SHIMPU

“Giungla”

Le fiamme divamparono all’alba. Un fumo nero e denso aveva raggiunto il settimo piano della palazzina a nord di Roma, nel quartiere Prati. Le cime dei platani che sfioravano il tetto, ingiallite dall’autunno inoltrato, si erano accese come tizzoni.

La stampa ci mise cinque minuti ad arrivare: prima delle ambulanze, prima delle autogru dei pompieri, persino prima delle volanti di polizia.

Sonia Loi, Profiler di lunga eco,  era sul posto da un’ora, col decaffeinato a portar via che le fumava tra le mani e gli occhi stretti a una fessura: granuli di cenere volavano ovunque, la stavano accecando.

«Che sappiamo?» chiese senza entusiasmo al poliziotto occupato a tenere lontano il capannello di curiosi che si era radunato lì intorno.

«Una caldaia. Perdeva e poi è esplosa. Hanno fatto uscire tutti con mezz’ora d’anticipo. Nessun ferito.»

Sonia ne era al corrente. Le mancava un dettaglio: «Chi li ha evacuati? Vi ho visto arrivare dopo l’esplosione».

«Ci hanno pensato i cronisti, all’evacuazione» ammise nell’imbarazzo.

«E i cronisti come sapevano che sarebbe esploso lo stabile?» lo incalzò con l’espressione di chi la sa lunga.

«Hanno ricevuto una soffiata anonima» farfugliò l’agente.

Sonia sospirò tra sé: «Chiamare la stampa prima che la polizia. Piromane narcisista».

Il poliziotto si accigliò: «Una fuga di gas. Non un piromane».

«Un piromane. A meno che la telefonata alle redazioni non l’abbia fatta un veggente» sorseggiò l’ultimo sorso. «Io vado», e si allontanò.

Il poliziotto, ancora un novellino, la rincorse: «Un momento, dottoressa Loi. Ma come lo sapeva? Era qui prima di noi anche lei».

La donna spinse un pulsante e, con due note, lo sportello dell’utilitaria si aprì lasciandola montare. Gli concesse un sorriso bonario: «Io inseguo questo incendiario da un anno. Ormai prevedo le sue mosse». Mise in moto e partì, osservando nel retrovisore la faccia trasalita dell’agente.

Sul Lungo Tevere il traffico era convulso, nonostante l’ora. L’abitacolo profumava di erbe aromatiche, di quelle con proprietà rilassanti, e la radio trasmetteva musica troppo rumorosa per le sue orecchie: non dormiva da due giorni. Cambiò stazione. Due speaker si palleggiavano l’ultima news:

Esplosa? La lattina di coca-cola gli è esplosa in faccia?

Hai capito bene: si parla di Unabomber.

Sul serio? Unabomber è tornato a colpire?

Se non lui, un emulatore. Gli attribuiscono pure gli incendi dolosi in città. Siamo arrivati a cinque palazzine, questo mese.

E la polizia che fa?

Annega, come al solito. Secondo me—

Sonia spense la radio, accostò. Dal cassetto portaoggetti agguantò un tubetto di pillole. Con un solo gesto ne ingoiò tre. Lo giuro, stavolta vinco io, si disse, smontando dall’auto.

Marciò spedita fino al secondo piano della questura Trevi Campo Marzio, a pochi passi dal Pantheon. Guizzò tra scartoffie e trilli di telefono.

Il questore vicario del commissariato Roma Trevi, Sauro Casati, era un uomo ben voluto, ossessionato dall’ordine e dagli ordini. La sua divisa brillava, stirata da farlo sembrare un prototipo in vetrina. Osservò Sonia, ancora in piedi sull’uscio, e aggrottò la fronte. Aveva occhiaie evidenti e c’era fuliggine sui suoi vestiti e su quei lunghi capelli color mogano a ciocche anneriti.

«Loi, chi è arrivato per primo?».

Sonia abbozzò il sorriso di circostanza di chi digerisce meglio un pugno nello stomaco che la sconfitta: «La stampa, capo».

«La polizia, Loi. Noi siamo arrivati sul posto per primi.» Affilò lo sguardo e sibilò: «Chiaro?»

Sonia esitò. «Sì, signore.»

