Quando sbocciano i crisantemi

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Schwarz? Perderà i sensi. Al suo risveglio, Emily sarà sparita, e al suo posto troverà un biglietto... (53%)

Amore di mamma

Non riusciva a togliersi dalla testa quell’immagine.
  Non ci riusciva.
  Quella mano gli era stata così vicina, così schifosamente vicina. Trattenne l’ennesimo conato.
  Era svenuto. Lui, Jonathan Schwarz, un uomo grande e grosso era svenuto di fronte ad una ragazzina. In sua difesa si sarebbe potuto dire che no, quella non era una ragazzina.
  Quello era il Demonio.
  La porta si spalancò, ed entrò Vivian. Gli aveva preparato una tazza di tè caldo e zuccherato, per tirarlo un po’ su. Lui la prese, ringraziando la segretaria con un lieve cenno del capo. Non riusciva a fare altro.
  Continuava a fissare quel biglietto, l’unica prova tangibile di quanto era successo. Se l’era rigirato tra le mani a lungo, concentrandosi sulla ruvidità della carta. Si trattava di un espediente che soleva prescrivere ai pazienti affetti da allucinazioni: toccare qualcosa di concreto, come una penna o il pavimento, li aiutava a distinguere la realtà dalle loro fantasie psicotiche. Non funzionava sempre, ma nel suo caso fu d’aiuto.
  Inspirò a fondo e si posò contro lo schienale della poltrona. Rilesse nuovamente il foglietto, e poi ancora, e ancora. Teneva la mano sinistra posata sul bracciolo; ormai la carta non gli bastava più.
  Doveva alzarsi da lì e fare ciò che gli era stato comunicato. Tutto in lui pareva rifiutarsi, ma il pensiero di ciò che sarebbe successo se avesse ignorato le istruzioni lo terrorizzava.
  Chiese a Vivian di passargli le chiavi della macchina.

***

Sento le risate dei bambini provenire dalla strada. Staranno sicuramente approfittando della bellissima giornata, del sole e del caldo. Corrono, si divertono, fanno rumore.
  Il rumore è qualcosa di estraneo. Dentro di me c’è solo silenzio. Una landa ghiacciata e ovattata, priva di suoni. Dicono che ad un certo punto, quando lo stress è forte, il cervello si zittisca e che la persona scivoli in uno stato di assoluto distacco dal mondo esterno. Penso serva a non impazzire. Non so se con me stia funzionando.
  La schiena mi fa male. Sono giorni che me ne sto seduta qui, su questa poltrona. Mi alzo solo per andare in bagno. Poi torno qui. Mangio qui. Dormo qui. E aspetto, senza smettere di fissare la porta. Ormai conosco a memoria ogni venatura, ogni solco, ogni imperfezione. Non so che giorno sia, che mese sia. So che è estate, perché i bambini ridono e si rincorrono sotto il sole che scalda tutti, tranne me. Io sono un buco nero che uccide la luce e dissolve il calore.
  Anche Emily un tempo amava giocare con gli amichetti. Io e le altre mamme avevamo attuato un ingegnoso sistema di sorveglianze alternate per non perderli mai di vista. Una volta una di loro si distrasse un attimo, credo dovesse rispondere al telefono. Era la più apprensiva di noi, e continuavamo a dirle che doveva rilassarsi, che non sarebbe successo nulla. Quel giorno decise di ascoltarci. Distolse lo sguardo cinque minuti, o forse meno, il tempo di istruire il marito sul tipo di detersivo da comprare al supermercato. Fu proprio suo figlio a scivolare sui ciottoli viscidi che ricoprivano la riva del torrente dietro casa. Picchiò la testa e svenne a faccia in giù, annegando in pochi centimetri d’acqua; quando sua madre se ne accorse era troppo tardi.
  Ricordo ancora le sue grida. Anzi, credo se le ricordi l’intero quartiere. Dopo quel giorno è impazzita del tutto, l’hanno internata in un ospedale psichiatrico e ci è rimasta per cinque anni. L’hanno rilasciata perché sembrava tornata alla normalità. Una settimana più tardi si è cosparsa di benzina e si è data fuoco.
  Finirò anch’io così? Mia amata Emily, io che ti ho dato la vita rinuncerò alla mia per non essere riuscita a proteggerti? L’unica cosa che mi tiene in vita è il pensiero di riabbracciarti, di accarezzare il tuo viso tondo e morbido, di tornare ad impastare i biscotti che ti piacciono tanto. Ricordi quando ti arrabbiavi perché non riuscivi a togliere tutto l’impasto dalle mani? Oh, Emily. Quei bei giorni ritorneranno. Tu sei la mia bambina.
  Tu sarai sempre la mia bambina.
  – Christine…
  Michael. E’ la voce di Michael. Sento che mi sta parlando, ma il mio silenzio inghiotte e dissolve le sue parole. Sembra preoccupato, e allora cerco di concentrarmi: dice che mi sto ammalando e che dovrei mangiare. Mangiare.
  Perché dovrei mangiare?
  Io non ne ho bisogno.
  Ma lui insiste, insiste. Continua a preoccuparsi per me quando nostra figlia è là fuori, sola, o magari rinchiusa in qualche scantinato.
  Se lui fosse un vero padre la starebbe cercando. Anzi, me l’avrebbe già riportata indietro e adesso lei sarebbe tra le mie braccia. Lui non è suo padre, è un impostore. E glielo urlo in faccia con tutta l’aria che ho in corpo, gli grido di andarsene, perché lui non è il padre di mia figlia.
  In fondo lei è mia, solo mia. Lui è stato un mezzo, ma Emily appartiene a me come io appartengo a lei. Io come corpo e lei come sangue.
  Io come corpo e lei come battito.
  Io come occhio e lei come sguardo.
  Io sono lei.

