L’incanto della notte

Dove eravamo rimasti?

Che luogo sogna Jenny? Un prato con un'altalena (42%)

Jenny sogna

Verde. Gli occhi di Jenny ci misero un po’ ad abituarsi alla luce, al colore, che era allo stesso tempo accecante e sfuggente. Stava dondolandosi su un’altalena, le guance ancora bagnate dalle lacrime. Guardandosi intorno si accorse di essere sulla cima di una collina, dalla quale però non riusciva a scorgere alcuna vista. Sembrava quasi il paradiso, il cucuzzolo di una montagna che si ergeva al di sopra delle nubi. Non provò paura, solo una strana determinazione. Spinse i piedi a terra con più forza, dondolando più velocemente. L’aria le sferzava il viso quasi con aggressività, mozzandole il fiato. Non aveva idea di dove si trovasse ma non le importava, non in quel momento. Sapeva che in quel luogo poteva fare quello che voleva, sfogarsi, essere se stessa. Sapeva di stare sognando; sperava solo di non portare anche quel sogno al solito terrificante epilogo che implicava un risveglio improvviso e grondante di sudore.

Il grido liberatorio che le stava per esplodere in gola si spense nel momento in cui, aprendo leggermente gli occhi, notò una presenza confusa non molto distante da lei. Rallentò l’andatura dell’altalena quasi nell’immediato, riempiendo finalmente i polmoni d’aria e voltandosi verso quella inaspettata presenza. La figura era quella di un ragazzo magro, piuttosto alto, con pochi muscoli definiti. I folti capelli neri erano arricciati sulla sua testa, e facevano da cornice ad un paio di chiari e limpidi occhi verdi. Quegli occhi la osservavano quasi divertiti, e lei si sentì nuda. 

“Ciao, Jen” la salutò il ragazzo, con un fare molto gentile.

“Ciao” rispose Jenny, e si rese finalmente conto di sapere precisamente con chi stava parlando. Al risveglio avrebbe pensato, con un sospiro sofferente, che quel volto l’avrebbe probabilmente perseguitata per il resto della sua vita. Ma in quel momento, seduta su quell’altalena e reduce dal pianto, era esattamente il viso che avrebbe voluto trovarsi davanti.

“Non ti va molto bene, vedo” disse Thomas “lo sai che ci sono sempre, per te.” 

Bugiardo, avrebbe poi pensato Jenny. Ci sei nei miei sogni, ci sei nel corso della mia notte. Ci sei quando ho bisogno d’aiuto, ma sei solo frutto della mia immaginazione. E poi, durante il giorno, crei ancora più confusione. Dove sei, nella realtà? Non sai nemmeno che sto male. Sei così vicino, ma così lontano. 

La ragazza, invece, sorrise. Alzò le spalle quasi con noncuranza, e osservò “Già. Sono proprio nella merda.”

“Ho qualcosa per te”. Thomas si avvicinò all’altalena. Afferrò la catena e ci si mise a giocare, mentre passava a Jenny una sfera. Era un oggetto lucido, sembrava brillante. La ragazza non riusciva a guardarlo. Ogni volta che cercava di farlo, l’immagine svaniva e si trovava costretta a voltarsi dall’altra parte per non perdere il sogno e svegliarsi. Era stranamente leggero, eppure Jenny poteva percepire la gravità della sua presenza. 

“Cos’è?” domandò, incuriosita. Quell’oggetto emanava uno strano calore, e le strappò un sorriso.

Thomas le accarezzò i capelli. Era parecchio che non lo faceva. “E’ una pietra lunare” spiegò “porta alle persone ciò di cui hanno bisogno. Tu hai bisogno di serenità e gioia, e pian piano te le porterà…ma dovremo stare attenti. In tanti la vogliono, e i sogni sono un buon luogo per nasconderla…ma non infallibile. Se ci beccano, siamo fregati” 

Jenny lo fissò, pensosa. Cosa stava dicendo? Era onorata di avere un pezzo di luna tra le mani, ma quella questione aveva davvero poco senso. Si infilò in tasca la pietra, togliendosela dalla vista. Chissà per quale motivo, ogni volta che la sfiorava con lo sguardo rischiava di svegliarsi. E non voleva ancora allontanarsi da Thomas, era appena arrivato. 

“Ma…dove l’hai trovata?” indagò “E chi la sta cercando?”

“Non posso dirtelo, ora” commentò lui.

“Perché no? E poi, perché la dai a me? Non puoi tenerla tu?” Jenny conosceva la risposta a quella domanda, ma le venne comunque d’istinto porla. 

“Starà meglio qui con te.” rispose Thomas, semplicemente. 

Il verde diventò grigio, un vento fortissimo cominciò a soffiare e l’aria divenne carica di pioggia. L’altalena si mosse velocemente, Jenny si coprì il volto con il braccio per ripararsi dal vento e, quando questo finalmente si diradò e poté bloccare le gambe al terreno ed aggrapparsi alle catene dell’altalena,  non riuscì più a vedere Thomas. Sospirò, e si mise la mano destra in tasca. La pietra di luna era sparita.

