La bicicletta rossa

Dove eravamo rimasti?

Come concludiamo la storia? situazione insolita e Diego che confessa di essersi innamorato di Giada (62%)

Salita o discesa?

Giada ha preso una decisione drastica. Intende azzerare completamente ogni dissapore venutosi a creare con Diego e Gabriel. Vuole ripartire da dove i loro rapporti si erano interrotti. Il primo importante passo in questo senso è fissare l’appuntamento per la pedalata con Gabriel. In queste settimane si è allenata regolarmente per essere in grado di affrontare perlomeno le salite meno impegnative. Ha anche testato personalmente il tracciato che vuole proporre all’amico e le sembra panoramicamente attraente e fisicamente adeguato al suo livello.

Gabriel arriva puntuale. Si guardano negli occhi per un tempo indefinito. E’ Giada a rompere il silenzio proponendo semplicemente di partire. La bicicletta rossa è stata lucidata da poco e non aspetta altro di divorare l’asfalto per andare verso l’infinito o in qualsiasi altro posto Gabriel vorrà condurla.

Le campagne assolate si susseguono alle frazioni disabitate. Paesini microscopici sono appoggiati sulle colline. Di tanto in tanto un’automobile. Le discese si susseguono alle salite ed è proprio su una delle pendenze più importanti che incontrano che avviene qualcosa d’insolito.

Gabriel tiene il passo, Giada si sforza di stargli dietro. All’improvviso una voce alle loro spalle li esorta a non mollare. E’ l’accento a insinuarsi in un angolo poco frequentato della mente di Giada. Poco dopo un paio di ciclisti li superano agevolmente. Giada si volta e fissa per un attimo il primo dei due. E’ sicura di averlo già visto da qualche parte, quella fossetta sul mento non è per niente comune. E quella voce s’insinua ancora più in profondità senza che, per il momento, lei riesca a pescare l’informazione che cerca.

“Gabriel, seguili!” grida all’amico. Il ragazzo, concentrato sulla propria pedalata, non fa caso più di tanto ai colleghi che li hanno sorpassati così agevolmente in salita. Nota che sono atleticamente molto preparati e non perderli di vista è uno stimolo molto piacevole.

Entrano in una cittadina e, a un incrocio, perdono definitivamente contatto. Non hanno la più pallida idea di dove possano essere andati e, sconsolati, si dirigono verso il maneggio. Non che vogliano cambiare mezzo di trasporto ma è la strada meno trafficata della zona.

Pozzanghere costellano la via e la bicicletta rossa si sporca di fango. Gabriel però sa che queste non sono macchie di vergogna e le benedice una ad una perché finalmente può dedicarsi di nuovo al suo sport preferito. Giada è felice di avere finalmente la possibilità di allenarsi in compagnia.

In lontananza notano un cavallo al galoppo. Attraverso i sentieri si sta dirigendo verso una graziosa chiesetta. Giada propone una deviazione improvvisa per raggiungere lo stesso posto passando da una scorciatoia. Arrivano prima del solitario cavaliere e hanno il tempo di bere un po’ d’acqua dalla fontanella. Le montagne di fronte a loro non sono le stesse che li circondavano poche settimane prima ma sono altrettanto maestose.

Il cavaliere ha rallentato il passo e arriva al trotto nello spiazzo antistante la chiesetta. Solo in quel momento Giada e Gabriel si accorgono che si tratta di Diego.

“Non sapevo che tu cavalcassi!” esclama Giada.

“Ci sono tante cose che non sai di me” replica lui scendendo da cavallo.

“Ad esempio?” domanda lei fissando un punto indefinito oltre la sua spalla.

“Che mi piaci tantissimo” dice lui tutto d’un fiato.

Ma lei non ha sentito una sola parola. Proprio in quel momento un flash improvviso le ha attraversato la mente. Un gruppo di ciclisti in corsa, una gara internazionale, lei in un punto strategico del percorso. Le macchine della polizia, le moto, le biciclette che in pochi secondi hanno attraversato quella porzione di strada. La gente accalcata sul marciapiede, i capellini rosa, gli applausi. Le maglie colorate, tanti volti sconosciuti che si susseguivano rapidissimi, la macchina fotografica che scattava a ripetizione. E poi lui, al centro dell’immagine, bello e fiero in mezzo ai suoi compagni di avventura.

