Il biglietto di auguri

Centinaia di dischi e nemmeno una pagina stampata

– Mamma, senti un po’, ho una cosa da chiederti.

Il proiettore olografico trovò la frequenza giusta e mostrò un volto leggermente allarmato: – Sì, tesoro, dimmi. Cos’è successo? È stato Filippo? Lo sapevo, l’avevo detto io che prima o poi…

– Mamma, calmati, non è successo niente. È una cosa importante, però.

– Una cosa importante? Dimmi, tesoro, dimmi.

– Sai, dopodomani è il compleanno di Filippo…

– Ecco, lo sapevo che c’entrava qualcosa! Quando comincerai a dare ascolto a tua madre e a capire che…

– Ti stai agitando per niente mamma. Il punto è che ho pensato bene di fare in modo diverso il bigliettino di auguri, no? Hai in mente quelli che si comprano già fatti o quelli che il computer fa automaticamente per noi? Con tutte le immagini che si muovono eccetera.

– Sì, tesoro, ho capito di cosa parli. È fantastico che la tecnologia ci abbia permesso di avere biglietti di auguri animati! Fantastico, davvero fantastico. Ora però, pasticcino mio, ascoltami un attimo. Riguardo Filippo…

La ragazza alzò la mano sulla proiezione olografica e schiacciò il pulsante del microfono, impostandolo su muto. Fece un lungo sospiro, poi riattivò l’audio e si rimise in ascolto.

– … che è veramente un ragazzo stupido e violento, capito? Anche papà è d’accordo. Ah, Marica, se solo avessi chiamato quando era in casa anche lui, sai che ti avrebbe volentieri…

– Mamma, non mi hai ancora lasciato dire qual è il problema.

– Scusa, tesoro, hai ragione. Dimmi tutto.

– Dicevo che quest’anno ho pensato bene di non fargli un bigliettino di auguri classico, capisci cosa intendo? Voglio dire, ho preso carta e penna e mi sono messa a scriverlo.

– Ti sei messa a scriverlo? Ma è fantastico, tesoro, è fantastico. E com’è venuto? Certo che è un po’ sprecato un biglietto scritto a mano per uno come…

– Non è venuto, mamma. È questo che sto cercando di dirti. Non riuscivo a scrivere. Non ne sono capace. Ho dubitato addirittura di esserlo mai stata. Mamma, quand’è stata l’ultima volta che hai scritto qualcosa a mano?

– Ma è terribile quello che dici, Marica. Terribile. Come hai potuto dimenticare come si…

– Ti ho chiesto quand’è stata l’ultima volta che hai scritto a mano, mamma.

– Tesoro, io non…

– Dimmi quanto fa tre più tre.

– Tre più tre? Perché me lo chiedi, tesoro? Aspetta un attimo che prendo la calcolatrice.

– Lascia perdere, mamma, grazie lo stesso. Adesso devo andare. Ah, un’ultima cosa. Per caso da qualche parte in casa hai un vecchio libro di papà?

– Libri, tesoro? Che io sappia no. Ma se ti interessa ce ne sono migliaia sul computer di papà e…

– Va bene così, mamma, grazie. Mi sei stata di grande aiuto. Ora devo scappare. Bacio.

– Marica, aspetta, non abbiamo parlato di…

La ragazza alzò il dito e spense il proiettore olografico.

– Merda, – esclamò. – Merda!

Gettò uno sguardo sconsolato alla sua videoteca: centinaia di dischi e nemmeno una pagina stampata.

Accese il computer e cercò i negozi d’antiquariato nelle vicinanze. Appena ne trovò uno che le sembrò promettente, mise gli scarponi – fuori diluviava – e il cappotto, poi prese l’ombrello e uscì di casa. Alla fermata dell’autobus il tabellone segnalavano due minuti all’arrivo del prossimo mezzo. Si mise pazientemente sotto la tettoia ad aspettare. Poco dopo, come previsto, l’autobus fu visibile in cielo sopra di lei. Planò lentamente e atterò senza alcun rumore. Le porte si aprirono e i passeggeri uscirono ordinatamente da quelle in fondo. Lei salì da quella davanti, appoggiò la mano sul pannello all’ingresso, convalidando così il suo biglietto attraverso le impronte digitali, e si sedette pensierosa nel primo posto libero.