Jenny si svegliò alle 5 del mattino. Non riusciva più a dormire. Non ricordava niente dei suoi sogni, ma era sicura di aver sognato Thomas. Di nuovo. Si strofinò il viso con le nocche, pensando di impazzire. 

Quando Jenny si alzò erano più o meno le 7 del mattino; si mise subito sui libri e, dopo un paio d’ore, decise di andare a fare una corsa. Il sole del mattino le illuminava gli arti stanchi; doveva sfogarsi e scrollarsi di dosso quella nottata orrenda. Corse il più veloce che poté, passò davanti a casa di Thomas e accelerò. Fino a che, arrivata nel bosco, vide qualcosa tra i cespugli.

Cosa vede Jenny tra i cespugli?

  • Una pietra che brilla (60%)
    60
  • Un neonato abbandonato (20%)
    20
  • Un gattino (20%)
    20

Voti totali: 5

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30 Commenti

  1. Ciao Cicia, benvenuta su The Incipit;
    questo inizio sembra il racconto di un’adolescente o di una donna molto sensibile; credo sia capitato a tutti di vivere una situazione emotiva come quella da te narrata in maniera tanto intensa.
    Ho votato una barca in riva al lago per puntare all’evoluzione, per non stazionare nel dolore e navigare verso l’altra riva.

  2. Bello! Sappi che ero molto indeciso perché il paese di marzapane mi stuzzicava molto, ma poi ho pensato a un’enorme altalena rossa nel bel mezzo di un prato verde, il cielo azzurro, le nuvolette, il sole che ti scalda il viso, il vento che ti soffia in faccia e che passa tra i capelli… e insomma, penso tu abbia capito cosa ho votato 🙂

  3. Un inizio molto emotivo e molto sentito.
    C’è un’oscurità che alberga nella ragazza e ancora non si sa nulla di lei.

    Per me il suo posto incantato è in riva al lago: calmo, silenzioso ma un po’ cupo e malinconico.

    Ottimo inizio!
    Seguo volentieri.

  4. Voto l’idea del sogno con un prato e un’altalena… l’altalena sembra essere ricordo d’infanzia, luogo di pace e serenità, equilibrio che pare mancare alla protagonista dopo una perdita. Sono curiosa di sapere come si evolverà 😉

    Mi piace questo tuo stile a mo’ di flusso di coscienza, pensieri che si susseguono intrecciandosi, danno un’idea vaga di cosa stia accadendo senza però che il narratore lo contestualizzi! Ora aspettiamo di scoprire chi ha perso Amelia (un nome che adoro, ottima scelta) e che rapporto aveva instaurato con il personaggio misterioso.

  5. Ti avevo vista nei commenti di qualcuno e mi avevi ispirato….Poi sono andata a vedere le storie in corso ed eccoti.
    Questo viaggio si prospetta interessante. C’è introspezione, c’è pezzi di donna, vita vissuta… c’è tanta roba. Ho trovato in ogni rigo qualcosa riconducendolo a un periodo della mia vita vissuto all’estero in completa solitudine dove per me vivere, lavorare e studiare erano l’unico obiettivo di vita. Il mio cuscino lo sa bene, ha assorbito troppe lacrime.
    (I colori rimanevano comunque visibili. O, almeno, così aveva sentito dire. In quel momento, sdraiata nel suo letto in lacrime, a Jenny sembrava davvero difficile da credere. Troppi eventi si mischiavano tra loro in una scala di grigi che poteva soltanto portare verso l’oscurità).
    Il tuo incipit mi piace. Ti seguirò.
    Ora veniamo ai difetti, scusami ma siccome ho capito che qui ti fanno due pallette come una zampogna tutti quanti e allora sono costretta a fartele pure io. Perdonami in anticipo.
    La tua scrittura è buona. Metti i capoversi, vai a capo. Cura la grandezza del carattere.
    Ora io sono una che non bada a niente cerco l’importanza del viaggio che l’autore mi offre tu quello lo hai tutto, mi hai dato un biglietto per un grande viaggio. Comunichi.
    Fregatene di ste queste cosa piccole. Ma se vuoi migliorare curale. Può essere una buona palestra the incipit.
    Veniamo a noi, le storie si giocano. Io leggo te si presume che tu mi leggerai, funziona cosi purtroppo. Si chiama scambio. A volte lo scambio non avviene e quindi uno smette di lasciare il commento e si legge la storia da solo senza votarla e commentarla. Continua a fare il tuo viaggio, con il biglietto che tu gli hai fornito senza che tu sappia che è un passeggero e che lo tieni a bordo magari della tua altalena.
    Anche nella mia storia la depressione è stata la valvola di inizio io ne parlo in maniera molto diversa ma c’è, purtroppo, anche nella mia storia.

  6. Il tema di fondo di questo primo capitolo è di quelli complicati ma l’hai sviluppato con delicatezza. Per il modo in cui trascorre il tempo prima di addormentarsi penso che l’immagine più adatta potrebbe essere la barca perché il lago è rilassante ma le sue acque profonde incutono timore.

  7. Che scelta difficile! Leggendo la trama e conoscendo un po’ la ragazza da questo primo episodio… altalena. Ho l’immagine in testa e si addice di piu’ al tono con cui hai scelto di aprire la storia.
    Seguo la storia.
    Ciao Cicia, a presto!

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