Casati annuì compiaciuto e le fece cenno di seguirlo fino alla stanza delle prove. Un casellario sorvegliato con un tavolo pieno di refurtiva: banconote segnate, coltelli d’ogni genere, manette contraffatte, bancomat e carte telefoniche. Pistole di grosso e di piccolo calibro. Persino corde e cappi. Le armi da taglio imbustate erano ancora sporche di sangue.

Casati portò le mani dietro alla schiena e si fermò davanti a una cintura dinamitarda adagiata sulla superficie metallica del tavolo. «Questo mondo è una giungla, Loi. C’è chi vince e c’è chi perde. Di solito chi perde, muore.» La fulminò con lo sguardo:«Tu vuoi perdere, Loi?»

Sonia strinse i pugni lungo i fianchi: «No, signore».

«Allora saprai che non sempre, la verità, trionfa. So di potermi fidare di te e devo affidarti un caso difficile. Sul piromane metto un altro, tu lo supervisionerai. Ma ora mi servi su Shimpu

Sonia immaginò di aggredirlo: mollare il piromane dopo mesi di ricerche, dico, è matto?

Casati agguantò il cinturone esplosivo, indietreggiò di un passo e lo sollevò sussurrando: «Come ho detto, vita o morte dipendono dalla verità che saremo disposti a raccontare, Loi.» Ordinò: «Devi seguire le indagini e stilare un profilo dettagliato di qualcuno che potrebbe essere coinvolto in una cospirazione finalizzata alla strage».

Alla parola strage, Sonia si bloccò.

«Ma tieni presente che, in questa giungla, è Darwin che vince, non Einstein. Qui, chi perde, muore» sentenziò.«Pronta a morire?».

Sonia lo incenerì con gli occhi.

Qual è il nesso tra questi tre elementi?: il Piromane; Unabomber; lo Stragista

  • Il complotto. (48%)
    48
  • Il fuoco. (36%)
    36
  • Non c'è nessun nesso. (15%)
    15
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1.092 Commenti

  • Cara Alessandra,
    che posso aggiungere agli oltre mille commenti?
    hai una grande capacità descrittiva. costruisci trame solide, fatte di incastri perfetti che conducono il lettore attraverso la storia, fino alla verità.
    Una sola cosa mi dispiace: non essere arrivata su TI prima, per poter commentare e partecipare alle scelte.

  • Premetto che avevo già letto questo racconto e Fort Island qualche tempo fa: sennò, come vedevo la somiglianza fra le due penne, solo dai commenti? Son mica Sherlock Holmes. 🙂
    Non avevo commentato perché di commenti ne hai avuti già tanti e il mio non apporterebbe nulla, ma lo hai chiesto, quindi:

    non commento lo stile narrativo, scrivi bene, è appurato, te lo dicono tutti, assodato.
    Non ho nessun titolo di critico letterario (dio sa come mi sarebbe piaciuto), quindi do solo le mie impressioni da lettore.
    trovo che il testo sia più lavorato, non so come dire, preciso, attento, giusto, rispetto a Limite Invalicabile. Almeno è la mia impressione. Però ci sono molte cose in comune: la protagonista in cerca di verità, una realtà fatta sempre di mezze verità.
    Il genere non mi appassiona, però SHIMPU mi è piaciuto (più di Fort Island), mi è piaciuto il ritmo, la storia, anche se, te l’ho detto le teorie del complotto mi disturbano. Non sono neanche una fervente discepola delle verità ufficiali, soprattutto in un paese di insabbiamenti e intrallazzi come l’Italia, ma il complottismo mi da l’orticaria.
    Però qui l’idea di fondo è molto coinvolgente.
    Secondo me alcuni personaggi mancano un po’ di approfondimento e sfumature: ho capito che sei una grande sostenitrice del “show don’t tell” ma a me ogni tanto un po’ di descrizione emotivo-riflessiva piace. Cioè, i due protagonisti sono piuttosto ben delineati, riusciti: si somigliano, agiscono in modo diverso ma animati dallo stesso senso di verità, giustizia, vendetta. Ma, ad esempio, il prof Petrin? È solo un fanatico che vota la sua vita intera e quella della sua famiglia al “bene” supremo del mantenimento dell’Ordine? Senza parlare del cattivissimo Al Jami, di cui non sappiamo nulla, tranne che apprezza l’uso della tortura. Lo so che lo spazio era poco, ma questi personaggi mi restano un po’ stilizzati.-
    La storia è piena di immaginazione ma altamente verosimile, il mistero di Ustica come tema di fondo riapre una ferita aperta, per me e per buona parte del popolo italiano (almeno voglio crederlo).
    Davvero ottimo il finale, anche se avrei voluto sentirla anche io la favola di Sophia. 😉
    Ah, e ho molto apprezzato anche l’intrecciarsi di passato e presente: davvero ben gestito.
    Ecco tutto quello che mi è venuto in mente. E ho già scritto troppo
    Ciao

