PAROLE

SETTE

Entrò al n° 5 di via del Corso, perfettamente ignaro del fatto che, da quel momento, la sua vita non sarebbe stata più la stessa.

Si sedette in una delle quattro sedie dell’angolo attesa. Due erano già occupate.

“Oggi c’è da aspettare, tanto vale che inganni il tempo” si disse Romualdo Bentivoglio, mentre sceglieva qualcosa da leggere tra le riviste e i giornali posti sul tavolino, a disposizione dei clienti.

Quella volta non aveva voglia di guardare il solito giornale sportivo, così prese a caso una rivista di attualità. Un articolo, in particolare, attirò la sua attenzione, ed era talmente concentrato sulla lettura che non si rese neanche conto quando arrivò il suo turno.

“Si accomodi”, “Cosa facciamo oggi?”

“Barba e capelli”.

“E’ un po’ che non viene, vero?” disse la ragazza che aiutava il titolare del negozio, mentre gli metteva davanti il solito bavaglio gigante che, tra non molto, avrebbe raccolto un’importante parte di sé.

“Sono tre mesi, ho avuto degli impegni”, rispose infastidito, quasi scusandosi.

Era assorto nei suoi pensieri.  La ragazza l’aveva intuito e questo lo aveva irritato. Non aveva voglia di fare conversazione e non vedeva l’ora di sbrigarsi per andare per fatti suoi.

Dovette aspettare una mezz’ora abbondante, prima di poter pagare e uscire in strada.

Si fermò come al solito, a guardare le scarpe del negozio accanto. Lo faceva da due anni a questa parte, come un rituale, ossia da quando aveva cambiato parrucchiere e cominciato a frequentare quella via. Non è che fosse interessato veramente alle scarpe, ma quella vetrina a specchio lo aiutava a capire se i soldi, appena spesi, erano stati spesi bene. Gli piaceva guardarsi riflesso nel vetro. Controllò il taglio, si mise di profilo, alzò leggermente la testa e poi accarezzò il mento, compiaciuto. Anche questa volta, non era deluso nelle sue aspettative. Mentre osservava gli ultimi dettagli, la sua immagine si oscurò. Un tizio gli si era piazzato dietro, a guardare un paio di stivali.

Temendo di essere stato osservato a lungo, non volendo sembrare ridicolo, si chinò tenendo d’occhio l’ombra alle sue spalle, fingendo di controllare il prezzo di un paio di mocassini, che detestava. Poi tossicchiò, pensando di aggiungere così un pizzico di naturalezza al gesto. “Ma da quanto tempo era lì quel tizio?”

“Devo essere proprio distratto se non mi sono neanche accorto della sua presenza!” si disse senza girarsi, continuando a leggere attentamente tutti i prezzi esposti come se dovesse impararli a memoria.

Nel frattempo, l’ombra dell’altro era svanita. Romualdo Bentivoglio aspettò ancora qualche secondo prima di staccarsi dalla vetrina, voleva essere sicuro che quel tizio si fosse allontanato. Si diresse con passi lunghi verso la stazione. Non doveva partire e non aspettava nessuno, ma ogni tanto gli piaceva allungare la strada di casa passando dall’altro lato dei binari. Questa volta c’era comunque un altro motivo: mescolarsi alla gente sconosciuta e affrettata, gli permetteva di mettere ordine nei suoi pensieri senza essere disturbato. Si sentiva stranamente inquieto.

“Cosa ci sarà di vero, in questa teoriache la vita ha un suo schema interiore e che ogni sette anni il corpo e la mente attraversano una crisi e un cambiamento?” si domandò, mentre tirava fuori dalla tasca la pagina che aveva strappato di nascosto dalla rivista, un’ora prima . Si era ripromesso di leggere l’articolo più tardi, con calma. Voleva approfondire l’argomento. Non si considerava caratterialmente scaramantico, ma un tarlo aveva cominciato a lavorare dall’interno e qualche dubbio ora si era insinuato nella sua mente.

Guardò l’orologio, le lancette segnavano le sette di sera.

“Strano” farneticò, “Fino a ieri non sognavo neanche che esistesse questa teoria, e adesso mi sembra che tutto il mondo stia cospirando per farmelo notare!”.

CHE COSA DECIDE DI FARE?

  • Cerca di dimenticare (25%)
    25
  • Parla con la moglie (25%)
    25
  • Parla con un amico (50%)
    50
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241 Commenti

  • Mi ha fatto piacere ricevere il tuo commento (quasi non ci speravo più), perché tu sei “uno che legge” (intendo dire senza superficialità).
    Hai colto la mia intenzione, osservare e fotografare, senza giudizi di valore, il vissuto del protagonista. Riguardo al sette, capisco che ho creato aspettative ma, in effetti, non credo ci siano risposte ma solo domande.
    Grazie ancora.
    ciao.

