Una giornata qualunque di Geronimo Ruysh

Tornando a casa

“Chi diavolo me l’ha fatto fare!” sbottò Geronimo Ruysh protestando a viva voce contro lo sciopero selvaggio dei mezzi pubblici, il traffico impazzito e la manovra azzardata di un automobilista che gli aveva tagliato la strada. In realtà, più in generale, sentiva di avercela con la stagione grigia di quell’autunno ormai alle porte, con i primi freddi che allontanavano il ricordo dell’estate appena trascorsa, con il drastico accorciarsi delle giornate, con la ripresa della solita routine lavorativa e, a ben vedere, un po’ con tutto il mondo. Chissà se la sua meteoropatia, o semplicemente i suoi sbalzi di umore, potessero considerarsi una vera e propria patologia. Sta di fatto che da qualche anno si ripeteva la stessa storia: gli riusciva difficile, dopo la pausa estiva, riprendere le consuete attività senza essere attraversato da una vena sotterranea di sfiducia nel futuro, di serpeggiante abbattimento, di sottile depressione. Di certo l’entusiasmo degli anni giovanili, quelli in cui ogni cosa si mostrava col volto ingenuo della novità e della freschezza, erano morti e sepolti da tempo.

Si incolonnò al semaforo dietro una fila interminabile di vetture. Alla sua destra una bionda dalle unghie laccate rosso-fuoco ciancicava una gomma con le stesse movenze di un bovino ruminante in piena fase digestiva; alla sinistra un giovinastro muscoloso dal collo taurino faceva vibrare le casse della sua vecchissima utilitaria al ritmo di qualche sconosciuto gruppo underground; davanti, lo specchietto di una Smart immortalava un tipo in giacca e cravatta nell’atto di esplorare le proprie cavità nasali. Un extracomunitario munito di spugnetta saponata spuntò all’improvviso dal nulla facendo generici cenni di saluto alla comunità degli automobilisti. L’uomo tentò prima con il tipo azzimato, che proseguì come se niente fosse nella sua operazione chirurgica senza degnarlo d’uno sguardo; poi con la bionda, che dopo aver sputato la gomma sigillò immediatamente il finestrino; e infine con Ruysh, giudicato più solvibile del proprietario del vecchio scassone. Le rapide passate di spugna non fecero altro che insozzare il vetro già sporco, per cui Geronimo approfittò del movimento della colonna per lasciarsi rapidamente alle spalle lo straniero con i suoi coloriti insulti in madrelingua.

Egli proseguì per un paio di chilometri lungo uno stradone fiancheggiato da squallidi casermoni popolari in disarmo, quindi lambì il quartiere San Giovanni, s’infilò nelle arzigogolate circonvoluzioni della tangenziale e infine, imboccata una serie di viuzze sconosciute nel tentativo di escogitare un itinerario alternativo, perse definitivamente l’orientamento.

Una feroce strombazzata e il successivo sonoro vaffanculo lo fecero trasalire. Il traffico romano non tollerava tentennamenti di sorta. Non c’era spazio per gli indecisi, i contemplativi, i perditempo, gl’imbambolati. La ricerca di nuovi percorsi doveva per forza di cose recedere di fronte al flusso inarrestabile di automobili che premeva da dietro come il meccanismo di un’immensa catena di montaggio. Ruysch ricambiò l’insulto con un gesto del braccio e poi, scorto un ampio piazzale alla sua destra, vi s’infilò con l’intenzione di dare un’occhiata allo stradario che conservava da qualche parte nella vettura. Mentre era alla ricerca della  cartina, un muro antico che correva lungo un lato del piazzale attirò per qualche ragione la sua attenzione. Esso aveva un’aria vagamente familiare, o comunque non del tutto estranea, allo stesso modo di un luogo visto di sfuggita da bambini, o di un brandello di sogno che per oscuri motivi riemerga dalle profondità dell’inconscio. Spense il motore e scese dalla macchina. Faceva più freddo di quanto pensasse, forse l’inverno era davvero alle porte. Richiuse la zip del giaccone, sollevò il colletto e infilò le mani nelle tasche. Si guardò intorno alla ricerca di un bar – avvertiva improvvisamente il desiderio di un caffè forte accompagnato da un pasticcino – poi, semicoperta da una fascia di alberi di alto fusto, notò una cancellata di una certa imponenza.

