Enana

La bambina e le stelle

Il tramonto, visto dalla terrazza del ristorante, riusciva ad essere allo stesso tempo incredibilmente alieno e incredibilmente familiare.

Forse perché il sole che si nasconde dietro l’orizzonte è qualcosa che convive con gli uomini dagli albori della loro esistenza. Poco importava se si trattava di un altro orizzonte, e di un altro sole.

Kali teneva le braccia incrociate sopra la ringhiera e il mento posato su di esse.

Sentì alle sue spalle il rintocco dei passi sul metallo, non si voltò e pochi secondi dopo le dita di suo padre le passarono tra i capelli.

«Un altro tramonto?» le chiese, appoggiandosi alla ringhiera accanto a lei, nella sua stessa posizione.

Kali annuì.

Nel cielo di Enana, il sole era molto più grande che sulla terra. Al tramonto occupava quasi un quarto dello spazio tra la linea dell’orizzonte e lo zenit, e al tramonto era così rosso che metà del cielo sembrava bruciare.

Ma si trattava di una stella più fredda di quella attorno a cui ruotava la Terra, per cui la temperatura rimaneva ottimale. Kali indossava una maglietta a maniche corte. Suo padre portava quella a maniche lunghe della divisa.

«Ammetto che non c’è molto altro da fare» disse lui. «Però mi sembri triste, qui tutta sola ogni sera a guardare il tramonto».

Kali non era triste. Sentiva diverse emozioni dentro di sé e non era ancora in grado di identificarle tutte, ma non le pareva che la tristezza avesse un ruolo dominante.

C’era un po’ di malinconia, ovviamente. La malinconia venata di poesia che è normale provare davanti a tutto ciò che è grandioso, come un cielo di fuoco al di sopra di un pianeta sconfinato e privo di vita. La malinconia che si prova nell’assistere a spettacoli che non sono destinati al regno degli uomini, come la lunghissima danza dei pianeti attorno alla loro stella.

Kali rimpiangeva che il tempo concessole non fosse lo stesso di una stella, che le distanze siderali fossero abissi invalicabili. Se la luce impiegava quaranta miliardi di anni per raggiungere il limite dell’universo conosciuto, che speranze poteva avere lei di osservare coi suoi occhi i corpi sul ciglio del creato?

Ma allo stesso tempo era felice di essere quello che era. Perché le stelle erano un numero sterminato e sparse in ogni angolo dell’universo, mentre la razza umana ne occupava una porzione microscopica, talmente ridicola da essere a tutti gli effetti un miracolo.

C’erano almeno cento miliardi di galassie nell’universo. Ognuna racchiudeva da qualche milione a mille miliardi di stelle, e le stelle avevano i loro pianeti a ruotarvi attorno. Un raggio di luce avrebbe potuto attraversarle tutte senza mai incontrare un essere umano, perché loro esistevano solo sulla Terra, sulla Luna, su Marte e, in qualche decina di esemplari, su Enana.

Loro erano l’unicità che nessuna stella sarebbe mai potuta diventare.

E poi, una stella non era in grado di apprezzare un tramonto.

«No, papà. Va tutto bene. È solo che mi piace guardare il sole. È così grande».

Per un po’ suo padre guardò con lei.

«Stasera sono libero» disse poi. «Ho lasciato Malco a supervisionare il lavoro. Ti va di fare un giro?»

Kali si voltò.

«Fuori?»

Suo padre guardò il sole che si immergeva lontano, spegnendo il cielo poco a poco e consegnandolo alla notte.

«Fuori».

Kali strillò e strinse le braccia attorno alla vita di suo padre quando la moto si staccò da terra balzando sopra una duna.

Gli ammortizzatori delle ruote assorbirono l’impatto del terreno e lei rise. Guardando le distese di Enana dalla Base le era sembrato un mondo che non aveva niente di interessante di mostrarle, ma dovette ricredersi. Illuminata dai fari del quadriciclo, la notte era piena di mistero.

La moto superò un’altra duna, quindi suo padre rallentò e infine si fermò e spense il motore.

«Voglio farti vedere una cosa che abbiamo trovato oggi» le disse, sfilandosi il casco e aiutandola a scendere.

Accesero entrambi le luci pettorali sulle tute.

«Vieni. Dimmi cosa ne pensi».

Avanzarono per qualche secondo, i raggi luminosi che sottraevano al buio piccoli pezzi di mondo, e Kali stava per chiedere “di cosa?” quando vide la grande sagoma emergere dalla notte.