Estrasse dalla tasca del cappotto il suo proiettore olografico portatile e si mise a giocare dama con il primo avversario casuale che accettò la sfida. In questo modo riuscì a passare il tempo senza annoiarsi troppo. Alla sua fermata chiuse il proiettore, si alzò e attese che l’autobus atterrasse, quindi scese a terra.

Vide poco più avanti sulla strada l’insegna rossa lampeggianteantichità.Fece la strada che la separava dal negozio ed entrò. Un omino basso e curvo, con gli occhiali che gli cadevano sulla punta del naso come se fossero stati troppo pesanti, la accolse sorridendo.

– Buongiorno, signorina. Cerca qualcosa?

– Buongiorno a lei. Mi chiedevo se avesse un libro. So che è una richiesta un po’ bizzarra, ma non si sa mai.

L’omino la guardò seriamente per un paio di secondi, poi, notando che lei non cambiava espressione, si mise a ridere di gusto.

– Ah! Ma quindi fa sul serio! Un libro, un libro… sono anni che non ricevo una richiesta del genere. E no, mi dispiace deluderla, ma la cosa più antica che ho in negozio è un vecchio kindle della seconda generazione. Le può andare bene?

Cosa farà ora Marika?

  • Affogherà la sua disperazione andando al cinema a guardare una commedia (8%)
    8
  • Si iscriverà a un corso di scrittura a mano (17%)
    17
  • Cercherà un libro in un altro negozio di antiquariato (75%)
    75
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120 Commenti

  • Sì, andrà e secondo me sarà anche molto curiosa!
    Questo capitolo mi è molto piaciuto: decisamente interessante l’apparizione di questi libri e soprattutto la reazione della gente e del notiziario. Senza nemmeno preoccuparsi, un evento simile è archiviato come scherzo… dà certamente da riflettere! 🙂

  • La metafora del libro che come la memoria pian piano scompare è molto bella.
    Forse non era nemmeno necessaria spiegarla per goderne ancora di più la forza evocativa.
    Tornerà da UBLOA fosse soltanto per il biglietto d’auguri, Marika non mi sembra una delatrice anche se – considerato il tema che tratti – una spruzzata di persecuzione da parte della Polizia di un mondo senza memoria potrebbe starci bene.

  • Marika andrà da UBLOA. La scoperta e la curiosità che spinge, sono sempre il sale di una buona trama, come la tua. 🙂 Però non te ne approfittare, 🙂 a volte è intrigante anche la “falsa pista”, la falsa scoperta… Bravo, come sempre.

  • Ciao Marco…. rieccomiiiii! 😛 Complimenti, hai scritto un bellissimo capitolo. Mi è piaciuto anche il discorso che fa l’uomo di UBLOA sul dimenticare.
    Al tuo primo capitolo, fui la prima a commentarti e ti avevo avvisato che sarebbe diventata una bellissima storia e seguita! 😀
    Un abbraccio.
    P.S. certo che sì. va!

  • Interessante. Ma non c’è dubbio sulla scelta. Anch’io voto per il sì, vuole capire cosa c’è dietro e farsi aiutare. La storia evolve proprio bene! Già comincio a fantasticare cosa succederà dopo…
    Ci vediamo al prossimo!

  • Non sto neanche a dirti cosa ho votato perché è scontato 😀

    Mi è piaciuto molto il frastuono e il caos delle nuove tecnologie, che trovo spaventosamente simili a un futuro che non è poi tanto futuro. Bello anche lo sviluppo che hai dato alla metafora di fondo delle pagine bianche.
    E mo’ vediamo come scrive sto maledetto biglietto.
    😛

  • Credo di essere tra i pochi che vogliono che Marika vada ad interrogare la gente per sapere cosa succede a UBLOA. A questo punto ESIGO DI SAPERLO.
    L’opzione in cui ogni cittadino si ritrova un libro con le pagine bianche in casa è interessante, ma data la realtà delle cose non penso che nessuno se ne accorgerebbe. 😀
    A presto!

  • Marika va a interrogare la gente.
    Un episodio con degli spunti interessanti, ma che mi ha lasciato un po’ disorientato. Mi spiego: Marika mi era sembrata curiosa verso i libri, ma non così esperta. L’angoscia che sembra provare verso le parole che svaniscono mi è sembrata quasi esagerata, come se fosse apparsa in maniera un po’ brusca. E anche le sue riflessioni mi sembrano troppo lucide e mature, contando che il punto di partenza è il desiderio di scrivere un “semplice” biglietto d’auguri. Avrei trovato più adatte queste stesse riflessioni dopo un percorso da parte della protagonista, verso la conclusione della storia. In ogni caso, l’idea rimane comunque molto affascinante e il racconto è pur sempre piacevole e la mia curiosità di scoprire il seguito rimane molto alta!
    Questa poi, è solo una mia impressione. Spero ti possa aiutare.

