L’uomo dalle ali di carta

Tra sogno e realtà

Erano ormai le 4.37 di notte quando Jared decise che era giunta l’ora di andare a godersi il meritato riposo.

La giornata lavorativa era stata come al solito dura e la serata tra gioco, alcool e fumo non era stata da meno.

Jared si trascinava e stava in piedi a malapena, forse aveva alzato un po’ troppo il gomito.

Imboccò via Salvecchio, un vicolo piuttosto stretto, pavimentato con pietre al centro e con dei mattoncini rossi ai lati.

Le case molto alte, il buio ed una strana nebbiolina, non certo tipica del posto in agosto, rendevano l’atmosfera piuttosto tetra e misteriosa.

Dopo pochi passi avvertì per un attimo incertezza e fu assalito da un brivido che salì lungo la schiena.

Si guardò intorno ma non vedendo nessuno decise di proseguire.

Fu in quel momento che sentì una voce, sembrava anziana ma non era tremolante,

era una voce piena, degna dei più grandi doppiatori italiani e disse :

“Ce la puoi fare”.

Al che si girò e gli sembrò di vedere dietro di sé un’ombra che svoltava in via

Benzoni. Cercò di inseguirla ma arrivato in fondo non c’era nessuno…

Era mezz’ora che si girava nel letto quando decise di accendere il cellulare per vedere che ora si era fatta.

Attese il completamento del protocollo di end-gap e vedendo che il telefono non emetteva nessun suono simile all’arrivo di un nuovo messaggio, pensò che anche quella mattina nessuna ragazza avesse deciso di dichiarargli il suo amore e che nessu’altra era pentita di avere preso una strada che la portava lontana da lui.

Rassegnato, ma nemmeno troppo deluso da quella situazione, decise di guardare l’orario.

Erano le 9.38 e dato che era un sabato mattina, si alzò e come da routine, si preparò per fare il solito giro al mercato.

Il sole era già alto ed essendo una mattina di agosto la temperatura e la percentuale di umidità presente nell’aria contribuivano, sicuramente, a dare quel senso di oppressione e di affanno che non rendevano certo facile l’inizio della giornata.

Scese le scale di corsa non ponendo molta attenzione alla vicina che stava salendo con le borse della spesa , la signora Caputo era una donna sulla cinquantina, di corporatura robusta e vestiva sempre molto alla buona.

Fu quando, andando al mercato, passo davanti ad una pianta di gelsomino che, sentendo il profumo, iniziò a ricordarsi della sera prima.  

Prese in mano il portafogli e controllò quanti soldi aveva… mancavano 350 euro all’appello. Ancora una volta il video poker l’aveva messo in ginocchio.

Con l’amaro in bocca decise di proseguire il giro e di non pensarci troppo. Le serate storte capitano a tutti pensò fra se e se.

Vide in lontananza Jimmy, un ragazzo sui 35 anni che lavorava con lui nella ditta di servofreni. Jared si era diplomato in un istituto tecnico commerciale, ma non trovando lavoro nel suo campo, si era adeguato al momento andando  a lavorare in una ditta metalmeccanica.

Lo stipendio era di tutto rispetto, l’ambiente era pieno di giovani e Jared tutto sommato si divertiva con i colleghi.

Raggiunto l’amico lo salutò : “Bella zio, come butta?”

Jimmy: “Tutto tra, fratello. Che dici di bere qualcosa?”

I ragazzi si divertivano ad emulare i coetanei milanesi, utilizzando un linguaggio che non era per niente il loro, ed ogni volta che si incontravano mettevano in piedi delle scenette che viste da fuori sembravano reali.

Jimmy: “Che hai fatto ieri sera?”

Jared : “Niente di chè, sono passato al bar a bere qualcosa… “

Jimmy: “Fieno in cascina…???”

Jared : “No, ieri sera ho perso qualcosa ma niente di importante”.

Jared si vergognava a dire che aveva perso tutti quei soldi, poichè si sentiva in colpa.

