Il matrimonio di Lavilla

Dove eravamo rimasti?

Siamo giunti al finale, per me a malincuore per dover lasciare i personaggi e i vostri preziosi commenti. che tipo di finale volete? Inaspettato (77%)

Salvezza

Era l’alba. Sebastian si trovava a venti minuti di macchina da Robert e Lavilla, premette ancora un po’ il piede sull’acceleratore e poi ricontattò la centrale per avere notizie.

L’elicottero aveva appena avvistato la macchina ricercata e si stava gettando all’inseguimento.

Robert sentì il rumore del mezzo e in pochi secondi lo vide dietro di sé, ingranò la marcia e portò l’auto a velocità folle; Lavilla era spaventata e urlò di rallentare.

Quella donna non la smetteva mai di parlare, non era stata zitta un attimo, Robert non la sopporrtava più e ora i suoi strilli uniti al rumore dell’elicottero gli fecero perdere ancora di più la testa.

Si girò appena e la stordì con un altro pugno, almeno sarebbe rimasta in silenzio per un po’ mentre lui si concentrava sul da farsi.

Non aveva scelta. Se l’elicottero lo stava seguendo voleva dire che tutti sapevano dov’era e che presto lo avrebbero fermato e arrestato.

Nella sua mente riecheggiarono le parole della sera prima pronunciate dal commissario:

Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che suo padre possiede il più grande golf club della regione, come mai lei però non ha aziende o società se suo padre è così ricco? Lei è pigro per natura…

Era vero. Era pigro, era un fallito, non aveva mai avuto la capacità e la voglia di tirarsi su le maniche e aprire un’azienda. Quando aveva conosciuto Lavilla, prima di innamorarsene, aveva pensato che sposarla sarebbe stato il più grande affare della sua vita; certo avrebbe portato lei i pantaloni, ma lui non avrebbe dovuto fare nulla per essere ricco e celebre.

Lavilla si riprese dallo stordimento del pugno e in lacrime implorò il perdono dell’uomo e gli chiese di lasciarla libera.

Robert sogghignò felice, ora era lui l’uomo, portava lui i pantaloni, Lavilla era sconfitta.

Ma forse non aveva capito di essere ormai sconfitto anche lui.

L’auto era ad una velocità troppo elevata e Robert non fu più un grado di gestirla, le curve erano sempre più ravvicinate e il dirupo sotto di lui si stagliava minaccioso.

Semplicemente si dimenticò una curva, troppo preso nel cercare di far tacere Lavilla, e l’auto scivolò fuori carreggiata, fino sullo sterrato e poi iniziò a precipitare rotolando.

Sebastian fu avvisato dell’incidente e in breve raggiunse il luogo indicato, uscì dall’auto e iniziò a scendere cautamente dal pendio; decise di impugnare la pistola perchè non poteva sapere se Robert fosse armato.

Ma di fronte a ciò che vide la pistola non servì a nulla. E nemmeno le sirene delle ambulanze che stavano accorrendo avrebbero potuto fare qualcosa.

Robert fu trovato con il viso insanguinato premuto contro il volante dell’auto, il vetro del parabrezza gli si era rotto addosso facendo sì che le schegge penetrassero ovunque; era morto sul colpo.

Lavilla, invece, fu trovata per terra tra i sedili posteriori e quelli anteriori; era caduta a causa dei polsi e delle caviglie legate. Anche il suo corpo era completamente insanguinato a causa delle percosse di Robert e dell’urto con i sedili; però quando Sebastian arrivò era ancora viva.

Respirava appena, ma aveva gli occhi aperti, lo guardò per alcuni secondi e poi sussurò poche parole con molta fatica: “Mi dispiace, dica a Vivian che le voglio bene” .

Dopo di chè morì anche lei.

***

È ora di andare al parco?” Esclamò Josephine con gli occhi scintillanti di gioia. “Ho proprio voglia di giocare con Leonardo e Beatrice”.

Si è ora, andiamo”. Le rispose Sebastian, prendendola per mano e facendola salire in macchina.

***

Erano passati otto mesi da quel famoso giorno. Una volta risalito dal pendio Sebastian si era seduto in auto, aveva gettato la pistola e aveva cominciato a singhiozzare, la colpa era stata anche sua. Aveva deciso che avrebbe abbandonato il suo lavoro, non sopportava più il dolore della morte né quello della sconfitta.

Tornò in Olanda seguito dalle due salme, si occupò di informare la famiglia. Vivian e Peter erano distrutti, ma Sebastian non potè scendere a patti e fu costretto ad arrestarli subito per i reati commessi. Rimaneva un problema, la bambina. Josephine non aveva colpa, non meritava di finire sballottata in mille istituti dagli assistenti sociali.

Sebastian decise quindi di avviare le pratiche di affidamento temporanee, quando poi la madre sarebbe uscita di prigione, forse si sarebbe rivalutata la situazione.

***

Zia Elena, ciao. Bea, Leo, andiamo a giocare.” Propose entuasiasta la bambina.

Elena e Sebastian si abbracciarono e insieme seguirono i bambini. 

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