  Io sono Emily.

Cosa c'era scritto sul foglietto?

  • Istruzioni in codice. E' l'inizio di una perversa caccia al tesoro. (45%)
    45
  • Il luogo dove si nasconde Emily. Assisteremo al secondo incontro tra lei e lo psichiatra. (27%)
    27
  • L'indirizzo di Michael e Christine. Jonathan arriverà giusto in tempo per evitare il peggio, inoltre scopriremo qualcosa in più su Michael. (27%)
    27
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165 Commenti

  1. Mmmm (sguardo cinese alla Jackie Chan quando ha dato le sue sberle. Hai presente ? Ooooooooh) 🙂

    Dunque devo dire che c’è un vantaggio rispetto agli altri capitoli e cioè che è costante nella tua bravura.

    Però si sente che l’hai scritto un po’ forzato un filino. Sarai il mio pi grechesimo senso però c’è qualcosa che lo rende come eseguito con un po’ di fretta. Sarà che usi parole molto molto buone da una parte mentre dall’altra buone ma non ai livelli che riusciresti!

    Tuttavia rimane molto buono! Brava! 🙂

    • Mmm forzato dici? In realtà la stesura è stata molto spontanea, anzi, in origine il capitolo era completamente diverso dagli asterischi in poi (ed è finito tutto nel cestino perché non aveva né capo né coda). Sulle parole però sono d’accordo, in certi casi avrei potuto optare per termini più adatti, e di questo mi dispiace, perché sono la prima a storcere il naso quando trova una parola che funge da “nota stonata” all’interno, magari, di un ottimo brano.

      Sono contenta però di aver mantenuto un alto livello, obbiettivo che ogni volta mi crea un po’ d’ansia 🙂

      Grazie per essere passato 😉

      • Sì, forzato (causa ??) ==> spontaneo (conseguenza 1a) che porta ad un livello steso bene in prima ma che forse c’è qualche piccola pedanteria che il mio occhio critico e forse un tantinello esigente ha notato.

        O forse come ho già detto non è l’occhio ma l’intuito ed il mio quinto senso e mezzo.

        Au revour! 🙂 E di niente.

