Make a wish

1. Capelli neri

Melly era una ragazza che sapeva perfettamente cosa voleva.

Se aveste potuto parlare con lei cinque minuti, ve ne saresti resi conto subito. Era di  una consapevolezza senza eguali. Apprendeva di tutto come una spugna, ed era così brava a modificare se stessa in base alle situazioni. Non che questo non le fosse costato anni di sacrifici, tempo e impegno; eppure si poteva stare certi che se voleva fare una cosa, nonostante non avesse assolutamente idea di come fare, ci sarebbe riuscita prima o poi. Le bastava così poco per arrampicarsi e crescere fiorente come una di quelle piante che hanno solo il bisogno di un rametto per iniziare a stabilizzarsi, ma che trovano da sé la propria strada verso il cielo. Melly era una perfetta incarnazione della forza della natura.

La mia meravigliosa Melly. 

Come tutte le grandi personalità, anche lei aveva i suoi problemi. Quello che vi trovavo io, o che almeno io trovavo il più debilitante, era la sua insicurezza cronica. Come conseguenza di ciò, c’era un altro suo aspetto, irrilevante secondo i più, ma che era così profondamente radicato in lei, da far paura se vi ci foste trovati ad imbattervi, a rifletterci.

Melly cercava continuamente di dimostrare di valere qualcosa.

Questo la portava a non trovare mai limiti alla soglia del dolore che fosse in grado di sopportare per gli altri.

Io vedevo in lei delle cose che lei non era in grado di vedere. E giuro che le avrei prestato i miei occhi se fosse stato possibile a farla risollevare da quella situazione. Si stava distruggendo. E odiavo quel lui che non aveva ancora provato a fermarla.

Erano un po’ di mesi a questa parte che vedevo la sua folgorante luce affievolirsi. Se aveste potuto vedere come si stava riducendo! Inizialmente provai a dirglielo. Poi provai a parlarle dolcemente, poi, tentai anche di imporglielo, con le maniere più forti che ero in grado di usare su di lei: uno sguardo arrabbiato, una voce forte e dura; ma fu anche peggio. La vedevo crollare e non sapevo come tenerla, come tenderle la mano a salvarla da quel suicidio che stava tentando nei pressi di un baratro che lei stessa si stava scavando, giorno dopo giorno.

Era come vedere una persona “scavarsi la fossa”. Letteralmente.

Aspettare che lei la ritenesse abbastanza profonda e osservarla mentre giocava a rimanere in piedi sul precipizio, guardando giù, spingendosi sempre un po’ troppo oltre,  senza poter fare nulla.

Non ce la feci più. Per tutte le volte che tentai, per tutte le volte che i miei buoni propositi furono solo presi nel verso sbagliato, inducendola a ridurre il tempo che lei portava disinvolta sulla fronte come una data di scadenza con cui si era abituata a convivere, per il bene che continuavo disperatamente a volerle, insomma, per questo e tanto altro, io le lasciai una lettera e partii.

Non l’avrei vista distruggersi con le sue stesse mani. Non l’avrei raccolta io dal baratro che si stava scavando.

Fui codardo e fuggii lontano, dove i suoi occhi spenti mi avrebbero perseguitato nei sogni, ma non nella vita reale. Dove non avrei più visto i suoi neri capelli morbidi e lucenti che adoravo accarezzare, perdere la loro meravigliosa essenza.

Non volevo assistere a quello scempio.

“Salvati” le scrissi sopra quella lettera che le lasciai.

E partii.

***

La sveglia suonò dieci minuti dopo che mi ero svegliata. Stavo facendo il caffè e mi ero dimenticata di disattivarla. Ultimamente la mettevo solo per abitudine. Dormivo così poco che non c’era la necessità di ricorrere a tale supplizio. Eppure non ero una che rinunciava alle sue abitudini così facilmente, a maggior ragione se non volevo, o non ero in grado di rendermi conto (mi giustificavo anche così talvolta), che mi stavo riducendo “ai minimi termini”. Non potevo accettare di non essere in grado di raggiungere un obiettivo che mi ero proposta. A maggior ragione se era una cosa a cui tenevo così tanto. Non importava quello che avrei dovuto sacrificare di me, io ero focalizzata sul “lottare”, non nel prendere coscienza di quello che la lotta stava facendomi perdere o rinunciare. 