Si portò la mano alla bocca, voltandosi verso suo padre. Lui sorrise e le fece cenno che poteva avvicinarsi.

Kali vi posò la mano. Sembrava pietra, ma non lo era, e se lo era si trattava di una pietra diversa da qualunque altra avesse mai visto sulla Terra.

Stava toccando la sommità di qualcosa di enorme che emergeva dal suolo. La superficie era troppo liscia e la curva che intravedeva sopra la sua testa troppo perfetta per essersi formata in modo naturale.

«I rilevatori gravimetrici dicono che si estende per parecchio sottoterra».

«Quanto?» chiese Kali.

«Cento, forse anche duecento e più metri. Quella che hai sotto il palmo è la proverbiale punta dell’iceberg».

Lo sguardo di Kali fu catturato dal terreno sabbioso sotto di sé. Poggiava i piedi sopra un segreto gigantesco.

«Cosa credi che sia?» chiese a suo padre.

Lui scrollò le spalle. «Non ne ho idea. Potrebbe essere qualsiasi cosa».

Cosa farà Kali la mattina successiva?

  • Gironzolerà attorno alla Base (18%)
    18
  • Parlerà con Amanda, la biologa (14%)
    14
  • Andrà a parlare con Jorge, il geologo (68%)
    68
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158 Commenti

  1. E’ di gran lunga la cosa migliore che abbia letto su guesta piattaforma e la cosa migliore che leggo da tempo. Sono onorata, dico sul serio, di averti ‘scoperto’. Il tuo racconto è semplicemente magistrale. Bellissimo. Profondo, intelligente, riflessivo (lo so, mi ripeto). Pensa che sono indecisa se posso darti del tu o devo trattarti con la deferenza che meriti!
    Ho scoperto uno scrittore, uno scrittore vero.
    Ho ‘risuonato’ col tuo racconto, mi hai toccato corde profonde,
    Basta, penserai che esageri.
    Io penso che voglio sentire ancora parlare di te e voglio ancora sentirti raccontare.

    Ciao

    • Ciao Moneta. No, non puoi darmi del tu: devi.
      Ti ringrazio moltissimo per le tue parole, l’onore è mio nel ricevere questi complimenti. Sono felice che questa storia ti sia piaciuta così tanto. Non so se posso definirmi “uno scrittore vero”, ma certo sono uno è felice sapendo che qualcuno ha risuonato con lui.
      A presto.

  2. Concludo solo ora la lettura, sto frequentando poco TI (una sorta di disintossicazione) e non inizio nuove storie. E’ stato un racconto bello, sospeso e solenne, più metafisico che fantascientifico. La vita, la realtà , la materia? Dov’è la loro verità, il senso, l’essenza? Solo smarrendosi, perdendo le coordinate può iniziare una ricerca. Grazie, grazie anche ad A. che mi suggerì di leggerlo

  3. Di nuovo, grazie a tutti quanti.
    Un po’ di credits: i versi a cui Jorge pensa nel capitolo 6 appartengono alla canzone “Silvia Camagni” dei Massimo Volume.
    Grazie a tutti voi per avermi seguito su questo pianeta sconosciuto e per avere aiutato la mia banda a esplorarlo. Posso garantirvi che, quando ho iniziato a scrivere, non avevo la minima idea di cosa avremmo trovato – ma nemmeno a metà storia, se è per questo.
    Un grazie speciale a una persona che inizia per A, che ha ispirato buona parte di questa storia e ne ha scritto le righe finali.
    Che dire? Grazie ancora a tutti, al prossimo viaggio!

  4. Bel finale, devo ammettere che mi è ancora un po’ oscuro quello che è successo, però mi piace 🙂
    Hai saputo creare un’ottima narrazione dimostrando anche una certa padronanza di temi filosofici e fisici.
    Sono felice tu abbia ottenuto anche la copertina, del tutto meritata 🙂 complimenti

  5. Anime che trovano un nuovo ingresso… un paradiso?
    Peccato che tu abbia chiuso rapidamente, ti avevano appena consegnato una copertina… capisco che aveva ben poco a che fare con il pianeta di Enana… ma era metafora di un viaggio sconfinato…
    Hai dimostrato abilità fin dall’inizio, anche se non hai giocato con i tempi giusti 😉
    Spero di leggerti ancora, mi piace il tuo stile e hai una bella fantasia.
    Sai, tu le hai chiamate “anime”, un tempo erano “Farfalle”, che in greco si diceva “psyche”.
    Cito – Parola a doppio senso che da una parte indicava il soffio vitale, il fiato che dona la vita, dall’altra l’anima che lascia il corpo dopo la morte, quell’ombra che si nasconde nei sogni più angoscianti. –
    Enana è il paradiso delle farfalle… 🙂

    Torna presto.