  2. Bello!
    Passa da me se ti va!

    Scherzi a parte, brava! Finalmente pubblichi.
    Peró devo “rimproverarti” due cose: la prima, forse prevedibile, è che attendi troppo tra un’episodio e l’altro. Il lettore si distrae, perde il filo e di consegunza non si sente più sulle spine per un eventuale colpo di scena. Secondo:Qualcuni controlli l’acqua di quel quartiere che non sia contaminata! Capisco che ti serva un’espediente per motivare la preoccupazione della madre che crede di impazzire per la perdita del figlio, ma non si rischia che con due casi di “pazzia” così vicini tra loro il lettore (o gli stersi personaggi) non pensino che sia colpa dell’area? Non so… Il clichè dell’antico cimitero indiano?
    Dopo aver fatto l’antipatico ti faccio i miei complimenti. Lo stile è sempre più sofisticato, la seconda metà particolarmente struggente e il finale è degno del nome. Io personalmente ci avrei concluso l’opera con una riflessione così marcata.
    Ti aspetto! (Pessima scelta di parole,xD non farmi aspettare troppo 😉 )

    • Ciao caro 😛

      Dunque dunque, partiamo col primo punto: non è che io ami aspettare un mese a scrivere un nuovo episodio, semplicemente lo butto giù quando la fantasia me lo permette. Se tenessi un’uscita “fissa”, credimi, la storia farebbe schifo. So che così uno rischia di perdere il filo, ma per lo meno riesco a recuperarlo con un buon capitolo, piuttosto che mantenerlo a scapito della qualità. Perciò mi dispiace, ma gli amanti delle storie a puntate settimanali dovranno trovare altrove pane per i loro denti 😉

      Quanto al secondo punto, sinceramente non ci avevo mai pensato, e non trovo sia un problema neanche ora che me l’hai fatto notare. Non è un fantasy né un fantascientifico, non è neppure un vero e proprio horror, quindi non temo certe ipotesi “sovrannaturali”. Non si parla da nessuna parte di epidemie o quant’altro, i casi sono rimasti circoscritti ad Emily e Christine, che dalla loro hanno ottimi motivi per sbroccare. Ma qui le impressioni possono essere diverse, e ognuno ha una diversa esperienza da lettore alle spalle 🙂

      Comunque tranquillo, ti ringrazio molto per le tue sincere considerazioni e i complimenti, inoltre spero di aver chiarito qualche punto 😉

      Cercherò di non farti aspettare troppo, ma non garantisco nulla 😛

  3. Oddio ma quindi è morta davvero!!!!! Entusiasmante, ho letto gli episodi tutti d’un fiato. Fanatstica la suspense, i colpi di scena sono inseriti ognuno al punto giusto. Una storia che tiene col fiato sospeso dalla prima all’ultima riga!
    Ti seguo!!!

  4. Secondo me l’aiuta. Dopotutto, se è quasi uno psichiatra solo sulla carta sicuramente si giocherà questa ultima carta per ritornare in carriera.
    È difficile utilizzare due punti di vista x così pochi capitoli ma per ora ci stai riuscendo bene, e l’horror c’è tutto 🙂

  5. Così mel’aspettavo questo incontro!!
    Macabro e cattivo, brava haha ..La bambina sempre più inquietante, cristo , le sue parole, i suoi atteggiamenti, le risposte secche che da, si vede che interiormente sta già morendo ma poi bum, i vermi, allora è tutto vero quello che dice, non è pazza?
    Ho votato per l’aiuto del dottore, anche se sembra scontato, ma spero vinca anche il bigliettino misterioso =)

  6. Mi è piaciuto, esattamente come mi aspettavo 😉 ho trovato solamente che nella frase “Una figura alta, trasandata e trafelata” l’aggettivo trafelata non si sposi con il sostantivo figura. Io ho il fiato trafelato, casomai il passo… Ma la figura trafelata? Non suona, non combacia (ti ricordi “olivastro”?). Le ripetizioni di “disperato” durante il flusso di pensieri della segretaria anche, secondo me, sono scapapte alla tua attenzione. (Se è voluto allora ignorami!).
    La descrizione del timore che Emiy incute solo grazie alla sua presenza è molto penetrante e coinvolgente! Ci vediamo, e spero che Emily si arrabbi con il vanesio Schwarz!