“Ma chi se ne frega!” disse a voce alta come a sottolineare che il muro di cinta per lui non presentava alcun interesse. Aveva ben altro da fare, che osservare vecchi reperti archeologici: tornare a casa, gettarsi sotto la doccia bollente per togliersi di dosso la stanchezza del giorno e poi organizzare la serata. Non c’era che l’imbarazzo della scelta. Partita di calcetto con gli amici, una pizza con Eleonora, navigare un po’ sulla rete, sbragarsi sul divano davanti alla televisione, o ancora infilarsi sotto le coperte in compagnia di un buon libro. Mentre gli si affollavano in testa questi pensieri si ritrovò davanti a una targa. “Cimitero monumentale del Verano”, lesse scandendo mentalmente le parole.

cosa si accinge a fare Geronimo Ruysh?

  • rientra in macchina e si dirige a casa (11%)
    11
  • si va a prendere un caffè (22%)
    22
  • entra nel cimitero del Verano (67%)
    67
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190 Commenti

  • Penso che nessuno di noi lettori abbia potuto immaginare un finale così. Scommetto che dopo la prima parte dell’episodio, tutti abbiano accelerato la lettura per soddisfare la curiosità e arrivati al punto cosa è accaduto?
    È accaduto che una parte dei lettori ha capito chiaramente cosa sia arrivato, un’altra parte, invece, sta ancora aspettando.
    Applausi a Geronimo e al suo autore.

    • Ciao Aomame. Beh, sì, il mio finale richiede uno sforzo di fantasia supplementare da parte del lettore. Qualcuno è rimasto un po’ perplesso e lo capisco, però dai, questa è una piattaforma interattiva e qui ho sollecitato il coinvolgimento del lettore anche nel finale 🙂

  • A me invece piace questo finale sospeso, perché in un racconto del genere tra il mistico e il reale il finale non può che essere incerto.
    Mi è piaciuto tutto di questa storia: il tuo lessico perfetto, l’ambientazione, le tue trovate geniali come quella del ballo con la rossa che rappresenta l’oscurità e la morte, i dialoghi. Grazie per avercelo proposto. Spero di poterti rileggere qui o altrove. Sei su fb? Mi mandi la richiesta di amicizia per favore? Lo farei io ma non so come ti chiami 🙂

    • ciao Giorgia, grazie per gli apprezzamenti. Ti mando senza meno la richiesta di amicizia, per quanto non sia un grande frequentatore di FB. Il finale, come dicevo ad Alessandra, è stato una sorta di sbocco naturale a quello che lo aveva preceduto, anche se era in ballo almeno un’alternativa possibile che però mi è sembrata meno potente di un gran sospeso…

  • Eeeeehhhh sei furbo, Namor, molto furbo… vabbè, storia intrigante e finale insoddisfacente… almeno per me che voglio vedere sempre l’evoluzione della storia e il compendio del plot. Ma , nel tuo caso, è pretendere l’epilogo sbagliato, poichè, tutto sommato, ci hai portato esattamente dove volevi. Per cui, bravo.

    • Alessandra, questo finale non è frutto di calcolo a tavolino. Avevo almeno un’idea su quel che doveva arrivare, anche se un’idea approssimativa e non definitiva, ma poi è scrivendo che si avverte qual è la scelta più giusta per il finale (almeno per me). Non credo si tratti di prendere in giro il lettore. Nella narrativa anche il creare un’attesa, il non dire e il lasciar sospeso fa parte del gioco. Questo significa che ciascuno si darà la risposta e probabilmente le risposte saranno diverse.
      Ovviamente la faccenda sarebbe diversa in altri contesti in cui la risposta conta. Ma non qui.

