Storie di Solitudine

Avventura - Il Marionettista folle

In una piccola città viveva un famoso commediografo, uno di quelli speciali: non si limitava a far rappresentare le sue opere da attori comuni, no, tutt’altro. Egli credeva che gli uomini, avendo una propria vita al di fuori del teatro, non fossero adatti a divenire materiale scenico, perché impossibilitati ad immedesimarsi al meglio nelle figure rappresentate. E così, questo drammaturgo scelse gli unici attori che sarebbero potuti rimanere fedeli per sempre ai loro personaggi, poiché non avrebbero potuto essere altro al di fuori di essi: i burattini.
Egli forgiava le storie, forgiava le scenografie, forgiava i burattini stessi, ed amava far esibire le proprie creazioni compenetrandosi nelle vicende e sentendosi anche lui composto di legno e fili.

Si esibiva per i bambini. Non avrebbe potuto desiderare pubblico migliore: i fanciulli non hanno filtri, non conoscono contegno, se sanno che gli conviene comportarsi male lo fanno, se hanno qualcosa da dire la dicono, e per di più sono egoisti. È proprio per questo che gli piacevano così tanto, perché rappresentavano il vero volto della società, il volto più sincero che si cerca sempre di celare con regole inventate e un’educazione buona solo a sopprimere gli istinti; ma l’uomo è fatto di istinti. Lui stesso si sentiva un bambino, e si comportava come tale.

Il suo spettacolo preferito, che rappresentava sempre con grande orgoglio, era quello intitolato “la bella Desirée”: la graziosa marionetta dall’omonimo nome veniva presentata nell’opera come la donna più bella e più desiderata del mondo, tanto che si diceva che i papaveri bianchi si emozionassero ed arrossissero al suo passaggio, tramutandosi in rossi.
I bambini capitombolavano dalle sedie e perdevano il fiato tant’erano le risate quando spasimanti nobili, ricchi e prestanti venivano comicamente rifiutati dalla bella e pretenziosa Desirée, ostinata a donare il suo cuore esclusivamente a colui che le avrebbe dimostrato di non interessarsi al suo aspetto, bensì a ciò che si celava al suo interno.

Ma nella cerchia di legno e fili non c’era spazio per la carne, e la solitudine prese il sopravvento. Il marionettista si lasciò trascinare talmente tanto dal suo lavoro, la sua passione, che finì col credere d’esser anche lui una delle sue marionette, con i fili intrinseci della sua stessa anima collegati direttamente alle mani di Dio; finì con l’entrare a far parte di ciò che egli stesso aveva creato.
Con il limite invalicabile ormai superato e con l’universo di legno e fili a sua disposizione, il burattinaio folle intraprendeva veri e propri discorsi con i suoi fantocci, rideva, scherzava, viveva avventure, e inevitabilmente s’innamorava: senza il peso della realtà a comprimere la sua fantasia, s’invaghì come i personaggi della sua opera della bella Desirée, come se un bel viso pitturato su un pezzo di legno bastasse a conferire un’anima ad un oggetto inanimato. Con lei ebbe una storia d’amore a tutti gli effetti, persino più intensa e appassionata di quelle reali che aveva avuto in passato.

Ovviamente, ciò non passò inosservato agli occhi delle malelingue, ed il burattinaio si ritrovò senza un solo genitore che richiedesse un suo spettacolo.
“È una vergogna,” dicevano, “dovrebbe trovarsi una consorte in carne ed ossa!” Eppure, che diritto avevano, loro, di decidere per lui? Che cosa c’era di male, che torto faceva alla gente? Il burattinaio si struggeva nel tentare di comprendere come fosse possibile che qualcosa di meraviglioso come l’amore fosse schernito dalla società soltanto perché non consono a convenzioni fissate da chissà chi e chissà perché.
Il povero innamorato si ritrovò imprigionato nella sua stessa casa, tenuto vivo dalla compagnia dei suoi burattini, i soli che non gli avrebbero mai voltato le spalle. Ma a lui non importava. Si sentiva uno di loro, manovrava i loro fili come avrebbe fatto un buon padre per assistere il figlio nei primi passi. Un padre, già.. era quella l’unica pecca, l’unica medaglia che non avrebbe mai potuto vincere. La bella Desirée, per quanto perfetta nella sua grazia, non poteva di certo generare figli, e questo bruciava enormemente al burattinaio e lo corrodeva dentro, come una marionetta umana che viene divorata dall’interno da termiti insaziabili.

Eppure, eppure lui amava i bambini; sarebbe stato un padre premuroso, comprensivo, attento, avrebbe insegnato al figlio a comportarsi secondo l’istinto, a non far caso ai pettegolezzi degli invidiosi, a trattare tutti come suoi pari, sia che fossero fatti di carne che di legno. Lui amava i bambini. Li amava a tal punto da non poter sopportare una vita senza di loro.
E così, il burattinaio folle diede l’addio ai suoi pupazzi, baciò un’ultima volta la sua bella amata e concluse l’atto finale di quell’enorme spettacolo chiamato vita: strappò i fili che lo univano al manovratore ignoto di nome Dio e si diede la morte, abbandonando le sue marionette tra la polvere e la solitudine.
Scriveva commedie, eppure la sua vita si concluse in tragedia.

In questo racconto iniziale ho scelto il genere dell'Avventura... ed ora? Forza, scegliete di cosa parlerà la prossima storia!

  • Rosa, per provare che il peso dell'amore può anche schiacciarti. (0%)
    0
  • Fiabe, per sognare insieme. (50%)
    50
  • Un bel racconto umoristico, per movimentare un po' la situazione. (50%)
    50
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30 Commenti

  1. il bambino ha molto da dire…il detective potrebbe essere Marlowe…e i superstiti…Lost…E’ sempre meglio sentire cosa ha da dire un bimbo che espone i problemi del suo mondo. Mi piace molto il tuo modo di scrivere. coinvolge. complimenti.

  2. L’opzione del bambino mi sembra originale. Voto x quella. È stato molto toccante questo ultimo capitolo, hai trovato una giunzione tra il mondo umano e quello robotico: il male della solitudine, un tormento psicologico che ti divora dall’interno e che porta, ineluttabilmente, alla morte. Bravo 🙂

  3. Ciao! Devo premettere che questo è il capito che meno mi ha entusiasmata, ma non per questo meritevole…Forse, secondo mia impressione, un po’ frettoloso…
    Continuo a seguirti e ho votato per i misteriosi assassini, perché sono curiosa di vedere come legherai il filo conduttore, cioè la Solitudine, con superstiti assassinii e mistero! 🙂
    Un caro saluto

  4. Triste non poter realizzare il proprio sogno e tentare di realizzarlo con l’inganno. Anche se il fine e’ una risata. Ho respirato l’aria triste e coinvolgente di una periferia nebbiosa dove esordiscono comici dilettanti. Il finale forse Felliniano lascia un pochino di amaro in bocca. Ma coinvolge e prende. Il finale riporta alla realta’ i sogni. Forse era l’alba…il momento dove si infrangono … Complimenti.

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