Lo specchio deforme

Dove eravamo rimasti?

Come si comporta Jacob? sale le scale ed approfitta del momento di pausa per farsi notare dai musicisti all'interno (67%)

Forse Chiara può guarire

“Aspettami qui, arrivo subito”. Jacob salì le scale che conducevano direttamente alla stanza da cui provenivano suoni e risate. Quattro uomini sulla cinquantina stavano chiacchierando amabilmente, al termine di una performance musicale. Si intuiva che tra loro ci fosse una buona intesa, come se si conoscessero da parecchio tempo, non erano semplicemente “colleghi” di lavoro, ma amici. Jacob rimase fermo davanti a loro, dall’altra parte della porta-finestra ma prima ancora di farsi notare, fu il bassista ad accorgersi della sua presenza e ad andargli incontro.

“Hi guy!What are you doing here?” L’uomo era indubbiamente di origini anglosassoni. Jacob non esitò a rispondere chiedendo scusa per l’intrusione e che aveva bisogno di aiuto per la sua amica, giù alla spiaggia. Raccontò a sommi capi la loro storia, che erano partiti dall’Italia insieme al padre, ma che, per una serie di vicissitudini si erano ritrovati da soli a raggiungere Cannes. Una donna li aveva accompagnati fino ad Eze, dove erano in cerca di un posto dove dormire e di qualcosa da mettere sotto i denti fino all’indomani.

“Mi spiace aver interrotto le prove, sono rimasto attratto dalla musica, oltre che dalla necessità di chiedere aiuto.” Il bassista rientrò a parlare con gli altri musicisti, lasciando Jacob sulla porta, in attesa.

“Ok guy, come in! But first call your friend!” A quanto pareva Jacob era riuscito a farsi ospitare in quella che sembrava in tutto e per tutto la villa di personaggi famosi. Chiara fu accolta calorosamente da tutti, in particolare dal cantante, un tipo carismatico e dalla voce suadente. La sistemarono su di una poltrona, quasi fosse la spettatrice privilegiata di un concerto in forma privata. Una donna, una cameriera, portò del cibo, sotto suggerimento del cantante. Erano irlandesi, con una carriera artistica trentennale. La stanza era un vero e proprio tempio della musica, piena di foto, quadri, strumenti e riconoscimenti internazionali. Jacob si sentiva terribilmente in imbarazzo, catapultato nel sogno più bello mai sognato. La presenza di Chiara aveva mutato l’atmosfera che Jacob aveva percepito quando si era avvicinato alla stanza dalla spiaggia. Sebbene i quattro uomini continuassero ad essere gentili ed affabili nei loro confronti, si intuiva un po di preoccupazione per le condizioni della ragazza. L’unico a rimanere sempre molto rilassato era il bassista. Il cantante sembrava essersi preso a cuore lo stato di Chiara, con la quale aveva intrapreso una conversazione profonda sulla musica e sulla vita, raccontando della sua adolescenza, di come era diventato cantante, del suo rapporto conflittuale con il padre e della perdita prematura della madre.

“Io ho entrambi i genitori, ed ho con entrambi un rapporto conflittuale. Non parlo quasi mai con mio padre e mia madre non mi ascolta. Mi tengono legata a loro giocando sui sensi di colpa. Non ricordo di aver mai visto mio padre sorridere, né avermi mai dato un bacio in segno d’affetto.”

Paul l’abbracciò soffocando le ultime parole di Chiara, che si abbandonò in un pianto liberatorio. Era tanto tempo che non si sentiva così, come sollevata da un macigno che le schiacciava lo stomaco. L’appetito arrivò subito dopo, spontaneamente. Jacob rimase a guardare l’intera scena senza aprire bocca, ma in evidente stato di stupore. Era la prima volta che vedeva Chiara mangiare qualcosa di solido che non fossero caramelle. “Allora forse può guarire e questo viaggio non sarà inutile”,pensò.

Paul era davvero un uomo carismatico e pieno di sorprese. Tutti e quattro avevano talmente tanto da dire su se stessi e sulla loro carriera artistica che non sarebbe bastata l’intera notte ed i giorni seguenti per raccontarne la minima parte. Jacob sembrava essere entrato in uno stato di grazia, affascinato non solo dai personaggi ma anche dall’incredibile attrezzatura che riempiva la stanza. Diverse chitarre, dalla classica all’acustica, una batteria stratosferica, il basso del bassista flemmatico ed altri strumenti di epoche diverse..Jacob si sentiva come all’interno di un parco giochi. Impulsivamente avrebbe preso in mano il basso e provato a suonare qualche nota; aveva la musica nel sangue, il suo era un vero e proprio orecchio musicale. Per di più era cresciuto in una famiglia di artisti; suo zio insegnava pianoforte in conservatorio oltre ad essere un famoso orchestrale. Jacob avrebbe voluto seguire le orme dello zio, ma al momento di scegliere la scuola, aveva optato per una carriera diversa, perseverando un altro grande sogno.

Chiara si sentiva stranamente a suo agio, la mente finalmente aveva smesso di fare voli pindarici, concentrando le poche energie rimaste nel presente, verso le persone che l’avevano accolta con tanta disponibilità ed interesse. Con lo stomaco pieno il suo viso era più sereno, armonioso. Per Jacob Chiara era un mistero, una ragazza dalle mille risorse che lei stessa rifiutava di vedere. Per un attimo gli venne l’idea di cambiare destinazione, di lasciar perdere Cannes..