  6. Ho votato l’opzione 3 e ho visto che sono in minoranza 😀 ahahah.
    Scusami tu, anch’io sono sparito per molto tempo e adesso ho colto l’occasione di leggerti in attesa del gran finale 🙂 mi è piaciuto molto nel complesso, sono un po’ teso in attesa del tuo gran finale, chissà cosa ci riserverai …

  7. Grazie a tutti per la lettura e per le parole che avete speso per questa storia, siete stati meravigliosi.
    Scusate se sono sparito (ulteriormente) dai commenti, nel mio silenzio scaramantico fino alla fine dei lavori. Domani mi impegnerò per rispondervi uno per uno!
    A domani per il finale!

  8. Devo proprio farti i miei complimenti, riesci a fondere egregiamente le necessità introspettive dei protagonisti con la descrizione della loro interazione con il pianeta: mi è piaciuta molto la caratterizzazione di Amanda, i quanto mescola sia la consapevolezza di non essere responsabile della morte dell’uomo ma al contempo ha il senso di colpa per avere indirettamente causato la sua morte; azzeccata la considerazione sulla caducità della vita, anche se i protagonisti potrebbero nel prossimo episodio riflettere sul fatto che l’importanza della vita è data dall’uso che se ne fa, e non da come finisce. Ti seguo, e voto per esplorare Enana.

  9. Non ci sto, sono i piccoli uomini che scoprono i grandi pianeti quindi… scopriamo Enana!!

    “— Quanto può essere importante la vita, se la sua persistenza dipende dallo scarto di un secondo?—”
    bella riflessione… potrei dirti che la vita è tutta in un secondo. Per questo è quel secondo a determinare eventi importanti…

    😉

  10. Letti ora tutti e sette i capitoli, ultimamente avevo latitato parecchio da questi lidi.
    Mi piace molto come scrivi, come è scritto questo racconto, una narrazione fluida e pacata, che segue il ritmo dei passi di Jorge nella notte di Enana, dietro a qualcosa che non sa.
    Mi piace anche questo tuo star vicino alle riflessioni dei personaggi, privilegiandole all’azione. Sembra un racconto piccolo (nel senso di intimo, non per demerito), ambientato in uno spazio enorme e sconosciuto, che – gioco forza – ne fa risaltare maggiormente la natura.
    Un bel passo, insomma.
    Se proprio proprio dovessi dirne una, rigorosamente non richiesta, la sola cosa che mi quadra poco è la vicinanza forse eccessiva dei pensieri di tutti quanti, della lingua con cui li esprimono, sembrano tutti pensieri di una sola mente (la tua, naturale e, in fin dei conti, anche giusto forse), quando invece li fai veicolare a vari personaggi. Questo è il solo appunto che mi sento di fare a un racconto che mi sta piacendo moltissimo e che seguirò, d’ora in avanti, con grande gusto, curioso di leggerne la conclusione.

    Saluti bolognesi,
    D.

    • Questo è forse uno dei commenti che mi sono rimasti più impressi, scusami se ti rispondo solo ora. Innanzitutto grazie per le belle parole. “Racconto piccolo in uno spazio enorme e sconosciuto” è forse il modo in cui io stesso definirei questa storia, per cui non posso che essere d’accordo con ciò che dici. La tua osservazione sulla vicinanza dei pensieri è correttissima, ammetto che è un punto su cui non mi ero soffermato. Spero che la storia sia risultata ugualmente piacevole. Grazie ancora per i complimenti e per esserti soffermato sulla storia!

  11. Torniamo alla roccia.
    Il pretesto di trovarsi su un nuovo pianeta per ricondurci alla “miseria umana”… mi sembra intelligente. Si dice che ogni storia racconti di esseri umani, in qualunque luogo, in qualunque tempo essa si svolga. Però continuo a pensare che tu ti sia infilato in un groviglio dimensionale dato da lunghe riflessioni che, sostanzialmente, non portano avanti la storia…

    • Hai ragione Alessandra. Il fatto è che con questo racconto ho voluto provare qualcosa di diverso, una storia incentrata sui personaggi, sulle loro emozioni. Cosa sentirebbe un piccolo uomo ritrovandosi in un grande mondo sconosciuto? Enana è il teatro, Kali e gli altri sono gli attori si ritrovano sul palco, sotto i riflettori. Ti prometto che nel prossimo racconto ci sarà più azione!

