Il Grande Botto

La moka incrostata

Driiiin… Driiiin…

“Chi è?”

“Sono Gianni. Perché hai questa voce impastata?”

“Stavo dormendo.”

“Lo sai che sono quasi le due del pomeriggio.”

“Vuoi qualcosa o sei solo qui per rompere il cazzo?”

“Apri, ti devo parlare.”

“Non salire senza colazione.”

Zzzzzz, il portone si apre; ogni volta che vengo qui mi chiedo come faccia questo palazzo a stare ancora in piedi, e se lo troverò sbriciolato la prossima volta. O se ci morirò anche io, nell’imminente crollo.

Sulla porta dell’ascensore è attaccato un cartello storto:

Fuori Servizio, stiamo provvedendo alla riparazione.

Marano (NA), 2 febbraio 1993.

Tra poco festeggeranno i 25 anni dall’affissione.

Salire le scale significa viaggiare per il mondo con gli odori: più che altro Asia e Maghreb, ma forse anche altro: spezie e fritture e preparazione di carni nei modi più tradizionali, per sentirsi un po’ meno lontano da casa. Sono ormai certo che la famiglia di cinesi dirimpettaia di Alberto abbia il pollaio in casa, l’odore è tipico e mi ricorda quello che sentivo quando andavo a trovare i miei nonni, nelle campagne intorno ad Avellino. Che frittate incredibili!

La porta è socchiusa, apro lentamente e mi accorgo che la serratura è stata divelta, e neanche tanto recentemente. Il padrone di casa? I vicini? La polizia? Meglio non sapere tutto di Alberto.

“Eccoti la colazione. Anche se io ho già pranzato.”, gli lancio la busta con due sfogliatelle alla ricotta canditi e zucchero, le ho prese nel bar qui sotto, uno di quelli con il simbolo giallo del telefono pubblico, all’ingresso la tenda fatta di corde colorate e il freezer che si apre da sopra sollevando i coperchi, roba da museo! Credo che lo siano anche le sfoglie, ma Alberto ci ha messo dieci secondi a finirle.

“Faccio il caffè.”, nella catasta di piatti e pentole che parte dal lavello trovo una moka grigia, nera di incrostazioni, tento di aprirla, ma non si svita, lascio perdere, mi siedo sulla poltrona sfondata, mi tiro su subito, qualcosa di viscido mi resta attaccato ai pantaloni, mi siedo sull’unica sedia del tavolo della cucina.

“Erano buone le sfogliatelle?”

“No.”, vedo Alberto che apre un cartone di vino bianco del discount, ne butta giù quattro o cinque gollate, rutta sonoramente brrruuuaaa, si pulisce il muso con la manica della tuta in acetato, si lascia cadere sul divano, accende la TV, recupera un mozzicone dal portacenere, tenta di riaccenderlo ma si brucia le dita.

“Alberto, Cristo di un Dio, come cazzo sei ridotto. Guardati! Da quanto tempo non fai una doccia? E non ti cambi i vestiti? Che cazzo, non puoi lasciarti andare in questo modo! Molte persone vengono lasciate dalla moglie o dal marito, ma bisogna farsi forza. Non puoi lasciarti marcire in questo buco di merda! Cristo di un Dio! Non hai nemmeno quaranta anni!”

“Gianni, non mi hai detto che vuoi.”, prova con gli altri mozziconi, niente da fare,

“Cambiati e vestiti, andiamo a fare una passeggiata.”

 

Dopo venti minuti stiamo scendendo le scale del palazzo, gli dico qualcosa sull’odore di spezie, ma Alberto mi risponde con una specie di grugnito, continuiamo a scendere.

Usciti dal portone, il caldo umido di fine agosto ci colpisce duro, come un pugno nello stomaco quando ti aspetti una pacca amichevole; nonostante l’afa, ci sono una decina di bambini che giocano a calcio su questo polveroso piazzale, dai balconi le madri urlano una specie di litania per farli tornare a casa, un misto tra minaccia e risposta all’esigenza primaria di protezione della prole.

