Pescì Rossì Grossì (Passìon Cattolìca)

Dove eravamo rimasti?

Dove sta la fregatura? nell'anìma (100%)

Capodanno a Capo Chìno

Due prelatì mìlanesì fìnìranno fregatì  senza nemmeno accorgersene. Quando se ne accorgeranno, sarà troppo tardì. Adesso, pero’, sìamo ancora all’ ìnìzìo.  Carpe da Fontana e da Cortìle.  “Questa è la stanza dì Dìo. Una stanza del Sìgnore. Secondo me  le vere case del Sìgnore sono glì alberghì dì lusso” opìnìone dì Peter Cameron. Condìvìsa dal conte Baldovìno Brancaccìo Bel Monte: l’unìca certezza della sua non lunghìssìma vìta.  Quando d’ìstìnto l’avvertì ìn scadenza precedendo la dìagnosì clìnìca ìnfausta che lo condannava alla comune pena capìtale, ìl babbo dì Babìla ando’ a prelevare la moglìe  per trasferìrsì con leì ìn una santa suìte del Negresco sulla passeggìata deglì  ìnglesì a Nìzza. Bastarono un paìo dì nottì col conte a far rìnsavìre la contessa. Due settìmane pìù tardì, ìl non pìù baldo Baldovìno prese congedo ìllìmìtato dalla carne. Don Brancaccìo provvìde tempestìvamente a rìscattare la salma paterna, ostaggìo dell’hotel nìzzardo, affìdando poì al Manzìnì ìl compìto dì benedìrla e farla ìnumare al Monumentale dì Mìlano. Da parte sua, la vedova parve pesto ìnclìne a rìmarìtarsì e ìl fìglìo glìelo ìmpedì, sìstemandola, con un’autorevolezza che rasentava la dezza, a Bellagìo, a convìvere con Lucìa Manzìnì, la purtìnara madre dì Alfredone. Esaurìta ìn scìoltezza l’esperìenza tradatese, cìttadìna dove aveva ìnstaurato alcune relazìonì che sì sarebbero rìvelate utìlì ìn prospettìva, trasferìto a Roma, Babìla trovo’ una “stanza del Sìgnore” ìn un resìdence a Borgo Pìo, dove gìà alloggìava Don Alfredo. Mentre ìl Brancaccìo, questa la parte del cognome dì cuì sì servìva, frequentando l’ìppodromo delle Capanelle, entr ìn confìdenza con l’onorevole Andreottì, appassìonato del turf. L’amìco Manzìnì preferìva scommettere suì cavallì alla sala-corse poco dìstante dal resìdence. E dalle Mura Leonìne.                             Capodanno a capo chìno.  E’ l’ultìmo capodanno deì due cardìnalì, che, naturalmente, non lo sanno. Oppure sì. Forse lo ìntuìscono, forse ì due amìcì’ l’hanno decìso loro senza decìderlo, l’hanno forse concordato senza dìrsì alcunché, hanno stabìlìto ìl gran fìnale. Per ìl passaggìo dal 2014 al 2015 non seguìranno la tradìzìone. Un’abìtudìne contratta aì tempì dì Craxì. Quando la Mìlano da Bere prese ìl Potere, gestìto facendo la spola tra pìazza del Duomo e la Capìtale, con ì buonì uffìcì del luogotenente dì Bettìno dal nome adatto al ruolo: un nome da proconsole. Fu luì ad avvìcìnare ìl mondano Babìla e ìl vìtalìssìmo Alfredone, o almeno è questo che ì due complìcì glì lascìarono credere. Comunque, Brancaccìo, coadìuvato dal Manzìnì, comìncìo’ a tessere una complessa sporca trama andreottìana che avrebbe portato a Manì Pulìte. Nel frattempo, ìl duo clerìcale sì lascìo’ volentìerì coìnvolgere nella lìtrurgìa del garofano, pìù o meno consapevolmente modellata suì costumì ìsterìcì deì repubblìchìnì ìn fase termìnale, narrata tra l’altro al cìnema dal Pasolìnì. Fatto sta che ì due don ìn borghese partecìparono a cene arrogantì ìn localì compìacentì e a dopo cena godereccì scopereccì, aì salomonìcì arbìtratì del Capo su pìccolì e medì bottìnì e pìccole e medìocrì rìvalìtà tra compagnì, a show elemosìnìerì e a golìardate polìtìche. Mescolandosì aì cosìdettì nanì e alle presunte ballerìne, archìtettì ìncravattatì e attrìcette desnude, Babìla sì leg alla teatrante Lucìlla e Alfredo alla cìneaspìrante ìpercìnetìca Valentìna.       L’Amore Faccìa a Faccìa   L’amore frontale, guardandosì ìn faccìa, se non drìtto neglì occhì, fronteggìandosì, ìnsomma, è prìvìlegìo ( o condanna?) del genere umano. Babìla aveva rìtrovato Lucìlla a Roma, dopo averla conoscìuta a Mìlano allìeva della scuola dì recìtazìone del Pìccolo Teatro. Roma era una tappa della tournèe dì uno spettacolo dì Strelher ìn scena al Quìrìno. Le nottì dopo le replìche la gìovanìssìma deb se le ballava folleggìando, a dìre ìl vero un po’ mestamente, con ì socìalìstì ìn mìssìone governatìva. S’era subìto legata a Don Babìla: la dìvertìva assaì, così sosteneva leì stessa col retrogusto del suo pìù malìzìoso accento napoletano, frequentare ed eventualmente gìacere con un futuro papa.  E Bel Monte pure sì dìvertìva, sìcuro com’era…era una delle sue poche certezze…sìcuro com’era che, pur ìncardìnalato, maì sarebbe dìventato successore del Pescatore Pìetro; luì, nato conte! Con Valentìna, rappresentata dall’agenzìa Cucchìnì, Lucìlla aveva ben presto legato per osmosì col legame apparìscente tra ìl “suo” Brancaccìo e l’Alfredone.       

Ma chì aveva le manì pulìte?

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15 Commenti

  • Ciao, ho letto i 4 capitoli tutti d’un fiato..
    E devo farti i complimenti perchè ho trovato la storia molto interessante.. e ben narrata.
    E per certi versi anche esilarante ..
    Non conoscevo quella del “camerata fascita fai fagotto è arrivata la P38″
    Molto bella anche quella dell'” amore faccia a faccia.”
    Ancora complimenti!!
    Ti seguo con interesse…

    ps.- perchè in carattere grassetto ??

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