“Ehi ma quello era Cadel Evans!” esclama all’improvviso cogliendo tutti di sorpresa.

“Chi?” domanda Gabriel sconcertato.

“Quello che ci ha superati in salita? Non l’hai visto in faccia?”

“Non ci ho fatto caso, ero concentrato a mantenere il ritmo e mi ha colto di sprovvista.”

“Ma non sapevate che era in zona per una vacanza?” replica Diego sperando di ricevere finalmente un minimo di attenzione.

I due lo fissano come se arrivasse da un altro pianeta e restano in silenzio a metabolizzare il fatto di aver condiviso, senza saperlo, un piccolissimo pezzetto di strada con un grandissimo ciclista.

“Oggi mi piaci più del solito” butta lì Diego.

Giada lo fissa negli occhi, abbassa lo sguardo, ci pensa su per un tempo indefinito.

“Un po’ ci speravo ma mi sembrava follia che io potessi piacerti.”

“Ehi, mi sono perso qualcosa?” domanda Gabriel.

“Scusate, ho bisogno di stare un po’ da sola” dice Giada allontanandosi. Solo quando è in fondo alla discesa si accorge di essere fuggita con la bicicletta rossa.

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240 Commenti

    • Mi fa molto piacere che tu mi abbia pensata, vuol dire che “La bicicletta rossa” ti è proprio rimasta impressa. Ho dato un’occhiata al bando e le opere devono essere inedite… purtroppo questa non lo è ma mi hai dato lo spunto per provare a scrivere qualcosa per l’occasione magari anche utilizzando le emozioni che avevo racchiuso ne “La bicicletta rossa”… è una storia che ho scritto col cuore e a cui sono molto legata… ci provo!!!

  1. Il finale mi ha lasciato un leggero senso un po’ … così anche se avrei dovuto aspettarmelo! 🙂 Carino sì. ma forse nel mio animo sensibile in fondo (MOLTO in fondo) mi aspettavo almeno una risposta! 🙂 Ed invece ecco che parte …

    ma se la si vede dal punto dio vista dell’avventura direi che ci sta alla grande. E’ vero quello che ha detto il Coach! E’ un avventura ma non è colpa tua. A volte si comincia qualcosa ma poi si termina in tutt’altro modo. Ne so qualcosa! 🙂

  2. Ciao Nadia scusa il ritardo.
    Scrivi molto bene, ma se ti può interessare e se me lo permetti, avrei alcune considerazioni circa il sapore che mi è rimasto nel palato dopo aver letto il racconto, con particolare riferimento al finale che consolida una mia certa sensazione, che un po’ controverte la bella forza simbolica della bicicletta rossa.
    Un saluto

  3. Mi è piaciuta molto la scelta dell’allenamento tra panorami bellissimi e stradine fuori mano per la pennellata finale. Da maschietto direi che Diego ci è rimasto di m… (quantomeno perché mentre lui le dichiara il suo amore lei pensa a Cadel Evans) 🙂
    Però insomma anche i due fratelli gliene hanno combinate, perciò… pari e patta!

    • Sono contenta che la storia ti sia piaciuta. E sono pure felice che ti abbia fatto rivivere momenti importanti. Io sono troppo giovane per ricordare certi fatti ma dai commenti ricevuti credo di essere riuscita a raccontarli abbastanza bene. Grazie!

    • Per ora vedrò di dedicarmi alla lettura delle belle storie che stanno prendendo vita su queste pagine. Per la testa ho qualche idea per una nuova storia. Di sicuro non sparisco. Per il seguito di questa devo pensare e abbozzare un minimo di trama su cui far lavorare voi affezionati lettori. Grazie!

