Fuyu no Ayame, o la notte del 14 aprile

Dove eravamo rimasti?

Gi occhi si incrociano e per un momento la verità si riflette negli occhi di entrambi... Satsuki, un nome importante quanto sconosciuto. Chi è davvero...? (42%)

Il sacro ponte del monte Nantai.

Mese di aprile, 1926. Prefettura di Tochigi.

Ayame accarezzò tenuemente le losanghe del kimono, il fruscio dell’abito riempiva la stanza spoglia ed il giardino sul quale si affacciava: le sembrò tutt’uno, il ciottolato immacolato sparso tra l’erba e il cotone leggero che assecondava i capricci del vento.
Sentì in lontananza la voce di sua madre che impartiva ordini alle cameriere e quelle parole, sempre identiche e monotone, divennero come note di una lenta litania che l’accompagnava ad ogni passo:
“Quando Toshio si presenterá, scortato dai facchini nel cortile d’ingresso, dovrá essere accompagnato innanzitutto alla sala degli altari degli avi” la udì ripetere ai servitori, istruiti giá a sufficienza sull’argomento: come avrebbero potuto dimenticarsi delle usanze del padrone di casa dopo soli cinque mesi di assenza?
“E che il pavimento del pàtio sia bagnato a dovere, in segno di benvenuto e buon auspicio” aggiunse.
Ayame interruppe il suo incessante girovagare e si distese sul porticato di legno che immetteva nel giardino.
L’immagine del ritorno di suo padre le parve più vivida e non riuscì a rallegrarsene in alcun modo.
Inspirò profondamente, fino a che la schiena aderì perfettamente contro il legno, sperò che esistesse un modo per evadere da quel giardino e diresse il suo sguardo verso il cielo d’aprile.
Le pupille si ridussero a due fessure quando incontrarono la luce del sole: i raggi dispersi nel fitto oceno di nuvole saturavano l’aria di una luminositá abbagliante.
Nel momento in cui chiuse gli occhi sentì la melodia che amava di più nell’aria, lasciò i capelli liberi di vagare nel vento e sorrise, convinta che Kei avesse sentito il suo desiderio e l’accompagnasse con il piano, incitandola a fuggire da lì.
– Ayame, dove sei?- la voce di sua madre la ricondusse immediatamente dove giaceva il suo corpo, sul duro legno del porticato, nel silenzio del quartiere più facoltoso di Nikko.
Fissò il soffitto per un po’, finché la vide entrare nella stanza del tè.
– Ayame, tuo padre tornerá presto e non hai ancora preparato nulla! Alzati da lì, pettinati e indossa il kimono! E non comportarti sempre come una ragazzina, tra poco avrai l’età per prendere marito!- sbraitò.
Solo quando sentì i passi frenetici di sua madre allontanarsi, si decise finalmente ad alzarsi dal pavimento.
Raccolse i capelli in un fermaglio, e scese in giardino.
Camminò fino al muro che separava la sua villa dall’abitazione degli Ogawa e lo chiamò.
“Kei..” Iniziò a dire.
-Che succede, Ayame?- rispose Keichiirō, al di lá della parete.
Si immobilizzò, non si aspettava che la sentisse, che si trovasse davvero lì.
-Io… Ti ho sentito suonare- disse a bassa voce, sorridendo.
-E cosa ho suonato, nel tuo sogno?- le chiese malinconico.
-Non era affatto un sogno! Era più un…- avrebbe voluto dirgli che era un desiderio, che lui suonasse per lei, che l’aiutasse a scappare da lì, ma in quel momento una voce richiamò Keichiirō, probabilmente riferendogli che era richiesta la sua presenza negli uffici dell’azienda paterna.
Lo sentì sospirare.
– Ci vediamo allo yayoi matsuri- le disse, e si allontanò. Non ci fu nemmeno il tempo di rispondergli.