  • Per come la vedo io, lui non dovrebbe uscire mai più di lì, lui è parte integrante di quell’universo. Ma ho votato perché arrivi ciò che sta per arrivare poiché sono altrettanto convinta che l’idea iniziale che tu avevi in mente quando hai cominciato questa storia, sia ancora parte della promessa che devi mantenere col lettore, dandogli il finale degno dell’incipit. Un finale che potrebbe anche spiazzarci rivelandosi meno banale di un universo parallelo che lo ha ormai risucchiato senza che se ne sia gia reso conto, come accadde a Bruce Willis in The sixth sense. Perché tu saprai essere più originale di così. 🙂 dico bene? ehehehe – che guanto di sfida!

  • Namor tu con l’Antologia di Spoon River mi colpisci dritto al cuore! 🙂 Mettici pure una versione rivisitata di De André e cado sotto i colpi delle emozioni. 🙂
    Molto suggestivo questo episodio, sempre sopra le righe e sempre lontano dal banale. Ho votato per un incontro durante il giro di valzer, ma sono in netta minoranza. 🙂

    • Beh, finora sei l’unica che abbia notato l’inserimento di questa poesia o comunque l’abbia sottolineato. Se non altro mi sembrava fosse in tema.. Non sei in minoranza nelle votazioni perché credo che il giro di valzer, a ben considerare, non possa prescindere da un incontro (si balla in due). A presto! 🙂

  • Namor ( ma qual è il tuo vero nome?) devo dire che questo episodio è suggestivo come gli altri, se non di più.
    Potrei dirti un mucchio di cose, non so se parlerei di cose scontate per te, o se ti sarebbero nuove… ma davvero – arrivato a questo punto- dopo molto pensare – te le direi…
    Questa ascesa agli inferi, data come un’escursione intrigantissima in un cimitero virtuale, questo viaggio dell’eroe guidato da un conoscitore dell’ignoto, questo voler approfondire la realtà parallela dietro la morte materiale, questo trovare una fossa, prendere le misure, non trovare le proprie, dover cercare ancora… sono tutti sinonimi di una ricerca interiore che prelude a una scoperta di sé ben lungi dalle aspettative iniziali, e molto, molto ben costruite.
    Adesso mi rilasserei con il sospirato valzer ma poi…

    • grazie Alessandra, i tuoi commenti sono sempre estremamente curati e profondi. In effetti per me il racconto non è mai solo narrare, ma anche occasione di riflessione, o quantomeno se c’è la possibilità di introdurre qualche elemento che scavi un po’ sotto la superficie lo preferisco. Al secolo sono Guido Marcelli, piacere… 🙂
      Vabbè, facciamoci questo valzer, anche se sono un pessimo ballerino…

  • Suggerisco……(umilmente)
    Geronimo continua a vagare per il cimitero. Incontra altri personaggi uno dei quali lo farà arrabbiare così tanto che decide di uscire da lì e far ritorno a casa. Ma il nostro protagonista non uscirà mai dal cimitero. Perché ?
    😀

  • Ciao, ho letto tutto e anche con attenzione perché la storia mi piace molto.E devo anche dire,che sono rimasta molto sorpresa quando ho letto la teoria del tuo Edmondo Ferri: ho sempre visto il cimitero come un ponte tra i due mondi. E poi non c’è cosa più vera del ” a nessuno piace ricordare di aver dimenticato”. Insomma la storia mi ha rapita e ora sono dietro una tomba a spiare Geronimo Ruysh e sono curiosa di vedere cosa succederà quando vedrà la fossa scavata di fresco.
    Fai presto però, perché qui fa freddo e Baritondo mi aspetta. Ciao ciao

  • Cavolo, stavolta mi hai messa in crisi! ero davvero molto indecisa tra la tomba dei suoi genitori e la SUA tomba… trattandosi di una fossa vuota. Se fossi in te, sceglierei la SUA tomba, perché sei davvero bravissimo in questa storia, ma io sono meno cattiva e ho optato per quella dei genitori. Il sassolino che si è tolto con quel monologo è stato fantastico… ahahaha ancora rido.

