Il pavone argentato

Una mappa sgualcita e antica

Quel giorno il Dott. Pavo si era svegliato con una strana sensazione: si sentiva inseguito. Ma ogni volta che si girava di scatto per conoscere l’inseguitore non vedeva nessuno.  Avendo una mente razionale e pratica, attribuì la sensazione alla sua imminente partenza. Era infatti un giorno molto importante per lui, in quanto avrebbe intrapreso un viaggio in Spagna alla ricerca di alcuni reperti storici che voleva esporre nel proprio negozio di antichità. Negli ultimi giorni aveva quindi dormito poco perché intento a programmare nei minimi dettagli il viaggio e appuntare sul suo inseparabile taccuino alcuni luoghi e gallerie d’arte da visitare assolutamente.

Sarebbe partito da solo, come sempre accadeva in questi frangenti: non voleva distrazioni di sorta, era convinto che solamente in questo modo gli oggetti più adatti al negozio gli avrebbero inviato dei segnali per farsi trovare.

Quel freddo pomeriggio invernale, scese le scale e si lasciò alle spalle il suo appartamento. Percorse le strade, ancora addobbate per le feste natalizie, e dopo pochi metri si trovò davanti all’ingresso del suo negozio. Si fermò fuori qualche minuto, come spesso faceva, a rimirare le vetrine illuminate dalle lampade esposte in vendita.

Aveva ereditato il negozio da sua nonna molti anni prima, quando era ancora una piccola stanza piena di oggetti accatastati. Negli anni il negozio si era ingrandito, grazie alle capacità dell’uomo di intessere relazioni e grazie alla sua fama di esperto in antichità, alimentata dai numerosi convegni che organizzava in giro per l’Europa su diverse tematiche storiche ed archeologiche.

Amava osservare i clienti che entravano ed uscivano dal negozio, anche solo per guardare gli oggetti, consultare gli archivi o le dispense dei suoi convegni. Ad un tratto vide varcare la soglia di ingresso un uomo anziano, incurvato sul suo bastone. D’istinto, decise di seguirlo per capire cosa stesse cercando. L’uomo si era diretto lentamente, ma con fare risoluto, verso lo scaffale delle mappe antiche. Iniziò ad osservare le targhette che indicavano le tipologie di mappe disponibili, finchè sospirando disse tra sé e sé: “Non c’è nulla neppure qui. Nessuno conosce questa mappa”.

Il Dott. Pavo fu subito incuriosito da questa affermazione e si avvicinò all’uomo: “Buongiorno, ho involontariamente ascoltato quanto ha appena detto. Che tipo di mappa sta cercando?” disse rivolto all’anziano. “Si tratta di una mappa antica” rispose vagamente distogliendo lo sguardo dal Dott. Pavo. “Capisco. Qui ci sono molte mappe antiche, ma ovviamente non abbiamo tutto. A che periodo risale?”.

L’anziano si voltò verso il Dott. Pavo. Lo osservò per qualche secondo e poi disse: “Si tratta della mappa del pavone argentato”.

Il Dott. Pavo non ricordava di averne mai sentito parlare. Iniziò a pensare si trattasse di farneticazioni di un anziano. Decise comunque di stare al gioco. “No, sinceramente non ne ho mai sentito parlare e la cosa mi incuriosisce molto. Venga, sediamoci qui, la prego di raccontarmi di cosa si tratta”.

L’anziano si accomodò su una delle sedie e iniziò a raccontare: “In epoca medioevale nel sud della Francia fu creata la mappa del pavone argentato. Cosa sia e a cosa serva nessuno lo ha mai saputo.  Io però possiedo un ritaglio di una antica copia. Ho viaggiato tanto per svelare questo mistero, ma non ho trovato nulla” detto questo porse un fragile foglio al Dott. Pavo. L’uomo lo osservò attentamente e notò un simbolo nella parte inferiore del foglio. Simbolo che aveva già visto, anche se non ricordava dove. Iniziò a pensare che forse poteva esserci del vero nelle parole dell’anziano. Il Dott. Pavo fissò l’uomo e disse: “Perché mi sta raccontando questa storia?”