  • Scusa il ritardo con cui arrivo a leggere il finale.
    Da un lato avevo delle aspettative sul sette e il finale mi è quasi sembrato brusco. Ripensandoci, però, il personaggio che hai tratteggiato porta con sé tante cose, tante emozioni, paure, speranze, desideri e idee che, per forza di cose, non possono avere un vero finale. Ecco, quindi, che il tuo racconto mi appare come una sorta di fotografia, uno sguardo di passaggio alle vicende del protagonista. E averlo accompagnato diventa un piacere, un viaggio che dona qualcosa.
    Grazie per questo racconto! Spero di rileggerti! 🙂

      • No, vabbè… non sarò mai in grado di riscriverlo per intero! …… magari l’ho postato sul racconto di qualcun altro… lo cerco 😉
        In ogni caso il finale non ha soddisfatto le premesse… mi aspettavo – presuntuosa che non sono altro – che svelassi il mistero del “sette”, dando magari anche qualche nuovissima teoria poco battuta… invece hai agito diversamente, ma non in modo deludente, eh! Hai ricondotto la sua vita a sentimenti tanto reali e tangibili quanto umani e veri, più di qualsiasi profezia-gioco-magia-credenzapopolare-formulamatematica-formadisuperstizione. Sei stata brava, in questo. Poi tu sei una donna matura, si sente. Aspetto di leggerti ancora.
        Ora vado in cerca del commento perduto…. 🙂

        • Cara Alessandra
          Mi rendo conto di avere creato aspettative riguardo al numero sette (le avevo/ne ho anch’io) ma dalle ricerche che ho fatto non è emerso nessun elemento innovativo da poter eventualmente inserire, in modo credibile, nel racconto. Diciamo che ho raccolto “evidenze” e nessuna certezza. Così, mi sono concentrata più sul vissuto del protagonista che non sulle teorie in sé.
          Sono contenta che ti sia comunque piaciuto il personaggio; ho apprezzato le tue parole, al di là del “Commento dimezzato”.
          Grazie.
          🙂

  • Nessuna resa, altrimenti il protagonista non avrebbe avuto motivo di raccontarci la sua storia e di sollevare questo tema.
    Ambivalenza non capisco cosa significa in questo caso, cosa intendi.
    Stupore, sì. Potrebbe darci qualche nesso logico e… matematico….

  • Imprevisto. Ho letto tutta la tua storia Maria e mi è piaciuta davvero tanto. È interessante scorrevole e tiene alta l’attenzione. Bella. Devo confessarti che quando ho iniziato a leggere la storia e a capire l’ossessione del personaggio per il sette ho pensato “non oso immaginare quando si arriverà al sette per sette” eheh, ci siamo arrivati e dunque voto imprevisto! Ti seguo.

  • Andiamo all’ottavo con un “chiarimento”.
    Interessante il link a Giano, in grado – con le sue due facce – di vedere sia il passato che il futuro…
    Interessante ancor di più che la moltiplicazione del sette assilli e costelli la vita e le paure di Romualdo… perchè tra poco compirà quarantanove anni…

    • Ciao Alex. Hai perfettamente ragione, la scelta era “la scelta”. Per uno come il nostro protagonista che non ha certo lo sport nel DNA, cominciare a correre è pure sempre una scelta.
      Quel foglietto buttato lontano non è importante per il suo contenuto, è più che altro un simbolismo: lui desidera comunque liberarsi dal tarlo…
      🙂

  • Aumentano i dubbi… l’intrigo si complica… dico: riceve una lettera. 🙂 forse sbroglierà qualche dubbio, anche senza dover tornare a correre al parco, senza leggere altri solgan, senza pensarci troppo sopra… qualcuno gli comunicherà una notizia… rivelatoria?

  • Il diavolo ci mette la coda…come sempre 😉
    Io a Romualdo avrei messo 7anta euro di multa per aver gettato la carta in strada 🙂
    Che questa ragazza dal profilo greco abbia qualcosa a che fare col 7? Probabilmente sì, tutti i nodi verranno al pettine…7 nodi, ovviamente 😉 brava

  • Io voto per un evento inaspettato, come consiglio.
    Ciao Maria, sono passata perché non conoscevo il tuo racconto. Non sono solita a iniziare a leggere dal quarto capitolo ma ho iniziato e sinceramente mi sono bevuta tutti gli episodi in un attimo. Hai una scrittura molto scorrevole e la storia è intrigante, ti seguo!

