Inchiostro antico

Dove eravamo rimasti?

Cosa scopre Marta parlando con i coetanei rimasti in paese? A casa di un'ex compagna, Marta trova la madre di questa, che sa qualcosa sull'accaduto. (80%)

Lacrime nel nulla

I miei occhi non riuscivano a smettere di lacrimare. Ansimavo, correvo, mi inoltrai nel bosco, non smisi di correre. Poi mi buttai al suolo, la mia schiena aderiva al terreno freddo, bagnato, non ricordo quanto tempo rimasi lì ferma.

Erano passati ormai parecchi giorni da quando decisi con i miei figli di tornare nella casa in cui crebbi ed incontrare mia sorella Anna. La mia curiosità non si poneva limiti, e ahimè anche quel giorno volli proseguire la mia ricerca, prendendo una strada che mi parve a primo impatto risolutiva. Vittorio non mi accompagnò questa volta, era mio compito svelare il mistero che si celava dietro a quella lettera. Dietro alla mia vita. Passai così invano dalla panetteria dei genitori di Francesco, il mio primo compagno di banco delle elementari, che aveva purtroppo cambiato gestione; cercai di ricordare dove abitavano alcune delle mie vecchie amiche, ma non riuscii a trovare nessuna di loro. Solo una signora, avrà avuto una settantina d’anni, mi invitò a entrare in casa e mi offrì un tè inglese nel salotto ben arredato. Era la mamma di Silvia, con cui non avevo mai avuto un grande rapporto. La donna sembrava incuriosita nel vedermi, si fece raccontare tutta la vicenda. Mi fidai. Mi disse di sapere qualcosa, mi raccontò: il mio respiro si faceva pesante, le mie mani cambiavano di temperatura, un brivido freddo mi percorse la schiena. Poi cominciai a sudare.

Quando mi svegliai sperai fosse stato solo un brutto incubo, poi mi guardai attorno, i miei sensi ricominciarono ad avere percezione dell’ambiente in cui mi trovavo. Muschio, fango, foglie, pietre. Bosco. Terra. Io. Vuoto. La mia vita non aveva più senso, non sapevo chi ero, da dove venivo, cosa davvero mi apparteneva; niente mi sembrava più reale, io non ero nessuno, io non significavo più niente per quella gente, la mia vita non era stata altro che una farsa, una bugia, uno spettacolo mal riuscito. Era tempo di chiudere il sipario. Nessuno mi cercò, calò il buio, il silenzio divorò il bosco, fruscii inaspettati mi irrigidirono, cercai un riparo solo quando l’umido penetrò sotto il maglione, e le mie guance bagnate cominciarono a bruciare. Ricordai come usavo arrampicarmi sugli alberi quand’ero piccolina, la tecnica che mi aveva insegnato mio… Ripetei quell’azione e mi ritrovai su un grande ramo, dal quale ammirai poi l’alba, che avevo dimenticato dal tempo che non la vedevo.                                          

Questa è la mia lettera al mondo, a voi animali, a te gufo che mi hai tenuto compagnia questa notte, alle piante, alle gocce di rugiada, a voi nuvole, grazie luna per la luce che mi hai regalato, grazie stelle per avermi lasciato un briciolo di speranza. Questa è una lettera d’amore, per la vita che mi è stata donata, per mia madre che conobbi per poco tempo, di cui non ricordo nulla, nemmeno che sia stata lei a darmi alla luce. Mi adottarono. Anna non è mia sorella, i miei genitori non lo sono mai stati anche se mi hanno voluto bene più di chiunque altro. Non so a chi aggrapparmi in questo momento. Mi aggrappo alla vita, nessuno riuscirà a togliermela. 

La mia lotta non è finita, Marta è appena rinata.

Il giorno successivo tornai a casa, quella vera, dai miei figli che mi aspettavano, mio marito a cui non servirono spiegazioni più profonde del mio sguardo; mi erano mancati e non gli avrei mai più lasciati soli. Per questo li portai con me, tutti e quattro ci trasferimmo nella vecchia casa di campagna, la restaurammo, eliminammo i rovi, comprammo tendaggi e stoviglie nuove. I vicini arrivarono a presentarsi, i miei figli erano estasiati da quel cambiamento, e non furono nemmeno costretti a cambiare scuola, dato che la distanza era facilmente colmabile con i mezzi.

Avevo scoperto di essere figlia di Lisa. A dirmelo fu proprio la madre di Silvia, lei sapeva che quell’incendio di cui non avevo ricordi in realtà non era mai avvenuto, era a conoscenza che i miei genitori da un giorno all’altro erano arrivati in paese con una bambina che non poteva essere nata da poco, sapeva della bontà della coppia, e aveva visto il dialogo che mia “madre” aveva avuto con la maestra a cui ero stata affidata dopo il funerale. Non mi seppe però dire nulla sugli altri nomi presenti sulla lettera, lei conosceva Lisa indirettamente, era una ragazza di cascina, si fermava in paese solo con gli amici e non c’era mai stato modo di fare quattro chiacchiere per conoscerla. Non aveva notato nemmeno il ragazzo misterioso, non aveva idea di chi potesse essere, ed escludeva fosse il padre, mio padre biologico, perché di lui si erano perse le tracce, altrimenti in paese si sarebbe saputo… Il paese, centro degli scandali e dei silenzi, era un serbatoio ricco di segreti, bisognava scavare in profondità per trovare un collegamento logico tra tutti i nomi comparsi sulla lettera, firmata dal ragazzo misterioso e abbandonata da chissà quanto tempo nella cassetta delle mia casa di campagna. 

Come prosegue la ricerca?

  • Marta risale ai parenti di Lisa, quindi suoi parenti, e grazie a loro scopre nuove tracce da seguire. (86%)
    86
  • Marta continua da sola la sua ricerca attraverso il suo fiuto per l'indagine. (0%)
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  • Il marito e i figli continuano e risolvono il caso, aiutando e superando l'indagine di Marta. (14%)
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48 Commenti

  1. Ciao Le due sorelle finirono in tribunale per dividersi il patrimonio dei genitori. Dopo anni tornarono in gioco vecchie carte da firmare. Passa dalla mia storia se ti va 🙂

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