  • Il giro di valzer ce lo fai fare al prossimo? 🙂
    questo episodio anche più degli altri mi hai ricordato Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi. Spero sinceramente che non interrompa il racconto, è uno dei migliori tra quelli che leggo in questa piattaforma!

  • Ma non si dovevano aprire le danze ? Però grande il capitolo, non c’è che dire sei bravo e capisco che tu sia stanco, anche io sai ? Non ce la faccio più!
    Il gusto di leggersi una storia per intero non mi fa vedere l’ora che questa mia storia finisca, così mi posso scegliere le storie finite e leggermele…. Io lo farei uscire dal Verano e improvvisare qualcosa, un flash mob…. Una cosa strana o gli farei incontrare un fantasma, oppure una ragazza…. Di fare il viaggio stile Virgilio e Dante non mi pare corretto, però almeno uno spirito o una gran gnocca in lacrime potrebbero incontrarlo, oppure no ?

  • A Namor mi sei andato di matto??? 😀 Una delle storie più meritevoli di TI e tu vorresti mollare? Una mente ironica colta e brillante come la tua, su su!
    Vediamo che si può fare….Perché Ruysh si tiene alla larga dalla tomba dei suoi genitori? Dove lo porterà il Gran Cerimoniere, depositario – a quanto pare – di una buona dose di “conoscenza”!
    Il giro di valzer al prossimo…giro! 🙂
    Spero di essere stata anche solo di minima utilità. 😀

  • Ma il valzer votato a maggioranza, dov’è????

    Carissimo, la tua creatività mi ha trasmesso ispirazione… quasi quasi scrivo qualcosa del genere anch’io. ( non qui e molto in là nel tempo) sei davvero bravo.

    Ti sei stancato di questa storia? Non scherzare.
    Ti propongo il seguito, il mio voto va a :

    Ruysh chiede al Gran Cerimoniere di condurlo sotto ai loro stessi piedi, nell’Arciconfraternita dei Trapassati.”

    Io ci voglio andare, mi ci porti? 🙂

    • Cara Alessandra, il valzer l’ho dovuto posticipare, perché non mi entrava. Sai cos’è, quello che mi sfibra è il dover attendere l’esito dei voti per andare avanti e la costrizione nelle 5000 battute. Lo so che la piattaforma funziona in questo modo, ma l’ispirazione non ama essere imbrigliata…
      Comunque vedo che hai raggiunto un numero di incipoints stratosferico, ti faccio i miei complimenti!
      Tengo da conto il tuo suggerimento, vediamo gli altri come si regolano…

  • Sono molto felice di ritrovarti, anche se da me non sei più passato… ma ripensandoci… non sei più passato neanche da te ahahaha è un po’ che aspettavo questo episodio! bello come sempre, mi è piaciuta molto la parte in cui dici ” … Le pietre decrepite, le croci cadenti, le foto scolorite, i marmi spaccati e i metalli rugginosi – insomma tutte quelle vestigia deturpate e offese dal tempo – lo avevano stretto alla gola con la loro gigantesca mano invisibile, soffocandone quasi il respiro – …”
    poetica, originale, rende perfettamente la scena.

    Inevitabile… un TANGO.

    • Grazie Simone, anche del parallelo con il grande Bradbury che certamente non merito.
      Sono d’accordo che la storia è aperta a tutte le possibilità, visto che non ho proprio idea di dove Geronimo andrà a finire (credo che lui sia piuttosto preoccupato circa il suo destino futuro, sapendo in che mani è finito 🙂
      Vado a leggerti

  • Il tuo incipit riesce a trasmettere molto bene il senso di “quiete prima della tempesta”: in una giornata qualunque, ad una persona qualunque immersa nel traffico, qualcosa di sconvolgente sta per accadere. Mi piace molto il tono velatamente ironico con il quale gli strambi personaggi del cimitero si presentano al protagonista, in un clima a metà fra il reale il soprannaturale, esperienza e immaginazione. è caratterizzato abbastanza bene anche il personaggio di Scamarcio, al quale dedico il mio unico appunto: se, come immagino, il suo ruolo nei prossimi capitoli sarà quello di guida (il mistero che lo circonda mi ha fatto pensare a Virgilio), allora forse non meriterebbe un nome un po’ più “importante”? Oppure la scelta ha un perché?

