SOTTO IL SOLE DI MEZZANOTTE

Mai dire no a un lavoro

– Mai dire no a un lavoro,

disse Claudio, assumendo la sua migliore posa da titolare dell’Agenzia Investigativa Ceriani, agenzia che portava il suo solo nome, nonostante le nostre quote di capitale fossero alla pari. A nulla valeva il mio superiore contributo intellettuale allo svolgimento delle indagini; e solo d’impaccio, per me, era da sempre l’inspiegabile amicizia che ci legava dai tempi delle superiori. Claudio era il titolare perché Claudio era quello presentabile, brillante, l’unico disposto ad accettare qualsiasi cosa purché con decenza remunerata.

Peccato fosse sua, la colpa, se io ero finito su una sedia a rotelle: questo influenzava in negativo le mie prestazioni sul piano fisico oltreché il mio umore. Claudio era sposato, infedele, padre felice e stimato imprenditore di successo. Io, solo un geniale segugio sposato al metallo: quello che ascolto, quello che mi è rimasto nella colonna vertebrale e quello che mi porta a spasso. “Geniale” devo dirmelo da solo: per motivi di immagine, tocca a Claudio anche questa parte.

Il fatto che ci sia una persona di sesso femminile, a volte,  presente nel mio appartamento o nel mio letto, non è da considerarsi una relazione. Non fuggiamo dalle nostre responsabilità; sentiamo solo d’essere precari e non in senso professionale.

– Tu non diresti no neppure a una crépe ripiena di merda, se il piatto è bordato d’oro. Ti rendi conto a chi hai stretto la mano?,

proruppi, battendo la mia mano a palmo aperto sul liscio e laccato tavolo del salotto dedicato a ricevere i clienti, nell’appartamento signorile in centro che avevamo trasformato in ufficio. Il rumore fece sussultare Claudio, oltre a infastidirlo; questa era un’altra differenza tra noi, lui pretendeva di mostrarsi sempre calmo, controllato e razionale. Io preferivo, all’occasione, lasciarmi andare. A parte ciò amo fare tutto quello che può infastidire il mio pacioso associato.

Almeno, il palmo con cui avevo colpito il bianco ripiano non aveva condiviso la patina di sudore visibile anche a occhio nudo sulla mano del nuovo cliente, qualcuno con il quale non avrei voluto neppure condividere, per puro caso, l’ascensore dal dentista. Trent’anni da poco compiuti, elegante completo di sartoria, fresco tessuto per meglio contrastare l’assalto dell’estate. Nessuna professione stabile, molte praticate con spirito di rapina, progetti mordi-e-fuggi buoni per percepire un contributo, ottenere una sovvenzione, spillare quattrini. Da sempre impegnato in politica: mai in primo piano, protagonista dello sfondo, arguto suggeritore, braccio destro utile per ogni stagione.

Insomma, quello che fa il lavoro sporco e si prende le colpe.

– Qual’è il problema, Alberto? Abbiamo avuto clienti peggiori, persone tutt’altro che gradevoli. Il nostro lavoro è frugare nella merda degli altri, per citare una delle tue espressioni preferite. E allora, perché lui no? Perché non la pensa come te?

Sapevo che il titolare dell’Agenzia Ceriani, uomo dai non pochi pregiudizi, avrebbe sollevato contro di me i miei stessi argomenti; allo stesso modo, sapevo che s’illudeva di spiazzarmi, lasciandomi senza risposta. Mi spostai con le gambe metalliche alla macchinetta del caffè.

– Perché mai dovrei avere problemi con un maschio ariano, in ottima salute e forma fisica, dichiaratamente omosessuale, forse dipendente da sostanze chimiche, laureato due volte con lode e di buona famiglia?  Ti sembra che facciamo parte dello stesso continuum spazio-temporale? 

Mentre Claudio si perdeva appresso alla mia voluta insensatezza pseudo-scientifica – i paroloni lo mettevano sempre in difficoltà: lui era brillante ma non era un oratore – preparai due tazzine (in plastica) di quell’acqua sporca che chiamavamo caffè da ufficio. Mentre porgevo a Claudio la sua, indicai con la testa il foglio di carta spiegazzato lasciatoci dal cliente appena acquisito. Lessi ad alta voce.

