Il giardino dei sensi di colpa

La lettera

La lettera della signora Du Maurier era una vera benedizione. Fu certamente questo che pensai, quando, arrivata in fondo alla missiva, seppi che avevo un nuovo lavoro. Avevo risposto alla sua inserzione due settimane prima: cercava un’istitutrice per suo figlio, di anni sei, a cui offriva un onesto compenso, oltre che vitto e alloggio presso la dimora di famiglia, Villa Selva, sull’isola del Giglio.

Fino ad allora avevo lavorato in casa degli Orlando, una coppia di fiorentini benestanti, come tutrice del loro bambino, che ora il padre progettava di avviare alla carriera ecclesiastica. Questo mi lasciava senza un’occupazione e, cosa più preoccupante, senza un tetto, perché l’unica famiglia che avevo conosciuto erano le suore del convento di Santa Maria Immacolata, al cui portone ero stata abbandonata in fasce.

Ma ora Nicole Du Maurier mi offriva una nuova casa, e in che delicata calligrafia. Le sue aste e le sue parole vibravano di un’eleganza quale non ero stata avvezzata neanche in casa degli Orlando. Si diceva impressionata dalle mie referenze e pronta ad accogliermi di lì a pochi giorni “nella sua famiglia e nel suo cuore”. Diceva anche di essersi sempre occupata personalmente dell’educazione del figlio Matteo, almeno fino a quando una seconda gravidanza non l’aveva costretta a letto.

Anche la signora Orlando si dichiarò entusiasta. « Marianna cara », mi disse. « I Du Maurier sono una famiglia molto rispettabile. Non tornano spesso sul continente, ma anche qui la loro reputazione è inaffondabile. Sei una ragazza molto fortunata. E confido anche che sarai giudiziosa. Vivere su un’isola può rendere malinconici, far venir certe idee… ma ti ho sempre conosciuto come persona di buon senso e so che riuscirai bene. Anche se ho timore di lasciarti andare, sola e così lontana per la prima volta nella vita… ».

Nonostante i velati timori della Orlando, il 13 agosto 1894 lasciai la sua casa e, dopo un rocambolesco viaggio in diligenza, a Porto Santo Stefano mi imbarcai su un piroscafo per il Giglio. Era stupendo solcare il mare con in testa un cappellino nuovo, il vento che sferzava la faccia: sentivo di aver finalmente raggiunto l’indipendenza che la protezione degli Orlando non mi aveva mai dato. Nella nuova casa non sarei più stata “solo l’istitutrice”, ma una persona vera, la creatrice del mio destino.

Un destino che cominciò a delinearsi nel momento in cui, sbarcata dal piroscafo, appresi che la mia destinazione distava più di un’ora a piedi dal porto e pagai un contadino per un passaggio sul suo carretto: personalmente, ero una buona camminatrice, ma le due valigie che contenevano tutti i miei effetti personali non avevano il passo altrettanto sciolto.

Villa Selva si trovava sulla costa nord-occidentale dell’isola, su un’altura sovrastante Punta Faraglione, così detta appunto per il picco roccioso che svettava dalle acque a guardia di un’ampia baia. Dalla baia sabbiosa era raggiungibile attraverso un sentiero che si snodava per un bosco di lecci, contribuendo all’isolamento della dimora.

La mia meta finale era un cancello di lustre lance nere, al di là del quale stava la facciata della grande casa dei Du Maurier. Vi arrivai a piedi (il carrettiere, infatti, mi aveva lasciato alla spiaggia), sbuffando ben poco elegantemente per il peso dei bagagli. Mi accostai al cancello e richiamai l’attenzione di un uomo nel giardino:

« Signore! »

L’uomo si voltò e depose le cesoie con cui stava rifinendo un’aiuola.

« Come posso aiutarla? ». Si avvicinò. Era un bel giovane sulla trentina, dentatura bianchissima e grandi mani callose. Aveva le maniche della camicia rimboccate sugli avambracci e pantaloni sporchi di terra. Non ero abituata a rivolgere per prima la parola a un uomo. Nel convento dove ero cresciuta e nel salotto degli Orlando non ce n’era stato bisogno. Per questo la mia voce fu incrinata da un tremito:

« Sono Marianna Galanti, la nuova istitutrice ».

« Nuova istitutrice… non ne so niente ».

« Se vuole, le mostro la lettera della signora », dissi, in tono certamente poco gentile. Capendo che la sua perplessità suonava impertinente, l’uomo sfoderò il suo sorriso più bianco e mi aprì il cancello.

« Sono Gabriele, il giardiniere. È un piacere conoscerla ».

« Piacere mio », risposi, un poco addolcita. E un poco intontita da quel sorriso tanto sfacciato.

