L’uomo dalle ali di carta

Dove eravamo rimasti?

Il torneo continua Jared smette di giocare ed abbandona il torneo (67%)

Fine dei giochi

Passò l’intera notte senza chiudere occhio, con quella voce che gli girava per la testa. “Ascolta il tuo dolore”.

Fu quello che fece. Ascoltò il suo dolore. Ascoltò il dolore di molte persone.

Cercò di comprendere quel vuoto interiore che lo attanagliava e che lui puntualmente cercava di riempire col gioco. Quel vuoto che ogni volta che giocava, si ingigantiva anziché riempirsi. Pensò alla frustrazione che provava ogni volta che perdeva soldi ai videopoker ed alla frenesia di volerli recuperare. Entrò in quel meccanismo che era fatto su misura per distruggere chi ne veniva accalappiato. Senza pietà.

Come aveva fatto lui a cascarci dentro? Era lui un pollo, era il sistema subdolo o entrambe le cose?

Sarà stata colpa di aver perso, una guida come, suo padre sin da piccolo? Scartò quest’ipotesi quasi subito dato che c’era molta gente che giocava e che non aveva avuto un problema simile.

Tutto ruotava intorno a quel vuoto ed al fatto di volerlo riempire. C’era chi lo riempiva col fumo, chi col gioco d’azzardo, chi con le spese compulsive, chi con il sesso e chi con storie d’amore a senso unico o con mille parole.

Sta di fatto che nessuno mai fosse riuscito a colmarlo né con questi modi né con altri, semplicemente perché quel vuoto non andava riempito ma accettato per quello che era. Una parte di noi.

Probabilmente la felicità non doveva dipendere da qualcosa o da qualcuno ma semplicemente era uno stato mentale che si poteva raggiungere e poi perdere più volte nel corso di una vita. La cosa veramente importante era capire questa cosa ma soprattutto la consapevolezza di se stessi. Delle proprie doti e dei propri difetti.

Giunse ad una conclusione. Avrebbe continuato a fare molte cose nella sua vita, altre le avrebbe abbandonate ma ciò che contava è che ora avrebbe vissuto da un altro punto di vista.

Stava per sorgere il sole quando Jared chiuse gli occhi sereno e si appisolò per qualche ora col sorriso stampato in faccia. Ora si sentiva leggero.

“Jared” , “Zio”, “Ehi zio sveglia” lo chiamò Claudia.

“Ehi, bella che ore sono?” .

“Le otto” “Andiamo a fare colazione che poi si va in spiaggia?”.

La colazione era a buffet. C’erano leccornie di tutti i tipi. Si passava dal dolce al salato. Una costante erano i fiocchi d’avena che mescolati con acqua bollente, prendevano la consistenza di una crema, da combinare poi con gamberetti e carne speziata.

Dopo che si riempirono i piatti, i due si sedettero ad un tavolino non troppo lontano da dove era esposto tutto quel ben di Dio.

“Claudia, penso di ritirarmi dal torneo”. “Staremo qui ancora qualche giorno e poi torneremo in Italia”.

A Claudia andò di traverso il boccone che stava ingurgitando. “Perché zio?”.

“Non è quello che voglio questa vita”. “Ho già buttato troppi soldi nel gioco”.

“Ma qui non spendi niente per giocare”.

“Hai ragione, ma è il gioco in se che non mi va più”. “Ho bisogno di staccarmi un po’”. “Magari giocherò ancora in futuro, ma non come ho fatto finora”. “ Però adesso basta”.

“Va bene Ja”. “Se è questo che vuoi, non ci sono problemi”.

“Basta che non mi presento”. “ Non devo far niente di particolare per ritirarmi”.

“Come mai questa scelta proprio ora?”. “Cioè, hai buttato via tanti soldi è vero”. “ Ti è costato sacrificio comunque arrivare qui ed ora, proprio sul più bello, butti tutto?”.

“E’ vero, però se ho capito ora che la mia strada non è questa cosa posso farci?”. “Devo ostinarmi e continuare su una via che non è la mia solo perché mi è costato sacrificio arrivarci?”.

“Vedi tu Ja”.

“Magari il percorso che ho fatto finora mi è servito per prendere consapevolezza”.

“Chi lo sa”. “Diciamo che sei un po’ strano ragazzo mio”. “Però mi piaci così”.

“Riguardo al tipo, lasciamo perdere”. “Non so chi sia e sinceramente forse è meglio così”.

“Beh un tatuaggio è un po’ poco, ma comunque stai tranquillo che prima o poi tutti gli stronzi vengono a galla”.