  12. Grazie di nuovo a tutti, anzi, grazie due volte perché sono sparito due capitoli fa senza ringraziare nessuno. Perdonate assenza e ritardo, è un periodo un po’ caotico.
    Grazie per i complimenti e per l’immeritato paragone con Lovecraft. Alessandra, cercherò di recuperare anche il tuo interesse! 😀

  13. Che bella storia. Bravissimo. Hai saputo portare il lettore su Enana. Ho guardato i suoi tramonti, ho respirato la sua aria e ora ne vivo il mistero.
    Mi è piaciuta molto questa frase ” È più facile ridipingere Enana e riempirlo di vita lontana divenuta sabbia che accettarne il silenzio”
    La visita di qualcun altro mi fa pregustare il prossimo episodio.
    Alla prossima 🙂

  14. Qualcun altro. I tre puntini la dicono lunga 🙂
    Ho letto tre capitoli uno dietro l’altro, una piccola idea me la sono fatta ma chi può dirlo. Devo però farti i miei complimenti, perché a me non piace particolarmente il genere fantascientifico, specialmente quando si parla di altri mondi o missioni spaziali, ma questa storia è così ben congeniata che non si può non continuare a leggerla 🙂

  15. Episodio “ponte” (o almeno io l’ho vissuto così ) che dovrebbe portarci ad un elemento di novità.
    Forse per questo carattere di transizione meno accattivante degli altri, meno espressivo.
    Certo è una comparazione con te stesso, cioè con un alto livello.
    Bella la,citazione del finale del primissimo “Pianeta delle scimmie”
    Continuo egoisticamente a chiederti di far cambiare il genere, questo,racconto mi piace troppo per essere coerente con la mia ostilità verso la fantascienza
    Qualcun altro.

  16. Allora mi dispiace non essere andato a vedere il quarto molto più bello personalmente. Anche questo mi è piaciuto ma l’ho sentito come se fosse mancato qualcosa! 🙂 Jules è quello della registrazione a quanto ho capito. Preferirei che lui fosse dove sta e che ci fosse qualcun altro. Chissà magari l’alieno!

    Ho certi flash circa un film innocuo di per sè che a me ha fatto venire una specie di trauma: Mission to Mars! 🙂

  17. Credo che dovrebbe incontrare qualcun altro, non so… qualcuno che porterà a un punto di svolta, anche detto “punto di non ritorno” dato che siamo arrivati oltre la prima metà del viaggio.
    Questa è una storia poetica, sì, ma sicuramente di fantascienza, per cui “non dar retta”, deve restare in Fantascienza ( tra l’altro un genere meraviglioso, non scherziamo! 🙂 )
    Ferite nascoste tra i petali, metà strada tra il sogno e la veglia… sì molto poetica, questa storia.

    • Grazie Alessandra, sì, in effetti è quello che sto cercando di rendere, l’anno scorso ho scoperto la fantascienza poetica e introspettiva di Martin e me ne sono innamorato. Non ho ancora capito se nel nostro panorama sia un genere che piace – mi è capitato di recente di inviare a un concorso un racconto di questo tipo e uno più sci-fi/horror, indovina quale dei due è stato preso? – ma andiamo avanti, vedremo! 🙂

  18. Qualcun altro, ma non so chi…forse è presto per le manifestazioni aliene, magari una voce
    Questo episodio è bello come gli altri, ma ho avvertito l’introspezione di Jeorge…molto intenso, bravo davvero.
    Comunque sappi che quando leggo Kali penso alla Dea con 4 braccia 🙂

  19. Impossibile non votare per ritornare agli scavi. Sono curiosa di vedere come questa parte del diario si combinerà con quello che hai già raccontato. Che la roccia sia la porta d’ingresso? Mah … lo scoprirò leggendo. Bravo, anche se di complimenti ne meriti molti di più. 🙂

