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Dove eravamo rimasti?

cosa farà Rick? ignorerà il boss e andrà all'appuntamento con l'hacker: stavolta lo scoop è sicuramente in agguato... (69%)

appuntamento col destino

Rick guardò fuori dalla finestra. La città era un cielo capovolto di luci al neon, un intreccio di strade sulle quali era sempre ora di punta. Ma da qualche parte, in mezzo a tutto quel caos, c’era lo scoop della sua vita che lo aspettava. Perché non quella sera?

«’fanculo l’elettronica vintage e la sedicesima pagina,» disse, riaprendo la finestra della chat. «Stavolta finisco in prima.»

Cominciò a digitare nervosamente, «dove ci vediamo?»

Lunghissimi secondi prima della risposta. «Conosci un posto che si chiama The Red Baron?»

«Mi ci faccio portare dal navigatore.»

«Ci vediamo lì davanti fra mezz’ora.»

«Come ti riconosco?»

«Tranquillo, ti aggancio io.»

Tranquillo non era proprio l’aggettivo che avrebbe usato per sé in quel momento. Poteva anche prendere un calmante, ma con tutta la polizia che c’era in giro mettersi al volante con quella roba in corpo equivaleva a salutare la patente e Rick non poteva assolutamente rischiare. Si limitò ad accarezzare il flacone nella tasca della giacca, promettendo a sé stesso due pastiglie appena possibile.

Mentre l’ascensore scendeva lentamente verso il garage, Rick si rigirava una sigaretta spenta fra le dita. Per ingannare il tempo leggeva la targhetta, come al solito, poi la rileggeva. Lo faceva sempre, e tutte le volte finiva per chiedersi perché i proprietari del palazzo non installassero un sistema più moderno. Ma poi realizzava che i proprietari del palazzo non ci erano mai entrati, in quell’ascensore; anzi, forse non esistevano nemmeno dei veri proprietari e tutta la baracca era una delle infinite proprietà di qualche corporazione gigantesca che probabilmente nemmeno sapeva di possederlo, quel palazzo.

Non appena le porte si aprirono, Rick accese la sigaretta. Fu così che notò il bottone per terra, un piccolo dischetto di madreperla che mandava riflessi cangianti. Lo raccolse e se lo infilò in tasca, cercando di non pensare a come fosse finito lì.

Si mise in macchina e configurò il navigatore mentre faceva manovra, poi si infilò su per la rampa di uscita e attraversò il parcheggio a tutta velocità. Fra le auto posteggiate, una figura sottile avvolta in un lungo soprabito fumava appoggiata a un lampione. Rick la notò appena con la coda dell’occhio, ma non aveva bisogno di guardarla per sapere che era Jessica. Non rallentò nemmeno, passandole davanti. Il navigatore era impietoso, la mappa era rossa di traffico. Lo scoop aspettava.

Seguendo il proprio istinto, deviò dal percorso consigliato e prese la sopraelevata, tagliando per Archer Plaza e scendendo verso i Banks lungo una parallela meno trafficata del Lee Boulevard. Guardandosi intorno poteva vedere come la città cambiasse ad ogni incrocio, e procedendo verso sud non si trattava di cambiamenti in meglio. Prima qualche serranda abbassata, un cassonetto carbonizzato, un graffito qua e là. Poi la sporcizia. Infine, edifici in rovina, lampioni che non funzionavano più, automobili saccheggiate e abbandonate ai lati della strada.

La ressa nei dintorni del locale sembrava un’oasi di civiltà in quel deserto di degrado male illuminato, e nel vedere tutta quella gente Rick si sentì sorprendentemente sollevato. Il Red Baron era un locale enorme, ricavato da un vecchio capannone industriale; anche se il look era piuttosto alternativo, faceva girare un mucchio di soldi e quindi doveva avere un discreto ma ferreo perimetro di sicurezza tutt’attorno.

Rick controllò l’orologio; mezzanotte e mezza, era perfettamente in orario. Iniziò a guardarsi intorno, cercando in quella massa di adolescenti sfigati qualcuno che potesse somigliare a un hacker. In realtà non sapeva nemmeno bene cosa aspettarsi, né che aspetto potesse avere un hacker.

«Rick Portland,» disse una voce morbida alle sue spalle.

«Tu sei…» rispose lui, voltandosi.

«…una ragazza cattiva,» concluse lei, senza entusiasmo.