Gabriele si fece carico delle mie valigie e mi precedette lungo il viale di ingresso. La facciata della villa era maestosa e il rigoglio del giardino quasi opprimente. Dalla scogliera poco distante arrivava il rombo del mare, che s’infrangeva contro le rocce per ritrarsi ancora e ancora. Il profumo dei fiori, unito a quella nota salmastra, stordiva i sensi. Avevo l’impressione che i lineamenti mi si sarebbero scollati dal viso, tanto li sentivo allentati.

« La signora Du Maurier è in casa? », chiesi, certa che un po’ di conversazione mi avrebbe disteso i nervi.

Il giardiniere si fermò e mi rivolse uno sguardo sconcertato.

« La signora Du Maurier è morta », disse. 

Di che cosa è morta la signora Du Maurier?

  • Cadendo dalla scogliera (56%)
    56
  • Cadendo da cavallo (19%)
    19
  • Di parto (25%)
    25
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154 Commenti

  • Sono collegate alla morte di Nicole. Qui le relazioni i complicano. Nicole sapeva che i due fossero amanti? Questo o cosa ha portato a quel che dicono (ma potrebbe non) essere un suicidio? Che ne dici, cominciamo a svelare qualche segreto? La Marta mi sembra ben disposta…

  • Bello, mi è piaciuto molto il dialogo tra La protagonista e Marta…speravo che Violante e Alessandro non fossero, in realtà, fratelli perché l’idea di un incesto mi disturba, ma probabilmente è anche per questo motivo che Matteo è così strano (ai bambini non sfugge niente), oltre che per la madre.

  • Secondo me non avrebbe senso un confronto con lei, perché dopotutto la protagonista è appena arrivata. Quella di andare a vedere se lo uccideva era interessante soprattutto perché poteva scoprire che in realtà i due sono amanti, ma la malizia e le cameriere pettegole mi hanno attirato di più 🙂

  • finalmente ho letto questo giallo di cui ignoravo l’esistenza, mi piace molto, anche l ‘ambientazione è perfetta, le descrizioni molto ben riuscite e si respira la vera atmosfera del giallo, brava!!! io voto per sentire i pettegolezzi, vuoi vedere che sono amanti???

  • Potrebbero essere amanti, cosa che ne spiegherebbe molte altre in seguito.

    Sei abilissima a creare atmosfere e a dipingere scene.
    Vedo le immagini: la scogliera, il cono di luce lasciato dal fuoco nel corridoio, la luna che delinea il soffitto; poi sento i suoni: le onde del mare appena percettibili, il fruscio delle vesti attraverso la porta…
    Bene. Ottimo.

  • Decide di indagare in segreto. Marianna è molto perspicace, lo si evince dall’ultima nota che ci dà: Nicole non era la scogliera, era il mare.
    La lettera lascia intendere che questa donna ha scelto la propria libertà, pur sacrificando l’amore che prova per il bambino. Però lo affida a Marianna, pur senza averla mai incontrata. Trovo più strano questo, che il dubbio sulla sua morte. Sono certa che scopriremo la ragione di tanta fiducia in Marianna, da parte della signora. Sono anche certa che la signora non si sia suicidata, appare limpido dalla sua missiva. Tuttavia ci dice anche che non ha voluto sottrarre il bambino al padre. Per cui non doveva nutrire troppe remore verso quest’uomo o non lo avrebbe lasciato con l’amato figlio. Non lo so… sei molto brava a infittire il mistero. Bene.

    • Hai buon fiuto. Mi stai facendo riflettere sul rapporto tra Nicole e Marianna. Per come la vedo io, Nicole ha scelto Marianna come tutrice un po’ per necessità (la necessità di abbandonare il figlio, per ragioni che ancora non è dato sapere), un po’ perché ha creduto Marianna una persona affidabile, in base alla corrispondenza scambiata prima dell’assunzione. Da parte di Nicole ci sono state, quindi, una parte di egoismo, una parte di fiducia istintuale e anche una parte di irragionevolezza (come si fa ad affidare il proprio figlio a una persona che non si è mai vista?). Ma questa irragionevolezza ha un suo perché. Vedremo quale.
      Quello che dici del padre è molto vero, ma lasciamo tempo al tempo. Urge confondere le acque.
      Grazie del commento 🙂

  • Ciao Chiara! Il titolo mi ha stregato. L’ambientazione non è delle mie preferite, devo ammetterlo. Ma il rapporto tra queste due donne che non si conoscono eppure – attraverso le parole e attraverso il tempo – vivono un’intimità così forte, è davvero interessante. Io ho votato perché confidi i suoi sospetti con un altro personaggio. E penso ad un’altra donna. Le parole di quella lettera, quella ricerca della felicità e la necessità per la donna di lasciare quella casa e suo figlio, sono troppo intense per essere marginali. Credo che Nicole avrà ancora molto da dirci.