  20. Sin da quando ero bambina immaginavo l’evoluzione della specie come una entità superiore fatta solo di mente ma senza un corpo. Ovvero, la loro fisicità corporea era solo percepibile ma non esistente…. Saranno state le influenze di Star Treck ?
    Oppure il fatto che, quando mi peso la bilancia mi ricorda che un corpo lo tengo e fa pura tanta massa ?
    Non saprei. Il capitolo si apre con la contemplazione della morte e con il luogo Cupola Timme che è spettacolare.
    Non sono molto d’accordo con Cornelio, non sempre scriviamo perché vogliamo che qualcuno legga. A volte, scriviamo per chiarirci e l’interlocutore è soprattutto la nostra anima bisognosa di risposte.
    L’intreccio si fa interessante. Avevo paura di non riuscire a leggerti e che andassi troppo di fretta con gli episodi, sono un poco lenta, seguo tante storie e sono tutte bellissime. Come sempre c’è quella poesia che mi avvolge in tutti i capitoli. Bene è ora che inizino gli scavi….Ciao Lorè….

  21. Intreccio sempre più affascinante con l’introduzione del diario.
    Narrazione ricca di immagini poetiche in particolare nel terzo capitolo.
    Lo disse Startari, lo confermò Napo con il suo commentare
    Enana racconto da leggere e Lorenzo penna da ammirare
    Nel buio
    P.s. Non amo la fantascienza, ti prego di difendi la mia coerenza: chiedi alla redazione di cambiare genere, ne va della mia coerenza, per favore

  22. Beh,
    se sono iniziati gli scavi, io ci farei un salto…

    Forme di vita intelligente invisibili agli apparecchi digitali terrestri, sì, penso sia molto probabile. Io ti proporrei di farci trovare qualche altro appunto nascosto dello scienziato che ci dica ancora qualcosa, sarà solo curiosità tremenda ma, frammenti di un dialogo telepatico che finalmente è riuscito a ricordare, non sarebbe male…

  23. Bellissimo capitolo. Complimenti. Si legge con piacere, senza nessuno sforzo. Dà la sensazione che anche tu l’abbia scritto senza nessuno sforzo. Sei veramente bravo.
    Personalmente dissento sull’affermazione “se si scrive, è perché qualcuno legga”, ma è un fatto tutto mio personale (ma forse anche di Cornaelio Timme, perché no).
    Alla roccia.

    • Ti ringrazio molto Napo. Non sei la prima persona che incontro che mi dice che scrivere possa essere un’esperienza personale e non necessariamente qualcuno debba leggere. Anzi, ti dirò, ho conosciuto anche persone che scrivono e arrossiscono se chiedi loro di dare una sbirciata. Io sono l’opposto, mi piace raccontare storie e quindi spero sempre che ci sia almeno una persona che legga!

      • C’è un’apparente contraddizione nei nostri rispettivi comportamenti.
        A te piacere scrivere storie ed essere letto, ma noto che tendi interagire poco – almeno su questa piattaforma – con i tuoi lettori. Non dico che dovresti andare a leggere i racconti degli altri – che sa tanto di autopromozione e ricerca del voto di scambio – ma da te mi sarei aspettato, proprio perché ti piace scrivere ed essere letto, una curiosità maggiore nei confronti dei tuoi lettori, un replicare puntualmente a ogni commento, un indagare su ciò che agli altri è piaciuto di più e sulle motivazioni della scelta dell’opzione votata.
        Io, che arrossisco se penso che altri mi leggono, interagisco molto di più, probabilmente per una forma di insicurezza nella mia capacità di scrittura che mi porta a cercare riscontri, sia positivi che negativi.

        • Hai ragione! Sarà perché, anche se i lettori sono il tesoro più prezioso che si possa chiedere, mi immagino la figura dello scrittore più come un qualcuno che operi dietro le quinte, nell’ombra, lasciando che siano poi i personaggi della storia a parlare al posto suo.
          Mi dichiaro invece colpevole di non essere molto attivo nel commentare le altre storie – il motivo principale è che non mi trovo molto a leggere al computer – e tendo a dare la precedenza a quelle che riesco a intercettare appena iniziate. Ma piano piano riuscirò a recuperare anche le altre, sono incappato in diverse molto interessanti!

  24. L’eleganza del capitolo è sconvolgente. Le rocce paragonate ai panni, bellissimo. Poi non mi è chiaro il “bisbigliava di una forza enorme” l’ho trovato poetico ma forse come termine è un poco troppo o volevi intendere altro. Però, anche la similitudine con le perle mi è piaciuta.
    Ovviamente, non è una critica lungi da me. Ciao al prossimo capitolo, l’interesse è alto.

