Moving Images

Ritorno a casa

Ormai è sera. Sara percorre questa strada tutti i giorni alla stessa ora. E tutti i giorni è lo stesso film che si ripete: il traffico che scorre veloce nel tratto iniziale, poi la prima galleria dove si comincia a formare una coda, una specie di fisarmonica, che va e si ferma ma poi, di nuovo, va.

Adesso è buio. Sara guida in silenzio. Neanche un po’ di musica ad accompagnare i suoi pensieri.

Dopo la seconda galleria comincia la discesa.

La macchina si affaccia lentamente dalla bocca della galleria. Uno spettacolo incredibile. Centinaia di lucine rosse che si accendono come in un fiume di fuoco sotto di lei. Sara scivola piano, rallenta per immergersi in quella colata che fuoriesce dal tunnel.

Alza gli occhi a guardare il cielo. Scuro. Con le stelle a formare una trapunta di velluto blu. Morbido per appoggiare la testa.

Si sente stanca. La coda ormai si è fermata. Sara rilassa i muscoli della schiena. Si appoggia al sedile e chiude gli occhi. Appena un momento, pensa. Intanto un dolce torpore la sale su dalle gambe. Lo sente nei muscoli del bacino che aderiscono di più al sedile.

Un calore che piano sente nel petto. Risale, lo sente nel collo.

Apre gli occhi e li richiude lentamente. Una specie di flash che le riporta alla mente i ricordi.

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Settembre

L’estate prima dell’ultimo anno all’università. Pochi giorni ancora di vacanza al mare. La sabbia bianca. Il suo costume piccolissimo che fa tanto discutere i suoi genitori. Entra piano nell’acqua. Si immerge lentamente e comincia a nuotare in quell’acqua che sembra sostenerla carezzandola.  Un’acqua incredibilmente calda, una sorta di gelatina morbida tutta intorno a lei.

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Apre gli occhi e il mare d’auto è fermo ancora lì. Adesso il calore è arrivato alla testa. Le sembra di non riuscire a muovere nessuna parte del suo corpo ad eccezione degli occhi, che richiude.

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Maggio

Suo fratello ha 18 mesi meno di lei. Praticamente il suo gemello. Vanno a scuola dalle suore. Dopo pranzo suo padre li va a prendere e li riporta a casa. A maggio è già caldo e dopo i compiti si siedono per terra sul terrazzino della cucina, con le gambe penzoloni a guardare i bambini che giocano fuori. La ringhiera del terrazzo sembra un cancello che li divideva dalla libertà degli altri di correre e giocare per strada. Stanno lì per ore a guardare mentre il calore che il pavimento del terrazzo ha accumulato tutto il giorno diventa una carezza sulle gambette di Sara e suo fratello.

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Adesso si sente qualche clacson, come a volerla svegliare con delicatezza.

“Poo-poo”

Quel suono sembra venire da molto lontano.

“Pooooooooooooooo” strombazza con insistenza.

“Aho, ma che stai a fa’?” qualcuno si lamenta.

“Ma che stai a dormì?” insiste un altro proprio di fianco a lei.

Sara resta ferma lì, a galleggiare nel calore che le ha pervaso il corpo. Le braccia a riposo sulle gambe.

Qualcuno scende da un’auto. Si avvicina.

“Signorina…” lo sente al di là del vetro.

Non riesce a muoversi.

“Signorina, ma si sente male?” adesso la voce è più forte, quasi concitata.

Aprono lo sportello dell’auto e il braccio le ricade fuori, inerme. Sente una mano toccarle leggermente il collo.

“Chiamate un’ambulanza, qualcuno chiami un’ambulanza, per favore”

Adesso fuori dall’auto di Sara si è formato un capannello.

Qualcuno le prende delicatamente la mano. L’accarezza e le dice quasi sussurrando: “Non si preoccupi, sta arrivando un medico”.

Quella mano fa come per lasciarla.

Sara la trattiene con una leggera stretta delle dita.

“Tranquilla, resto qui con lei” la rassicura.

Adesso Sara chiude gli occhi, ritorna a quel settembre di tanti anni fa e si lascia andare completamente nella gelatina calda.

