Lo specchio deforme

Dove eravamo rimasti?

Come decideranno di proseguire il loro viaggio una volta usciti dall'ospedale? Chiedono un passaggio facendo l'autostop (67%)

Cirque de la Riviera

Scappare senza avere un piano di fuga non era la cosa più saggia da fare, ma Jacob non aveva tempo da perdere, andare via dall’ospedale in fretta e senza destare sospetti era la mossa a cui dare priorità.

All’aria aperta si ragiona molto meglio, penso tra sé, mentre Chiara pian piano riprendeva colore in viso. Ad un centinaio di metri dall’ospedale si trovarono sulla strada che da Mentone portava verso la Costa Azzurra o la Liguria a seconda del senso di marcia. Senza ombra di dubbio la loro direzione era quella che portava il più lontano possibile dall’Italia, dalla prigionia fisica e mentale di Chiara. Come aveva visto fare nei film degli anni ’80, Jacob allungò il braccio e tirò su il pollice per chiedere un passaggio alle auto in corsa. Qualcuno prima o poi si sarebbe fermato. Non trascorse molto tempo che videro accostarsi una jeep modello militare guidata da una signora corpulenta, dalla folta chioma rossa arruffata come un nido di uccelli.

“Parlez-vous italien?” Jacob snocciolò una di seguito all’altra tutte le parole di francese che aveva imparato a scuola, di cui, però, aveva un vago ed impreciso ricordo.

“Un pochino”, rispose la donna.

Quel pochino bastò a far salire Jacob e Chiara sulla jeep e ad ottenere un passaggio in direzione Eze-Sur-Mer. La signora si chiamava Juliette, era nata a Nizza, ma da anni viveva a Mentone dove gestiva il parco giochi nel cuore del paese. La sua preferita era la giostra con cavalli e carrozze, “quella delle bimbe che sognano il principe azzurro”, aveva precisato. Da giovane aveva lavorato in un circo ed aveva girato tutta la riviera francese fino al confine con la Spagna. “Se sei giovane e ami la libertà è un lavoro bellissimo, ma non devi affezionarti a niente e a nessuno, devi avere l’animo di un girovago. Quando mi sono accorta di non essere più una ragazzina, ho capito che era il momento di cambiare, di provare a piantare radici. Non è stato facile; non smetti da un giorno all’altro di avere lo spirito libero. Ho un compagno che mi dà una mano con le giostre e a placare la mia indole da vagabonda. Se non fosse per Frederich ora sarei ancora la donna cannone del “Cirque de la Riviera”. Non ho rimpianti, né rinnego il mio passato, ho sempre preso da sola le mie decisioni, nel bene e nel male. Raccontatemi qualcosa di voi, è il vostro turno. Cosa ci fate in Francia da soli?”

“Raggiungiamo mio padre che si trova a Cannes per lavoro. Purtroppo abbiamo avuto un imprevisto durante il viaggio, ma non appena avrà terminato le riprese torneremo tutti e tre in Italia, come da programma. Mio padre lavora per la televisione italiana; spesso va in trasferta per seguire eventi mondani o sportivi. In questo caso si tratta di puro gossip”.

“Posso darvi un passaggio fino ad Eze e lasciarvi in stazione. Da lì a Cannes non ci sono molte fermate. Mi spiace ma non posso portarvi io, devo rientrare il prima possibile a Mentone.”

“Eze andrà benissimo”, rispose Jacob. 

Chiara continuava a non parlare. Stava seduta dietro, con le spalle appoggiate a quelle di Jacob. Sapeva dove si trovava, ma non sapeva bene né il come né il perché.  Sapeva di certo che a casa non ci sarebbe tornata, almeno per un paio di giorni. Dallo zaino tirò fuori un piccolo diario dalla copertina rigida, chiuso con un nastro di raso blu. Lo aprì, prese una penna, ma prima di riprendere a scrivere rilesse le riflessioni lasciate una settimana prima, quando credeva che il suo futuro fosse già stato deciso.

Spesso la solitudine e la tristezza arrivano così nel profondo dell’anima da sentire la disperazione che prende il sopravvento. La depressione è sempre lì, pronta a riaffiorare senza preavviso, portando con sé i pensieri più brutti e dolorosi. Si perde anche il ricordo della sensazione che dà la voglia di vivere, perché l’unico desiderio è smettere di sentire e la soluzione sembra essere una sola.

Chiara non fece in tempo a scrivere nuove riflessioni; Jacob le prese il diario dalle mani ricordandole che doveva riposare e soprattutto bere molta acqua, come aveva suggerito il medico dell’ospedale. “Riempirai le pagine del tuo diario quando sarai a casa, non avere fretta. Questo lo tengo io, ne avrò ben cura, non temere.”

Chiara preferì non parlare piuttosto che rivendicare il suo diario. Il silenzio era diventato più amabile del suono della sua voce.

“Un paio di chilometri e siamo ad Eze, vi porto in stazione”, disse Juliette. Jacob ringraziò e salutò la donna con un sorriso forzato. Non avevano i soldi per il biglietto ad Eze, così come non li avevano a Mentone. Entrambi accusavano segni evidenti di stanchezza, non sarebbero andati da nessuna parte senza prima mangiare e dormire. Dalla stazione presero la strada che portava al mare, quella che costeggiava le ville delle star. Da una di queste sentirono suonare chitarra, basso e batteria ed una voce che improvvisava i versi di una canzone. Il tutto era  intervallato da parole e risa. Jacob, incuriosito, si avvicinò alle mura della villa dal lato della spiaggia

Come si comporta Jacob?