    P.S. Hai mai letto Les arcanes du Chaos di Maxime Chattam? (credo che in italiano si chiami solo Arcana): non è il mio preferito dei suoi romanzi, in quanto incentrato sulle teorie del complotto, ma il finale di Fort Island, con la vicenda delle Torri Gemelle mi ci ha fatto pensare. Le due trame, molto diverse, vi si ritrovano. Ti saluto davvero e chiudo questo prolisso papello.

    • Grazie per la lettura e per l’attenta recensione, Marie.
      Sì, non ho potuto approfondire i personaggi oltre il necessario, ovvero lo strumentale al plot. In un romanzo lo farei… ovviamente, ma qui… beh lo capisci. Il problema non è mai stato nello spazio concesso dalla piattaforma ma in me, io non riesco a farmi una ragione che un racconto breve non possa avere gli stessi elementi di un un romanzo e la trama e i personaggi che uso non voglio ridurli, non voglio risparmiare. Poi però succede che per questo alcuni diventino solo un anello utile e poco di più.
      Non ho mai letto la Chattam ma se me la consigli ci provo. Grazie. A te suggerisco un libro che io stessa non avrei mai pensato di leggere e invece mi ha folgorato e non so perchè sono sicura ti piacerà : La scuola cattolica, di Albinati. Ultimo Premio Strega ma poco importa. E’ davvero una perla rara la sua scrittura, mi farebbe piacere un tuo parere.
      In quanto ai complotti… beh io sono una giornalista… se non avessi pensato che dietro un sipario si nasconde sempre una maschera pronta a entrare in scena, avrei fatto altro. 😉 Ti abbraccio.

      • Chattam è un uomo. (Magari sì offende). Io amo molto i suoi romanzi incentrati sui serial killer. Les arcanes mi ha lasciato perplessa, ma mette un manipolo di potentissimi lobbisti dietro ogni grande attentato della storia, per conservare lo statu quo e il potere. Fort Island me lo ha ricordato. Soprattutto nella scena finale.
        Mi segno Albinati. Per ora ho deciso di colmare una grande lacuna nella mia conoscenza di classici americani: Trumane Capote. Mi occuperà per un po’, temo.
        Non dico che i complotti non esistano, sono le teorie del complotto a oltranza che mi disturbano. Sono agnostica anche in quello 🙂

        Penso che una versione romanzo di Shimpu avrebbe potenzialità enormi.
        Ciao

  • Commentare una storia che conta più di mille commenti prima del mio non è facile, è impossibile non essere ripetitivi. Liquiderò ciò che è abbastanza ovvio in pche parole: ottima storia, ottima scrittura. Ciò che rimane sono le mie impressioni, quello che mi è sembrato trasparire da ogni capitolo. L’idea che dai è che dietro i 5000 caratteri ce ne siano 10 volte tanto, e non perché riesci a concentrare molti contenuti in uno spazio misero, è vero ma non è quello che intendo. Ho l’impressione che tu abbia proprio scritto molto di più di quanto hai poi pubblicato. Se non lo hai scritto, lo hai immaginato, nei dettagli. Poi hai fatto un egregio riassunto, un montaggio eccellente, dal quale si percepisce un più ampio respiro. E penso anche che non sapevi esattamente dove saresti andata a parare all’inizio della storia, quindi parte del mondo che resta dietro le quinte l’hai immaginato in corso d’opera e anche questo è notevole.
    Brava, complimenti. Se non ho capito male ne vuoi fare un romanzo, è giusto, perché tutto questo mondo coerente non rimanga chiuso in te, inconoscibile e inutile.
    Come lacrime nella pioggia…