Ovviamente la cosa è in comune con tutti i giocatori che si pavoneggiano quando vincono, ma non dicono nulla quando perdono, così se uno è un pò fuori dal giro, pensa che certe persone sono fortunate ma in realtà conosce la verità per metà.

I due continuarono a dialogare e poi decisero di vedersi la sera.

Verso mezzogiorno Jared prese la strada di casa.

Sua mamma aveva preparato il pranzo ed al rintocco del campanile, l’avrebbe servito in tavola e lui non poteva mancare all’appuntamento.  

 

Jared e Jimmy

  • Mentre beve un whisky Jared si ricorda della voce (57%)
    57
  • Vanno in una sala slot e perdono ancora (14%)
    14
  • Vanno a ballare e trovano Natalia (29%)
    29
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122 Commenti

  • Sono d’accordo con Alessandra, storia interessante, mai banale e con un finale inaspettato! Sai stupire al momento giusto senza essere scontato nelle situazioni e sai cogliere l’attenzione di chi ti legge… Speriamo arrivi presto questa nuova idea! Buona continuazione Manfred

  • Bravo, refusi e verbi a parte, un finale molto sentito, anche potente.
    La storia era davvero interessante, mi dispiace che sia conclusa.
    Vorrei leggere ancora qualcosa di tuo; che ne dici di rimetterti in gioco, prossimamente?
    Comunque… non sparire.

  • Mi piace come hai descritto le varie situazioni e come hai ripreso l’argomento principale del tuo racconto: le debolezze di ciascuno di noi. Adoro l’ effetto sorpresa quindi aeroporto!

  • ” … Quel vuoto che ogni volta che giocava, si ingigantiva anziché riempirsi …” è una chicca d’autore.
    Devo dire che tu stai rispettando – e non nascondo stupore compiaciuto – quello che il grande VOGLER ( che ti consiglio di leggere, se hai tempo) definisce “il viaggio dell’eroe” perché si compia il suo arco, la sua maturazione durante il “viaggio” di quel lasso di vita che la storia indaga. E non è tutto: hai anche approfondito le variabili, le ragioni, le hai spiegate con delicatezza, senza indugiare troppo, ma in questo modo hai lanciato un dado. Quando il dado è tratto si arriva a slacciare il nodo, quando il nodo è sciolto il sentiero è chiaro. Perciò, per chiudere, hai scelto i tempi giusti, lo hai fatto nel modo corretto, e sei stato – pur nell’incertezza di alcuni passaggi – professionale.

    Sorpresa all’aeroporto.

  • Un po’ strano questo ravvedimento improvviso. Mi sarei aspettato che fosse scatenato da un trauma, non da una presa di coscienza proprio lì, nel Bengodi.
    Ma va bene così, sei tu che guidi.
    Mi piacerebbe, a questo punto, capire come te la caveresti con un altro evento traumatico: la perdita del bambino.

  • Oddio che opzioni ! Non so cosa scegliere, che scelgo qui ? Sono in crisiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii……………………………Il capitolo non mi guida da nessuna parte in nessuna scelta. Sicuramente tu avrai ponderato il capitolo successivo su ognuna delle tre o su tutte e tre…. Allora vado a senso Jared e Claudia si fidanzano. Non odiarmi, mi lasciasti al buio e proprio non sapevo cosa fare….

  • Ciao, Manfred.
    Scusa il ritardo, ho recupaerato, però. 🙂
    Non voglio che jared venga eliminato, io lo avrei fatto vincere, ma tu ci hai affidato il suo destino e io dico che sarà lui ad abbandonare il torneo.
    In questo episodio mi hai fatto viaggiare, te ne sono grata. Sembrava di esserci davvero lì, con i delfini, e poi tra la folla e davanti al tavolo da gioco e a contemplare l’acquario più grande del mondo. E poi la tensione del gioco nel gioco. Ci sei stato davvero, lì, dì la verità….

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