Vecchi saggi e nuovi.

La malattia della consapevolezza.

Bip Bip Bip Bip Bip Biiiiiiiiip. Così si spegne l’anziano saggio, in un bionico letto di ospedale del futuro. Uno si aspetterebbe che la morte di un anziano saggio contenga più poesia al suo interno, invece no. 

Il nipote dell’anziano saggio, il giovane saggio che chiameremo Terzo – essendo il terzo saggio della sua stirpe – osserva sgomento la dipartita del vecchio nonno. Non che non se lo aspettasse, nonostante lo stupore non si poteva dire non preparato all’evento, non avendo il nonno proferito nemmeno una parola per non più di un anno, vecchio com’era. Ma una sorta di più strana consapevolezza avvolge ora lo strato più interno della coscienza di Terzo: sono l’ultimo saggio vivente.

Osserva sconcertato il tran tran di medici e di metallici arnesi viventi e trasportanti sangue e stoffe e dichiaranti ore del decesso. Sta in silenzio e si leva piano dalla sedia dove goffamente sta seduto. Striscia il suo tesserino sul rilevatore elettronico posto all’ingresso o all’uscita, dipende dai punti di vista, della stanza dell’ospedale del futuro. Scorre immettendosi nel flusso frenetico dell’ospedale, orbitando fluttuante qualche centimetro sopra al pavimento, ignorando ogni qualsivoglia tentativo di richiamo della sua attenzione da parte del personale ospedaliero.

Ri-striscia il suo tesserino magnetico sul rilevatore elettronico magnetico dell’entrata/uscita della struttura, e questa volta viene identificata la sua professione dal lettore e nella sua ovattata bolla galleggiante riesce a percepire un suono distinguibile sopra al brusio affaccendato dei lavoratori, che scandisce forte le parole nuovo saggio.

Allora Terzo si dirige verso la sua vettura cittadina. Pigia senza pensarci, in modo automatico, il pulsante incastonato nel palmo della sua mano che significa apertura, e così la portiera della vettura dalla parte del conducente si apre, in un fluido soprannaturale movimento rapido. Terzo sale in macchina e accende la radio. Questa volta per accendere la radio pigia un altro pulsante della sua mano e dice a voce alta “radio”.

Questo perché nel duemiladuecentonovantadue, anno in cui la nostra storia si svolge, gli uomini hanno orchestrato ormai quasi tutta la loro esistenza intorno alla tecnologia. Ormai sono tutti pigri stronzoni che hanno bisogno di pulsanti e pulsantini per compiere quasi ogni azione giornaliera. Non esiste più la spontaneità, o meglio esiste ma viene coltivata soltanto da particolari e sempre meno uomini, che solitamente ereditano il potere dell’empatia e dell’immedesimazione da altri membri della loro famiglia. Terzo, come intuibile, è uno di questi. 

Terzo percorre straniato in macchina strade stressanti e automatiche, non c’è bisogno di guidare nel duemiladuecentonovantadue, ma solo di dire a voce alta la destinazione e controllare, in caso di imprevisti, dove si sta andando per evitare schianti o collisioni pericolose. Anche il concetto di pericolo è cambiato, sono stati istituiti nuovi metodi medici ormai talmente potenti da poter evitare la morte in quasi il novantotto percento dei casi di incidente. 

Terzo alza il volume della radio dicendo “volume più alto!” e fa partire questa canzone: https://www.youtube.com/watch?v=ufERJEdcfAY che non sente più nessuno perché antica, lenta e monotona, e si mette a urlare come un pazzo piangendo e ridendo e non guardando più la strada. Pensa a suo nonno e pensa a come adesso la sua vita sarà sofferente. I saggi sono sempre sofferenti: sanno troppo. Suo nonno, il nonno di suo nonno, il nonno del nonno di suo nonno, suo nipote ed il nipote di suo nipote, tutti loro condannati a soffrire di empatia e consapevolezza nei secoli dei secoli. Consapevolezza, ecco questa potrebbe dirsi la nuova malattia del futuro. 

Tra un urlo e un riff di chitarra e gli sguardi sbigottiti dei passanti e dei guidatori che gli sghisciano vicino, sopra e sotto, Terzo giunge a destinazione. “Radio volume più alto!!” e il volume si alza. Terzo scende dalla vettura futuristica e si dirige verso il bagnasciuga. Si trova su una spiaggia. Arrivato al bagnasciuga tocca l’acqua con le mani, dopo aver detto “Idrorepellenza on”. 

“Scrivi messaggio a Sorella. E’ morto il nonno. Sono scappato, non tornerò per un paio di giorni. Vado a piangere da qualche parte. Pensami. E andate all’ospedale, il nonno è morto ed è da solo. Ciao”.

Detto questo, Terzo si accorge che un bambino lo sta fissando truce da dietro un cespuglio di erbe marittime. “Quindi tu sei il nuovo vecchio saggio! Aha!”

“E tu che ne sai?” chiede stizzito Terzo.

“Si vede da come piagnucoli. Lo sai che ormai sei uno degli ultimi a farlo. Come ti senti? Sembri antipatico quando fai quella faccia”. 

Terzo cerca di ignorare il bambino molesto. Il bambino molesto però confessa quasi subito sconvolgenti dettagli sulla sua provenienza e sullo scopo della sua visita. 

Quali sono gli sconvolgenti dettagli sulla provenienza del bambino molesto?

  • Il bambino molesto è una proiezione della mente di Terzo. (75%)
    75
  • Il bambino molesto arriva dal passato, e dice di essere il nonno del nonno del nonno di suo nonno. (25%)
    25
  • Il bambino molesto arriva dal futuro, e dice di essere il nipote del nipote del nipote di suo nipote. (0%)
    0
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