    Ciao ciao, penso che ci reincontreremo

      • Beh, sì, l’ho letto, non avrei dovuto, non subito, nel senso che avevo in programma altro, ma ero molto curiosa. Penso molte cose del finale: che è bello, inaspettato, poetico già lo sai. Penso anche che di Sophia abbiamo conosciuto molto poco. Il suo nome non è certo casuale, ma si intuisce che il suo ruolo sia qualcosa di più di quello di depositaria di verità inconfessabili. Mi ricorda L’uomo Variabile di P.K. Dick, un unico individuo in grado di cambiare il destino di un intero pianeta. Insomma, in una versione estesa del racconto approfondirei proprio il suo ruolo, la sua educazione, la consapevolezza del padre nel trasformarla in una sorta di arma. Perché un padre che ama le figlie, finisce per separarsene in questo modo, mettendole in pericolo e rendendole un pericolo? Scusa, divago. Molto onorata che abbia voluto sentire la mia opinione. Leggerò anche le altre tue opere.
        Ciao ciao

        • Grazie per l’attenta riflessione e, sì, Sophia è approfondita nella versione estesa.
          Un padre perchè fa questo alle sue figlie? Perchè è un uomo e non una macchina. Sbaglia ma lo fa a fin di bene. Perchè i suoi principi sono elevati e sono altri. Perchè lui vuole salvare il mondo prima che se stesso e quindi persino prima delle sue figlie. Perchè è per un bene più grande. E perchè quando non sei un uomo qualunque non puoi pretendere di vivere come se lo fossi.
          😉

  • E finalmente sono riuscito a leggere questo racconto.
    Bello, proprio bello.
    Una poliziotta di grande potenziale noir, mi fa venire in mente Harry Hole, e spero che sia presente in altri tuoi racconti.
    Un finale eccezionale per la sua delicatezza, altre soluzioni avrebbero rischiato di rovinare la storia.
    E poi sei stata molto brava a riuscire a racchiudere in un racconto breve un romanzo intero.
    …c’era una volta… mi ha consolato, dopo aver sofferto davanti a questo spaccato di vita marcia e disonesta

    grazie,
    gf

    • Giovanni,
      prima ho letto il tuo commento a Doppio Freddo, una storia che ho amato molto, ora trovo questo tuo commento a Shimpu e rimango immobile: scosso? Spero non si tratti di delusione…
      Shimpu è una storia molto autobiografica. Sono stata davvero sulle scale antincendio di un ospedale piene di mozziconi di sigaretta a osseravre tetti obliqui in un disegno mancino. Sono stata sulla cordonata del Campidoglio a immaginare dove piazzare le fioriere per le esplosioni comandate ( ;)), sono stata sulle immagini del Brennero per stabilire le distanze di confine. Ho abbracciato la teoria dell’effetto domino che stabilisce catastrofi a tavolino per ottenere risultati geopolitici, una cosa che sto scrivendo anche in Fort Island. Ma questa storia, Shimpu, che alla fine racconta ad Alex la verità come fosse una fiaba, l’ho amata particolarmente.
      Aspetto però il tuo insindacabile giudizio e ti ringrazio di aver dedicato il tuo tempo alle mie storie.

      • Ti tranquillizzo subito: questo racconto è davvero eccezionale, e te lo dice uno che non ama il genere fantapolitica/complotti/spionaggio, almeno non nella fiction (nel senso proprio del termine).
        Mi hai preso all’amo della curiosità già dai primi capitoli, poi è stato un crescendo continuo, fino al finale perfetto. Ti confesso una cosa di me: ho una spiccata capacità d’immersione nella lettura, quando mi prende molto, entro nella storia, guardo i personaggi negli occhi, sento quello che sentono loro, gioisco e soffro insieme a loro, da qui il sentirmi scosso quando ho finito il racconto.
        Qui, come non mai, hai tirato fuori stoffa e talento da vendere. Bello, Alessandra, bellissimo. Altre parole sono solo ridondanza.
        Vado a leggere Fort Island, ci rivediamo lì.