“Andiamo da qualche parte per stare freschi, Cristo di un Dio, si crepa!”

Saliamo sulla mia auto, l’aria condizionata esce calda dall’impianto, avrei dovuto far ricaricare il liquido, ma Alberto non dice niente, neanche suda, sta con le infradito sul cruscotto, muove solo gli occhi, cerca una sigaretta in giro per l’abitacolo, ma io non fumo, non più.

È ora di conoscere Gianni, il protagonista. Che profilo deve avere?

  • Ex proprietario di un piccolo market, chiuso a causa di un centro commerciale vicino. (64%)
    64
  • Ex guardia giurata, licenziato per taglio al personale, al suo posto hanno assunto tre rumeni. (14%)
    14
  • Ex poliziotto, congedato con disonore per aver insabbiato prove e coperto dei colleghi. (23%)
    23
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78 Commenti

  • temevo di essermi persa qualche capitolo..invece stavolta in ritardo sei tu..!!! 🙂 cmq bello anche questo capitolo..io speravo in un bel flashback ma temo dalle votazioni che andrà diversamente!!! Aspettiamo il resto..

  • Si innamora Gianni.
    Valè che succede? ti porto lettori e tu mi cadi nella ragazza che parla (con la sua voce da ragazza) e i due sgarrupati non se ne accorgono che è una ragazza? Scherzi parte e a parte il ,finale davvero gustoso del capitolo, non ritrovo del tutto la verve ironica e amara dei primi due capitoli,che mi aveva folgorato.
    Me raccumanno Valè…
    Il tuo sponsor
    MaxLap

  • Mi piacciono proprio tanto i tuoi episodi.
    Le donne dai capelli rossi vanno per la maggiore, ultimamente: nel mio racconto, in quello di Gorgia, di Federica, nel tuo…. ummmm qui “gatta ci cova” ahahaha
    Ma esiste davvero un cartello con la scritta: doccia e primo? lo hai visto sul serio da qualche parte?, perché…wow!
    Le battute di lei sono l’evocazione di due film che adoro: uno è DRIVE. Anche lì il protagonista è sintetico e spiega rapidamente cosa può e non può fare. E poi c’è THE TRANSPORTER in cui Sthatam fa lo stesso….
    bella evocazione.
    però ti rimprovero che la ragazza inizia a parlare senza essersi mostrata e solo dopo essersi scoperta loro si accorgono che è femmina… ma insomma, Valerio, questa che voce c’ha, baritonale? ahahahah, già dalla voce lo avrebbero dovuto capire, no? 🙂

    bravo come sempre!

    Entrambi si innamorano.

  • Bene, bene. Si legge tutto d’un fiato, va giù liscio senza intoppi. Caratterizzazione del personaggio di Trinity molto buona, forse non originalissima ma efficace: lascia il segno.
    Si innamoreranno entrambi, inevitabilmente.

  • Il buon MaxLap mi ha preso per un orecchio mentre, alla chetichella, stavo allontanandomi cercando di non far troppo rumore, e mi ha condotto qui.
    Un racconto ben scritto, con qualche piccola imperfezione, almeno per i miei gusti (alcune imprecazioni ripetute troppo spesso, i suoni scritti e non descritti, l’uso del maiuscolo). In ogni caso hai stimolato la mia sonnacchiosa curiositá.

    • Onorato di averVi risvegliato.
      Per le imprecazioni, le persone a cui si ispirano i personaggi le ripetono molto più spesso, e sono decisamente più volgari; le altre imprecisioni sono una scelta, ispirata al mio mito De Carlo. Sicuramente il suo uso è magistrale e il mio dozzinale, me bisogna puntare in alto.
      Un caffè pagato per MaxLap dunque.
      V.

  • per un attimo avevo pensato ad una donna x completare il terzetto..ma poi ho pensato che le donne sono tremende e in questo caso avrebbe creato solo casini..meglio un ragazzo geniale non trovato da internet..
    bravo Valerio mi piace molto..

