Omuncoli

I migliori amici di grandi e piccini

“Signorino Manfred, la scongiuro, le si gelerà il naso!” ripeté di nuovo Mary dando un delicato strattone alla mano del bambino.
Ma le parole della balia suonarono a vuoto, Manfred continuava a tenere il naso schiacciato contro i quattro centimetri di vetro blindato della vetrina senza badarla minimamente. Era totalmente rapito dai giocattoli in esposizione. Quel giorno ripagava i mesi d’attesa vissuti fino ad allora, cioè da quando la Visione aveva iniziato a trasmettere con frequenza martellante la pubblicità degli Omuncoli, l’ultima strabiliante novità in fatto di giocattoli. Dall’altra parte del vetro, erano esposti nelle loro confezioni-appartamento una ventina di esemplari. Le scatole erano impilate a formare una specie di condominio in cui ogni stanza era animata da uno di quei piccoli esserini.

“Vivi il mistero della vita con gli Omuncoli!”

“Omuncoli: i migliori amici di grandi e piccini!”

“Prenditi cura di loro, dipenderanno da te!”

incalzavano gli slogan della campagna che li aveva lanciati su scala planetaria attraverso la Visione. Negli ultimi mesi nessun abitante della Terra aveva potuto evitare il bombardamento di spot ad ogni ora del giorno e della notte (una particolare attenzione era stata riservata alla fascia degli adolescenti 4 – 45 anni, segmento fondamentale alla base del mercato).
Ed aveva funzionato a giudicare dall’effetto che la campagna aveva avuto su Manfred.
Dopo averli visti infinite volte nei messaggi della Visione, ora di fronte ai suoi occhi bramosi, c’erano finalmente gli oggetti del desiderio di metà della popolazione terrestre. Gli esserini – maschi e femmine – espletavano le più differenti azioni di vita quotidiana. Alla base della pila di confezioni-condominio, in una specie di scantinato, ce n’era uno che si allenava coi pesi in una piccola palestra perfettamente miniaturizzata completa di cyclette e tapis roulant. Al primo piano una femmina teneva legato in vita un minuscolo grembiule a fiori e stava cucinando qualcosa nelle microscopiche pentole in dotazione, mentre al secondo piano, in una sorta di biblioteca, ce n’era uno che leggeva un libro, comodamente seduto in poltrona.
Manfred era particolarmente attratto da una coppia di esemplari, due ragazzi biondi ed atletici, impegnati a lanciarsi un frisbee in una specie di spiazzo di fronte al condominio-espositore. Erano minuscoli eppure perfetti. La pubblicità diceva che erano i migliori compagni che un bambino terrestre potesse desiderare: instancabili nel gioco, sempre allegri e spensierati, divertentissimi. Manfred seguiva con attenzione gli spostamenti del frisbee da un lato all’altro della vetrina e i gesti armonici che gli Omuncoli eseguivano per passarselo, come se stessero danzando.
Mary diede un altro strattone alla mano del piccolo, stringendo appena un po’ il suo tentacolo, ma facendo molta attenzione, senza esagerare. Manfred sembrò finalmente riprendere conoscenza, scollando gli occhi dalla vetrina con la bocca ancora mezza spalancata: “Signorino Manfred, mettiamoci in fila per non perdere la priorità acquisita” disse il più dolcemente possibile la tata al bambino.
Manfred e Mary erano riusciti ad arrivare al centro commerciale con largo anticipo sull’orario d’apertura. D’altra parte Manfred aveva iniziato a pianificare quella spedizione già settimane prima, insistendo con i genitori perché lo lasciassero andare – accompagnato dalla tata – all’inaugurazione ufficiale delle vendite. E da quando aveva ricevuto il permesso dei suoi, aveva impiegato ogni momento a fantasticare sul suo prossimo acquisto, ad informarsi sulle varie tipologie di Omuncolo disponibili e soprattutto a calcolare quanti ne avrebbe potuti comprare con la sua paghetta (anche se mamma e papà gli avevano fatto promettere che ne avrebbe preso uno solo, per ora). Era stufo dei suoi giochi solitari, voleva qualcuno a cui raccontare le sue avventure alla scoperta dell’universo (fantastiche storie che inventava dopo aver seguito i documentari educativi della Visione). I suoi genitori erano sempre impegnati: il lavoro e le loro attività culturali non gli lasciavano tempo. Sì, avrebbe potuto raccontare qualcosa a Mary, che sicuramente sarebbe stata a sentirlo, ma davvero l’avrebbe capito? Come diceva papà, Mary era solo una Cnidariana sempliciotta. Che senso avrebbe avuto parlare con lei?

