L’uomo dalle ali di carta

Dove eravamo rimasti?

Jared al lago Resta a piedi (50%)

Un tuffo nel passato.

La sua intenzione era quella di fare il giro del lago e di fermarsi, a sua discrezione, quando era stanco, o quando trovava un posto che gli piacesse in modo particolare.

Purtroppo per lui però i suoi piani andarono in fumo quando, sulla SS240 tra Torbole e Riva del garda, la sua moto decise che anche per lei era tempo di ferie e ferma in un parcheggio non ne voleva sapere di ripartire.

Jared prontamente chiamò l’assistenza che mandò un carro attrezzi a prendere la moto per portarla in un centro autorizzato vicino.

A lui non andò poi così male dato che gli venne assegnata gratuitamente una camera in hotel, nell’attesa che la moto venisse riparata.

Quella notte dunque l’avrebbe passata a Riva del garda e l’indomani sarebbe ripartito.

La sera, mentre stava bevendo qualcosa da solo, seduto ad un tavolino davanti al bar dell’albergo, vide un ragazzo che era appoggiato ad un muretto dall’altra parte della strada che si sbracciava per attirare la sua attenzione.

Di primo acchito, Jared, si guardò intorno perché non capiva se quel tipo ce l’avesse con lui.

In un secondo momento però si alzò dalla sedia ed attraversò la strada e mentre fissava il ragazzo, quest’ultimo gli disse con una voce famigliare “Ce l’hai fatta”.

Jared che si era messo sulla difensiva replicò “A fare zio?”.

Luca “Sono venti minuti che mi sbraccio, ce l’hai fatta ad attraversare”.

“Cosa vuoi da me?” “Hai bisogno?” chiese Jared.

“Mi sa che tu hai bisogno” replicò Luca che poi aggiunse “Io sono Luca, seguimi!”.

Jared lo seguì senza esitare. Gli sembrava di conoscerlo da una vita.

I due arrivarono a piedi in una zona nella periferia del paese, dove c’era un capannone, vicino alla fermata dell’autobus.

Fuori dal capannone c’erano diversi muletti. Sembrava una segheria dall’esterno.

Jared non capì subito dov’era finito, però l’istinto gli diceva di fidarsi di Luca.

Prima di entrare Luca disse “Tu, devi solo guardare. Non dire niente tanto è inutile”, dopodiché si aprì il portone scorrevole ed i due entrarono.

L’atmosfera era strana, Jared si sentì intorpidito sin da subito. Come se fosse mezzo imbambolato.

Si guardò intorno e vide diversi tavoli da gioco, uomini in abito gessato, signore con decoltè da urlo.

In fondo alla stanza c’erano il bancone di un bar e numerosi tavoli da gioco.

Si giocava a poker e black-jack.

Quando si diresse verso il bar per prendere qualcosa Luca gli disse :”Dove vai?”

Jared “Ho sete”.

“Non ti sentono” rispose Luca.

Jared incurante si diresse al bar e chiese da bere una birra ma non ricevette risposte dal barista. Quando stupito si girò verso Luca per chiedergli spiegazioni rimase di pietra.

Suo padre era seduto ad un tavolo da gioco. Com’era possibile?

Il padre di Jared era morto vent’anni prima. Lui aveva cinque anni quando lo trovarono in macchina in fondo ad una scarpata proprio a Riva del garda.

Si diceva che ubriaco fosse andato fuori strada, anche se rimasero molti dubbi sull’accaduto e nessuno approfondì mai la vicenda.

Jared che aveva ricordi vaghi di suo padre, divenne adulto con un po’ di risentimento nei suoi confronti perché si sentiva abbandonato e tradito.

Ora l’aveva lì davanti a se ma non fece nemmeno in tempo a dire qualcosa che la guardia di finanza fece irruzione nel locale ed il caos prese il sopravvento.

Molte persone riuscirono a scappare dal retro, altre rimasero nel locale e quando tornò la calma capì che era una truffa.

Gli agenti erano finti ed il loro compito era quello di far scappare i giocatori che puntualmente lasciavano le loro vincite sui tavoli. 

In quel momento suo padre si alzò e disse “Non è possibile andare avanti così. Io mi tiro fuori”.

Un tipo vestito con un abito grigio chiaro e con un tatuaggio sulla mano destra gli rispose “Tu non hai ancora finito il tuo lavoro” e poi continuò “stai zitto se vuoi bene alla tua famiglia”.

Il padre di Jared però sembrava non voler più sottostare e tentò di ribellarsi “Vado alla polizia e vi denuncio tutti”.

Purtroppo per lui però aveva detto qualcosa che non doveva ed infatti in due lo presero e lo riempirono di botte.

Dopodiché il tipo col vestito grigio disse “legatelo ad una sedia, riempitelo di alcool e poi sapete cosa dovete fare”.

Jared sconvolto tentò di intervenire per difendere il padre, ma non poteva fare niente.