  4. Episodio finale scritto benissimo, complimenti.
    un po’ dispiaciuta per la fuga inaspettata di Giada, che non ci darà soddisfazione di fare una scelta sentimentale.
    tuttavia mi prendo una licenza poetica, poichè ritengo meriti davvero, e ti dico che una chiusa perfetta per questa storia l’ho scorta in una frase, davvero notevole e rappresentativa della tua abilità narrativa, la storia di questa bicicletta rossa e della bravissima Giada, per me si conclude così:

    ” La bicicletta rossa è stata lucidata da poco e non aspetta altro di divorare l’asfalto per andare verso l’infinito o in qualsiasi altro posto Gabriel vorrà condurla.”

    Complimenti veri, Nadia. 🙂

    • Grazie mille, ammetto che le ultime righe sono state le più difficili da scrivere perché avrei avuto ancora un sacco di cose da dire ma dovendo restare nei 5000 caratteri ho riscritto la frase finale parecchie volte prima di riuscire a darle una forma soddisfacente.

  5. eccomiiii! che bella ed originale questa storia, davvero brava! quest’ultimo capitolo a mio avviso particolarmente riuscito,mi ha tenuto incollata allo schermo!!!! io sono un’inguaribile romantica, quindi voto per la confessione dell’amore…..

  6. Ciao Nadia, voto per il colpo di fulmine..
    Però però ti lancio pure una critichella..
    adesso mi odierai. 🙂
    Ho trovato questo capitolo, un pò sottotono, sbiadito… privo di descrizioni..
    Es: “Credeva di essere un ciclista ma è solo un codardo. Domani starà meglio ma stasera è proprio demotivato”. –
    Cerca di soffermarti di più sul suo stato d’animo.. Ok è demotivato.. ma descrivilo.. Poi tu ci anticipi che domani starà meglio.. è perchè??
    Ma ci sarebbero altri esempi da fare..
    Dai forza Nadia, mettici l’anima e il cuore… soffermati di più sui particolari..
    Un abbraccio

  7. Devo dire che mi sono perso di cose. Il doping di Gabriel, la sua frattura, Diego che lo critica quando in realtà gli vuole bene (e si vede), la pedalata di Giada …

    Purtroppo, nella mia concezione di realtà, penso che mentre due fanno la corte, la terza la fa ad un altro. Spesso anche se non sempre. Quindi dico che si innamora per un nuovo personaggio benché che Diego si fosse innamorato di Giada poteva essere una valida alternativa.

  8. Diego si dichiara… ma comunque una pedalata tra Giada e Gabriel prima di questo annuncio ci sta tutta, la aspettiamo da nove episodi…
    Che ne dici? ( anche perché inserire un nuovo personaggio adesso mi pare un po’ inutile… a meno che tu non stia pensando a un seguito che pure volentieri seguirei.)

    • Diciamo che ho voluto inserire la terza opzione per offrire un’alternativa ai due. A un eventuale seguito non ho ancora pensato, è stato già abbastanza faticoso arrivare sin qui. Comunque pare che lo sconosciuto stia ricevendo ampi consensi.
      Hai centrato pienamente il bersaglio col tuo commento, insomma è da nove capitoli che li aspettiamo pedalare insieme e al povero Gabriel gliela diamo o no almeno questa soddisfazione?

  9. Mi hai commosso, ho un rigagnolo che mi scivola sulla guancia destra. Brava.
    Il capitolo ha superato le mie aspettative, ora vado a farmi un giro in bicicletta la mia è bianca ed è ferma da troppo tempo. Ne ho tre, una rosa, una celeste e una bianca. Non sono bici di corsa ma da passeggio, il lungomare mi aspetta c’è il sole…. Lo schiaffo doppio mi ha lasciato una soddisfazione letteraria oltre che un legame di genere con la protagonista. Ho votato Giada e Diego, perché ho in mente una grande cosa ma non la svelo qui….L’amicizia è un grande passo verso……. Dimmelo tu, che sei una donna matura sensibile e di mondo….