Cosa succede ora?

  • Mary racconta una storia a Manfred per passare il tempo in fila (59%)
    59
  • Manfred e Mary incontrano un compagno di scuola del bambino mentre sono in fila (24%)
    24
  • Dopo un po' di fila Manfred e Mary entrano nel negozio (18%)
    18
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113 Commenti

      • Ciao,
        A me invece è piaciuto molto.
        Ho apprezzato particolarmente la fine di Orwell, ucciso dal libro, la fonte della sua consapevolezza. Molto simbolico.
        Detto questo, mi preme manifestare una considerazione: c’è qualcosa nelle tue ambientazioni che mi fa immaginare che sia una storia di fantascienza scritta negli anni ’70; una completa traslazione del tipo di società attuale verso il futuro. Mi sembra di intuire che questo dipenda dal fatto che, sottotraccia ma non troppo, l’intento di questi racconti sia più farci riflettere sulla nostra società attuale che permetterci affascinanti voli della fantasia verso un futuro distante e mirabolante. E’ una visione lontana da ciò che io considero fantascienza, ma nello specifico apprezzo molto sia il tema che il modo in cui è declinato. Parafrasando altri commenti, è una moderna, cinica, spietata favola di Esopo.

        • Ti ringrazio molto per il tuo commento, JAW.
          Il mio intento iniziale non era così orientato all’analisi del presente in cui scrivo, ma mi rendo conto che il lettore si possa ritrovare molto facilmente a farlo. Percorro questa strada, però, perché sono piuttosto convinto che (al netto delle evoluzioni tecnologiche a nostra disposizione) i problemi che ci troveremo ad affrontare saranno sempre più o meno gli stessi.
          Hai ragione riguardo all’impego del termine fantascienza; per questi racconti sarebbe forse più corretto usare il termine “distopia”.
          Grazie ancora!

  • Confesso di aver provato all’inizio un tantino di diffidenza per questi Omuncoli (che mi sembravano diuna mutazione di Tamagotchi e dei pompieri del Gaviscon), ma ho dovuto ricredermi presto. Il racconto è davvero scorrevole e ben scritto, complimenti. A mio avviso le storie di fantascienza (che termine orribile!) più intriganti sono quelle dove accanto al tema centrale fioriscono tanti piccoli e suggestivi dettagli, solo apparentemente complementari. Un Bladerunner in sedicesimo?

    • Grazie Griso, sono contento di aver spiazzato la tua diffidenza. Mi sono ispirato direttamente ai Tamagotchi, ma agli omini del Gaviscon non avevo pensato (però è fantastico!). Anche a me piacciono molto le storie in cui colpisce ancor prima l’atmosfera (i dettagli, l’immaginario…) delle azioni che in essa si svolgono. A brevissimo con il finale!

    • Grazie Befana!
      Riguardo al tuo appunto, hai pienamente ragione! Però, ci sono due però:
      1) avevo già creato la mamma di Manfred così, in una delle puntate passate tornava dopo una estenuante seduta del “Club del libro” con le sue amiche. La famiglia di Manfred è agiata e lei non ha altro da fare, quindi anche qui si comporta di conseguenza.
      2) purtroppo è un “luogo comune”; proviamo a lavorare per cambiarlo? Parlare del futuro in maniera pessimistica – come in questo racconto – penso possa anche servire a “svegliarci”, perché questo genere di cose non accadano!

  • Oddio povero Orwell! Non me lo aspettavo!
    Ho scelto che compra un altro omuncolo, all’inizio ho pensato li ritirassero dal mercato, però la prima opzione mi sembra quella più adatta, un po’ più cinica…complimenti questo racconto sembra uscito da una puntata de “ai confini della realtà”! Mi piace tantissimo!

  • Complimenti per la copertina 🙂
    Mi è piaciuto molto il capitolo, anche se avrei voluto vedere un pò più di dettagli sulle “regole sociali” (anche se capisco che per questioni di formato non si può andare troppo nel dettaglio…).Per il prossimo voto “Orwell acquista consapevolezza”, è una possibilità molto, molto interessante.

  • Già che sei al sesto episodio secondo me ci starebbe bene un plot twist. Magari sfruttando il contesto scolastico, dispersivo e caotico, Orwell potrebbe perdersi e si potrebbero così seguire in modo alternato le vicende del bambino e di Orwell che tenta di tornare a casa (ispirandosi un po’ alla struttura di Stuart Little, tanto per capirci) ed essendo un intellettuale potrebbe sfruttare questa sua dote per superare gli ostacoli.