Cosa è successo a Sara?

  • Ha chiuso di recente una lunga storia d'amore. Questo l'ha sconvolta così da cercare di uccidersi con le pasticche di un forte ansiolitico. (83%)
    83
  • E' un attacco di panico. Sara si riprende dopo poco e la persona che l'ha soccorsa le lascia il suo numero di telefono. (17%)
    17
  • Ha avuto un infarto, ma i soccorsi arrivano in tempo e la portano in ospedale. (0%)
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48 Commenti

    • Grazie Giulia,
      questa è stata la mia prima esperienza su The Incipit, molto interessante.
      Avere immediatamente il feedback su ciò che si scrive è un’opportunità unica. A me è servito molto.
      Approfitto della replica al tuo messaggio per ringraziare tutti quelli che mi hanno regalato un po’ del loro tempo leggendo quello che ho scritto.

      Alla prossima.

  1. Ciao =) Mi dispiace essere arrivata solo ora .. Scrivi in una maniera così dolce, la vita di Sara sembra fluire spontaneamente con tutti gli eventi della storia, stato di depressione, l’incontro con lo sconosciuto, Andrea, poi il ritorno di Roberto inappropriato xD ma la sua vita sembra rimettere sempre assieme i pezzi del puzzle…per questo ho votato per scusarsi con Andrea!

  2. Onestamente, non mi è piaciuto questo episodio. Più che altro perché non mi tornavano i conti, riguardo le reazioni avute dai singoli personaggi. Mi sono sembrate messe alla rinfusa.
    Esempio, Roberto vede Sara mezza vestita e c’è la giacca di un uomo. Lui prima le da’ una carezza e poi le fa la ramanzina. Credo che l’ordine esatto sarebbe stato prima farlo arrabbiare con Sara e poi (quando pensa d’aver ripreso il controllo su di lei) farlo apparire tenero nei suoi confronti.
    Ho votato per Sara che butta la sacca di Roberto dal balcone. Perché speravo in una sua reazione.

  3. Scusami, Marigie, ma che tipo di donna hai descritto, in questo episodio?
    Prova a fare un’analisi mentale, guarda la scena con occhi distanti, esterni. C’è un uomo nel suo letto, un uomo che le ha mostrato rispetto e interesse quando il suo fidanzato non ha mostrato alcun rispetto. Questo fidanzato torna a casa, l’amante è nel letto e lei che fa? resta immobile sullo stipite della porta e chiude gli occhi lasciandosi trascinare dai ricordi? Non prende nessuna distanza né da Roberto né da Andrea per domostrare che una donna non è un oggetto ma una mente pensante e invece si lascia aggredire e fare la predica prima da Andrea e poi da Roberto?
    Per farla breve: hai descritto Sara come un personaggio surreale con una reazione surreale che – di possibile, tangibile o vero – non ha nulla. …. prova a metterti nei suoi panni e dimmi cosa avresti fatto al suo posto. Davvero, trovando in casa il tuo fidanzato stronzo, con l’amante nel letto, non avresti avvertito nemmeno una scossa ai nervi e invece ti saresti messa ad occhi chiusi a ricordare i bei tempi??? non ci credo, scusami…
    🙂

    • Ciao Alessandra,
      apprezzo il commento e lo comprendo. Ma non a caso ho scritto ieri, 8 marzo, questo episodio e non a caso si intitola “Viva le donne!”.
      Il problema infatti non è quello che avrei fatto io (più che una scossa ai nervi – visto il mio carattere sanguigno – avrei avvertito l’istinto di incenerirlo…), ma quello che volevo raccontare è quello che ascolto alla televisione ogni giorno e che fanno moltissime donne.
      Arrivano a farsi picchiare e poi perdonano pur di non trovarsi improvvisamente da sole.
      Ho scritto di questo, e del loro essere schiave prima di se stesse, poi di un uomo. Tutto qui.