L’anziano si alzò e rispose: “Perché in passato ho avuto modo di partecipare ai suoi convegni, so quanto lei ami i misteri e la reputo la persona più adatta a scoprire a cosa serva questa mappa. Lei ha studiato, forse riuscirà dove io ho fallito”. L’anziano frugò nella sua tasca: “Ecco, dono a lei il mio taccuino, sono appuntate tutte le mie ricerche. In fonda troverà il mio indirizzo. Mi avvisi quando avrà notizie. Spero di essere ancora in vita allora.”

Il Dott. Pavo quella sera non partì: era vero, il mistero lo attraeva e ora voleva scoprire di più sulla mappa e i luoghi che ritraeva. Decise di iniziare a indagare partendo dal simbolo che lo aveva attratto inizialmente. Era sicuro di averlo già visto, anche se non sapeva dove.

Quella sera andò a letto presto con l’intenzione di leggere il taccuino dell’anziano. In fondo non c’era nessun nome ma solo un indirizzo. Il taccuino riportava come prima data quella del 1982: il primo viaggio dell’anziano era stato fatto in un paesino della Francia chiamato Gourdon. Ma gli appunti dicevano che non era stata trovata alcuna traccia della mappa. Fantasticando sugli eventi della giornata, il Dott. Pavo si addormentò. 

Il Dott. Pavo si concentra sul simbolo e ricorda di averlo già visto:

  • Su un medaglione ritratto in un quadro (53%)
    53
  • Su una pietra in un paesino medioevale (39%)
    39
  • Su un’altra mappa (8%)
    8
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351 Commenti

  • Federica! Hai avuto un’idea molto intelligente. Come sempre, aggiungerei…
    Un tesoro custodito sott’acqua… un tesoro che rappresenta la terra, la crescita che – come la ricerca, il viaggio dell’eroe – serve a dare speranza per il futuro, a trovare un significato archetipico a tutto quello che esiste su questo pianeta: il vecchio e il nuovo, la tradizione e l’evoluzione, il seme e il frutto.
    Non poteva concludersi il modo più intelligente, il viaggio del professor Pavo.
    Ma dall’autrice de “L’autobus dei ricordi”, non mi aspettavo di meno.
    Tua fan.

  • E per una volta scelgo amore!
    Legato a una sedia davanti a un lago…. molto creativa, Federica, come sempre. 😉 certo poi affogarcelo, più che creativo, è terribile, sì 🙂 ma sono proprio curiosa di scoprire il mistero. Immagino che dovrò attendere parecchio, però… 🙁 attendo!

  • Tre ottime opzioni, dopo questa scena d’azione pura, però io opto per i rapitori che si mettono sulle tracce di Ottavia.
    Alla fine hai fatto un po’ di confusione con il PV… ma la storia – sebbene rapida – è sempre avvincente. Forse troppo complessa per queste 5000 battute… lo capisco…

  • Uno dei due viene rapito, l’altro fugge…
    Interessante la posizione astrale, il coinvolgimento del cielo per l’individuazione del territorio interessato. Come sempre non ti smentisci, hai davvero una fantasia intelligente. Mai dispersiva, sempre brillante.

  • Che bello, secondo me uno solo dei due viene rapito, ed è Ottavia.
    Oppure viene rapito Pavo, e durante la sua prigionia raccoglie qualche informazione utile. Ma essendo il protagonista della storia, sicuramente poi riuscirà a scappare per proseguire le indagini.
    Anche se mancano pochi episodi, mi piacerebbe che riuscissero a visitare anche le altre mete e che il mistero non si celi proprio in Tasmania. Sarebbe strano che al primo colpo trovino subito la meta giusta. Sono così fortunati?

    🙂

    Bellissimo episodio.

  • Mi piace ancora di più ora che è entrato nel mistero più denso, non nego che bramo di sapere in concreto che cosa rappresenta questo simbolo ^_^
    Non mi fido ancora del tutto della signora, ma per il momento assumiamo che non stia veramente aiutando il Gruppo, che spero appaia nel prossimo episodio.
    Avvincente come sempre, brava!