  10. ahahahahahahahah, Nadia, questa te la devo proprio raccontare:
    poco fa ero sul mio balcone che affaccia, ahimè , su una strada trafficata. Tra decine di auto vedo passare una ciclista su una bicicletta rossa. Ho subito pensato a te. ahahahah
    è così raro vedere ciclisti da queste parti, meno che mai su bici rosse ahahahaha

  11. Io vorrei vedere Gabriel e Giada come non li ho mai visti, finora…
    le immagini vivide della passeggiata sulle montagne che non conosce ma che la fanno sentire al sicuro, la commozione nel rivedere la bicicletta rossa in garage, lucidata e pronta per essere pedalata… mi piace molto il tuo modo di trasmettere emozioni. Ora però, dopo tanti messaggi nella bottiglia e tanti segreti svelati, mi piacerebbe che – dopo essersi preso pure un mezzo schiaffo condiviso col fratello – , Gabriel incontrasse Giada a tu per tu. 🙂

  12. Del tuo racconto mi ha colpito subito il titolo: la bicicletta rossa sembra volerci raccontare una grande storia. Infatti la trama è incalzante, originale e appassiona il lettore attraverso lo stratagemma della caccia al tesoro. Mi dispiace solo non aver letto qualche riga in più proprio su di lei, la bicicletta.
    Personalmente non amo molto la narrazione al presente, perché sebbene abbia lo scopo di velocizzare lo svolgersi degli eventi, immergendo il lettore nelle situazioni nello stesso istante in cui esse avvengono, nel mio caso ottiene l’effetto opposto.
    In generale la tua storia è ben costruita, scorrevole e ben organizzata. I personaggi sono interessanti e si prestano bene anche ad un potenziale futuro approfondimento, soprattutto dal punto di vista psicologico.
    Vorrei tuttavia richiamare la tua attenzione sulla scelta del genere. Il giallo prevede normalmente un crimine, intorno al quale si sviluppa la trama, in genere tutto si svolge verso la scoperta del colpevole attraverso ragionamenti, deduzioni e indagini. Nella tua storia però non abbiamo un vero e proprio crimine, quanto piuttosto un incidente e la trama intreccia legami affettivi, più che deduttivi. La definirei piuttosto come una bella avventura…

    • Ammetto che non è stato facile scegliere il genere in cui inserire la storia. Non trattandosi di una storia d’amore in senso stretto non potevo metterla nel rosa. Parlare del mondo del ciclismo non mi sembrava molto avventuroso e quindi, pensando agli indizi disseminati lungo i primi capitoli, ho optato per il giallo.
      Ti ringrazio per l’inaspettato commento che mi ha fatto molto piacere. Era da parecchio che volevo scrivere qualcosa sul mondo dello sport e trovare a ogni capitolo tanti consensi è una gratificazione grandissima. Spero che anche i ciclisti possano apprezzare il mio piccolo sforzo di raccontare un po’ cosa si nasconde dietro il mondo della bicicletta.

  13. è un periodo che voto sempre in minoranza, relativa o assoluta, ma in democrazia evidentemente va bene lo stesso (tot capita, tot sententiae, diceva un adagio latino). Io il ceffone lo darei a Gabriel, che è quello che ha tenuto così tanto tempo in sospensione la nostra ciclista, mentre Diego mi sembra molto più protettivo nei suoi confronti e non merita analogo trattamento. Nello svolgimento – non so se sia voluto o costituisca un refuso – c’è una frase ripetuta due volte, quasi parola per parola. A presto!

  14. Se proprio devo scegliere chi schiaffeggiare – perchè io non lo farei 🙂 – direi Diego, che è l’unico che lei conosce bene.
    Anche questo episodio mi è piaciuto molto, in alcuni punti eri andata benissimo e poi hai spiegato quello che si era già capito, un peccato… però sempre bello questo racconto. Brava!

    • Di cose da dire ce ne sarebbero tante se si tentasse di raccontare il punto di vista di ogni utente della strada più o meno disciplinato. Su dieci macchine capita che una o due siano corrette e superino garantendo la sicurezza del ciclista. Comunque non sono pienamente soddisfatta di questo capitolo, mentre lo scrivevo sentivo che era in un certo senso sbilanciato. D’altro canto la mia intenzione era quella di focalizzare l’aspetto paesaggistico ed emozionale della situazione.