    • Anche io penso che Nicole abbia ancora molto da dirci. Hai colto uno degli snodi principali del racconto (ancora da approfondire): la centralità del rapporto tra lei e Marianna, vero motore dell’azione.
      Per quanto riguarda l’ambientazione, si tratta di una vecchia storia, che ho rimaneggiato per il sito, giocando io stessa con una trama che mi è già familiare, mettendomi alla prova, accettando di cambiarla al mutare dei pareri del pubblico. All’epoca in cui la immaginai, ero un’appassionante lettrice delle sorelle Bronte e adoravo gli intrecci gotici, a cui qui mi richiamo.

  • “Qui il contenuto si sfaldava fra le mie mani come miele caldo: colava dalla busta slabbrata.” Tenera. <3

    Ho votato per l'indagine segreta, secondo me la più interessante (nonché saggia) delle tre. Davvero realistico il ritratto di Matteo, conosco diversi bambini della stessa risma xD
    Adesso inizia il bello. L'idea di un omicidio mi ringalluzzisce.

    • Ti ringrazio. Hai ragione, ci sono tanti significati in quella frase: la figura di Nicole verrà delineata sempre meglio man mano che ci avviciniamo alla soluzione. Allora, forse, li avremo trovati tutti.
      Vedo che hai iniziato una nuova storia. Mi aggiorno in proposito (scusa per la vecchia, ma sto arrancando un po’ per recuperare tutto). A presto 🙂

  • Benvenuta, Chiara.
    Marco mi ha suggerito di leggerti. Perdona il ritardo, ero impegnata a farmi operare due volte… 🙂
    Solitamente elargisco suggerimenti ( causa deformazione professionale) , a te non li darò. Mi pare non ce ne sia bisogno; per una volta la voce dell’amore non è di parte ma si mostra equa, infatti non ho nulla da obiettare. Ottimo plot, buoni set-up, narrazione scorrevole e corretta. Ma non devo darti il voto… sì, qui si vota, ma tu mi hai capita. Voglio dirti cosa ne penso: qui non c’è tempo. Non c’è tempo per insistere sul plot, non c’è tempo per tratteggiare i personaggi, non c’è tempo per divagazioni e metafore. Qui, con 5000 battute a episodio e per di più alla mercé del pubblico, si corre e si cambia strada a ogni dove. Nonostante questo, sei scrupolosa, minuziosa, attenta e non perdi un colpo. Felice di averti letta, decido di seguire.
    Marco aveva ragione, ma se non lo sa lui… 🙂

  • Io voglio conoscere Matteo, sperando ardentemente che sia uno psicopatico.
    Per tutto il resto, vorrei trovare altri sinonimi nel dirti che leggerti è un vero piacere e che adoro la caratterizzazione che sai dire a ogni singolo tuo personaggio, a partire dai dialoghi – ma ormai mi sembra di ripetere sempre le stesse cose. Adoro il tuo stile allo stesso livello dei miei scrittori preferiti, senza esagerare.
    Attendo il prossimo capitolo e un tuo prossimo libro pubblicato, grazie.

  • Conosce il suo allievo, Matteo: data la situazione mi pare d’uopo.
    Bel tipino la sorella, ma non voglio cedere alle prime impressioni!

    Continua ad essere una lettura piacevole, soprattutto per l’atmosfera: complimenti, Sherlock 😛

  • Ho la connessione ballerina va e viene per poco non riuscivo a commentarti…Perché poi mi dimentico. Brava. Non ho trovato niente da ridire anzi finanche il marmo e la collana di perle mi sono sembrate descritte a perfezione, anche lo stato d’animo. La casa con le finestre bifore è una bellissima scena. Ho scelto la sorella gemella. Ho una passione per i gemelli la mia famiglia ne è piena. Per adesso sono due bei capitoli, mi hai pure svelato l’era dei piroscafi e mi hai dipinto bene l’isola.

  • Bellissimo incipit 🙂
    L’ho fatta cadere dalla scogliera, immaginando che qualcuno l’abbia spinta o che si sia buttata con il figlio.
    La caduta da cavallo mi ricorda troppo la morte della cattiva di “Dolce amore selvaggio”, telenovela che seguivo da “giovine”

  • Ciao Chiara! Anche con te sono la prima a leggere e, quindi, devo rompere gli indugi sulla votazione… Beh, ero indecisa tra due, ma visto che si tratta di un giallo ho pensato di buttarla subito sul pesante… Quindi, la signora è caduta dalla scogliera.
    Brava per il bel capitolo. 🙂

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