Jacob va a parlare con Chiara della sua idea ma..

  • Paul regala a Chiara un invito per il concerto della band a Parigi la sera successiva (40%)
    40
  • Paul intona una canzone che dedica a Chiara impedendo a Jacob di parlarle del suo progetto (20%)
    20
  • Paul lo anticipa, chiedendo a Chiara di fermarsi nella sua villa fino a completa guarigione (40%)
    40
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64 Commenti

  1. Un finale leggero, morbido come una danza: speranza di nuvole e aria fresca. Ho scritto che l’avrei letto questa sera, sul tardi … poi … poi non ho resistito. Io l’avrei svolto diversamente, e questo è un aspetto che me lo fa piacere ancor più.
    Desidererei continuasse: potrebbe?
    Per ora ti ringrazio: mi raccomando, non smettere di scrivere! Ti abbraccio forte.

    • Ciao Irene, anche io vorrei continuasse, magari da qualche altra parte, qui non è possibile..mi farebbe piacere sapere come l’avresti svolta tu la storia, magari scrivimi un altro messaggio o commento, ci tengo molto! Grazie per l’incitamento a continuare, mi fa davvero molto piacere.
      Un bacio

  2. Beh, Angela, che dire…. nonostante tutte le sue debolezze, la sua poca autostima, Chiara ha avuto fortuna, alla fine. Una proposta da favola moderna che chiude col lieto fine la tragi-storia. 🙂 Io detesto i lieto fine, per cui non ti dirò che ho apprezzato la svolta finale, ma questa tua storia – che seguo fin dall’inizio con interesse, come sai – aveva molti altri punti interessanti e maturi a suo favore: era uno spaccato di vita realistico con una caratterizzazione della protagonista che porta a molte lunghe riflessioni importanti. Per cui ti perdono un finale un po’ fiabesco che poco si adatta a una storia seriosa come questa, e ti faccio i miei complimenti per come ti sei mossa in questa avventura. E un in bocca al lupo per le tue prossime storie che saranno, di sicuro, altrettanto avvincenti.
    Ale

    • Ciao Alessandra, grazie per il tuo commento molto costruttivo. Ho scelto un finale un po’ fiabesco,m come scrivi tu, per dare a Chiara una speranza che spesso purtroppo chi soffre di disturbi alimentari non hanno, non si concedono. Non è detto che Chiara riuscirà ad uscirne, ma la possibilità di una nuova vita “deve” averla, perché si può guarire e questo è un dato di fatto. Grazie anche per l’in bocca al lupo per il futuro, sperando di ritrovarci in qualche altra storia.

  3. Cara Angela, come già detto su FB e come starai notando, ti seguo e ti leggo con estremo piacere. Il racconto scorre, veloce. E velocemente vien voglia di sapere quale sarà il proseguimento. Non me la sento di consigliare la via, al momento del bivio: è come dare una trama ai propri sogni, impossibile. L’unica puntualizzazione, che mi vede concordare con Alex, è forse di approfondire l’argomento sui disturbi alimentare, essendo un tema delicato a cui molti sono interessati. Sviluppare maggiormente le sensazioni che Chiara ha provato nell’intraprendere la strada della anoressia/bulimia … magari leggendo proprio dal suo diario il dolore che l’ha sempre attanagliata. Ripeto però: è un parere! Mi complimento per la tua perseveranza, dote che raramente si unisce alla dolcezza … aggettivo per te azzeccatissimo, avendoti conosciuta di persona e come scrittrice. Non mollare mai: te lo meriti! Un bacio grandissimo! Irene Mauriello

    • Ciao Irene, grazie per il tuo commento e per seguirmi in questo mio percorso nel mondo della scrittura. Hai ragione, merita approfondire il tema della malattia, molto delicato ma anche di grande interesse perché piu diffuso di quanto non si immagini.
      Ti aspetto al prossimo episodio. Un abbraccio grosso

  4. Ciao Angela, ho appena letto i primi quattro capitoli..
    Devo dire che il tuo racconto mi sembra ben strutturato, hai le idee abbastanza chiare, su cosa vuoi dire.. (forse in alcuni frangenti ti dovresti soffermare di più e far riflettere il lettore.. visto che stai affrontando un problema serio come quello dell’ anoressia).
    Ok detto questo ti faccio i miei complimenti.. Con calma leggerò i restanti capitoli..
    mi son fermato con Chiara in opsedale..
    Ti seguo

  5. Perdo un paio di episodi, torno e ti trovo assolutamente migliorata, Angela. Non so come, prima mi piacevi, ma ora mi stupisci. Ottima esecuzione, brava davvero. Ti seguo sempre con convinzione, te lo scrissi tempo fa che il tuo racconto è molto empatico. ( beh, non ho usato questo termine, ma il senso era quello 🙂 )

  6. C’è solo un modo perché Chiara dia una svolta alla sua vita, nel bene o nel male, che si nasconda nel furgone. Avrà tempo, durante il viaggio, di manifestarsi e farsi conoscere da Jakob e suo padre e anche di telefonare a sua madre a cose fatte, chiedendole di non interferire e accettare la sua decisione. Anche perché, a meno che non la segua di corsa, non potrà più impedirle di… vedere il mondo e cambiare vita. magari con jakob. Brava, buona narrazione. Ti seguo.

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