      • La parte descrittiva è eloquentemente evocativa di una passeggiata in mezzo alla natura. Poi, come dicono Alex/Alessandra c’è un salto.

        circa la disciplina stradale mi permetto di osservare che il discorso potrebbe essere – quantomeno – più articolato.
        Chi ti scrive rammenta ancora – avvertendo gli stessi brividi di allora – un’estate da pendolare ufficio-località di montagna meta di gruppi di ciclisti che occupavano – in discesa anche – l’intera sede stradale bypassando la parallela e pertinente pista ciclabile (lo so, sono assai rare, forse per questo inutilizzate quando esistenti)

        • Purtroppo piste ciclabili degne di tale nome da noi ce ne sono poche mentre in altre nazioni esistono delle autentiche autostrade destinate alle due ruote. La maggior parte delle cosiddette piste sono frequentate da mamme con passeggini e bimbi in bici. Ovvio che se ci sono loro bisogna andare piano e quindi non sono adatte per allenarsi e bisogna per forza usare le strade normali. E’ capitato anche a me d’incontrare (fatto insolito nel mio paese) un’intera squadra che si allenava su per la “mia” salita. Tornando al racconto avrei potuto semplicemente far cascare Gabriel dalla bici e recuperare una manciata di righe per sviluppare la situazione ma preferivo un incidente casuale diverso. E non volevo dargli peso eccessivo per non distogliere l’attenzione dal tema centrale.

  15. Eccomi a te e a quel commento che ti devo.
    La storia scorre fluida, lo stile è semplice e ben organizzato, le opzioni studiate e belle come lo stesso racconto.
    C’è una sensibilità che mi ha commosso ai capitoli due, tre, cinque.
    Un grande senso di amicizia si avverte in tutto il testo. Sei brava non c’è che dire, il lettore lo conquisti con la tua sensibilità, elegante, mai sfacciata. Questi sei capitoli sono un unico respiro, me li sono dovuta leggere di un fiato perché non ci ero riuscita a godermeli e venivo disturbata nella lettura ogni volta che ti avevo sotto gli occhi. Anche se nel totale avevo colto i pezzi del meglio, di qui mi inchino alla tua idea e ai messaggi nella bottiglia, originale. Grazie sono contenta di averti tra le mie letture.

    • ll tema della storia è la bicicletta e quindi punto sulle descrizioni paesaggistiche ed emozionali che si provano in determinate situazioni. Oltretutto Gabriel sta provando una baraonda di emozioni che fanno passare tutto il resto in secondo piano.

  16. Amici e fratelli sono elementi spesso assidui del nostro quotidiano, per cui li escluderei. Andrei sul cugino che spiegherebbe molte cose ma non necessariamente deve essere assiduo frequentatore di Gabriel. In fondo i cugini non si vedono quanto i fratelli o gli amici stretti, no?
    Un episodio di lunghe riflessioni, molto sentite. Solo alla fine, il gatto, il frattura, l’alberghiere, il pronto soccorso e il medico col suo verdetto mi sembra che siano arrivati in corsa. E dopo quella curata riflessione, quella corsa mi ha stonato un po’.
    Ma brava come sempre. 🙂

    • Trattandosi di un incidente di percorso e non essendo quindi il tema principale della storia ho preferito dare meno spazio all’ultima parte. Mi sono quindi concentrata sugli aspetti emozionali e paesaggistici della situazione. Anche perché col turbinio di sensazione che gli passano per la testa tutto il resto passa in secondo piano, no?

  17. che sorpresa, Nadia! Anch’io amo la bici (da montagna, soprattutto), e forse è per questo che ho optato per lo smarrimento di Gabriel nel bosco (ma anche perché non lo “ostacola” più di tanto: se la faranno o no, questa pedalata insieme?).
    La tua è una scrittura piana, pacata, scorrevole, che si lascia leggere con piacere. Ovviamente mi attrae molto anche il tema trattato.
    Complimenti, attendiamo il seguito.