    • Mi sembra di capire che io e te sull’uso dei termini abbiamo preso strade diverse, ahah 😀 scherzi a parte, per quanto riguarda “trafelato” forse avrei potuto usare un aggettivo più felice, questo sì, lo ammetto. Le ripetizioni di “disperato” erano volute, ma se non si è capito allora cercherò di sottolinearlo meglio la prossima volta 🙂

      Ad ogni modo ti ringrazio per i complimenti e per i tuoi commenti sempre molto sinceri e precisi, li apprezzo 😀

      A presto!

  7. Quello che volevo dire è che io credo ci siano tre modi per descrivere la storia di un personaggio. Lo descrivi come una lista della spesa, ti colleghi tu narratrice ai discorsi che fai per descriverlo o lascio dialogare i personaggi.

    Diciamo che è questione di preferenza qua! Per questo ti dico che il tuo modo di descrivere la segretaria non mi è piaciuto particolarmente! 🙂

    Ti è più chiaro ??

  8. Mi piace la storia, il personaggio di Christine riesce anche a non essere stereotipato nel ruolo della madre preoccupata grazie al flashback, é viva ed interessante. Forse avrei voluto un Jonathan simile, nel senso che sembra il tipico genio snob giovane e superficiale, e non ci hai lasciato intravedere altre sfaccettature del suo carattere (ammesse che ce ne siano, non mi sta per niente simpatico :P). La seguo con piacere la tua storia, voglio sapere come va avanti! Se posso farti un solo appunto, mi sembra che ci siano dei verbi e degli aggettivi che non sempre riescono a rendere l’idea di ciò che succede.. Mi spiego, dire che il volto di Will era ‘olivastro, quasi malaticcio’ oppure che alla fine della telefonata per Jonathan ‘qualcosa si sbloccò’, io non riesco a figurarmi queste espressioni in mente: la pelle olivastra come può essere vicina a quella di un malato? E che vuol dire che qualcosa si sblocca? Ci vediamo al prossimo capitolo 😉

    • Non lo sembra, lo è 😛 il renderlo antipatico e freddo era voluto, desideravo un personaggio diverso dagli altri, creare una versione al maschile di Christine sarebbe stato facile (e ammetto che all’inizio doveva essere così) ma avrebbe appiattito la trama. Lui è uno di quei personaggi che puoi amare o odiare, difficilmente risulta indifferente (oddio, almeno lo spero).

      Riguardo i verbi e gli aggettivi, uhm… ti ringrazio per l’osservazione perché sinceramente non ci avevo pensato. Io ho sempre visto l’aggettivo “olivastro” associato ad un corpo non sano, debole, un po’ “malaticcio”, appunto. Però non è detto che tutti lo percepiscano così.
      Nel secondo caso forse avrei dovuto scrivere “qualcosa in lui si sbloccò”, ad ogni modo desideravo creare un po’ di suspense, quindi il motivo di quella frase verrà spiegato più avanti 😉

      Se hai qualche altro consiglio/osservazione sono bene accetti 😀

    • Dunque, fisicamente Emily nel “presente” della storia ha sedici anni. Non appena riuscirò a dedicare un capitolo a lei cercherò di fare chiarezza su questo, perché finora è stata descritta attraverso gli occhi di Christine, che ovviamente la vede ancora come una bambina, e quindi può creare confusione.

      Ti ringrazio per il tuo commento 🙂

  9. Mi piace il racconto.
    Ma se diamo un pò più di peso a Michael ? Deve essere un personaggio importante, ha il mio stesso nome..
    Comunque il racconto, ripeto, mi è piaciuto, a mio parere, però, il terzo capitolo è nettamente inferiore agli altri, non riesce a trasmettermi le giuste sensazioni ed emozioni, non so dove “hai sbagliato” solo che non mi convince.
    Comunque sono dei modestissimi pareri miei, aspetto il continuo, speravo ci parlassi di william, ma pare che non andrà così, a presto

    • Ciao 🙂

      In effetti tra morti-non-morti e psichiatri decaduti il povero Michael sta passando un po’ in secondo piano. Se e quando la trama lo permetterà vedrò di metterlo un po’ più in luce, vediamo come si sviluppa la faccenda 😉

      Comunque mi dispiace che il terzo capitolo non ti sia piaciuto molto. Se ti capitasse di rileggerlo e capire dove effettivamente non ti ha convinto mi piacerebbe saperlo, potrebbe servirmi per notare qualche buco nella trama o scivolone di stile. O anche schifezze grammaticali, non si sa mai.