  • Ciao Alessandra,

    avevo letto da tempo il finale ma in metro, poi mi ero sempre scordato di commentarlo. Storia piena di dinamismo e di eventi, mi è piaciuta. Mi è piaciuto molto, che sa tanto di verità, quel fatto delle catastrofi controllate e l’algoritmo. L’ucraina è una di queste e tutta la crisi che ne è derivata.
    La Siria è una di queste. La Germanwings è una di queste. Ustica è una di queste. L’omicidio di Gheddafi è una di queste. Le torri gemelle sono una di queste.

    Anche il pensiero che gli aerei non cascano mai sui centri abitati fa riflettere. Davvero una bella prova di scrittura.

  • Ciao Alessandra, come stai?
    Il ritardo con cui leggo il finale è davvero imperdonabile! Ma comunque eccomi qui.
    Un finale mozzafiato e quel “C’era una volta…” è un vero brivido lungo la schiena. Lascia un po’ di amarezza sapere che non ascolteremo quella storia, che non leggeremo più altri episodi… ma sono sicuro che ci saranno altre storie!
    Spero a presto, anche se ultimamente mi sto tenendo da lontano, indeciso se tornare o fare una (lunga) pausa. Si vedrà! In bocca al lupo per tutto!

    • Ciao Francesco.
      Ti ringrazio di aver letto 😉
      Mi piaceva l’idea che un segreto restasse tale ma solo per il lettore… il personaggio ha avuto accesso a quella verità e la userà come crede, in quella dimensione fantastica in cui releghiamo ognuno dei nostri personaggi quando siamo costretti a lasciarli andare… hai mai avuto la sensazione che “loro” continuino a vivere da qualche parte? Mah…
      spero anch’io di rileggerti presto. Le pause sono molto importanti poiché le buone idee non sono in “offerta speciale”, è difficile averne. Buona Fortuna anche a te, Francesco ;), per tutto.

      • Grazie, Alessandra.
        Sì, ho sempre avuto l’impressione che i personaggi abbiano una vita propria e sempre l’avrò!
        Già che ci sono ti chiedo un consiglio: ho una storia da parte già finita che mi farebbe piacere condividere qui, il problema, però è che non potrei farvi giocare con le domande di fine episodio. Diventerebbe solo una storia a puntate, senza l’interattività tipica di TI. Da un lato mi piacerebbe, ma dall’altro non mi sembra giusto verso i lettori e gli altri autori. Tu che dici?

        • Beh, Francesco… mi costringi a due sole risposte logiche: o metti in condizione i lettori di giocare o devi pubblicare altrove, 😉 qui funziona così.
          Per la pubblicazione episodica – a mio avviso – questa è in assoluto la migliore piattaforma, anche sotto un profilo di interfaccia grafica, resa, commenti e letture simultanee, ottima davvero, come nessun’altra. Però se non puoi far interagire i lettori, allora prova un’altra piattaforma. Ma non te ne suggerisco qui, lo trovo scorretto nei confronti di TI. Se vuoi ne parliamo in mail. 😉

          • Sì, hai dato la stessa risposta che mi sono dato anche io. L’unica interazione che avevo pensato, ma che risulterebbe essere una presa in giro, era chiedere ogni volta quando volete pubblicato l’episodio successivo…
            Comunque se hai altre piattaforme da suggerire per un racconto completo, mi farebbe piacere una tua mail. 🙂

  • ciao alessandra, solo adesso ho letto i restanti capitoli del tuo racconto e ho amato la figura della bambina sin dal primo istante.il finale mi e piaciuto moltissimo. avrei preferito conoscere la verità….
    ah a proposito….no, non sto scrivendo un racconto erotico con un altro avatar… 😀
    in questi giorni vorrei provare a scrivere di nuovo….cominciare un racconto…vediamo se riesco a concretizzare. sempre bravissima. un esempio da imitare.
    un abbraccio.

  • Geniale l’intuizione del lucido, cinico (ineluttabile?) sistema di morte controllata propagato per far sì ” che la somma delle parti regga”, una giustificazione ben plausibile per le azioni “dei cattivi”.
    Già detto da tutti, comunque ripeto che con questa storia hai tessuto un magnifico thriller fantapolitico sia avvincente come narrazione che vicino al lettore per merito dei rimandi a pezzi di storia che fanno ancora male.
    Forse sono di parte perché adoro questo genere di storia, ma credo che ti sei meritata pienamente l’apprezzamento di tutti i lettori (“gli aerei non cadono mai sui centri abitati”. Giusto, giusto…)

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