  18. Questo è il più avvincente, efficace, emozionante episodio che mi sia capitato di leggere in The Incipit. Hai dimostrato un talento accezionale. Ti faccio i miei più sinceri complimenti. C’è tecnica, qui. Sei davvero bravissima.

    Braccio fratturato.

  19. Ciao Nadia. Bel capitolo, complimenti. Visto che si sta pian piano “riappacificando” (se mi consenti l’uso del termine) con il ciclismo, mi sembra prematuro fare un’escursione. Quindi, ho votato per l’incontro con un ciclista. Lascio a te la scelta dell’atleta, perché io sono a completo digiuno! 🙂 Questo incontro può scatenare ulteriori ricordi, emozioni, sensazioni! 🙂 🙂

  20. Una bella sorpresa per un’appassionata che sta anche per superare il suo trauma e per riprendere a pedalare, potrebbe essere incontrare in albergo un ciclista famoso che solo lei può davvero apprezzare. Purtroppo non so suggerire chi, io non m’intendo di ciclismo e cercare un nome su google mi sembra scorretto. Dovrei sceglierlo sulla base di determinate sue peculiarità perché avesse senso nella storia, e come potrei farlo? dovrei mettermi a studiare la biografia di una lunga serie di ciclisti in vita ( altrimenti avrei detto Pantani, che ho ammirato molto). Tuttavia ho votato per questa conclusione, mi sembra la migliore. Non mi piacerebbe che Gabriel non esistesse e la gita mi sembra riduttiva in questo momento.
    Brava.

  21. Rimango sempre colpita dall’attenzione di Diego per Giada, e avevo già ipotizzato che potesse avere qualcosa a che fare con Gabriel ma… la medicalizzazione no 🙁
    Potrei averlo già detto, comunque è stupendo il gioco di scatole cinesi che hai creato: ogni risposta genera una nuova domanda.

  22. ti ho letto perché sono stata attratta dal titolo del racconto: bicicletta rossa. anche io ne avevo una, la adoravo anche se aveva avuto tempi migliori. La chiamavo la mia ferrari. Beh tornando a noi, ho votato per il messaggio in bottiglia. bel racconto, brava. Ero indecisa con il flashbach ma visto che è un giallo ho optato per il messaggio. ti seguo

    • anche la mia bicicletta da corsa è rossa ma ho scelto questo titolo perché mi piacevano i molteplici significati che può nascondere… non sapevo bene in che categoria scriverla ma visto che semino indizi qua e là il giallo mi è sembrata la soluzione migliore

  23. Ciao Giada!
    Contento di averti trovato tra i lettori della mia storia! E di aver così trovato la tua storia.
    Mi unisco anch’io ai tanti che vogliono sapere la ragione di questo odio per la bicicletta.
    Seguo. A presto!

  24. Appoggiata al lato della strada c’è una bicicletta rossa *.* non potevi introdurre quest’elemento in modo migliore! Qualcosa mi dice che Giada tornerà ad ‘amare il ciclismo’, i segnali — anche se lei ancora non li vede — sono tutti lì… il che non fa che rendere più intrigante e misteriosa la figura di Gabriel (e i suoi insondabili intenti).

    • Mi piace il dibattito che si sta accendendo sui messaggi in bottiglia e grazie ai vostri preziosi consigli mi sono venute in mente alcune intuizioni da sviluppare nei prossimi capitoli. Soprattutto vedo Gabriel in modo diverso da come l’avevo pensato all’inizio.

  25. Nadia,
    ho votato per un’irruzione di Diego in albergo.
    Vedi, a mio parere scoprire adesso il fatal flaw di Nadia è prematuro e scoprirlo attraverso un flashback è rischioso. D’altro canto un’ennesima bottiglia da parte di Gabriel mi darebbe l’impressione di una caccia al tesoro, finendo per farmi perdere interesse per questo fantomatico ciclista che dapprima mi ha affascinata come ha affascinato Giada. Ma come per lei – secondo me – alla terza bottiglia io inizierei a stancarmi di fare il suo gioco…
    Invece un’irruzione inaspettata della propria vita reale, non fatta di sogni e inseguimenti romantici, ma di pura e oggettiva realtà, potrebbe dare una scossa a Giada, alla trama e a Gabriel 🙂
    Ti seguo sempre con interesse.