Nel tardo pomeriggio il signor Sakamoto giunse infine alla villa e gli incensi del piccolo tempio famigliare continuarono a bruciare quando gli abitanti della casa si ritirarono per la notte.
Ayame rimase nella sala del tè, immersa nella pallida luce della luna calante e nel profumo dei pini liberato dalla brezza di terra.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per l’occasione di poter scorgere il viso di Keichiirō e nonostante ciò, un peso si fece greve nel suo cuore.
Pensò all’impossibilità dei suoi desideri e al sorriso di Kei, tra le lanterne di pietra del santuario di Toshu-go, che non vedeva più dall’estate scorsa, e tutto le sembrò un muro che le impediva di raggiungerlo.
Non potè illudersi che Keichiirō avrebbe mai suonato per lei o che avrebbero percorso insieme il ponte sacro alla volta del tempio di Nantai, stretti come i due serpenti del Jinjia-Daiou, come avevano fatto l’anno prima.
Quello yayoi matsuri sarebbe stato diverso.
Quasi tremò rievocando quegli occhi ed il desiderio inespresso di leggerle l’anima mentre il resto delle famiglie recitava i kitō di ringraziamento nel tempio, e adesso, non averli di fronte durante le conversazioni sporadiche che avvenivano in giardino non fece che aumentare la volontà di incrociare di nuovo il suo sguardo.
Si odiò per aver pensato una cosa simile, si sentì rinchiusa ancora una volta nei ricordi che aveva di Kei.

Dove proseguirà la storia? A Nikko, durante lo yayoi matsuri del 1926, o nel 2014, nei panni di Satsuki, Yayoi e Akihito?

  • E' lo yayoi matsuri dell'anno prima, 1925, Keichiirō ha appena attraversato il ponte sacro del Nantai con Ayame... (67%)
    67
  • E' il giorno in cui Akihito Ogawa incontra Satsuki Sakamoto... (22%)
    22
  • E' la notte del 14 aprile, lo yayoi matsuri... (11%)
    11
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20 Commenti

  • Dunque voto per la terza opzione e assolutamente ti seguo perché prima di tutto è scritto molto bene, e in secondo luogo vado letteralmente davvero pazza per questo tipo di ambientazione e realtà che mi affascinano da sempre. Anzi io ti consiglierei di far più luce, sempre cercando di non appesantire troppo il testo, sulla cultura giapponese!! 😀 in questo modo renderai il racconto ancor più affascinante e misterioso, e potrai conferirgli un taglio perché no, leggermente storico. Ultimo appunto, mi ha colpito la sinossi, direi quasi simile alla mia, perciò ti aspetto sul mio racconto, sono curiosa di sapere cosa ne pensi! A rileggerti assolutamente 🙂

  • Vorrei vedere cosa è successo l’anno prima, mi sembra di capire che keichiro non è sempre stata la figura malinconica e a tratti fredda che si presenta in questo capitolo..
    Io personalmente non ho trovato difficoltà nel leggere le parole che si collegano strettamente alla realtà nipponica, ma, in effetti, per una persona che non ha molta confidenza con il Giappone, la sua storia e la sua cultura potrebbe risultare difficile orientarsi in questo mondo così diverso dalla società europea.
    Ti vorrei quasi dire di semplificare il testo di togliere quelle parole strettamente della cultura giapponese, ma non me la sento, a me il racconto è piaciuto così com’è..se fosse stato diverso probabilmente non sarebbe stato altrettanto veritiero..
    Per ora non o critiche o consigli da darti, se nei prossimi capitoli ne avrò qualcosa di utili da dire non esiterò a farlo, un saluto

  • Ammetto che anch’io mi sto un po’ perdendo con i nomi ed i termini giapponesi, non avevo neppure capito che fossero cambiati i personaggi… chiedo venia :/

    Cooomunque, davvero una bella storia. Amo il Giappone e soprattutto la sua atmosfera, che tu hai ricreato perfettamente: non penso sia facile rendere così bene i luoghi di un Paese straniero e tanto lontano da noi.

    Ho votato lo yayoi matsuri dell’anno prima, sia per curiosità, sia perché magari riesco a prendere un po’ più di confidenza con i personaggi… 😀

  • Confesso, non leggo né apro mai un racconto ROSA. Questione di gusti personali, il tuo è il primo a cui mi sono interessata. I nomi giapponesi mi hanno attirato immediatamente, sono molto appassionata di questo paese così particolare. Le tue prime frasi mi sono piaciute molto, ti seguo, sperando di ritrovare unpo’ del Giappone che amo nel tuo racconto. 🙂

  • Ciao! Appena ho letto i nomi giapponesi ho aperto subito haha leggo manga vedo anime quindi diciamo che amo il mondo orientale 😛 incipit breve e chiaro mi sta bene quest’introduzione, ho votato per sapere chi è satsuki perchè sinceramente non sapevo proprio quale scegliere tra le altre ç_ç era troppo presto per decidere il destino di una coppia haha

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