Jonas

Detective chi?

Rumore ritmico, martellante, sibili ovattati di sottofondo, formicolio diffuso.

Questo sentiva, mentre cercava di capire dove fosse, mentre cercava di ricordare CHI fosse.

Improvvisamente consapevole di un tubo infilato nella sua gola, sentì l’impellenza di tossire, ma non vi fu risposta dal suo corpo. Poi gli occhi si socchiusero e i rumori si fecero assordanti.

“Mmm” mugolò frustrato, in preda al panico del non sapere.

“Si calmi detective” sentì una voce metallica. Aprì ancora un po’ cli occhi, ma le palpebre continuavano a calare inesorabili, non volendone sapere. Un viso umano, eppure non umano lo fissò in quell’attimo in cui si era aperto uno spiraglio. Poi le parole toccarono la sua mente:detective, quella parola gli era familiare eppure non ricordava, non ricordava nulla. Cercò di sforzarsi, ma la sensazione del tubo in gola e del corpo costretto all’immobilità avevano la precedenza, catturando ogni suo pensiero.

“MMMMMM” fece più forte.

“Paziente 5977 risveglio, richiesta di un medico, ripeto paziente 5977…”

La voce metallica di quel ‘coso’ accanto a lui lo terrorizzava.

“Buongiorno!” finalmente il calore di una voce, una voce vera, umana”

Sentì mani leggere su di lui, poi la sgradevole sensazione del tubo che veniva sfilato dalla sua gola. Finalmente tossì, più volte, il capo si alzava, ma il resto del corpo rimaneva immobile.

“Non si sforzi detective Jonas, a breve starà molto meglio, mi lasci fare alcuni esami di rutine”

Ancora quella voce femminile, ancora quella parola ‘detective’

Si sforzò di ricordare, un lampo di luce, flash di fumo e umidità, tubature esposte, tutto qui, nebbia, nebbia fitta nella sua mente disorientata.

Ancora le mani delicate sul suo corpo, fu felice di sentire che la sua pelle le percepiva.

“La pressione è nella norma e anche i battiti, HSA fai lo scanner completo e inviami i dati”

Sentì un leggero Calore e una luce passare per un attimo sui suoi occhi stanchi. Di colpo li sbarrò.

“Ahh cazzo!” gridò alla improvvisa e inaspettata puntura sul suo collo. Quel surrogato umano stava iniettandosi sul dito il suo sangue, era disgustoso ed inquietante. Gli occhi troppo chiari divennero opachi, all’uomo ricordarono i film di zombie, poi tornarono normali.

“Tutto nella norma dottoressa Savini” esordì l’androide.

“Bene, molto bene, iniziavo a pensare che preferisse restarsene a dormire detective”

Vide un sorriso comparire sul volto attraente della donna, sentì muoversi di rimando le labbra in risposta.

“Riesce a parlare?”

“S-si” gracchiò terribilmente la sua voce.

“Perfetto, ora la tiriamo fuori di qui” sorrise ancora, e quel sorriso in qualche modo lo calmava, occhi scuri e luminosi della dottoressa lo scrutavano in cerca di risposte. Pensò che aveva già visto quegli occhi, ma non se ne ricordava, non ricordava nemmeno il suo nome, figuriamoci degli occhi estranei.

Il giaciglio iniziò a sollevarsi alzandogli il capo e le spalle, vide che non era un letto, non proprio, una di quelle capsule riabilitative, gli suggerì il cervello, che forse iniziava a riattivarsi.

Il capo iniziò a girare appena raggiunse la posizione seduta. Ma riuscì almeno ad alzare un braccio e portarlo alla fronte.

“C-chi… chi sono? Io n-non…” balbettò.

“Non ricorda il suo nome?” il volto della dottoressa, seppur impercettibilmente cambiato, mostrava preoccupazione.

“No, non so… non so nulla”

La donna tentò un sorriso, ma l’uomo percepì all’istante che non era lo stesso di poco prima, era un sorriso di circostanza

“Può capitare al risveglio, potrebbe essere una cosa temporanea, faremo altri test, per ora la trasferiremo nella sua stanza di degenza”

L’androide sparì tornando a velocità incredibile con un altro della sua ‘razza’ manovravano una barella

La lasciarono galleggiare a mezzaria mentre si avvicinavano a lui. D’istinto si ritrasse, non gli piacevano quei cosi, sembravano zombie robotici. I suoi pensieri furono troncati all’istante, l’uomo fissava con occhi colmi di raccapriccio e terrore lo spazio vuoto nella capsula, lo spazio che avrebbe dovuto contenere le sue gambe ridotte invece a due vergognosi monconi.