“Tu si che sei una filosofa, altro che Schopenhauer”.

“Hihihi”.

Passarono i giorni restanti tra spiagge e vari divertimenti ed infine presero l’aereo per tornare in Italia.

Arrivati a casa

  • Claudia e Jared si fidanzano (11%)
    11
  • Natalia ha perso il bambino (22%)
    22
  • Una sorpresa all'aereoporto (67%)
    67
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122 Commenti

  • Sono d’accordo con Alessandra, storia interessante, mai banale e con un finale inaspettato! Sai stupire al momento giusto senza essere scontato nelle situazioni e sai cogliere l’attenzione di chi ti legge… Speriamo arrivi presto questa nuova idea! Buona continuazione Manfred

  • Bravo, refusi e verbi a parte, un finale molto sentito, anche potente.
    La storia era davvero interessante, mi dispiace che sia conclusa.
    Vorrei leggere ancora qualcosa di tuo; che ne dici di rimetterti in gioco, prossimamente?
    Comunque… non sparire.

  • Mi piace come hai descritto le varie situazioni e come hai ripreso l’argomento principale del tuo racconto: le debolezze di ciascuno di noi. Adoro l’ effetto sorpresa quindi aeroporto!

  • ” … Quel vuoto che ogni volta che giocava, si ingigantiva anziché riempirsi …” è una chicca d’autore.
    Devo dire che tu stai rispettando – e non nascondo stupore compiaciuto – quello che il grande VOGLER ( che ti consiglio di leggere, se hai tempo) definisce “il viaggio dell’eroe” perché si compia il suo arco, la sua maturazione durante il “viaggio” di quel lasso di vita che la storia indaga. E non è tutto: hai anche approfondito le variabili, le ragioni, le hai spiegate con delicatezza, senza indugiare troppo, ma in questo modo hai lanciato un dado. Quando il dado è tratto si arriva a slacciare il nodo, quando il nodo è sciolto il sentiero è chiaro. Perciò, per chiudere, hai scelto i tempi giusti, lo hai fatto nel modo corretto, e sei stato – pur nell’incertezza di alcuni passaggi – professionale.

    Sorpresa all’aeroporto.

  • Un po’ strano questo ravvedimento improvviso. Mi sarei aspettato che fosse scatenato da un trauma, non da una presa di coscienza proprio lì, nel Bengodi.
    Ma va bene così, sei tu che guidi.
    Mi piacerebbe, a questo punto, capire come te la caveresti con un altro evento traumatico: la perdita del bambino.

  • Oddio che opzioni ! Non so cosa scegliere, che scelgo qui ? Sono in crisiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii……………………………Il capitolo non mi guida da nessuna parte in nessuna scelta. Sicuramente tu avrai ponderato il capitolo successivo su ognuna delle tre o su tutte e tre…. Allora vado a senso Jared e Claudia si fidanzano. Non odiarmi, mi lasciasti al buio e proprio non sapevo cosa fare….

  • Ciao, Manfred.
    Scusa il ritardo, ho recupaerato, però. 🙂
    Non voglio che jared venga eliminato, io lo avrei fatto vincere, ma tu ci hai affidato il suo destino e io dico che sarà lui ad abbandonare il torneo.
    In questo episodio mi hai fatto viaggiare, te ne sono grata. Sembrava di esserci davvero lì, con i delfini, e poi tra la folla e davanti al tavolo da gioco e a contemplare l’acquario più grande del mondo. E poi la tensione del gioco nel gioco. Ci sei stato davvero, lì, dì la verità….

  • Ciao Manfred, grazie per avermi in invitato a Paradise Island.
    Ho gradito molto dall’atterraggio in poi e persino la visita al Casinò anche se ho sudato freddo, pensavo che il tuo amico Jared facesse una cazzata, invece è andato tutto liscio. Grazie pure del wisky, ma sai non credo Jared finirà la partita domani, è troppo preso dalle voci interne e quindi…..
    Il prossimo wisaky fammelo liscio lo sai che il ghiaccio non mi piace! Smak con il rossetto rosso sopra la guancia…Seee vedemooo…..