  • Ciao, Federica.
    Le ricerche proseguono in un altro luogo.
    Mi piace la piega che sta prendendo la storia, l’intreccio, il mistero. Mi piacciono molto meno i dialoghi… piuttosto didascalici: mi hanno chiesto di fare il doppio gioco, di metterle il bastone tra le ruote… un po’ infantili come dichiarazioni. Tanto più che le cose, in narrativa, si mostrano, non si spiegano. Ma anche laddove necessitino di una spiegazione, questa potrebbe essere meno esplicita… anche per mentenere l’alone di mistero tematico che costella l’intero plot. No? 😉 Baci

    • Ciao Alessandra, stavo rileggendo l’ultimo capitolo per fare il punto della situazione sulla storia e mi sono imbattuto nel tuo commento. Anche se non sono l’autore del racconto volevo solo dire la mia opinione sull’appunto che hai fatto. Secondo me i dialoghi didascalici non sono proprio infantili, sono certamente standard, ossia i classici dialoghi che si leggono in queste circostanze, però consentono di focalizzarsi sul mistero, sull’intreccio proprio perchè non essendo essi stessi troppo criptici è come se fossero meno “ingombranti”. Ecco, mi premeva dire solo questo, scusa se mi sono permesso, dato che non era il “mio” spazio per replicare, e per ciò mi scuso anche con Federica78, ci tenevo solamente a dire la mia al riguardo, senza essere troppo invadente.
      Buon proseguimento su TI,
      A presto
      Istinto Vitale =)

      • Ciao I.V.
        per replicare dovrei portare a esempio pezzi del racconto e fare un’analisi dettagliata che spieghi la mia tesi. Non avendo il permesso dell’autrice e non volendo farlo autonomamente, mi dispiace ma non posso controbattere. Posso solo dirti che il mio non è un parere, è tecnica applicata dopo anni di studio. Io in genere esprimo il mio parere nella prima frase, poi applico la conoscenza acquisita per essere utile agli autori. Esprimere un parere è una buona cosa ma quasi mai utile quanto condividere la conoscenza. 🙂

        • Non sarei mai stato più concorde sull’ultima frase, però sarei curioso di venire a conoscenza della tua conoscenza al riguardo, anche senza fare diretti riferimenti o citazioni al racconto, se il discorso è lungo mi piacerebbe parlarne anche via mail, credo che possa anche aiutarmi a crescere come autore.
          A presto =)

            • Ciao, wow, il mio episodio è stato preso come esempio per una analisi accurata! Premetto che i dialoghi non sono mai stati il mio forte, cerco di strutturarli sulla base del carattere che ho pensato per i protagonisti. Quindi volevo far trasparire una Lea, come commentavo poco sopra, ingenua e che non sa bene come uscire dalla situazione in cui si trova… non so se ci sono riuscita..
              Non ho studi alle spalle su come si scrivono, quindi il poter conoscere le tecniche di cui parla Alessandra non mi dispiacerebbe. Pertanto sentitevi lineri, se volete, di portare esempi o “analizzare” pezzi del racconto, possono solo essermi di aiuto per migliorare i prossimi dialoghi.
              Grazie e ciao! 🙂

  • Ciao, ho letto ora tutti e 6 i capitoli, allora la trama è molto affascinante e accattivante, cattura sin da subito l’attenzione e la curiosità del lettore, brava! Tuttavia devo farti degli appunti che mi hanno un po lasciato perplesso:
    -nel primo capitolo il dott.Pavo dice “perchè mi racconta tutto questo?” all’anziano uomo che gli ha dato il taccuino, ma è il dott. Pavo a chiedergli di raccontare la storia, quindi la domanda mi sembra priva di senso, o un pretesto per poi introdurre il dott. Pavo.
    -Ad un certo punto nel capitolo 2 scrivi “grande come un’attuale moneta da 2 euro” se non ricordo male, così facendo però confondi i punti di vista del narratore, perchè il narratore sembra contemporaneo a noi, ma la storia sembra svolgersi in passato, anche perchè altrimenti non avresti scritto “attuale”, quindi non si capisce bene se il punto di vista sia interno o esterno, onniscente oppure no.
    -nel capitolo 3 quando la bambina si scusa col dott. Pavo gli parla in francese ma poi la donna di mezza età parla perfettamente la lingua di Pavo senza che sia spiegato il perchè.
    Detto ciò, scusa il papiro, solo solamente tre cosette da nulla che però ci tenevo a precisarti, ripeto, la trama è molto intrigante, facciamo incontrare alcuni membri del gruppo al dott. Pavo va.
    A presto =)