  25. Torneremo alla roccia con Jorge. Le prospettive che hai delineato sono troppo interessanti per non continuare sulla stessa linea ad indagare. Complimenti davvero! Non solo per la storia ma per riuscire così bene ad inserire elementi scientifici al suo interno. Alla prossima!

  26. Questi due episodi mi sono piaciuti parecchio. Per il modo in cui hai saputo narrare di concetti prettamente scientifici in modo semplice e chiaro. Il che è una buona cosa per un’ignorante come me. E mi hanno colpito anche le tue descrizioni: belle e accattivanti.
    Ho votato per ritornare alla roccia con Jorge.

    P.S. Oltre a Alessandra Startari hai anche un’altra estimatrice che è Lucia Sparagna. Se non fosse stato per le sue indicazioni io non sarei arrivata a scoprire questo racconto che promette bene. Ti seguo … alla prossima. 🙂

  27. Che bello, più leggo storie di fantascienza, più mi accorgo di adorare questa tipologia di racconti, e pensare che pur essendo una lettrice compulsiva ho letto pochissimo di fantascienza, ma adoro i film! Va beh non centra nulla, son partita in quarta con considerazioni generali, tutto ciò per dire che mi intriga molto la storia, mi ha attirato subito la sinossi: un pianeta da esplorare, chi non sarebbe curioso? Il tramonto, visto dalla terrazza del ristorante, riusciva ad essere allo stesso tempo incredibilmente alieno e incredibilmente familiare.

    Forse perché il sole che si nasconde dietro l’orizzonte è qualcosa che convive con gli uomini dagli albori della loro esistenza. Poco importava se si trattava di un altro orizzonte, e di un altro sole.

    INCIPIT bellissimo!!!!!
    mi piace moltissimo come scrivi e ti seguirò con interesse!

  28. Alla Roccia con Jorge.
    Il racconto possiede già una certa forza simbolica: Enana sembra una terra senza terrestri, resettata dove poter cominciare da zero; dall’altro lato potrebbe sembrare anche la sembrare ciò che resta della terra in un futuro che si manifesta nei non spazi galattici un futuro da leggere e da cui imparare nel passato affinché tale futuro possa non verificarsi
    Credo che quanto ci offrirai non sarà banale come non lo è la tua scrittura, rigorosa e fluida.

  29. Io penserei alla missione col capitano Jules.

    Enana è un bel compromesso di futuristiche speranze umane. Si cercano pianeti non per incontrare nuove forme di vita, si cercano per trovare nuovi mondi da conquistare, in cui vivere, da colonizzare, in cui migrare. Questa Terra ci va stretta, siamo troppi e troppo diversi e così ce ne andiamo in giro per lo spazio siderale sperando di trovare un Enana nuovo di zecca e vuota – come appare finora quello del tuo racconto – abitabile ma disabitato, così da potercisi stabilire. Sono cinica e penserei – se fossi al posto del geologo e del capitano Jules – che scoprire cosa ha estinto forme di vita su Enana serva alla loro incolumità se la colonizzassero, per evitare di fare la stessa fine; ma non per capire davvero che fine abbiano fatto tutti. Agli uomini che popolano questo pianeta Terra non frega nulla di capire “dove siano finiti tutti” ma piuttosto “quanto tempo gli resta per assediarsi prima che tornino tutti”. 🙂
    Spero che tu ci regalerai un racconto di speranza che risollevi gli animi e che non sia disastroso come lo disegno io che – anche dopo Charlie – credo sempre meno all’unità dei popoli.
    Direi che Enana mi ricorda molto KEPLER 186 che ho studiato per mesi, dove è possibile la vita, le radiazioni sono basse ed è a soli 500 anni luce da noi. Vero che abbiamo esaminato pianeti molto più distanti e invece di Kepler è stato diffuso solo lo stretto indispensabile e questo mi fa pensare – tornando al cinismo – che la NASA e qualche altra compagnia spaziale euoropea, si siano messe d’accordo per non divulgare ma che gia stiano per piazzarci la bandierina.
    Ultimamente si parla anche d GLIESE 581 d – ma pare essere meno ospitale. Io mi fido di Kepler, e mi fido di te… 🙂

  30. Torneremo alla roccia con Jeorge, mi sembra la conseguenza più naturale dopo un simile dialogo. Neanch’io ricambio tutte le visite, ma essendo questa una community di nuovi autori ci sta che si pubblichi per essere letti, votati per proseguire il proprio racconto ed è anche naturale, tempo permettendo, che si provi curiosità a scoprire nuovi autori. Con questo non ti sto dicendo”passa da me”, ma tieni presente che è per questo che molti di noi sono qui 😉 se Alessandra non mi avesse parlato del tuo racconto, io, probabilmente, non l’vrei letto perché non è il mio genere. in questa piattaforma funziona così.
    Detto questo, sinceri complimenti ^^ e buona domenica.