      Mi spiace non ti sia piaciuto.
      🙁

  4. E’ d’obbligo letterario, narrativo, logistico, umano ( 🙂 ) che Andrea capisca la situazione e la inviti a stare con lui qualche giorno altrove.
    Spero farai conoscere anche a noi il contenuto della missiva che le ha indirizzato Roberto.
    In questo bell’episodio hai avuto qualche problema con i tempi verbali…

    Al prossimo 🙂

  5. Immagino che – per quanto possa essere bastardo – Roberto sia andato a trovarla…
    mi piace pensare, però, che sia Andrea a tirarla fuori dal baratro, ad accompagnarla lungo il tunnel, a stare al suo fianco quando ritroverà la luce…

  6. Sono per le riflessioni in solitaria, quando c’è di mezzo una notizia sconvolgente che rimette in discussione tutta la mia vita. Per cui vagherei nella notte fino all’alba e forse anche oltre… e magari poi rimuoverò e non ricorderò altro. 🙂

  7. Trova una lettera di dimissioni. Mi rifiuto di pensare che si tratti di un cliché e che lui non abbia solo un’altra ma abbia persino una figlia da qualche parte, anche perché vorrebbe dire che la protagonista non si è resa conto di troppe cose e non mi pare credibile.

  8. Ciao, come storia non è male. L’unica cosa che non ho capito è il nesso tra la vita che sta vivendo Sara in questo momento e il suoi ricordi del passato. Per il resto ho votato per l’infermiera che accenna alle frequenti visite di un ragazzo. Che suppongo sia lo stesso che l’ha soccorsa. Chissà che storia ne nascerà. Ti seguo. 🙂

    • Ciao Danica,
      ho provato a descrivere il momento in cui un ricordo affiora nella memoria. Come se Sara volesse allontanarsi dal presente e rifugiarsi nel suo passato con le immagini che si muovono, ribollendo, tra presente e passato.

      Grazie del tuo commento, l’ho sfruttato per chiarire questo punto 🙂

  9. L’infermiera dice alla madre che passa un ragazzo da tre giorni. Per me è il ragazzo che l’ha soccorsa, quello che le ha lasciato il biglietto nella borsa, quello che le ha fatto capire di non essere sola.
    Bellissimo episodio. Molto brava.

  10. Solo chi ha vissuto sa. Nel senso che se non hai un bagaglio di vita non puoi capire cosa è successo a Sara.
    L’opzione dell’avvelenamento è interessante, ma quella dell’attacco di panico è reale per cui voto quella.
    Ora veniamo allo scritto, bellissimo, scenografico.
    Scrivi proprio bene.
    Del resto Sara potrebbe essere incorsa negli attacchi di panico proprio a causa di una relazione sbagliata.
    Non so cosa vuoi dimostrare nella tua idea di plot, ma intanto ci facciamo il viaggio insieme, nel senso che ti seguo.
    Rossella non lascerebbe mai da sola un amica e spero che Sara diventi amica di Rossella.
    Un bacio.

  11. Carissima Margie,
    hai scritto un incipit talmente intenso, vivido, fluido, intelligente e un plot così interessante che lascia immaginare mille ottime strade da percorrere, che non posso non seguirti.
    Devo complimentarmi con te, questo incipit mi ha stretto il cuore.

    Non voto nessuna opzione, tuttavia, poiché ciò che hai descritto non è sintomatico di nessuna delle possibilità che ci hai dato. Se avesse avuto un infarto non sarebbe immobilizzata e cosciente; se avesse preso degli ansiolitici avrebbe perso conoscenza, non sarebbe cosciente. Un attacco di panico non l’avrebbe bloccata, le avrebbe creato un insieme di extrasistole misto a nervosismo acuto e così via, eccelerazioni cardiache,… insomma, nonostante l’episodio sia perfetto, ci abbia condotti ingenuamente là dove hai abilmente deciso di condurci, bravissima, però le opzioni non sono calzanti, a mio avviso. Ti suggerisco di rimediare, così: ha sbagliato pillole. Voleva prendere degli aniolitici, ma ha assunto le pasticche di sua madre ( per esempio) che servono per regolare la pressione quando si porta un pacemaker. In quel caso avrebbe rischiato il collasso e avrebbe senso una momentanea paralisi.
    Non sono un dottore, 🙂 però lo so… Spero tu non te la prenda. Mi è davvero piaciuto questo incipit.

    Bravissima. Seguo la storia.

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