Un omicidio mai avvenuto

Il ritrovamento

Marco stava guardando la sua serie preferita, disteso sul divano e sorseggiando una coca-cola. Marco ormai erano due anni che era andato a vivere da solo, si era trovato un piccolo appartamento per poter studiare a Roma, ma all’insaputa dei genitori, aveva lasciato l’università e si era trovato un lavoro come barista. Ormai da un anno mentiva ai suoi genitori, che ogni sei mesi le inviavano i soldi per pagare le tasse universitarie, e finché i suoi non lo l’avessero scoperto, lui non glielo avrebbe mai detto. Marco voleva scappare dai suoi genitori, tra lui e i suoi non correva buon sangue, lo costringevano a fare cose che lui non voleva fare, tipo andare all’università e ammazzarsi di studio e quello era l’unico modo per stare lontano da loro.

La sua serie era arrivata ad un punto cruciale della storia, il protagonista doveva scegliere se continuare a fare il poliziotto o sposare sua moglie. Marco si alzò dal divano e si mise con la faccia vicino al televisore, all’improvviso un urlo pazzesco di donna ruppe la magia del momento. Ci risiamo pensò Marco, era la sua vicina che litigava col ragazzo, li maledisse, gli avevano fatto perdere la scena più importante del telefilm. Molto spesso i suoi vicini litigavano e avendo le pareti sottili, lui sentiva tutto, una volta litigarono perché un amico di lei le inviava messaggi in piena notte, l’altra perché lui non le aveva regalato quello smalto viola che aveva visto in tv; Il tutto finiva con lui che se ne andava sbattendo la porta. Il copione era quello tutti i giorni, ma quel giorno no, qualcosa era diverso dalle altre volte, per esempio lui non aveva sbattuto la porta e lei non era corsa fuori dal suo appartamento per ricoprirlo di insulti, Marco non ci badò, la sua serie stava per finire e almeno la fine non voleva perdersela. Ai titoli di coda Marco andò a buttare la lattina vuota di coca-cola, e sentì uno strano rumore, una specie di rantolo, si preoccupò pensando che qualcuno stesse nascosto in casa sua -Chi c’è qui dentro- disse ad alta voce Marco, nessuna risposta, poi di nuovo un altro rantolo, stavolta accompagnato dalla parola “aiuto” appena sussurrata. Marco capì all’istante l’origine dei strani rumori, era l’appartamento della sua vicina. Marco si preoccupò e corse all’impazzata per vedere cosa fosse successo, trovò la porta dell’appartamento spalancata, entrò di corsa chiedendo permesso, e la scena che vide subito dopo lo lasciò senza fiato. La sua vicina, Giulia, il suo nome, era distesa a terra in una pozza di sangue; la prima cosa che le venne da fare era controllare se era ancora viva, quindi avvicinò due dita al collo della ragazza e sentì che il battito non c’era, era morta sicuramente. Mentre cercava di prendere il telefono per chiamare la Polizia, Marco scivolò sulla chiazza di sangue di Giulia, e cadde sopra di lei. Quando si rialzò notò che la sua maglietta bianca era completamente zuppa di liquido rosso, e aveva inzaccherato tutto il pavimento con le sue impronte rosso sangue, ora Marco cominciò a preoccuparsi; se la scientifica avesse fatto delle indagini, avrebbero sicuramente notato che lui era stato lì e aveva toccato Giulia e camminato sul suo sangue, lo avrebbero sicuramente indagato e poi condannato, se non avesse visto tutti quei telefilm americani sulla polizia scientifica non ci avrebbe nemmeno pensato a quella possibilità. Era nei guai, pensò Marco, doveva trovare un modo per non far capire che lui era stato lì, e quello che gli venne in mente era il piano più folle che la sua testa avesse mai potuto partorire: voleva nascondere il corpo di Giulia e ripulire la stanza da cima a fondo, come se l’omicidio non fosse mai avvenuto. Per prima cosa chiuse la porta a chiave, seconda cosa spostò il corpo di Giulia e lo avvolse con delle buste nere da mondezza trovate in cucina, era determinato, e non ebbe problemi a spostare la ragazza morta; in seguito si occupò della grossa chiazza di sangue sul pavimento, la pulì con un panno, ma rimasero dei residui, una volta un suo amico le disse che il sangue andava via con l’acqua ossigenata, quindi, strappò due pezzi di busta nera e li legò intorno alle scarpe, corse in bagno, e cominciò a rovistare, con indosso dei guanti per non lasciare ulteriori tracce, dappertutto in cerca di una bottiglietta d’acqua ossigenata, la trovò e andò si nuovo sulla scena del crimine per ripulire a fondo; quando versò il liquido sul pavimento, cominciò a frizzare. Ora doveva solo eliminare le ultime tracce e quando finì ammirò soddisfatto il suo lavoro. All’improvviso qualcuno alla porta bussò, Marco rimase immobile, sperava che il visitatore misterioso non avesse la chiave, la persona alla porta bussò altre due volte poi si arrese, così tornò calmo, andò alla porta e sbirciò dal buco della serratura e vide che sul pianerottolo non c’era più nessuno, era il momento di agire; aprì con cautela la porta, prese Giulia e la trascinò fino al suo appartamento, la parte più difficile l’aveva superata.