  31. Il capitolo è perfetto, non ci sono sbavature di sorta nomi astrusi o cose dell’altro mondo.
    Sono due giorni che leggo delle cose che mi hanno intristito e ho avuto pure una discussione con uno che mi ha detto che non ci sono autori di “calibro” su questa piattaforma. Fortunatamente la penso diversamente. Ci sono tanti autori molto bravi e dai quali si può solo imparare.
    Con soli due capitoli stai andando benissimo, complimenti sinceri. Hai iniziato bene la storia coinvolge e lascia il lettore inchiodato. La cadenza che ti sei dato è perfetta, io sono molto più lenta con la pubblicazione aspetto che votino proprio tutti quelli che mi seguono. Bello l’inizio del capitolo con la partita a ping pong, per arrivare a spiegare la presenza di una roccia strana e forse straniera. Io rimarrei sul minerale.

  32. Questa volta vediamo il padre.

    >>>E poi dai, sono certo che valga anche per voi, che la vostra ricompensa preferita non sia il voto o il punteggio, ma che la vostra storia arrivi a toccare qualcuno e fargli chiedere: “cosa succede dopo?”
    Non avrei saputo dirlo con parole migliori 🙂

    Và da sé che i commenti fanno sempre piacere 🙂

    Ciao 🙂

  33. Ciao, di nuovo grazie a tutti per i complimenti, mi fanno davvero piacere (Alessandra, se continui a portare gente qui dovrò iniziare a versarti delle royalties!)
    Ho scoperto questo sito qualche giorno fa leggendo l’incipit di un amico visto su facebook. Mi è sembrata un’idea divertente e sono qui. Non mi interessa ricevere punti e salire in classifica, a me piace raccontare storie, se votate e commentate perché quello che scrivo vi piace mi fa davvero molto piacere, se dovete farlo pensando ai punti non ce n’è bisogno, davvero. Non sapevo neanche che ci fossero un punteggio e una classifica quando ho iniziato questa storia.
    Non voglio passare per antipatico, ma per piacere non chiedetemi di votare, seguire e commentare storie “in cambio”. Non perché non mi piaccia leggere storie altrui (altrimenti non sarei qui) ma perché 1) farei svogliatamente qualcosa che altrimenti farei volentieri, con i miei tempi e 2) mi mortificherebbe dovermi domandare ad ogni commento se sia sincero o interessato.
    E poi dai, sono certo che valga anche per voi, che la vostra ricompensa preferita non sia il voto o il punteggio, ma che la vostra storia arrivi a toccare qualcuno e fargli chiedere: “cosa succede dopo?”
    Ecco, ci tenevo a dirlo, spero di non avere offeso nessuno. Grazie ancora per le belle parole, mi sembra che Jorge il geologo abbia vinto di misura.
    Se domani sarete ancora qui, magari vedremo cos’ha da dire…

    • Non avevo letto letto questo tuo commento quando poco fa ho commentato il tuo nuovo episodio, vorrei replicare brevemente:
      innanzitutto se ti ho messo in difficoltà mi scuso. Non volevo assolutamente crearti imbarazzo.
      Ho chiesto alle poche penne che conosco e che stimo qui – perché non conosco tutti gli autori, ovviamente – di leggere te poiché ti ritengo molto valido, ma mi scuso ancora.
      Sui voti sono pienamente d’accordo con te, ma questa piattaforma è un gioco interattivo e va avanti con quelli, non puoi esimerti :), però sul concetto filosofico che ne fai mi trovi concorde in pieno, sì.
      I commenti però – devo dirtelo – servono agli autori. Ognuno di noi appassionati di scrittura ricava beneficio da una critica costruttiva, che sia negativa o positiva , per fare una stima del proprio lavoro. Privarlo di questo privilegio che la piattaforma offre, sarebbe un peccato. Quando si pubblica in self-publishing purtroppo non si possono raccogliere commenti, non si sa chi ci ha letto e cosa abbia pensato del nostro scritto, si raccolgono solo numeri di vendita. Questo sito permette a un autore di conoscere il pensiero altrui e non è cosa da poco. Detto questo, chiudo e mi scuso ancora con te.
      Al prossimo episodio!