  • Mm … lo stile di scrittura mi piace proprio. Ma del resto non ti commenterei e seguirei se così non fosse! 🙂 Orwell … a fatica lo ricordo anche io sai ? Comunque l’idea di una madre impegnata alla lettura e di un padre praticamente Guardia della Finanza (possiamo dire così) mi piace. Ma soprattutto questo amico comprato. Ricorda un po’ Intellligenza Artificiale, scusa se ti offendo nel caso.! 🙂 Bello devo dire.

    Io ho votato di portarlo a scuola. Vediamo cosa succede. Non saprei proprio dove cambiare scenario e penso che interrompa il flusso creatosi! 🙂

  • Ciao! Bellissimo, scorrevole, incuriosisce… Chissà perchè mi aspetto alcuni degli esempi negativi forniti dagli umani che l’Omuncolo potrà imparare.
    Ho votato per il cambio di scena, chissà, Orwell non sorvegliato che spaventa Mary? Si impossessa dei documenti del capofamiglia e sconvolge l’Agenzia Governativa per il Controllo dei Capitali? Attendo con ansia…

  • Giacomo,
    io cambierei scenario. Tuttavia non posso suggeririrti dove spostare l’azione poichè secondo le mie leggi (ahahahah) tu dovresti portarci in un luogo che abbia a che fare col tuo personaggio, che solo tu puoi conoscere nel profondo, mi riferisco a Orwell, che ha affermato che la vita è misera, faticosa e breve. Evidentemente lui ha un “ghost” dovuto a fatti del suo passato, un ghost che non ha risolto e che sfocia nel fatal flaw della disillusione, della spoetizzazione di fronte alla quotidianità che interpreta come affimera da un lato, povera dall’altro. Sarebbe interessante che tu ci conducessi ora in un luogo emblematico del suo ghost, un luogo che fosse insieme effimero e povero, ma capace di accendere Orwell, proprio perché specchio del suo ghost. Per farlo, devi immaginare cosa ha generato il suo ghost e questo, certo, non posso deciderlo o… per cui niente luogo… ma cambiamo scenario, sì.

    Sei bravo, sempre. Peccato tu sia anche sempre assente e che non abbia letto quasi nessuno di noi… Baci. 🙂

    • Ciao Alessandra, sono sempre felice quando mi commenti perché vai in profondità, però ti contraddico, nel senso che nella mia immaginazione Orwell non ha passato, infatti è appena nato. Ora sta apprendendo, e assorbe un po’ come una spugna tutto quello che vive (seguendo la sua inclinazione di Omuncolo intellettuale, naturalmente). La sua battuta finale – ad esempio – è una citazione pari pari di ciò che ha letto per tutto il pomeriggio assieme a Manfred; nel prossimo capitolo lo metterò in chiaro (ora volevo lanciare un’esca nel finale 😉

      Riguardo alla presenza, ti do ragione, questa è una piattaforma social, d’altra parte… ma se pensi che c’ho messo due mesi per scrivere la sesta puntata, forse puoi intuire che mi manca proprio il tempo per fare tutto, non si tratta di superbia o accidia da parte mia…

      A presto!

    • Ciao Voglia di Libertà! Eh, sì, una delle mie preoccupazione in questo caso è stata l’unitarietà, perché ho introdotto una “ambientazione” futuristica abbastanza precisa e credo che se non mi fossi concentrato il giusto su azioni continue in questi primi capitoli si sarebbe capito poco. Ora però uno scossone ci sta! 😉 Grazie e ciao!

  • Non so perché ma questo omuncolo mi trasmette un po’ di tensione, per il fatto che il bambino ne appare quasi soggiogato e che i genitori sembrano essere contrariati che il giovane non passi il tempo davanti alla Visione… comunque, a parte la mia interpretazione, sarebbe interessante vedere se la creatura ha un’influenza positiva o negativa sul ragazzo anche in altri ambiti…
    Sempre bravo, vediamo ora cosa succede se i due vanno a scuola. ^_^

  • Giuro che proprio oggi ho pensato alla tua storia e quindi con vero piacere mi sono dedicata alla lettura di questo bellissimo episodio.
    Mi piace davvero molto e ho votato per la casa. Potrebbe essere traumatizzante per Orwell cambiare subito ambiente!
    Bravo, alla prossima
    🙂

  • Ciao, la trama è davvero molto interessante, oltre che inquietante di fondo: fin dove sono disposti gli esseri umani a spingersi per fare profitto? Questi esseri saranno pacifici oppure si riveleranno dei gremlins malefici che faranno passare le pene dell’inferno agli ignari possessori?
    Come nome per me va bene Orwell, visto che il povero omuncolo immagino verrà cresciuto al pari di una bestia in una fattoria degli animali.