      In ogni caso grazie per aver letto e per aver espresso sinceramente il tuo parere, lo apprezzo molto 😉

      A presto!

  10. O mio dio…Cosa hai creato…
    Cioè, da dove l’hai cacciato? Una malattia che ti fa convincere di essere morta …
    QUESTO è un horror. La bambina mi inquieta una cifra ( i bambini già negli horror fanno tutti paura)
    Non è una storiella, non è una copia, un fax simile, questa è originalità.
    Hai creato una malattia mentale che fa rabbrividire…
    Veramente è un libro che comprerei, ora quando continui? io devo sapere cosa succede…Ti seguo!
    Ho votato per gli indizi agghiaccianti che promettono benissimo, ma poi voglio l’ incontro con lo psicologo e la bambina eh !
    Brava caz*o brava

  11. Profondamente indeciso tra il colloquio e la camera. ti sottolineo che mi piace il tuo modo descrittivo. C’era qualcosa che inizialmente mi lasciava un po’ perplesso ma nel corso del racconto lo hai risolto. Tostina questa Vivian! 🙂 Mi ricorda qualcuno! 🙂

    Lascia passare tempo per favore e per amore dei lettori. Curati un po’ anche di loro per cortesia, sennò farai un sacco di lavoro per nulla! 🙂

    Au revour, madama!

      • Circa nella descrizione mi son sentito. Pur facendo nei miei racconti (pubblicati qui e non) accenni al passato, lo ammetto: quelli degli altri non lo sopporto perché temo sempre di perdermi qualcosa. Ecco perché sto cercando di abbandonare il vizio anche io. Non so riuscendoci o meno.

        Insomma, sembra di essere a masterchef degli scrittori (masterwriter) e deve fare lo scrittore Carlo-Valerio un piccolo appunto. Van bene i richiami al passato ma secondo me a volte devono essere un filin bruschi. Ma qua è qualcosa di mio. Un altro può dire è bellissimo.

        Ad ogni modo ho notato una cosa che non mi piace particolarmente:

        Non sentirti come se da me debba dipendere la qualità di tutto il racconto. La descrizione anche se breve ho fatto un filo di difficoltà.

        Ti rispondo per filo e per segno tutto quanto, ma ti prego, non fare che la mia opinione ti influenzi troppo. Ascolta i consigli ma sii intransigente. Sii libera e fai quello che ti piace. Ok ?

  12. Bene bene, pubblichi spesso ora, meglio così (anche se magari prendi meno punti)
    Il capitolo è scritto bene, forse “squilla e trilla e squilla” ha troppe congiunzioni ridondanti.

    Detto questo la contrapposizione dei due personaggi freddi (psichiatri) ai due genitori, decisamente “caldi” mi pice tantissimo.
    Adoro questa coppia divina, glaciale, ma dipinta come due fredde statue perfette

    • Beh, diciamo “per ora”, ecco 😛 comunque la ridondanza era voluta, proprio per creare la sensazione di fastidio.

      Sono felice che la “nuova coppia” ti sia piaciuta 😉 avrei voluto rendere il personaggio di Vivian un po’ più ironico, ma alla fine si è scritto da sé.