  • Opzioni molto interessanti, tuttavia ho scelto la donna… potrebbe aprire a nuovi incastri.
    Però non capisco come si faccia a reclutare un terzo complice su internet. Tu ti fideresti? Io mai…

    Sempre molto bravo. Mi piace la tua storia. Spero un giorno leggerai me, il tuo parere sarebbe prezioso. In ogni caso, sono qui, volentieri. 🙂

  • Valè, si bravu! Comm’è te l’aggia dì ?
    Potevi accorciare un poco e ti è scappato una stronzatella di errore….Waaaaaaa….
    Lo convince a farlo come riscatto.
    E’ una storia particolare, due personaggi opposti e interessanti.
    Accorcia le frasi nel dialogo. Pure tu fai i peridi lunghetti come me, nei manuali ci sta scritto che non sanna fà ! Il napoletano l’ho messo apposta per fare un poco di spirito…
    “Sofia”, ti augura buona notte e te lassa nu vaso…..( Ritieniti fortunato ca n’te arrivatu ncapu !)

    • Ciao Lucia,
      Rispondo solo ora a causa di varie vicissitudini familiaresche.
      I periodi lunghi danno ansia da lettura, o almeno spero, però lo terrò presente.
      L’errore dove sta così lo correggo nella prossima versione?
      Grazie mille davvero, anche se non parlo il napoletano,tanto che devo mettere i sottotitoli a Gomorra…

      V

  • Il bottino, perché gli affetti non sono un buon motivo di persuasione anche perché lui ha negato la sua collaborazione pensando ai figli.
    Mi è piaciuto molto anche questo episodio, si immagina bene la lentezza del mondo che procede in modo “guasto” e la necessità di trovare un riscatto per Gianni.

  • mi hai completamente spiazzato..mi aspettavo un ex poliziotto attaccato cmq alla divisa e invece mi ritrovo un ex commerciante incaxx che vuole la rivincita dalla società da cui si sente defraudato..complimenti..

  • Molto bello questo episodio. Molto efficaci le descrizioni che trasmettono quel senso di lentezza, di sospensione, di attesa. In questo contesto, il dialogo finale se fosse stato più frammentario, più laconico, sarebbe stato – secondo me – ancora più centrato.
    Attento ai dettagli: Alessandra ha ragione.
    Avrei preferito che Alberto si convincesse da solo, sorprendendo Gianni (e i lettori) quando ormai il piano stava per andare in fumo, per una forma di riscatto verso il suo passato.

    • Ti dirò: nella prima stesura era un po’ diverso, il dialogo durava di più, e portava al convincimento. Ma già ora sono quasi a 5000 caratteri, dunque ho dovuto spezzarlo e aggiungerci il bivio. Fa parte delle regole. Ma quando inizio a scrivere posso arrivare tranquillamente a diecimila caratteri senza accorgermene, poi taglia qui e taglia lì…
      Grazie davvero

      V.

  • La voglia di riscatto verso l’ex moglie potrebbe essere più convincente in una persona sconfitta e derelitta, forse dalla moglie stessa.
    La tua scrittura cattura l’attenzione, i personaggi sembrano già strutturarsi, i dialoghi trionfano: dopo un episodio già ti seguo come autore.
    Mi verrebbe da chiederti: ma chi sei ? Dove sei stato?
    Ora soffia un venticello Sorrentino.
    Ti segnalo a chi non ti conosce già.

  • Lo convince con la grandezza potenziale del bottino, poiché dubito che il suo amico si lascerebbe persuadere immaginando il futuro dei suoi figli o la faccia che farebbe la sua ex.

    Mi piace veramente tanto questo racconto, bravissimo.

    Però fai attenzione ai cambi di scena: lui accosta e resta in attesa, poi scende dalla macchina che è una fornace e lascia lo sportello aperto, si affaccia a guardare cosa fa il suo amico e poi… resta a pranzo lì? E la macchina aperta e col motore accesso accostata alla buona là fuori? ahahahah, lo so, sono dettagli… ma leggendo senti il salto, credimi.

    Bravo, mi piaci molto.