    • Ti ringrazio per l’analisi puntuale e dettagliata del capitolo. I tuoi suggerimenti sono interessanti e li terrò sicuramente in considerazione per il proseguimento della storia. Secondo te con quale motivazione Diego irrompere in albergo?

      • Per risponderti devo dilungarmi, perdonami.
        Come dice il grande Christopher Vogler, ogni “eroe” ( protagonista) ha molte facce. Queste facce sono rappresentate narrativamente da personaggi altri che si suddividono in elementi di ruolo. In questo caso il suo collega Diego è quello che Vogler chiama IL MENTORE.
        cito brevemente:
        “Il mentore (Mentor): Se l’eroe è l’io della storia, il mentore è il suo sé. È la guida che aiuta, allena o istruisce l’eroe. Gli procura doni, lo convince o sospinge nell’avventura (gesto spesso indispensabile per dare avvio all’azione, per selezionare l’eroe, per far capire cosa sia a rischio). Spesso il mentore è un ex-eroe, una persona saggia o maestro (che impara, anche, come fanno tutti gli insegnanti),come una coscienza o codice di comportamento morale, e serve a motivare l’eroe (a volte con suggerimenti che saranno utili molto più tardi o che scappano nonostante non si voleva darli, persino oscuri o seducenti o multipli o comici). In senso lato ha a che fare con la figura del genitore che si deve fermare (o addirittura morire) prima della prova principale, che l’eroe deve affrontare solo. Ogni eroe è guidato da qualcosa e un racconto senza conoscenza di questa energia-guida è in qualche modo incompleto. Che sia espresso da un vero personaggio o interiorizzato, il mentore è un archetipo importante e rappresenta la continuità nelle mani dello scrittore.”

        Per sua definizione, Nadia, io vedo in Diego il mentore di Giada. Per questo fa irruzione in albergo, per ricordarle chi è e cosa sbaglia, dove è diretta e cosa perde se prende la direzione sbagliata. In fondo sei stata tu a suggerirlo dall’inizio: lui le compra il pranzo, le ricorda i suoi doveri, le rimprovera le sue disattenzioni…
        ma sei tu a decidere, questa è solo la mia opinione… 🙂

  26. Voto Firenze come destinazione. Vedo che sei una autrice che ha già dato parecchio in senso di storie. Io sono nuova sono qui da agosto con una storia pamphlet che è una denuncia sul mondo del lavoro in un contesto difficile, sono solo al capitolo 5 sono tutti staccati mi recuperi facilmente se vuoi. Mi è piaciuto il tuo incipit. C’è tanto da scoprire.

  27. Benvenuta in The Incipit!
    Mi piace il tuo modo di raccontare. Non hai spiegato né accennato come faccia Gabriel a conoscere così tanti dettagli che nemmeno il collega che le porta il pranzo e che la vede ogni giorno sembra conoscere: il suo indirizzo d’ufficio ( recapito della bottiglia), le sue ferie… Lì, a mio avviso, avresti dovuto fornirci qualche dettaglio in più.
    Molto bella la descrizione emozionale delle passeggiate in bicicletta, così come la veritiera confessione del suo improvviso rifiuto a pedalare. Anche l’immagine che hai dato del lucidare la bici una volta al mese. Molto autobiografico, mi è parso. Per questo così potente.
    Comunque ti seguo. Curiosa di conoscere il resto della storia. 🙂

    • Mi fa piacere che hai notato tutti questi dettagli e che ti abbiano colpita in senso positivo. Alcuni particolari verranno fuori nel corso della storia e, in un certo senso, non potevo svelare subito come fa Gabriel a sapere così tante cose di lei.

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