– “Hai 72 ore per dire le tue preghiere. Poi, ti ucciderò”. Uno come lui, di queste missive, ne deve ricevere a decine. Ma ci porta questa, pregandoci di trovare l’autore e fermarlo. Ci sono centinaia di persone, operai per lo più, che devono a lui e alle teorie che diffonde la perdita del posto di lavoro. Minacce ne ha ricevute anche da lì. Ma lui trova seria questa. Perché?

Alberto storse la bocca, non a causa della mia domanda bensì per il sapore di bruciato del caffè. La macchinetta l’aveva acquistata lui, costava ed era di pregevole fattura ma faceva caffè schifosi. Una metafora che non avrebbe mai ammesso. Sospirò, quindi rispose:

– Perché lui ritiene seria questa minaccia e non altre. Quindi, non ci ha detto qualcosa. Quanti clienti ti dicono tutto al primo giro? Nessuno, lo sai.

– Questo non ci ha detto proprio un cazzo, ha mollato il suo foglietto e se ne è andato. E a proposito, noti niente? Guarda come è ingiallita la carta, lo strappo sul bordo. L’inchiostro sbiadito. Foglio di quaderno a righe. Scuola elementare, Watson.

Ciò che intendevo dire, era che quella minaccia risaliva a prima che la vittima nascesse.

Secondo Alberto, biglietto e minaccia non sono recenti. Qual'è la conclusione successiva che trae da quest'idea?

  • La minaccia è diretta a un'altra persona. (22%)
    22
  • La persona che ha scritto il biglietto è più vecchia della presunta vittima. (67%)
    67
  • Si tratta di uno scherzo o dell'opera di un mitomane. (11%)
    11
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35 Commenti

  1. ex-sindaco ha venduto armi.

    Bravissimo, davvero. Se tu commentassi anche le altre storie gli autori saprebbero di te.
    Spesso, in mezzo a questo marasma, molti validi come te passano inosservati ed è un peccato perché non leggerti è una perdita, sei davvero bravo. Però non ti fai conoscere.

    Anche questo sito è un po’ come l’editoria, bisogna promozionarsi. Non dico andando in giro a dire a tutti “leggetemi”, ma leggendo gli altri e mostrando interessamento anche nei loro confronti. Altrimenti un sito interattivo di scambio a cosa serve? Non è una vetrina a se stante.
    E te lo dico in modo del tutto spassionato proprio perché ti stimo come autore, dato che io non scrivo storie, le leggo e basta, quindi non c’è nessun secondo fine alla mia critica.
    dovresti coglierla piuttosto.
    addirittura non replichi nemmeno a chi ti scrive qui nel tuo racconto, non è molto educato.
    comunque come vuoi. c’est la vie. 🙂

    • Ciao, Giulia. Hai ragione: sono un pessimo propagandista di me stesso. Sto cercando di migliorare, come primo passo – immagino l’avrai notato – ho chiesto aiuto a THe iINCIPIT per promuovere questo racconto. Non è statisticamente esatto che io non commenti i testi di altri autori o non risponda ai commenti ma è vero che l’ho fatto di rado, quindi sarà mia cura essere più partecipe. Grazie per la tua stima e per le tue osservazioni.

  2. Ma che bravo. Mah, sto facendo complimenti da troppo tempo, non ci sta uno che non mi piace e che è….??? Bello, l’immagine di lui in sedia a rotelle, il diverso carattere e questa lettera finale mi incuriosiscono manco poco. Lo stile di narrazione è scenico, i personaggi credibili…L’incipit è buono e offre un sacco di possibilità di sviluppo. Scrivi molto bene. Ok, detto questo spero che mi leggerai sono al capitolo quattro e ho bisogno di sostegno morale, poi quando leggerai la storia capirai. La biografia è tosta, l’ho letta adesso, quindi mi sa che faccio prima a comprarmi un libro scritto da te. Hops… bacio.

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