    • Ah, grazie per le osservazioni, specifico che la storia si svolge ai giorni nostri, ho specificato attuale moneta da 2 euro non so bene perchè, forse inconsciamente facevo riferimento ad un oggetto vecchio e quindi lo paragonavo ad un oggetto contemporaneo… per la lingua invece ho dato per scontato che lei parlasse un po’ di italiano essendo un paese turistico, mentre la bimba secondo me era troppo piccola per conoscerlo… Infine la questione del racconto (primo capitolo). E’ vero che è il dott. Pavo a chiedere di raccontare la storia, alla fine però volevo far trasparire che l’anziano ha detto molto di più di quello che si aspettava il dott. Pavo…
      La prossima volta rileggerò una volta in più per verificare se ci sono incongruenze. Grazie e a presto! 🙂

  • La donna fugge senza dare spiegazioni e non racconta niente di quello che sa.

    Lo sai che è un errore tirare fuori elementi narrativi senza che il lettore ne fosse a conoscenza fin dall’inizio? ( set-up) Dovevamo sapere da subito ( da quando ce lo hai presentato nel primo episodio. Poi non ne avresti più fatto mensione e ora gli sarebbe tornato utile: costruzione del personaggio per strati, set-up) che lui conosce le arti marziali, pur se da tempo non ne fa uso. Altrimenti è un escamotage tirato fuori all’ultimo che non stupisce, rende insoddisfatti…

    🙂

  • Ciao Federica, non c’entra niente però volevo dirti che l’altro giorno ho cercato qualcosa da leggere e mi ha ispirato una delle tue storie finite, “l’autobus dei ricordi”, e volevo farti proprio i complimenti perchè è molto originale e ben scritta 🙂

  • Ogni buona storia risolve conflitti, per cui il nuovo personaggio deve assolutamente ostacolare il dottore.
    La proiezione del pavone, come in un gioco di luci e ombre, è molto interessante come idea.
    Ti vorrei consigliare di essere meno pignola, quando narri, e più fotografica:
    “… acquistò una brioche…” , il verbo “acquistare” non è coerente con la scena, è vero che materilamente ha fatto un acquisto, però la narrazione non è cinica, è mostrata: lo addentò, iniziò a masticarlo, lo annusò prima di godere della sua soffice consistenza, insomma anche i piccoli dettagli come quello di mangiare una brioche, devono essere dati in modo che noi possiamo mangiarli con lui, farci venire fame, darci l’idea che se adesso in cucina non abbiamo una brioche, usciamo a comprarla.
    Sei una buona narratrice perché hai buone idee, devi solo scrollarti di dosso le frasi correte, le espressioni consone, e inziare – anche nel dettaglio più piccolo – a farci provare ciò che lui prova. Sei valida. Non te lo avrei detto, altrimenti. 🙂

  • Vedo che alla fine hai accolto il mio suggerimento, migliorandolo, introducendo l’escamotage degli stickers. Ottima idea.
    Adesso è il momento di introdurre questo nuovo misterioso personaggio che magari sta seguendo il dottor Pavo fin dall’inizio, ma non ce lo hai ancora presentato. Secondo me, non ce lo hai ancora fatto conoscere perché lui (o lei) osserva da lontano le mosse di Pavo, non interviene e non interverrà ancora per molto. Sa molte cose, ma si esporrà solo al momento giusto. Per me è l’opzione più intrigante.