  • Io e la parità siamo una cosa sola. Votando per incontrare qualcuno dell’organizzazione, l’ho portato in parità con Jared che si impone ai tavoli da gioco. Speriamo che qualcuno sblocchi la situazione. Se no ti toccherà portare Jared al tavolo da gioco e mettergli vicino uno dell’organizzazione. 🙂

  • Letto tutti gli episodi e voto perché Jared si ricordi alcuni dettagli. Mi immagino qualcosa che all’apparenza era sembrata inutile, ma adesso col senno di poi si rivela importante.
    Non male come storia. Non nego, però, che alcune cose non le ho capite. Tipo la storia di Jimmy e Natalia. Nell’economia della storia avranno un ruolo importante? Perché hai speso un episodio per loro quando il protagonista è Jared. L’altra è perché ripeti i nomi prima del discorso diretto? Jared dice… Jimmy risponde… Jared replica e via dicendo. Secondo me è un spreco di caratteri. A meno che tu non voglia sottolineare un gesto o pensiero importante che non verrà riportato a voce, non credo che ripetere i loro nomi abbia senso. Un lettore con le giuste indicazioni può essere in grado di capire chi dice che cosa e quando. Ti seguo. 🙂

  • Ricorda alcuni dettagli importanti.
    Anche se non so come abbia fatto a vivere una scena accaduta vent’anni prima, forse presto lo capirò. Però mi è piaciuta la situazione. Fosse stata più indagata, approfondita, sarebbe stata una chicca non da poco, ma capisco che non potevi fare di più, ora.

    Piccola nota: quando entrano in scena dei personaggi nuovi, non devi anticipare il loro nome e il loro ruolo finché essi stessi non si palesano. Hai detto che Luca si chiama Luca prima che lui stesso lo abbia dichiarato, e siccome non stai scrivendo in terza persona onniscente ma limitata, significa che sei nella testa di Jared, per cui non puoi sapere come si chiama, prima che lo abbia detto.
    Certo, capisco che questa è una storia in cui lui ha visioni e “premonizioni” per cui non sarebbe difficile immaginarlo veggente anche sul nome di Luca, ma sappiamo entrambi che non era questo il caso. 🙂
    Vai sempre meglio. Bene.

  • Quando Jimmy blocca la macchina pensavo anch’io volesse dire a Natalia “un figlio??? Non se ne parla!” E invece no…ben descritta la figura di lei, riesco ad immaginarla mentre leggo! Adesso lasciamolova piedi!

  • Il capitolo non te lo critico mi è piaciuto. Mi piace che hai messo in risalto l’interiorità di lei. …..( Mi sono dimenticata il commento perché mi è stato interrotto, da una cacchio di telefonata. Perché la gente telefona ad altra gente, perché mi hanno telefonato proprio mentre stavo facendo questo commento? ) Mi pare, che ti avrei voluto dire che quando lui recepisce la notizia quasi quasi pensavo la facesse scendere dalla macchina o le dicesse di abortire…Diciamo che è andata bene!!!

  • Spero che l’episodio di Natalia e Jimmy abbia un suo senso nello sviluppo del racconto, perché per ora sembra un fatto isolato. Il racconto funziona, ma stai attento a non perderti per strada: sei quasi al giro di boa, dovresti iniziare a dare congruenza ai vari spunti che hai lanciato.
    Non voglio cavillare sui refusi, ma la virgola tra soggetto e verbo (Sua madre, aveva / Quella sera poi Jared, andò) è un pugno nello stomaco.
    [Caputo]

  • Mi piace la storia delle voci. Anche il dialogo con l’amico mi è piaciuto. Non si usano i punti doppi e tripli, però. ( ???!!!!, fa parte di un linguaggio che non ha a che fare con la scrittura narrativa. E orari e date si scrivono in lettere, non in numeri). 🙂
    La signora Caputo non è chi credono…

  • Ciao, Manfred.Quale whislky beve? La marca conta. Vorrei saperla, e se non ci hai pensato, immaginala e dimmela. Grazie…
    I dettagli contano.
    Lui bara? Vede? Passa? Se ne va? Che tipo è? Anche una partita di poker disegna il “ghost” di un personaggio.
    Perché suona la sveglia? Questo non l’ho capito: stava o non stava con la donna?
    Ti seguo, mi interessi.

  • Ciao, Manfred. Ti tengo d’occhio, non ho ancora deciso se seguirti. Ci sono cose che mi piacciono molto in questo episodio, altre meno. Mi piace l’ambientazione di provincia (Crema?), mi piace il ritmo del racconto, mi piace quel lasciare intuire dei particolari (ma non sono ancora sicuro che sia la penna dell’autore a tracciarli o l’occhio del lettore a scorgerli). Non sempre mi piace la costruzione delle frasi, la scelta del lessico.
    Poi non mi piacciono affatto 350 euro e 35 anni, con i numeri scritti in cifre e non a lettere, e i tre punti interrogativi. Sembra una mia pedanteria, ma in realtà sono errori in un testo letterario.
    [si ricorda della voce]

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