“Cazzo, cazzo, cazzo fanculooooo!!! Voglio andare a casa, voglio le mie gambe!” iniziò a gridare, un istante dopo ancora un ago nel collo e le palpebre tornarono pesanti, mentre un’artificiale sensazione di calma lo colpiva “B-b-bastardi, figli di…” provò ad inveire, mentre la mente iniziava a domandarsi come potessero essere perfettamente guariti quei monconi, da quanto fottuto tempo era lì?

Lo misero sulla barella nella sua perfetta impotenza. Si sentì galleggiare leggero a mezz’aria mentre passavano per gli ampi e lindi corridoi. Entrarono in una stanza, c’era già un letto occupato. L’uomo sbuffò, non voleva condividere l’imbarazzo di un corpo martoriato con qualcun altro, ma non era nelle condizioni di protestare, voleva solo dormire, tornare in quel limbo in cui non era consapevole di nulla, tanto meno della sua menomazione.

tante le domande cui dare risposta, da cosa iniziamo?

  • da nulla, eventi improvvisi lo strapperanno dall'ospedale senza alcuna risposta (39%)
    39
  • dalla rete in cui il detective cerca il suo nome (23%)
    23
  • Dalla cartella clinica e le spiegazione dell'androide (39%)
    39
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207 Commenti

    • Ciao Max! Sì hai perfettamente ragione, per questo mi sono presa una pausa per uscire un po’ dai limiti di the incipit. Non ho più tempo di limare e ragionarci e ne verrebbero fuori delle porcherie. Anche questa storia, più delle altre mi è sfuggita di mano, confermando ancora una volta che non è un mio pregio la sintesi 🙂

  • Avevo già avuto intenzione di leggerti e poi mi sono assentata un pò dal sito per lo studio .. :C
    Mi aveva incuriosito la trama originale, la novità ..
    Delle volte è un vero peccato finire così presto, servirebbero altri capitoli o capitoli più lunghi .. Ma quello che ho capito è che qua ciò che conta è partecipare, maturare la propria passione, e ciò che ne viene , ne viene 😛
    Al prossimo racconto spero =)

  • E così finisce anche questa bellissima storia. Perdona il ritardo ma ho dovuto recuperare qualche episodio.
    Jonas guarirà e tutto fa pensare che tornerà. Mi sono affezionata a questo personaggio che odia i robot e ama i divani del 2015 🙂
    A presto, ciao

  • Finale interessante. Spiegazioni scientifiche, possibili e impossibili ma pur sempre ben date. Interessante l’idea di usare l’embrione del figlio perduto per salvare Jonas dal diventare un vegetale. Caotica la reazione del personaggio, però. Qualcuno avrebbe detto che fare tutti quegli esperimenti sul suo cervello ha causato il danno che – se non avesse avuto un figlio perso – non avrebbe avuto chance di recuperare in alcun modo… qualcuno si sarebbe molto arrabbiato… però il finale piega sul perdono, l’accettazione, l’unione e va bene così.
    Brava, Francesca.

    • Di fronte alla possibilità di salvezza si gioisce, i dubbi sulla provenienza di questa salvezza verranno forse dopo… Te lo dice una che lo ha passato: l’unica parola che si ascolta in quei momenti è: ‘soluzione’ 🙂 per il resto, come sempre i caratteri sono la mia dannazione e come sempre il taglia taglia si vede. È il mio modo di scrivere, mi dilungo forse troppo, ma non penso di poterci far niente.

    • a chi lo dici! sono 5000 tondi tondi e ho limato e limato, come in tutte le mie storie non sono soddisfatta del finale perché avrei voluto ancora dire molto. Ma forse questa ha il vantaggio di prestarsi ad un continuo… chissà se Jonas si sveglierà dopo l’operazione e cosa succederà? per ora mi prendo una bella pausa ragazzi, grazie a tutti di avermi seguito!

  • Salverà la ragazza ma per quanto riguarda lui…
    Molto interessante! L’unico “difetto”, se cosi si può dire è che si avverte la fretta di dover finire e il poco spazio a disposizione. Avessi avuto più episodi sono sicuro che avresti saputo rendere ancor meglio la storia. In ogni caso, attendo il finale! 🙂

    • come al mio solito… alla 4 storia qui non ho ancora imparato a gestire i capitoli e i pochi caratteri a disposizione, anzi… peggioro sempre più 🙁 la sintesi non è un mio pregio purtroppo, ma mai come stavolta sono in difficoltà per farci stare tutto in un 10 capitolo… vediamo un po’ dove mi porteranno i salti mortali che dovrò fare 🙂

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