  • storia particolare e originale,che fa riflettere, secondo me il giorno dopo anche a tutti gli altri svaniscono le parole dai libri… la domanda è… se ne accorgeranno? sembra che nessuno si occupi più del formato cartaceo 🙂 ti seguo con curiosità

  • Confesso che, quando ho letto il tuo commento al mio racconto, sono stato colto dalla curiosità di scoprire chi fosse questo Marco Tamborrino. Ho letto, come faccio di solito, prima i commenti, scoprendo così che avevi già un bel parterre di lettori. Infine ho letto i quattro episodi di seguito.
    Mi piace questo racconto anche se sinceramente penso che c’è qualche lungaggine di troppo. Se fosse più asciutto, più svelto, senza digressioni, penso che ne guadagnerebbe. Mi riferisco, in particolare, a certi pensieri della protagonista: lascia che sia il lettore a immaginare cosa pensa Marika (tanto più che per un uomo non è facile scrivere al femminile). Basta che fornisci spunti di riflessione mostrando il contesto nel tuo stile fluido e gradevole, senza appesantirlo. Dopotutto se la regola rigida del gioco è scrivere dieci episodi, nulla vieta di scrivere meno, anche molto meno, di cinquemila battute a episodio.

    • Ciao Napo, ti ringrazio molto per la tua sincerità. È quello che cerco. I commenti buonisti non servono a niente, come dicevi tu sotto un altro racconto (magari mi confondo con qualcun altro).
      Il fatto che mi dilungo pensa sia dato da ciò che scrivo di solito, ovvero romanzi di genere storico. Le mie lungaggini vengono da lì, presumo. Mi sono abituato a usare tanto “show” e poco “tell”, ma quando si tratta dei pensieri dei personaggi non riesco a farne a meno. Inoltre Marika è un esperimento: i miei protagonisti sono sempre maschi, e a volte me ne faccio una colpa.
      Proverò a essere meno pesante, dopotutto questo racconto è un tentativo di divertirmi scrivendo qualcosa di nuovo, e postarlo qui ha senso se viene arricchito e migliorato da commenti come il tuo e altri qui sotto.
      Ancora grazie per essere passato,
      alla prossima!

  • Direi che la mattina seguente ogni cittadino vedrà svanire il contenuto di uno dei libri custodito in casa.
    L’episodio è potente, lo voglio sottolineare. L’idea c’è, e mette in luce una tematica importante. Tuttavia stavolta hai titubato nella scrittura. Una pagina bianca poi non è ingiallita. Semmai è vuota e ingiallita, sì. Che sia vuota lo hai ripetuto troppe volte. E dovresti allegerire il testo. Semplifica:
    ” Non passava minuto senza che ripensasse alle parole che svanivano una dopo l’altra, rendendo bianchi e vuoti decine, centinaia di libri. Presto non ci sarebbe rimasto un solo libro stampato. Anzi, ci sarebbero stati, ma senza parole non erano altro che persone senz’anima. …”
    in:
    Non smetteva di pensare alle parole che lentamente svanivano una dopo l’altra. Decine, centinaia di libri resi inutili dal vuoto che incombe.

    Poi non usare CI e Ci sarebbero…

    Presto non sarebbe rimasto un solo libro stampato. Anzi, sarebbe rimasto, ma senza parole, come persone senza un’anima.

    Ma è solo un consiglio.

    Bella idea, bravo.

  • Bello l’episodio. Al timing dato dalle parole che svaniscono immagino seguirà un effetto corsa contro il tempo, per cui aumenterà la suspense. Seguiamo la scia: un libro bianco per ogni cittadino. Anche se non riesco a immaginare come e perché dovrebbe capitare una cosa del genere! A meno che non si tratti di un’iniziativa dell’UBLOA… Vedremo.