Cosa farà Marco col cadavere?

  • Se ne sbarazza gettandolo nel fiume Tevere. (0%)
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  • Decide di nasconderlo sotto terra lontano da casa sua. (0%)
    0
  • Lo tiene in casa facendolo imputridire. (100%)
    100
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101 Commenti

  • Ciao Andrea, ecco la tua amica Lucia che sa che tu fai il giallo comico. Senti ma che bello pure questo capitolo, sempre divertente, se ne potrebbe fare il proseguo… Mi dispiace sia finito…Ma tu ora ti vieni a fare il genere più difficile dell’universo l’humor oppure lo storico…ah ah ah…
    Bravo almeno in questa storia mi sono divertita tanto…Pure la confessione è qualcosa di comico, lui che va, scopre che l’assassina è Letizia…colpo di scena… Un cojons e una scema…

    • Ciao Lucia 😉 sono contento che ti sia piaciuta, si credo di aver creato il genere giallo-comico (se ancora non esiste) inconsapevolmente haahahahh, non so, la prossima storia sara sicuramente diversa da questa, ma non saprei che genere usare, forse humor, visto che secondo te sono portato 🙂 o forse si, si potrebbe fare il continuo, ma non saprei cosa scriverci su, ci lavorero 🙂

  • Incredibile,
    mi ero ripromessa di venirti a commentare solo al decimo, dopo i vari commenti tecnici che ti avevo fatto temendo di offenderti. Così, seguendoti da sempre, ti ho votavo senza parlare. Ora arrivo e leggo il tuo commento e ti ringrazio di avermi citata, certo…
    possiamo dire che nemmeno io ti ho più visto leggere la mia storia e tu non hai scuse ahahahaha, poichè non mi facevi commenti destabilizzanti… anzi forse non mi segui nemmeno :), però va bene così.
    Passiamo al commento finale:
    hai perso un po’ di vista le premesse iniziali, e ciò che ci aspettavamo è inevitalbilmente cambiato nel corso della storia, ma devo dire che te la sei cavata bene e che alla fine sei riuscito in una chiusa divertente, anche se lo stampatello non si usa e la parolaccia non è tecnicamente approvata in un finale ahahahah, ma se non fossi stata rompiballe anche adesso, tu non mi avresti ringraziata, no?

    Dai, ti aspetto per il prossimo tuo racconto e per romperti anche lì!!! 🙂 Continua a scrivere, poiché la scrittura ci rende migliori.
    Ale

    • Ciao Alessandra, lo sai che accettavo le tue critiche, non mi sono mai offeso, anzi forse avevo bisogno di qualche critica per migliorare, sono contento comunque che sia passata a votarmi 🙂
      Io ti seguo, ma sicuramente come mi era successo con Lucia tempo fa si era tolto il “segui la storia” penso per un problema del sito, credevo anzi che non scrivessi piú, sei una fantastica scrittrice e mi avevi affascinato col tuo racconto shimpu, quindi perche non avrei dovuto seguirti 😉
      Per quanto riguarda il mio racconto, forse hai ragione sul fatto che ho perso di vista le premesse iniziali, ma essendo una gioco-storia, credo sia inevitabile discostarsi dalle premesse, la parolaccia in stampatello potevo anche risparmiarmela, ma visto che ne ho usate poche durante tutta la storia ho voluto chiudere in bellezza 😉 ed era per spiegare la smania investigativa poco adatta ad un commissario di Polizia.
      Grazie ancora di avermi seguito fino a qui, leggero al piú presto la continuazione della tua storia e ti faro qualche commento destabilizzante ahahahahah 😉

  • Un ringraziamento speciale a Lucia per i suoi complimenti sempre graditi, ad Alesaandra Startari (che non ho idea di che fine abbia fatto) per le sue critiche costruttive che hanno migliorato il mio modo di scrivere.
    Grazie a tutti voi, chi fin dall’inizio o chi a “lavori in corso” , che mi avete letto e supportato fino alla fine e anche a chi é passato una volta sola.
    Grazie ancora dal profondo del cuore 😉 alla prossima 🙂

  • Allora rimane la svolta e il taglio ironico. Ma ha preso anche l’emozione del thriller e la cosa mi piace. Belle immagini.
    Appunto negativo non mi piacciono questi segni >> << ma una cosa normale tipo -.
    Poi la grandezza del carattere la facciamo uniforme per tutto il testo ?
    Errori non mi sembra di averli trovati solo lo stacco con la polizia che sa, sembra la navicella spaziale che passa nel racconto e poi con le linee ?
    Non si poteva fare, nello stesso momento …..stacco a capo….

    • Ciao Lucia, buon anno 🙂
      I segni << li ho sempre usati, fin da quando ho scritto la prima volta, credo si usino nei romanzi, non so, sono sempre stato abituato a vederli e mi viene naturale usarli 🙂
      Uso le linee (già Alessandra mi ha bastonato per questo) per far capire meglio il distacco temporale/spaziale, una volta non avendolo fatto, rileggendo il capitolo ho notato che era difficile capire che quello era uno stacco, quindi per precauzione lo metto, non ho capito però che intendi per grandezza del carattere 🙁
      Ti ringrazio per i complimenti, prima o poi il thriller doveva emergere no? 😉

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