Era spettatore di una scena accaduta vent’anni prima.

Cercò Luca con lo sguardo ma non lo vide più.

Uscì dal retro. La strada era deserta, ormai erano le due di notte.

Cercò l’albergo dove era alloggiato e quando ci arrivò ancora confuso salì in camera e si buttò sul letto.

Iniziò a pensare ai vent’anni passati senza suo padre. Alla rabbia che aveva provato nei suoi confronti.

Alle cattiverie che la gente aveva detto su di lui.

Pensò a come avrebbe potuto vendicare suo papà. Non poteva lasciar impunite quelle persone. Ma come poteva rintracciarle?

Cosa avrebbe potuto fare dopo vent’anni? Forse ben poco.

Cercò di ricordare più particolari possibili. Ogni dettaglio l’avrebbe potuto aiutare.

Cosa farà Jared al ritorno

  • Si ferma a Moniga per una sosta (20%)
    20
  • Non si ricorda niente di particolare (0%)
    0
  • Si ricorda alcuni dettagli importanti (80%)
    80
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122 Commenti

  • Sono d’accordo con Alessandra, storia interessante, mai banale e con un finale inaspettato! Sai stupire al momento giusto senza essere scontato nelle situazioni e sai cogliere l’attenzione di chi ti legge… Speriamo arrivi presto questa nuova idea! Buona continuazione Manfred

  • Bravo, refusi e verbi a parte, un finale molto sentito, anche potente.
    La storia era davvero interessante, mi dispiace che sia conclusa.
    Vorrei leggere ancora qualcosa di tuo; che ne dici di rimetterti in gioco, prossimamente?
    Comunque… non sparire.

  • Mi piace come hai descritto le varie situazioni e come hai ripreso l’argomento principale del tuo racconto: le debolezze di ciascuno di noi. Adoro l’ effetto sorpresa quindi aeroporto!

  • ” … Quel vuoto che ogni volta che giocava, si ingigantiva anziché riempirsi …” è una chicca d’autore.
    Devo dire che tu stai rispettando – e non nascondo stupore compiaciuto – quello che il grande VOGLER ( che ti consiglio di leggere, se hai tempo) definisce “il viaggio dell’eroe” perché si compia il suo arco, la sua maturazione durante il “viaggio” di quel lasso di vita che la storia indaga. E non è tutto: hai anche approfondito le variabili, le ragioni, le hai spiegate con delicatezza, senza indugiare troppo, ma in questo modo hai lanciato un dado. Quando il dado è tratto si arriva a slacciare il nodo, quando il nodo è sciolto il sentiero è chiaro. Perciò, per chiudere, hai scelto i tempi giusti, lo hai fatto nel modo corretto, e sei stato – pur nell’incertezza di alcuni passaggi – professionale.

    Sorpresa all’aeroporto.

  • Un po’ strano questo ravvedimento improvviso. Mi sarei aspettato che fosse scatenato da un trauma, non da una presa di coscienza proprio lì, nel Bengodi.
    Ma va bene così, sei tu che guidi.
    Mi piacerebbe, a questo punto, capire come te la caveresti con un altro evento traumatico: la perdita del bambino.

  • Oddio che opzioni ! Non so cosa scegliere, che scelgo qui ? Sono in crisiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii……………………………Il capitolo non mi guida da nessuna parte in nessuna scelta. Sicuramente tu avrai ponderato il capitolo successivo su ognuna delle tre o su tutte e tre…. Allora vado a senso Jared e Claudia si fidanzano. Non odiarmi, mi lasciasti al buio e proprio non sapevo cosa fare….

  • Ciao, Manfred.
    Scusa il ritardo, ho recupaerato, però. 🙂
    Non voglio che jared venga eliminato, io lo avrei fatto vincere, ma tu ci hai affidato il suo destino e io dico che sarà lui ad abbandonare il torneo.
    In questo episodio mi hai fatto viaggiare, te ne sono grata. Sembrava di esserci davvero lì, con i delfini, e poi tra la folla e davanti al tavolo da gioco e a contemplare l’acquario più grande del mondo. E poi la tensione del gioco nel gioco. Ci sei stato davvero, lì, dì la verità….

  • Ciao Manfred, grazie per avermi in invitato a Paradise Island.
    Ho gradito molto dall’atterraggio in poi e persino la visita al Casinò anche se ho sudato freddo, pensavo che il tuo amico Jared facesse una cazzata, invece è andato tutto liscio. Grazie pure del wisky, ma sai non credo Jared finirà la partita domani, è troppo preso dalle voci interne e quindi…..
    Il prossimo wisaky fammelo liscio lo sai che il ghiaccio non mi piace! Smak con il rossetto rosso sopra la guancia…Seee vedemooo…..

