riuscirà ad uscirne, ma la possibilità di una nuova vita “deve” averla, perché si può guarire e questo è un dato di fatto. Grazie anche per l’in bocca al lupo per il futuro, sperando di ritrovarci in qualche altra storia.

  3. Cara Angela, come già detto su FB e come starai notando, ti seguo e ti leggo con estremo piacere. Il racconto scorre, veloce. E velocemente vien voglia di sapere quale sarà il proseguimento. Non me la sento di consigliare la via, al momento del bivio: è come dare una trama ai propri sogni, impossibile. L’unica puntualizzazione, che mi vede concordare con Alex, è forse di approfondire l’argomento sui disturbi alimentare, essendo un tema delicato a cui molti sono interessati. Sviluppare maggiormente le sensazioni che Chiara ha provato nell’intraprendere la strada della anoressia/bulimia … magari leggendo proprio dal suo diario il dolore che l’ha sempre attanagliata. Ripeto però: è un parere! Mi complimento per la tua perseveranza, dote che raramente si unisce alla dolcezza … aggettivo per te azzeccatissimo, avendoti conosciuta di persona e come scrittrice. Non mollare mai: te lo meriti! Un bacio grandissimo! Irene Mauriello

    • Ciao Irene, grazie per il tuo commento e per seguirmi in questo mio percorso nel mondo della scrittura. Hai ragione, merita approfondire il tema della malattia, molto delicato ma anche di grande interesse perché piu diffuso di quanto non si immagini.
      Ti aspetto al prossimo episodio. Un abbraccio grosso

  4. Ciao Angela, ho appena letto i primi quattro capitoli..
    Devo dire che il tuo racconto mi sembra ben strutturato, hai le idee abbastanza chiare, su cosa vuoi dire.. (forse in alcuni frangenti ti dovresti soffermare di più e far riflettere il lettore.. visto che stai affrontando un problema serio come quello dell’ anoressia).
    Ok detto questo ti faccio i miei complimenti.. Con calma leggerò i restanti capitoli..
    mi son fermato con Chiara in opsedale..
    Ti seguo

  5. Perdo un paio di episodi, torno e ti trovo assolutamente migliorata, Angela. Non so come, prima mi piacevi, ma ora mi stupisci. Ottima esecuzione, brava davvero. Ti seguo sempre con convinzione, te lo scrissi tempo fa che il tuo racconto è molto empatico. ( beh, non ho usato questo termine, ma il senso era quello 🙂 )

  6. C’è solo un modo perché Chiara dia una svolta alla sua vita, nel bene o nel male, che si nasconda nel furgone. Avrà tempo, durante il viaggio, di manifestarsi e farsi conoscere da Jakob e suo padre e anche di telefonare a sua madre a cose fatte, chiedendole di non interferire e accettare la sua decisione. Anche perché, a meno che non la segua di corsa, non potrà più impedirle di… vedere il mondo e cambiare vita. magari con jakob. Brava, buona narrazione. Ti seguo.

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