Mezzo cuore di cristallo

Dove eravamo rimasti?

Elyse vuole allontanarsi il prima possibile dal Bosco Rosso, senza farsi notare, ma: ...qualcuno la segue. Amico o nemico? (50%)

Un banchetto fuori programma

Si mimetizzò tra i cespugli e seguì il ruscello per allontanarsi dal castello. Non aveva osato uscire dal castello passando per la porta principale: dopo aver ridotto il loro re in quel modo, dubitava di essere ancora la benvenuta. Per questo era andata sulla terrazza e, aggrappandosi all’edera rossa, era scesa fino a terra senza dare nell’occhio. Ora doveva solo allontanarsi senza lasciare tracce e sperare che nessuno la seguisse.

Raggiunse il bosco, finalmente. Tra gli alberi, per quanto diversi da quelli del suo regno, si sentiva al sicuro. Camminò usando le poche stelle che riusciva a intravedere tra una chioma di foglie e l’altra per orientarsi e dirigersi verso Nord.

Si fermò. La foresta addormentata la circondava col suo silenzio, un silenzio pesante che premeva sui timpani. Ma stavolta non si lasciò ingannare. Ricominciò a camminare, aspettando solo il momento giusto; come capì la sua posizione, le bastò un pensiero perché i lunghi rami del salice piangente avvinghiassero la figura silenziosa che la inseguiva, imprigionandola tra le sue lunghe foglie rosse.

Lei si voltò tranquillamente e si diresse verso il suo prigioniero. L’elfo, nonostante la bocca tappata dai rami, non sembrava avere la minima intenzione di urlare e chiamare aiuto; semplicemente la fissava con sguardo determinato, gli occhi chiari che al buio sembravano grigi.

«Torna indietro, è meglio per te se non provi più a seguirmi » sibilò lei allentando leggermente la presa dei rami per lasciarlo parlare.

«Neanche per sogno» ribatté lui, sottovoce. Non tentò di divincolarsi, stava immobile a fissarla. «Lasciami andare»

«Neanche per sogno»

«Ascolta, non sono venuto a fermarti. Voglio solo sapere la verità: so che re Araton è arrogante e poco incline alla diplomazia, e non penso che tu ti sia allontanata tanto dal tuo regno solo per imbavagliare il nostro re e sparire. Voglio sapere di cosa hai bisogno, e quale torto ti ha fatto il re»

Elyse aggrottò le sopracciglia, interdetta. Per quanto sorpresa però non aveva intenzione di fidarsi di lui. Allentò la presa dei rami che scivolarono a terra lasciando libero l’elfo, che comunque rimase immobile al suo posto.

«Perché dovrei dirlo a te?» domandò la ninfa.

«Hai ragione. Non dovresti dirlo solo a me: ci sono altri elfi, più saggi e influenti, che dovrebbero ascoltarti. Loro ti ascolteranno e forse potranno aiutarti»

Le stava offrendo aiuto. E se fosse un inganno?

«Sai bene che se solo avvertirò la minima minaccia userò il mio potere contro di voi»

«Se sei qui per una buona ragione – e ho buone ragioni per credere che sia così – e sarai attaccata, combatterò al tuo fianco»

Elyse cercò di capire dai suoi occhi se fosse sincero. Lo sembrava davvero.

«Come ti chiami?»

«Thabit. E… il tuo nome?»

In quel momento qualcosa nello sguardo dell’elfo ricordò a Elyse dove l’avesse già visto: era il soldato che le aveva puntato contro la freccia. Mentre gli diceva il suo nome ricordò l’ammirazione con cui lui l’aveva guardata, e decise di assecondarlo.

A quell’ora della notte gli elfi più saggi si riunivano in un banchetto nella terrazza più alta del castello per studiare le stelle e discuterne insieme; a metà del convivio ecco apparire Thabit seguito dalla ninfa, che al buio aveva la pelle nera e lucida come la superficie del mare di notte. Il re a capotavola ordinò di farla arrestare, ma Thabit convinse i saggi ad ascoltare ciò che la ninfa aveva da dire.

Elyse, vista la disposizione di quegli elfi all’ascolto, si arrischiò a raccontare ogni cosa destando in loro la massima attenzione e preoccupazione. Il regno delle ninfe Darelin era al centro di tutti i regni conosciuti: la morte di Darel avrebbe rotto l’equilibrio che permetteva una vita tranquilla e prosperosa agli elfi come ai nani, ai folletti, alle sirene e ai demoni del fuoco.

Dopo lunghi scontri tra varie posizioni e opinioni fu deciso di lasciare la ninfa libera e di concederle il sostegno di un loro soldato che la accompagnasse nella sua ricerca; Thabit si offrì volontario. Si rifocillarono, presero alcune provviste e partirono subito, per nulla stanchi.