  • avevo messo segui la storia, ma non avevo fatto in tempo a leggere il 2 così ho aspettato a commentare. Trama affascinante, sembra quasi un fantasy a tratti. L’immagine della bimba con la voglia mi alletta moltissimo, chissà dove ci condurrà questa tua storia? Di sicuro sarà una bella avventura, eccomi pronta a viverla in prima linea 🙂

  • Ciao Federica.
    Temo che, inserendo l’opzione della voglia identica al simbolo, sia forte il rischio di una svolta nel fantastico che un po’ stona con il puntuale diario di viaggio che avevi iniziato. Potresti però scoprire che in realtà non si tratta di una voglia ma di un tatuaggio che ha tutta la famiglia… Comunque io voto per la pietra scolpita.
    Grazie per avermi fatto il borgo medievale di Cagnes e la festa delle violette di Tourrettes sur Loup.

  • Direi una donna che custodisce una pietra poiché, fin qui, ci hai fatto immergere in un racconto verosimile e per questo affascinante. Se diventasse una voglia sul braccio scadremmo nel soprannaturale e l’albero è un cliché, per cui non ho dubbi sul mio voto.

    Posso dirti che è una storia molto ben articolata, fin qui apparentemente documentata – che se fosse solo frutto di ingegno sarebbe decisamente minuziosa – ma un po’ frettoloso l’episodio. Troppe notizie per poche battute, molto perdifiato per raccontarle tutte.
    Federica, Federica, la tua fantasia mi ricorda quella che avevo un tempo, prima di perdermi nella cronaca e diventare giornalista, quando inventavo queste sotrie e le raccontavo alle amiche… molto, molto tempo fa… ahimè. 🙁 che bella che sei.

  • Su un medaglione!
    Hai sempre idee molto interessanti, Federica! Però vorrei farti un piccolo appunto: mi sembra che tu usi sempre un narratore esterno, raccontando in terza persona e al passato. Sarei curioso di vederti cambiare punto di vista o anche tempo verbale. Al tempo stesso, mi rendo conto che questo è il tuo stile: nelle tue storie, infatti, crei sempre quest’atmosfera di una storia vera, vissuta, dando un forte realismo. Per cui non so, a te riflettere se la mia proposta ti può stuzzicare per una prossima storia!
    Ovviamente ti seguo! 🙂

    • Grazie per il consiglio. In questo periodo sto in effetti scrivendo una storia in seconda persona singolare. Ci sto mettendo un’eternità, è più difficile. La prossima volta proverò sicuramente a cambiare, anche perchè altrimenti ho paura che le storie siano tutte simili! Grazie e a presto!

  • Gli elementi per una buona storia ci sono tutti. Anche in questo incipit ritrovo il tuo stile piano e rigoroso. Che sai scrivere ormai lo sappiamo, stavolta ti consiglierei – visto l’argomento – di sperimentare: dai più ritmo e meno dettagli, lascia spazio alla fantasia dei lettori 😉

  • Incipit molto particolare e scritto benissimo. Con il tuo inconfondibile stile pulito e senza fronzoli. Il dottor Pavo è veramente un bel personaggio e lo hai introdotto bene, il mistero prende forma e credo che lui abbia già visto quel sinbolo infatti se lo ricorda quando il vecchietto gli mostra la copia della mappa. Si, potrebbe averlo visto su una pietra di un paesino medioevale.
    Stupiscici.

  • Altra splendida avventura firmata Federica! 🙂
    Irrestibile, anche stavolta. Brava, come sempre.
    Opto per un quadro…
    (alla fine di questa nuova avventura, ti proporrei di linkare un file-audio, per raccontarcela. Te l’ho scritto in passato, hai questa fantasia vivida che sarebbe bello sentirti narrare a voce le tue storie. 🙂 Pensaci!

    Seguo! Con piacere.

  • Ciao Federica, ho votato su un medaglione ritratto in un quadro pensando che questo quadro potrebbe trovarsi nel suo negozio. Tra l’altro il nome del Dottore ha certamente qualche attinenza con la mappa del Pavone d’Argento, credo che il protagonista dovrebbe cercare vicino a sé 😉
    Questa affascinante avventura mi ispira molto e già so che mi trascinerà come le tue precedenti, hai una grande fantasia 🙂 ovviamente ti seguo.

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