    • Ciao Daniela, mi sembra tu abbia colto gli elementi importanti del racconto, sicuramente sospeso tra realtà e “soprannaturale” (la dimensione di mezzo che prediligo). Quanto al personaggio di Scamarcio, ogni tanto ho voglia di sdrammatizzare il tono della narrazione, far calare la tensione e magari – come si dice da noi – buttarla un po’ in caciara. Non ti nascondo che anche adesso, quando pronuncio quel nome, avverto una sensazione sgradevole e non sono del tutto convinto che la scelta sia “giusta”. Nondimeno è il prezzo che si paga ad un racconto “in costruzione”, come quelli che per definizione si scrivono qui sulla piattaforma (dove si avanza per step successivi, senza poter revisionare il pregresso…). Comunque anche questa è una bella sfida e fa parte del gioco. A presto.

    • Lucia, ti assicuro che non ho un progetto chiaro in testa, semmai un progetto di massima. Per esempio, non so proprio come la storia andrà a finire…
      Ad ogni modo grazie per il tuo voto!
      p.s.: Mi chiamo Guido, ma se ci tieni continua pure a chiamarmi Marcello… 🙂

  • L’angelo con la spada.
    Sai, namor, la tua teoria sull’oltreverso è stata anche mia in un racconto passato. Una parte di noi è connessa…
    Però ti rimprovero un dettaglio narrativo:
    Geronimo riceve un’informazione importante, a mio parere, ovvero il fatto di trovarsi a camminare in bilico su un cimitero che funge da ponte con l’aldilà. Tuttavia l’unica informazione a cui dà molta importanza è che lo spilungone lo abbia chiamato col cognome esatto. E’ più colpito da questo dettaglio che dalla rivelazione che ha appena ricevuto. Forse è dissonante come cosa, ma mi fido di te. Avrai avuto le tue ragioni che poi scopriremo.
    Bravo.

    • Alessandra, io la vedo così: Geronimo è frastornato, ha appena avuto una sorta di “visione”, può essersi sbagliato, magari anche Scamarcio sta dicendo fesserie… però il suo cognome come fa a saperlo? Il cognome è un dato oggettivo, il resto potrebbero essere fantasie…
      Comunque soffro – come forse noi tutti – dei limiti insiti nel frazionamento delle storie. Bisogna comprimere per contenere il tutto nei confini segnati, e non è facile.
      Un tuo racconto passato? Dove?

  • Ciao Namor, aspettavo proprio il tuo capitolo. (Non solo per pane e mortazza!”) 😉
    Sono la prima… uff. Nessuna “influenza”, quindi, sull’opzione da scegliere.
    E voto per il maestro di cappella. Vediamo che può succedere. Ti aspetto. 🙂

    • hai ragione Lucia, quello che suggerisci è sacrosanto!
      Però conosco il tempo risicato che mi rimane a disposizione nell’arco della giornata e di solito è davvero molto poco. In ogni caso va bene anche così, l’importante per me è rimanere in contatto con la scrittura e buttare giù qualcosa di tanto in tanto.