      Appena si sbloccherà il sondaggio vedrò cos’altro inventarmi 😉

  13. Se hai davvero 19 anni devo farti i miei complimenti, perché a parte la scrittura fluida e piacevole e le descrizioni molto dettagliate e ben disposte all’interno del capitolo, quello che mi ha colpito fin da subito è il punto di vista. A meno che tu non sia già mamma, (ti auguro di no a questa età) credo sia molto difficile, anzi forse penso sia una delle cose più difficili, scrivere dal punto di vista materno e riuscire a portare avanti una storia rendendo credibile il ruolo che riveste la protagonista-mamma. Ma devo dire che te la stai cavando alla grande, ben fatto!! 😀 😀 ovviamente non posso non seguirti e voto per la terza opzione. Ti aspetto sul mio libro! a rileggerti

    • Ti ringrazio 😀 sì ho davvero diciannove anni (anche se ormai manca poco ai 20, lo ammetto) e no, fortunatamente non sono già mamma. Il punto di vista materno che ho inserito nel racconto è puramente “artificiale” e costruito un po’ in base ad alcuni libri che ho letto, un po’ ispirandosi a mia madre e, in particolare, ad un sogno che mi raccontò qualche anno fa.
      A presto e grazie ancora! 😉

  14. Qualcuno mi ha detto: fatti una Becks ! Si, sono intollerante al luppolo! Ma che hai portato una pianta di crisantemi e quando sbocciano ? Me lo avevano detto che eri brava…Ma io odio gli spaltter odio gli horror….Ma questo è un noir…bravissima veramente brava…Dadan, Diego, Alessandra avevano ragione. I miei complimenti eccomi da te ….Conosco i silenzi dei bambini: è scappata.

  15. Un’amica mi ha consigliato di bermi Becks, io ho detto che da un po’ non bevo birra, e lei ha detto: no, la storia di Becks, Quando sbocciano i crisantemi.
    Ho sorriso e declinato, un horror, un altro, no grazie, sono troppo provata psicologicamente, in questo periodo.
    Ha insistito: fidati, non te ne pentirai….
    Aveva ragione. Storia commovente, quasi lacerante. Scrittura raffinata e curata nei dettagli.
    Ti seguo. 🙂

    ” I suoi capelli avevano lo stesso colore caldo e indecifrabile delle foglie che ricoprivano il cortile, in leggero contrasto con una pelle che forse avrebbe voluto essere pallida e che, invece, risultava piuttosto olivastra, quasi malaticcia, se non fosse stato per quella forte sfumatura di rosso sulle guance. ” … wow 🙂

  16. Uhm ero un po’ indecisa, ma penso che “Christine sta cominciando a soffrire da allucinazioni da stress” potrebbe essere uno spunto per un’evoluzione interessante!
    A metà di questo secondo capitolo stavo pensando di scriverti che la parte sul ricordo di William stava risultando un po’ lunga, ma visto che poi si è rivelato evidentemente un personaggio essenziale ho concluso che ci stesse bene ;P
    Continuo senz’altro a seguirti!

  17. Più che horror lo definisco psicologico. L’avevo giù messo nelle storie di seguire e contavo di votarti a quella di prima ma poi non l’ho più fatto salvo ora. Probabilmente avrei votato prima per un’altra donna con la figlia nella medesima condizione. Ora voto una situazione mozzafiato del tipo che Emily scappa di casa ma mi accorgo che tutti quanti hanno votato la medesima. Nel tuo stile devo dire che te la cavi finora. Riuscirai a proseguire bene anche per gli altri otto ?? 🙂 Ti saluto. Ben fatto finora devo dire! Brava! Mi fai ritornare in mente un ragazzo problematico che ero intenzionato a scrivere verso i miei 17-16 anni, qualcosa tipo sei anni fa però non ho proseguito perché non avevo un minimo di lessico e grammatica come ora. 🙂

  18. Emily è scappata, perché le allucinazioni di Christine sarebbero un conflitto esagerato ora visto che già c’è da affrontare l’incontro col fratello di Will, e il qualcuno/cosa entrato in casa sa di scena horror inopportuna in questo momento.
    Bravissima però. mi è piaciuto molto il continuo riferimento all’autunno (le foglie, le castagne) e il rapporto con Will così ben descritto.

  19. La foto di una vecchia conoscenza che […]
    L’incipit è notevole, sembrano fatti vissuti sulla pelle… le opzioni sono “opzioni”, ma te lo concedo come primo tentativo, così come la scelta di quella più elaborata.
    Spero tu riesca a mantenere alto il livello (così come è adesso) ed offrire delle reali alternative, la prossima volta!

    Complimenti, seguo!

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