Mi vestii scura. Pettinai per lungo tempo i lunghi e neri capelli di cui andavo così fiera. Quella mattina li vidi così fragili e spenti, così chiamai per un appuntamento. Passavo la maggior parte dei miei week-end dal parrucchiere per rinvigorirli, come se far apparire meglio loro, facesse apparire meglio me. Non importavano le occhiaie, la faccia pallida o i chili in meno. I capelli lucenti che possedevo uscendo dal mio parrucchiere di fiducia, potevano farmi ancora sentire così forte, così in grado di reggere quella situazione. 

E bastava cosi poco per convincermi che avrei sopportato, avrei continuato a lottare, negando di stare male, rendendo i miei bisogni silenziosi, immobili, invisibili.

Il tempo passava e i miei capelli erano l’unica cosa a suggerirmi che stavo bene e che ce la potevo fare.

Mi bastava così poco per arrampicarmi. I miei capelli erano un solido appiglio.

Eppure, quanto avrei retto su quegli specchi?

Melly troverà la lettera, cosa deciderà di farne?

  • La nasconderà in un posto sicuro per aprirla più tardi. (27%)
    27
  • Deciderà di non aprirla. (13%)
    13
  • La leggerà. (60%)
    60
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21 Commenti

  1. Ciao!!! A parte qualcosina di poco chiaro, è un incipit assolutamente interessante! Poi, sono sicura che tutti gli aspetti saranno chiariti nel corso della storia! 😉
    Se vuoi, passa da me!
    P.S. Ho votato che non apre la lettera, ma sono in minoranza!!! 🙁
    A presto!!!

  2. Interessante questo Incipit. Confesso però che mi sono un po’ persa in una apparente contraddizione. Melly viene descritta all’inizio come una persona “che sa quello che vuole” “si poteva stare certi che se voleva fare una cosa, nonostante non avesse assolutamente idea di come fare, ci sarebbe riuscita prima o poi”. Alcune righe più avanti, si parla della sua insicurezza cronica. Vediamo se il seguito chiarirà questo aspetto. 🙂

    • Forse non sono stata abbastanza chiara a descrivere quest’aspetto, hai ragione. Melly, ossia la protagonista, sa perfettamente quello che vuole. La sua insicurezza riguarda se stessa, il modo in cui si vede e la sua incapacità nel sentirsi “abbastanza” (“Melly cercava continuamente di dimostrare di valere qualcosa”); come se si sottovalutasse. I suoi sogni, i suoi desideri e i suoi bisogni le sono perfettamente chiari, quello che lei é, che rappresenta come persona, invece no.
      Come desiderare di ottenere un posto importante di lavoro, avere tutte le carte in regola per farlo, ma non sentirsi in grado di meritare, poter aspirare a tanto. Mi riferivo alla Bassa autostima, all’insicurezza verso se stessa.

    • Forse non sono stata abbastanza chiara a descrivere quest’aspetto, hai ragione. Melly, ossia la protagonista, sa perfettamente quello che vuole. La sua insicurezza riguarda se stessa, il modo in cui si vede e la sua incapacità nel sentirsi “abbastanza” (“Melly cercava continuamente di dimostrare di valere qualcosa”); come se si sottovalutasse. I suoi sogni, i suoi desideri e i suoi bisogni le sono perfettamente chiari, quello che lei é, che rappresenta come persona, invece no.
      Come desiderare di ottenere un posto importante di lavoro, avere tutte le carte in regola per farlo, ma non sentirsi in grado di meritare, poter aspirare a tanto. Mi riferivo alla Bassa autostima, all’insicurezza verso se stessa.

      Grazie mille per aver espresso questo parere. È un commento prezioso. Proverò ad essere più precisa la prossima volta 🙂

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