  • Anche a me la storia fa pensare al Farhenheit 451 di Bradbury, libro che ho apprezzato tanto! L’incipit mi piace, e ora che la trama si apre, non vedo l’ora di scoprire come affronterai un tema ispido come questo.
    Naturalmente voto per le pagine vuote.
    Ciao

  • Ho letto i tre episodi. Il questa atmosfera un po’ surreale, mi rassicura che la pioggia sia pioggia e che il sole e le nuvole ci siano ancora e siano quello che sono. La madre di Marika sembra un po’ particolare, è bello chiamare una figlia per nome e non sempre “tesoro”.
    Voto per l’odore sconosciuto, è risaputo che le ragazze (penso alle favole più antiche) sono attratte dalle porte chiuse e dalle stanze segrete.
    🙂

  • Panda 3000 LOL <3

    Questa volta ero molto indecisa sul voto, all'inizio avevo deciso per l'odoro proveniente dalla stanza misteriosa, ma poi sono rimasta così affascinata dall'idea di migliaia di libri con le pagine vuote che ho votato quella senza sapere neanche io perché. Spero di non averti incasinato XD
    Bel capitolo comunque, complimenti! Ora sono davvero curiosa di vedere come proseguirai 🙂

  • Bello Marco, capitolo affascinante del resto mi erano piaciuti anche gli altri. Ho votato per l’odore proveniente dalla stanza a cui non ha accesso…. Mi ha sorpreso trovarti sotto la mia storia, oramai non ti aspettavo più, con tutti quei bei commentini di alcuni di voi non mi sta visitando quasi più nessuno considerando che io vi leggo tutti e vi promuovo anche è un peccato. Del resto io sono quella che acquista anche gli ebook dalla piattaforma, quindi come lettrice e non come scrittrice almeno qualcosa conto… Il tuo mi piaceva prima e continua a piacermi anche adesso, dato che io non sono così perfettina ma guardo al messaggio che una storia può o non può lasciare.
    Ho apprezzato tantissimo il tuo sforzo, grazie di cuore. AH, non sono venuta a leggerti perché tu sei tornato da me, sia chiaro…. Del resto molti che leggo non mi votano forse perché credono di essere sicuramente migliori di me. Ma la vita è una cosa diversa, il mondo del lavoro è una cosa diversa e capiterà a tutti di fare una lotta tipo la mia, quel giorno ricordatevi dei miei cagnolini e di questa mia storia fatta di bambini e cani. Complimenti ancora per il tuo racconto.

    • Ciao, Lucia, mi fa piacere trovarti ancora qui sotto.
      Il mio punto di vista di lettore, però, non è lo stesso del tuo. Per me “essere perfettini” non è un difetto, ma una virtù. Ti spiego: la tecnica nella scrittura conta tanto quanto il “messaggio”, se non di più. E ti chiedo anche di analizzare il mio racconto anche tecnicamente, se ne hai tempo e voglia. Ritengo che è sulla tecnica che bisogna migliorare per saper scrivere bene, perché ognuno di noi può essere in grado di comunicare un messaggio più o meno importante, ma è il modo modo in cui lo si fa che conta veramente. La scrittura è un’arte, così come il cinema e la pittura. So che qui stiamo giocando e non si fa grande letteratura, del resto anche io non scrivo mai fantascienza e non uso mai questo stile, nei miei scritti più lunghi. Però è normale ricevere sia critiche che lodi, soprattutto da uno come me che si è messo a scrivere all’età di 9 anni, quindi non avertene a male 🙂

  • Ciao, Marco.
    Come correte voi “nuovi”… sei già al terzo episodio. Mi ero ripromessa di farti visita, di solito leggo sempre le persone appena arrivate per farmi un’idea. Ma tu corri…. 🙂 mi hai costretta a recuperare in fretta. Seguo – devo dirlo – molto la fantascienza.
    Io ho esordito qui alcuni mesi fa con due storie di fantascienza ( se troverai il tempo e la ragione, leggile, Doppio Freddo è un messaggio valido) Oggi scrivo un giallo, ma non lo è. E’ un thriller, ma qui non esiste quel genere e tutto si mescola inevitabilmente. Ti ho letto volentieri poiché possiedi ( occasionali refusi a parte) una buona dose d’inventiva unita a un buon plot, strutturato nel contest generale e anche costellato, di tanto in tanto, di set-up che spero non siano circostanziali o addirittura casuali, ma mi auguro – e credo – ponderati. Per questo mi complimento, vista la tua giovane età, per la chicca che ci stai regalando. Curiosa di leggere il resto ma oberata altrove, ti pregherei – se possibile – di prendere fiato tra un episodio e l’altro. Vorrei fare in tempo a leggere anche la tua ragazza che, ho già lanciato un occhio, è altra persona preparata… ma faccio fatica a star dietro alle molte storie, che comunque seguo anche per ragioni professionali.
    Qui, ho votato in minoranza per gli scaffali. Che vuoi farci… io vado sempre sul poco battuto.
    Alla prossima. 🙂