  • Io e la parità siamo una cosa sola. Votando per incontrare qualcuno dell’organizzazione, l’ho portato in parità con Jared che si impone ai tavoli da gioco. Speriamo che qualcuno sblocchi la situazione. Se no ti toccherà portare Jared al tavolo da gioco e mettergli vicino uno dell’organizzazione. 🙂

  • Letto tutti gli episodi e voto perché Jared si ricordi alcuni dettagli. Mi immagino qualcosa che all’apparenza era sembrata inutile, ma adesso col senno di poi si rivela importante.
    Non male come storia. Non nego, però, che alcune cose non le ho capite. Tipo la storia di Jimmy e Natalia. Nell’economia della storia avranno un ruolo importante? Perché hai speso un episodio per loro quando il protagonista è Jared. L’altra è perché ripeti i nomi prima del discorso diretto? Jared dice… Jimmy risponde… Jared replica e via dicendo. Secondo me è un spreco di caratteri. A meno che tu non voglia sottolineare un gesto o pensiero importante che non verrà riportato a voce, non credo che ripetere i loro nomi abbia senso. Un lettore con le giuste indicazioni può essere in grado di capire chi dice che cosa e quando. Ti seguo. 🙂

  • Ricorda alcuni dettagli importanti.
    Anche se non so come abbia fatto a vivere una scena accaduta vent’anni prima, forse presto lo capirò. Però mi è piaciuta la situazione. Fosse stata più indagata, approfondita, sarebbe stata una chicca non da poco, ma capisco che non potevi fare di più, ora.

    Piccola nota: quando entrano in scena dei personaggi nuovi, non devi anticipare il loro nome e il loro ruolo finché essi stessi non si palesano. Hai detto che Luca si chiama Luca prima che lui stesso lo abbia dichiarato, e siccome non stai scrivendo in terza persona onniscente ma limitata, significa che sei nella testa di Jared, per cui non puoi sapere come si chiama, prima che lo abbia detto.
    Certo, capisco che questa è una storia in cui lui ha visioni e “premonizioni” per cui non sarebbe difficile immaginarlo veggente anche sul nome di Luca, ma sappiamo entrambi che non era questo il caso. 🙂
    Vai sempre meglio. Bene.

  • Quando Jimmy blocca la macchina pensavo anch’io volesse dire a Natalia “un figlio??? Non se ne parla!” E invece no…ben descritta la figura di lei, riesco ad immaginarla mentre leggo! Adesso lasciamolova piedi!

  • Il capitolo non te lo critico mi è piaciuto. Mi piace che hai messo in risalto l’interiorità di lei. …..( Mi sono dimenticata il commento perché mi è stato interrotto, da una cacchio di telefonata. Perché la gente telefona ad altra gente, perché mi hanno telefonato proprio mentre stavo facendo questo commento? ) Mi pare, che ti avrei voluto dire che quando lui recepisce la notizia quasi quasi pensavo la facesse scendere dalla macchina o le dicesse di abortire…Diciamo che è andata bene!!!

  • Spero che l’episodio di Natalia e Jimmy abbia un suo senso nello sviluppo del racconto, perché per ora sembra un fatto isolato. Il racconto funziona, ma stai attento a non perderti per strada: sei quasi al giro di boa, dovresti iniziare a dare congruenza ai vari spunti che hai lanciato.
    Non voglio cavillare sui refusi, ma la virgola tra soggetto e verbo (Sua madre, aveva / Quella sera poi Jared, andò) è un pugno nello stomaco.
    [Caputo]

  • Mi piace la storia delle voci. Anche il dialogo con l’amico mi è piaciuto. Non si usano i punti doppi e tripli, però. ( ???!!!!, fa parte di un linguaggio che non ha a che fare con la scrittura narrativa. E orari e date si scrivono in lettere, non in numeri). 🙂
    La signora Caputo non è chi credono…

  • Ciao, Manfred.Quale whislky beve? La marca conta. Vorrei saperla, e se non ci hai pensato, immaginala e dimmela. Grazie…
    I dettagli contano.
    Lui bara? Vede? Passa? Se ne va? Che tipo è? Anche una partita di poker disegna il “ghost” di un personaggio.
    Perché suona la sveglia? Questo non l’ho capito: stava o non stava con la donna?
    Ti seguo, mi interessi.

  • Ciao, Manfred. Ti tengo d’occhio, non ho ancora deciso se seguirti. Ci sono cose che mi piacciono molto in questo episodio, altre meno. Mi piace l’ambientazione di provincia (Crema?), mi piace il ritmo del racconto, mi piace quel lasciare intuire dei particolari (ma non sono ancora sicuro che sia la penna dell’autore a tracciarli o l’occhio del lettore a scorgerli). Non sempre mi piace la costruzione delle frasi, la scelta del lessico.
    Poi non mi piacciono affatto 350 euro e 35 anni, con i numeri scritti in cifre e non a lettere, e i tre punti interrogativi. Sembra una mia pedanteria, ma in realtà sono errori in un testo letterario.
    [si ricorda della voce]

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