      • Alessandra, non hai niente di che scusarti, assolutamente, non mi riferivo a te! Anzi, sei stata molto gentile a consigliare questa storia e ti ringrazio molto. E’ che, gironzolando tra le storie, mi è capitato diverse volte di leggere commenti che dicono più o meno esplicitamente “ti ho commentato, ora vieni e commenta il mio”.
        Certamente i commenti sono importanti, per la soddisfazione e per la crescita dell’autore, e non mancherò di lasciarne (come il tuo di prima su Kepler che ho apprezzato molto, quasi un piccolo racconto nascosto dentro un commento) puoi starne certa!
        A presto e grazie ancora!
        Ps: ieri ho letto Tycho nello spazio, se per caso non l’hai letto te lo consiglio!

  34. Vediamo cosa dice il geologo. Ma che bello il tuo pianeta… OK, non lo dico a te, ma al tuo personaggio.
    Cara Kali, questa è una piattaforma di scrittura dove le storie vengono giocate tra scrittori in erba o nell’erba.
    Quando ti vengono a trovare e ti commentano la storia tu passi dagli altri e leggi la loro e commenti. Poi i capitoli riposano una settimana o dieci giorni.
    Detto questo è vero la tua storia e il tuo incipit sono bellissimi….. Ciao ciao ….

  35. Vari uccellini dicono che è d’obbligo passare da te e darti il benvenuto.
    Bravissimo, finalmente ancora uno da cui posso imparare, se reggi e sei capace come questo incipit non ci deluderai… Fantascienza non è il mio genere ma ti seguo.
    Ah, per andare bene qui i capitoli devono pascolare da una settimana a dieci giorni. Con i primi due capitoli i punti valgono doppio. Ovvero segui storia un punto. Cambia finale un punto, commento un punto. Dal capitolo quattro in poi non prederai punti dai commenti.

    Ti auuguro tanta fortuna.

      • Benissimo, un capitolo a settimana o ogni dieci giorni. Ma quando passi dagli altri è importante che se ti piace clicchi segui storia e segui autore. Poi sistemi le mail che ricevi per le notifiche in una cartella della tua posta, le fai arrivare o direttamente nella posta indesiderata o in una cartella qualsiasi.
        Io infatti sono venuta da te e ho fatto segui storia e segui autore. Uno per darti più punteggio possibile e due per pubblicizzarti ancora meglio.
        Ci sono persone che continuo a sponsorizzare e non mi sono mai filata, ma ho un cuore grande, su queste cose ci passo a volte con la moto zappa!

  36. Wow, che dire, non mi aspettavo un’accoglienza così calorosa!
    Grazie a tutti, per i complimenti e per il voto! Mi fa piacere avere catturato l’attenzione anche di chi non è avvezzo al genere!
    Alessandra, spero seguirai la storia lo stesso anche se la bambina è la mia nipote! 😀

  37. Ciao Omega Lorenzo 🙂
    Sono qua dietro consiglio di Alessandra; non sono una lettrice di fantascienza, ma devo dire che le tue descrizioni dello spazio siderale quando Kali guarda il tramonto sono davvero molto suggestive e ben descritte, complimenti. Non ho capito, e questo è dovuto alla mia scarsa conoscenza dei racconti fantascientifici, se Kali e il padre si trovano sulla Terra o su Enana.
    Ho votato che Kali gironzolerà attorno alla Base perché mi sembra si tratti d una bambina e dunque è l’unico comportamento consono alla sua età. Poi magari, là attorno, incontrerà biologa o geologo.

  38. Ciao, Omega, e benvenuto!!
    Ho letto il tuo incipit e lo trovo davvero ben scritto, denso, interessante. Lo so, sono solo aggettivi, di solito elargisco consigli ma… a te non servono, almeno non ora. 🙂
    Tre cose mi hanno convinta a leggerti:
    la prima: la foto meravigliosa con tua figlia/o?, siete splendidi!
    la seconda: fantascienza. Il genere che leggo in assoluto.
    la terza e non meno importante: l’ottima idea di plot che hai avuto.

    Seguo!

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