  • Bentornato, Valerio.
    L’ultima volta che ho letto qualcosa di tuo avevo un altro nick, un avatar tratto da un quadro di Kandisky sconosciuto ai più e facevo parte di quella che era stata ribattezzata La Setta. Ne è passata di acqua – e di autori – sotto i ponti.
    Sempre interessante la tua scrittura. Interessante, anche se non originalissima, l’ambientazione. E proprio partendo dall’ambientazione ho pensato al mini-market fallito.

  • Che bello ho azzeccato il plebiscito stavolta! Ok…. Mi sei piaciuto parecchio ma quando sono andata a vedere chi sei come autore mi è preso un colpo. Ma quante storie hai scritto qui sopra ? Santa polpetta!!
    Sono nuova ci sono da agosto per una storia vera che parla di una scuola (molto vicina alle tue zone e del mobbing), sono solo al capitolo cinque ho fatto casino con i primi due capitoli. Per ora clicco segui storia, mi riservo di andare a vedere anche le altre cose…L’incipit è originale, la biografia è particolare denota una persona semplice simpatica e senza puzza sotto il naso. Credo siano buone premesse.

  • Non mi identificherei nell’ex poliziotto congedato con disonore, a meno che adesso non riscatti la propria vita precedente. Voto invece per l’ex guardia giurata sostituita dai tre rumeni (non con lo stesso contratto, evidentemente, altrimenti si sarebbe triplicata la spesa), situazione forse più vicina al mondo di oggi.
    Ciao Valerio, a presto.

  • Lo scenario mi ha fatto sorridere poiché non è molto lontano da casa mia. Gianni lo vedo come un ex proprietario di attività schiacciata da chi può “investire” di più ! Argomento molto attuale. Due personaggi: uno depresso, l’altro in cerca di soluzioni. Chi dei due si lascerà contagiare ? Ti seguo 🙂

  • Ho votato l’ex guardia giurata a cui i tre rumeni hanno fottuto il posto, per usare il linguaggio di Gianni. Purtroppo è vita comune, il cinismo e la rabbia la fanno da padrone ormai perché col lavoro ci rubano la dignità (non tanto i rumeni, ma chi decide di non sanare la situazione), e tutti gli atteggiamenti del tuo protagonista sono ormai normalissima routine…purtroppo. Ti seguo, anche se leggerti mi stringe lo stomaco.

  • Ciao, Valerio.
    Incipit che mi ha fatto sorridere molto.
    Ti parlo subito del profilo di Gianni:
    è l’ex proprietario di un market chiuso a causa di un centro commerciale.
    Lo dico – anche se avrei adorato saperlo ex poliziotto che ha insabbiato prove perché più si avvicina al mio modus vivendi – lo dico, appunto, perché lo descrivi in grado di distinguere spezie da sughi, odori da profumi, sfogliatelle stantie; cinico quanto basta nell’osservare un cartello; in grado di definire uno spazio ridotto persino classificando l’annata degli oggetti che lo costellano, e non è tutto: Gianni è isterico. Impreca ogni tre minuti, vuole scuotere l’amico ma è chiaro che la vita non sorride nemmeno a lui… è troppo nervosetto. Però dotato di senso dell’umorismo e di quel cinismo sufficienti per farlo sopravvivere anche al centro commerciale che gli hanno costruito sopra al market. Lui nota la tappezzeria d’antiquariato e il puzzo di vecchio e stonfo nella casa di Alberto proprio perché ha dentro l’inaccettabile fastidio che il progresso di un centro al posto di un piccolo market gli ha provocato. Il nuovo al posto del vecchio.
    Sì, cazzo, ma anche no. Alberto deve dare una pulita a questo porcile, ma a me non dovevano fottere il market!
    Ovviamente hai capito cosa ho votato.
    Seguo molto volentieri.

    • Immagino che nella vita tu faccia la profiler!
      Non ho pensato neanche alla metà delle cose che hai detto, comunque ci sta tutto alla grande.
      Con questo racconto mi piacerebbe tracciare dei personaggi disperati, ognuno a suo modo, perché, purtroppo, è quello che vedo in giro, ora più che mai.
      Ti ringrazio davvero per il tuo tempo.

      V.

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