  • Ciao Giacomo, geniale la tua storia, peccato non averla seguita fin dall’inizio…nella puntata precedente avrei scelto “effetti collaterali” di esperimenti genetici…ma vedo che hai trovato una brillante soluzione alla provenienza degli Omuncoli. Ora scelgo di dare il nome Orwell all’Omuncolo intellettuale. Sono curiosa di leggere il prosieguo.

  • Mi complimento vivamente per la fantasia ( non sono un’aliena 😀 )
    Mi piace questa storia dove non mancano i passaggi divertenti come quello della tata mangiagiocattoli! e dove non mancano spunti per riflettere sulla realtà di oggi: dobbiamo aspettare gli alieni per avere un po’ di rispetto?
    Bravo, ti seguo volentieri. 🙂

  • Molto ben mostrato questo episodio, ho deciso di suggerire…
    Mostriciattolo.
    Un mostrino particolare che metta alla prova la capacità di “prendersi cura” di lui, che allo stesso tempo rappresenti una categoria apparentemente discriminata… che serva da segnale, che tracci un confine di “giusto e sbagliato” per Manfred….

  • La scena comincia col bambino incollato alla vetrina di un negozio in cui omuncoli variamente affaccendati occupano un buon terzo della storia.
    Credo che insieme a me anche Manfred non veda l’ora di entrare.
    Niente storia, scopriamo questi omuncoli che ruolo hanno nella storia e magari il perchè della arrembante campagna di marketing…
    Questa storia mi rammenta un po’ gli small soldiers e un po’ i gremlins… mi piace.
    Ti seguo

  • Ciao! Mi piace che sei riuscito a definire l’ambiente in cui si stanno muovendo con poche parole che incuriosiscono il lettore (che vorrà saperne di più col proseguio dei capitoli).
    Voto come la maggioranza (la storia) e vediamo cosa tiri fuori ^_^

    Ciao 🙂
    PS: Le storie sono composte da dieci capitoli, ma nessuno ti vieta di fare, come ho fatto io ed altri, di dividere in prima e seconda parte (o più).
    Riciao 🙂

  • Benvenuto Giacomo! 🙂 Ti hanno già spiegato come funziona questa piattaforma, vedo! 😀
    L’incipit è curioso e interessante e mi ha spinto a seguirti da subito! Mi piace la fantascienza, soprattutto quando si riesce a trovare una “strada nuova” e son felice di vedere che l’inventiva non ti manca affatto! 🙂
    Racconta una storia.

  • Cosa è una Cnidariana sempliciotta ? Lei gli racconta una storia. Il tuo incipit è molto bello. Ti seguo.
    Se sei nuovo ti dico come funziona. Pubblichi una o due volte a settimana. E’ cosa molto bella ed educata che leggi le persone che ti seguono.
    Segui storia sono due punti, commento un punto, cambia finale due punti. E’ meglio rimanere a lungo sui due primi capitoli perchè dal capitolo quattro in poi prenderai solo un punto del cambia finale e non il punto del commento almeno io cosi ho capito.
    E’ importantissimo leggere gli altri. Un bacio. Buona fortuna.

    • Una Cnidariana è un’aliena, perché Mary non è terrestre (ha i tentacoli…) Grazie, Voglia di Libertà, per il voto e anche per tutti gli utilissimi consigli di cui cercherò di fare tesoro!
      Sono nuovo di questa piattaforma, mi sono iscritto da pochissimo e questa è solo la prima storia con la quale mi cimento su queste “pagine”, perciò – per primissima cosa – mi metto a leggere più racconti possibili degli altri! Ora ad esempio il tuo! A presto!

    • Grazie Lucia! Essì, chiaramente l’ambientazione va ampliata e definita, ma conto di farlo nel proseguio della storia. Qui all’inizio mi interessava soprattutto incuriosire il lettore con alcuni degli aspetti più “inusuali” della vicenda.
      Grazie ancora e a presto spero!

  • Ciao e benvenuto!
    Ma quante nuove storie di fantascienza leggo utimamente! Mi state facendo tornare la voglia di scriverne una come ai vecchi tempi, ma ora sto giocando con un giallo, si vedrà. 🙂 La tua storia è intelligente e hai una scrittura fluida, tiene il ritmo. L’incipit che hai proposto è davvero originale. Non avrò difficoltà a seguirti, mi piace la tua idea e anche il modo in cui l’hai gestita.
    Mary racconta una storia…

    Je suis Charlie.

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