Rick la squadrò da capo a piedi. Sembrava appena uscita dal liceo, e forse lo era. Aveva addosso una giacca nera di pelle lunga, firmata; a dir la verità tutto quello che aveva addosso era nero e griffato, compresi gli occhiali da sole. Occhiali da sole in piena notte? Stava per mettersi a ridere, poi capì; erano occhiali per la realtà aumentata. Quella specie di studentessa dark era davvero uno degli hacker più famosi di Revolution City?

Una parte di Rick cominciò a temere che si trattasse di uno scherzo. La prospettiva di essersi giocato la carriera gli sembrò improvvisamente così reale da farlo impallidire; cercò un appiglio da qualche parte per non abbandonarsi allo sconforto, e lo trovò nei lineamenti tesi di lei. Non c’era dubbio che qualcosa di terribilmente serio frullasse in quella testolina, e la parte più sconsiderata di Rick scalpitava all’idea di sapere cosa fosse.

«Puoi chiamarmi Sarah,» disse lei, accendendosi una sigaretta. «Fumi?» aggiunse, offrendogli il pacchetto.

«Si, grazie,» disse lui, prendendo una sigaretta e accendendola. «Non entriamo?» chiese.

«No, qui va bene. Fra poco devo incontrare delle persone, ma prima volevo parlare con te.»

«Di cosa?»

di cosa vuole parlare Sarah?

  • deve mettere in guardia Rick da un pericolo mortale, e... (0%)
    0
  • ha bisogno che Rick le procuri delle informazioni, e in cambio... (29%)
    29
  • ha del materiale da affidare a Rick affinché lo pubblichi, ma... (71%)
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28 Commenti

  • L’episodio è ben strutturato e mi ha riportato alla mente una delle mie più amate letture Larsson Stieg. Rick, mi piace, anche il bottone lo avrai inserito per qualche motivo. Sara è un bel personaggio. Dico che ha delle informazioni da consegnargli. Però sono molto contenta di questo episodio, forse ho esagerato nel paragonarti a questo autore che adoro. Però se mi è venuta l’assimilazione vuol dire che qualcosa ho trovato.

  • Stando al mestiere che fa Rick, l’unica strada percorribile secondo me è lo scambio di favori e di informazioni – ne so qualcosa-.

    Mi piace come hai descritto il suo stato d’animo, hai raccontato i suoi pensieri e non ultimo… mi è piaciuto che tu abbia descritto Revolution City come un agglomerato di strade “sempre in ora di punta”. Confermi la mia prima impressione, sei bravo davvero.

  • Liquiderà l’hacker per non perdere il posto. Ma che ti devo dire sto in minoranza.
    Ok. Mi piace il tuo incipit e il tuo personaggio li hai delineati bene chissà…. Hai messo tanta ciccia sulla brace per una partenza ottimale e ci siamo.
    Ora mi auguro di vedere i tuoi commenti sotto le storie, che non pubblichi di fretta una settimana o dieci giorni sono perfetti. Che non ti scoraggi di leggere chi è già in fase avanzata della storia ( i miei capitoli sono slegati e puoi venire da me senza leggermi dall’inizio). La mia storia è vera, uso i personaggi cani e bambini sotto metafora per raccontare il mobbing scolastico.
    Le altre cose bellissime te le ha dette tutte Alessandra, (Startari docet), quindi a noi non ci resta che avvalorare. Bacio, leggi Enana (fantascienza) e Libera di amare (rosa).

  • Devo dire che il tuo stile mi ha preso fin da subito: duro, conciso, che rispecchia la vita di poche soddisfazioni del protagonista.
    Prima di leggere la trama credevo che sarebbe stato un thriller giornalistico, invece vedo che ci sarà una bella sconfinata nella fantascienza, o forse sarà un misto di entrambi. Ti seguo, sembra davvero interessante!

  • Ciao Benvenuto! 😀
    Anche io ti voglio come maestro d’armi! Fantastico!!! *_* Son cresciutella, però la scherma mi ha sempre affascinato maledettamente! 🙂
    Ok, il tuo racconto così è passato in secondo piano. Scherzo! L’incipit è interessante e scorrevole! Voto per lo scoop in agguato!

  • Benvenuto!
    E complimenti, mi piace molto l’impostazione che hai dato a questo incipit, e ho deciso di seguirti… sarà per analogia professionale? ehehehe

    PS Maestro d’armi? Racconta…

    Voto perchè vada lo stesso all’appuntamento. 🙂 al prossimo!!

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