  • sale le scale ed approfitta del momento di pausa per farsi notare dai musicisti all'interno (67%)
    67
  • Sale le scale a chiocciola che portano alla stanza delle prove ma viene fermato dagli uomini della sicurezza (0%)
    0
  • Si ferma in spiaggia ad ascoltare la musica insieme a Chiara (33%)
    33
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64 Commenti

  1. Un finale leggero, morbido come una danza: speranza di nuvole e aria fresca. Ho scritto che l’avrei letto questa sera, sul tardi … poi … poi non ho resistito. Io l’avrei svolto diversamente, e questo è un aspetto che me lo fa piacere ancor più.
    Desidererei continuasse: potrebbe?
    Per ora ti ringrazio: mi raccomando, non smettere di scrivere! Ti abbraccio forte.

    • Ciao Irene, anche io vorrei continuasse, magari da qualche altra parte, qui non è possibile..mi farebbe piacere sapere come l’avresti svolta tu la storia, magari scrivimi un altro messaggio o commento, ci tengo molto! Grazie per l’incitamento a continuare, mi fa davvero molto piacere.
      Un bacio

  2. Beh, Angela, che dire…. nonostante tutte le sue debolezze, la sua poca autostima, Chiara ha avuto fortuna, alla fine. Una proposta da favola moderna che chiude col lieto fine la tragi-storia. 🙂 Io detesto i lieto fine, per cui non ti dirò che ho apprezzato la svolta finale, ma questa tua storia – che seguo fin dall’inizio con interesse, come sai – aveva molti altri punti interessanti e maturi a suo favore: era uno spaccato di vita realistico con una caratterizzazione della protagonista che porta a molte lunghe riflessioni importanti. Per cui ti perdono un finale un po’ fiabesco che poco si adatta a una storia seriosa come questa, e ti faccio i miei complimenti per come ti sei mossa in questa avventura. E un in bocca al lupo per le tue prossime storie che saranno, di sicuro, altrettanto avvincenti.
    Ale

    • Ciao Alessandra, grazie per il tuo commento molto costruttivo. Ho scelto un finale un po’ fiabesco,m come scrivi tu, per dare a Chiara una speranza che spesso purtroppo chi soffre di disturbi alimentari non hanno, non si concedono. Non è detto che Chiara riuscirà ad uscirne, ma la possibilità di una nuova vita “deve” averla, perché si può guarire e questo è un dato di fatto. Grazie anche per l’in bocca al lupo per il futuro, sperando di ritrovarci in qualche altra storia.

  3. Cara Angela, come già detto su FB e come starai notando, ti seguo e ti leggo con estremo piacere. Il racconto scorre, veloce. E velocemente vien voglia di sapere quale sarà il proseguimento. Non me la sento di consigliare la via, al momento del bivio: è come dare una trama ai propri sogni, impossibile. L’unica puntualizzazione, che mi vede concordare con Alex, è forse di approfondire l’argomento sui disturbi alimentare, essendo un tema delicato a cui molti sono interessati. Sviluppare maggiormente le sensazioni che Chiara ha provato nell’intraprendere la strada della anoressia/bulimia … magari leggendo proprio dal suo diario il dolore che l’ha sempre attanagliata. Ripeto però: è un parere! Mi complimento per la tua perseveranza, dote che raramente si unisce alla dolcezza … aggettivo per te azzeccatissimo, avendoti conosciuta di persona e come scrittrice. Non mollare mai: te lo meriti! Un bacio grandissimo! Irene Mauriello

    • Ciao Irene, grazie per il tuo commento e per seguirmi in questo mio percorso nel mondo della scrittura. Hai ragione, merita approfondire il tema della malattia, molto delicato ma anche di grande interesse perché piu diffuso di quanto non si immagini.
      Ti aspetto al prossimo episodio. Un abbraccio grosso

  4. Ciao Angela, ho appena letto i primi quattro capitoli..
    Devo dire che il tuo racconto mi sembra ben strutturato, hai le idee abbastanza chiare, su cosa vuoi dire.. (forse in alcuni frangenti ti dovresti soffermare di più e far riflettere il lettore.. visto che stai affrontando un problema serio come quello dell’ anoressia).
    Ok detto questo ti faccio i miei complimenti.. Con calma leggerò i restanti capitoli..
    mi son fermato con Chiara in opsedale..
    Ti seguo

  5. Perdo un paio di episodi, torno e ti trovo assolutamente migliorata, Angela. Non so come, prima mi piacevi, ma ora mi stupisci. Ottima esecuzione, brava davvero. Ti seguo sempre con convinzione, te lo scrissi tempo fa che il tuo racconto è molto empatico. ( beh, non ho usato questo termine, ma il senso era quello 🙂 )

  6. C’è solo un modo perché Chiara dia una svolta alla sua vita, nel bene o nel male, che si nasconda nel furgone. Avrà tempo, durante il viaggio, di manifestarsi e farsi conoscere da Jakob e suo padre e anche di telefonare a sua madre a cose fatte, chiedendole di non interferire e accettare la sua decisione. Anche perché, a meno che non la segua di corsa, non potrà più impedirle di… vedere il mondo e cambiare vita. magari con jakob. Brava, buona narrazione. Ti seguo.

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