      • Marcello i punti lasciano il tempo che trovano. L’importante è che la tua scrittura serva in primo luogo a te…Uno a tenerti in esercizio, due a tenere viva in te la fiamma creativa….Nel mio caso è un poco diverso a me serve per altri scopi: ” resistere al mobbing, far riflettere le persone quando sbagliano”. Non immagini cosa e come sto vivendo e quante discussioni, ma almeno ho la forza di affrontare le cose che ritengo ingiuste in primo luogo per gli studenti e in secondo luogo per gli insegnanti. La libertà di insegnamento sta morendo ogni giorno, così anche la libertà di satira, di parola di opinione è una lotta continua contro fantasmi e convenzioni. Ci siamo abituati a calare la testa e siamo diventati tutti YES MAN….
        Nella gioia di dire di SI ogni giorno voglio anche che si sappia che questo SI non è dato da una persona ignorante oppure da una che vuole stare al gioco per non farsi i male amici. E’ dato da una persona che cerca di negoziare per il bene degli studenti, negozia perché vuole vederli felici, perché pensa che l’apparenza non faccia la buona scuola mentre le persone buone SI.
        Ho guadagnato questi inci-points leggendo e leggendo, non tutti passano a leggermi non è sempre un dare e avere anzi, a volte passano e neanche capiscono ti vengono a parlare di PLOT e di mille altre cose senza cogliere il messaggio vero di tutto.
        Imparerò anch’ io a scrivere benissimo è questione di studio. Così come mi sono laureata in un paese straniero in una lingua non mia, così come ho sostenuto esami di master di primo e secondo livello, esami di specializzazione e corsi di approfondimento professionale posso anche migliorarmi in qualcosa che prima facevo solo per il teatro e per la musica. Posso imparare. Tutti possono migliorarsi. Mi sono già presa i miei sei manuali di apprendimento da autodidatta e studierò il primo manuale su come fare i dialoghi l’ho finito domenica e gli altri mano a mano me li leggo e studio. Gli insegnanti dovrebbero accedere gratuitamente a qualsiasi corso vogliano fare, invece lo stato ci fa pagare ogni volta solo tre dei miei titoli più importanti sono stati offerti da enti governativi e uno dall’Università di Roma e da tutte le tasche delle persone che hanno creduto in me appena ritornata in Italia da un paese straniero. Ho conosciuto tante persone meravigliose devo a tutti coloro quello che oggi sono e vorrei riuscire a dare e trasmettere lo stesso a chiunque incrocio sul mio cammino. Scusa lo sfogo. La tua storia è bellissima e tu sei più bravo di me.

        • Lucia, ovviamente non entro nel merito di questioni che non conosco ma sono ben cosciente del valore “catartico” della scrittura. Chi ha dentro il fuoco di questa passione non scrive certo solo per intrattenere, ma perché dentro c’è qualcosa che preme… Poi all’esterno esiste un lettore che può interpretare liberamente il testo e in questa operazione è influenzato sia da quello che è scritto, sia dai propri vissuti personali. Ad ognuno la sua lente. Quindi non ti devi crucciare se ti parlano di plot, perché il racconto e il romanzo sono anche plot.
          Hai un grande desiderio di migliorarti nella scrittura, come d’altra parte tutti noi. Studia pure, se vuoi. Io anni fa ho frequentato la scuola di scrittura creativa Omero di Roma. E’ stata un’esperienza interessante, uno scambio di opinioni, di punti di vista, di letture, di confronto tra gente che ama scrivere. Valutazione quindi positiva. Però a mio avviso la differenza la fanno soprattutto quello che hai dentro e le letture. Il primo è patrimonio personalissimo, le seconde si stratificano nel corso del tempo e costituiscono davvero un ottimo viatico per lo scrittore. Dialoghi? Ne trovi a bizzeffe nei libri. Alcuni costruiti bene, altri no. Osservare, osservare e ancora osservare. E poi esercizio.
          Credo che questi siano gli ingredienti essenziali per un buon risultato.
          In fondo nella scrittura siamo tutti autodidatti. Dal primo all’ultimo.
          Una buona serata!
          Guido

  • Proprio bravo. Proprio, proprio bravo. ( se dico “proprio” un’altra volta, sparami) mi sei piaciuto propr…. em… molto. No, sul serio, complimenti. Felice di averti letto e scoperto. Quando una storia fila via veloce e ti fa sorridere e poi anche riflettere, significa che l’autore ha pensato anche a chi legge. Ha voluto che capisse e che si divertisse. Tu ci sei propr…. ci sei riuscito. Molto bene.
    Ovviamente ti seguo! 🙂
    (incontra due persone nuove, uomo-donna)

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