    • Ciao, Alessandra,
      prima di tutto ti ringrazio molto per il tuo lungo commento (dici che hai poco tempo, per questo lo apprezzo ancora di più). Secondo, vorrei confessarti, in tutta onestà, che ho (quasi) mai scritto di fantascienza, tranne qualche raccontino quando ero ancora un pargoletto (andavo alle scuole medie, insomma). Certo, ho scritto molta, tanta roba, ma tutta narrativa, e gli ultimi 2 romanzi addirittura storici. Lo stile delle mie storie lunghe non ha niente a che vedere con questo, è molto più complesso, pesante, studiato. The Incipit ha avuto il pregio di farmi ritrovare un po’ di voglia di scrivere attraverso racconti disimpegnati e leggeri, senza bisogno di utilizzare un lessico articolato. Mi fa comunque molto piacere che tu trovi questi set-up nella mia storia, che sono assolutamente ponderati (l’esempio più concreto che mi viene in mente è nel terzo episodio, nel breve dialogo tra il computer e Marika).
      In ogni caso hai ragione, ho pubblicato il secondo episodio il giorno dopo il primo, e lì ho sbagliato di grosso! Però per il terzo ho aspettato 10 giorni 🙂
      Sono egocentrico, ma non ti dirò di andare a cercarti i miei libri e comprarli. Cerca quelli di Chiara, che sono davvero belli, molto più dei miei. E non lo dico solo perché è la mia ragazza, ma soprattutto perché ha una capacità narrativa fenomenale, della quale ti rendi conto solo se leggi i suoi lavori lunghi. Credo siano disponibili anche in pdf 🙂

  • Libri dalle pagine vuote! Un mondo come questo, un mondo senza libri dove le persone hanno dimenticato come sia scrivere a mano è un mondo che davvero mi spaventa (anche io possiedo moltissimi libri in formato digitale ma l’eventualità che esistano solo quelli mi disturba!). Quello che mi piace è questa storia, ti seguo! 😉

  • Scelgo gli arroganti violenti, per pareggiare: sono due opzioni interessanti, per me!
    La “critica” alla base della trama è legittima, ora capisco anche l’avvertimento nel trailer che in un primo momento mi aveva un po’ scoraggiato… Non mi sembra uno scritto polemico, anzi, siamo più nel “triste, ma vero”.
    Seguo!

  • Caro Marco, bellissime le opzioni. Personalmente ho scelto un gruppo di sovversivi, così vediamo dove riusciamo a impelagarci… 😉
    Ti voglio dare, però, un “consiglio” o suggerimento o come diavolo lo vogliamo definire. Ieri hai pubblicato il primo capitolo e oggi il secondo… Ma devi scappare, per caso? eheh 😉 Lascia il tempo necessario a tutti di poter leggere e commentare, lascia il tempo per far conoscere te e la storia. Soprattutto perché la storia promette molto bene e ne verrà fuori un grande racconto. Fai passare un po’ di tempo tra una pubblicazione e un’altra. Ne guadagnerai di Incipoints. E tu li meriti tutti!!!
    Un abbraccio! 😀

  • E bravo, Marco! Ti faccio i miei complimenti!!! Vedo che sono la prima e ti lascio 4 bei puntini, seguo storia, voto e commento! 🙂
    Hai avuto un’idea troppo carina! Sai, dovremmo sempre riuscire a trovare il giusto equilibrio… Come dicevano i Padri Latini? In medio stat virtus!!! Ergo, uno sguardo all’ebook e uno alla carta stampata. 🙂

    • Ti ringrazio! Sono d’accordo, la giusta misura rischia di scomparire per molti (ma non per tutti) tra un paio di decenni, se non di meno. La tecnologia è da comprendere e fare nostra amica, altrimenti diventiamo noi i suoi “schiavi”. Ancora grazie per il commento e il follow, mi scuso per la ripetizione di “strada” verso la fine 🙂

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