Una volta lontani dal castello l’elfo le chiese quale fosse il piano. Elyse disse che avrebbe seguito il consiglio della Ninfa Madre: sarebbe andata a Nord dai Nani e poi a Est dai folletti.

«Ci vorranno almeno dieci giorni solo per fare questo tragitto a cavallo senza mai fermarci. C’è davvero bisogno di fare un viaggio del genere? Pensaci, non c’è nessun regno che sospetti sia la causa di questo problema?»

Elyse aggrottò le sopracciglia. Spostò lo sguardo verso le montagne a Nord. Se la malattia di Darel fosse intenzionale, che motivo avrebbero i nani per uccidere l’albero e conquistare il loro regno? Nessuno, loro amavano le rocce, l’altitudine. E i folletti non erano ambiziosi, amavano le loro colline e non desideravano altro. Le sirene poi erano da escludere. Gli unici erano gli elfi… e i demoni del fuoco. Guardò verso Sud, con una strana sensazione al petto, lì dove pulsava caldo il mezzo cuore di Darel.

Elyse deve scegliere con cura come usare il poco tempo a disposizione. Che cosa deciderà?

  • Farà finta di allontanarsi ma resterà vicina al Bosco Rosso per scoprire se gli elfi le hanno mentito (20%)
    20
  • Seguirà il suo istinto e metterà in gioco la sua vita per scoprire cosa nasconde il deserto dei demoni del fuoco (60%)
    60
  • Seguirà il suo piano originale e andrà dai nani e poi dai folletti (20%)
    20
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31 Commenti

      • Chiara oggi è entrato piangendo. “Maestra non mi fai uscire dalla sezione…. Ti prego non farci uscire…. ” Ha pianto durante la merenda, ed ha fatto piangere altri tre, non sapevo chi consolare. Poi ha capito che ero dispiaciuta si è messo a piangere in silenzio, di spalle in modo che non lo guardassi. Cinque anni ! Mi condiziona anche gli altri specie i più piccoli. Dopo felice e contento si è messo a fare gli esercizi del libro tutto sorridente che lo prendevo in giro che è un “lentone lumacone” e si stava consumando il tempo nelle chiacchiere e nelle risate invece di finire e andare a giocare…E’ un bambino di rara bellezza e intelligenza, occhi azzurri, ciglia lunghissime, alto. Parla benissimo, disegna altrettanto bene…Ma vive nella paura. Quando ha paura vomita e con lui altri tre più io per la puzza! Comunque voglio provarci perché tu hai dato un cuore all’albero e questo potrebbe aiutare il rispetto della natura e delle piante in particolare…Vai a leggerti il capitolo 8 di Verturani Gaza, poi capisci cosa intendo per delicatezza, avete entrambi una delicatezza e una sensibilità che si adatta ad un pubblico della prima infanzia come pure a quello ultra centenario. Non è da tutti. Con i bambini ogni anno pianto dei bulbi per fargli capire la nascita e anche come vivono le piante.

  1. Accetta di incontrare Araton.
    L’albero della vita, fin da subito, mi ha ricordato Avatar, ma solo per quell’elemento, poiché tu lo sviluppi in una chiave distante dal grande Cameron, e ci investi di un fantasy che ha sfumature concentriche, a volte mistiche. Vedremo…

  2. Chiara, il racconto è molto bello per continuità e fruibilità della storia ho votato l’opzione tre. Ora, se scrivi metti nella cartella del pc il capitolo e passa a leggere gli altri. Scoprirai molto cose che ti piaceranno. Aspetta una settimana o nove giorni più o meno per pubblicare il capitolo tre ….Leggi, leggi, leggi gli altri, anche me…critiche costruttive…Smak

  3. Ho votato per il permesso di trovare la cura in un termine di scadenza. Bello, sembrava Avatar l’inizio…. poi invece una dimensione di favola, ti seguo, l’incipit è particolare molto scenico, ho visto l’entrata nell’albero della ninfa…Amo, il contatto con la natura e le ninfe in particolare. Non ho trovato errori mi è sembrata una lettura scorrevole. Se vuoi puoi leggere anche la mia sono al capitolo tre, l’incipit è un poco scritto male sono andata migliorando successivamente ma bho, non saprei, io devo sempre contenermi quando scrivo perché le idee e le immagini sono troppe e non riescono a stare nelle battute stabilite.

    • Anche io amo il contatto con la natura, devo ammettere che Avatar – ma non solo quello, anzi – sotto quel punto di vista mi è entrato nel cuore.
      Ti capisco quando parli delle immagini che si affollano, è anche un mio problema, infatti come puoi notare all’inizio sono molto descrittiva mentre il dialogo finale è nudo e crudo per farci stare tutto!
      Grazie per il commento positivo! Per essere la prima volta che pubblico su un sito per me questa è già una conquista!

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