  • Oppure:
    una scoperta.
    Ovvero: quando il multiplo di sette non regola il mondo.
    Qualcuno, in altre parole, che gli spieghi che non solo il sette ma anche il tre e i suoi multipli legano le leggi dell’universo. Una cosa del genere creerebbe il classico CONFLITTO, che il protagonista deve superare per giungere al PUNTO DI SVOLTA e tirare le sue ( è proprio il caso di dirlo) somme. 🙂

    • Certo un bel confronto tra amici ci sta… aspettiamo un po’…
      Mi ritengo solo “un’apprendista” della scrittura, ma ci metto comunque tutto l’impegno e l’entusiasmo di cui sono capace in questo momento. E, soprattutto, quando scrivo non prendo in giro chi legge.
      Grazie ancora del tuo complimento. 🙂

  • cavoli, ne hai pubblicati tre in 24 ore… hai fatto anche peggio di me che ne ho pubblicati 2 in 3 giorni.
    Aspettati una sollevazione popolare…
    qui ti la gente ti segue se gli permetti di giocare con la tua storia.
    Come mi fu detto a suo tempo… peccato…

  • ciao, ho votato oppure.
    Hai introdotto un disagio interiore di Aldo e poi hai suggerito l’ipotesi che certe “parole” condizionano e influenzano la vita di una persona. Infine abbiamo capito che la parola che mette a disagio aldo è SETTE.
    Ma SETTE è più di una parola, è una parola ma è anche un “numero”.
    Questo lascia pensare a qualcosa che va oltre le immagini evocate da una parola, piuttosto ispira la presenza di una qualche legge universale, un fenomeno governato da regole immutabili…
    SETTE… è il personaggio di cui vorrei saperne di più

  • Io sono per l’oppure… Se capita conosceremo meglio anche la sua simpatica signora o il suscettibile Alberto, ma per ora concentriamoci sulla parola magica e sulle sue singolari congiunture astrali…
    Sette giorni
    sette notti
    sette gatti
    sette morti
    🙂

  • Direi la moglie, perché la convivenza di diciassette anni ha certamente influito sui pensieri di Aldo e la sua conoscenza potrebbe dare delle risposte alla nuova fisima del marito.
    Certo che spesso, tra sposi, si litiga assurdamente per delle sciocchezze 🙂 non è strano, purtroppo fa parte della vita matrimoniale di tutti. Il particolare del quadro, che ho trovato particolarmente romantico seppur ossessivo (fa parte del mio essere) mi ha ricordato Plasson, il pittore che creava tele bianche cercando l’origine del mare, in Oceano Mare di A. Baricco.

  • Voto: oppure….
    Opterei per un esperto di segni e di simbolismi.

    Il suo migliore amico Alberto cos’è, un professore? Perchè l’impazienza di avere una risposta da lui e non – per esempio – da sua moglie che è ancora sveglia? Se si tratta solo di sfogarsi, può farlo anche con lei, no?

    Bella la visione del quadro, il conflitto che genera tra i due…

  • E’ vero, mi piace fare, come ho letto qualche tempo fa, “il detective dei comportamenti umani”.
    Purtroppo, non riesco a seguire i racconti di Incipit come vorrei. Leggo tanti documenti a video, per lavoro, che arrivo a Incipit sempre dopo… …
    Grazie Francesco, del commento e di aver letto l’episodio. 🙂

  • Parla con un amico.
    Bentornata, Maria: le tue storia hanno sempre questo gusto particolare, questo desiderio di entrare nella mente e nel cuore del tuo personaggio. L’idea è molto interessante e originale e mi chiedo cosa succederà a Romualdo. Non so perché ma ho l’impressione che rimarrà ossessionato da questa idea dei sette anni…
    Ti seguo, con grande piacere. 🙂

  • Ciao Maria, ho votato per l’amico. Mi è piaciuto moltissimo questo incipit della storia, che fa ben sperare per un seguito interessante. Non condivido le osservazioni di chi ritiene improbabile che Romualdo abbia una moglie solo perché “paranoico”. Ce ne sono in giro, di paranoici, che hanno mogli, figli e progenie varia… Però preferisco che il protagonista si confidi con un amico. Trovo il tuo modo di narrare un po’ affine al mio, e credo che Romualdo e Geronimo si dovrebbero conoscere, perché sento a pelle che hanno dei tratti in comune. Oddio, se Bentivoglio si confidasse con Ruysh non mi dispiacerebbe… Vieni a farmi una visitina, mi farebbe piacere sapere come la pensi sul Mio… 🙂

  • Parla con un amico.
    E’ una teoria interessante, ma io non riuscirei mai a condividerla perché il limite dei “sette anni” mi sa di inverosimile. Siamo troppi e sottoposti a milioni di variabili, tra l’altro personalmente credo che, oltre il libero arbitrio, ci sia solo il caso e nessuno schema. Credo però che approfondirai questo concetto, sono molto curiosa 🙂 ciao, buona serata Maria

  • Parla con un amico.

    La teoria è stata confutata, nel tempo. Secondo statistica si è giunti a una stima di nove anni… tuttavia l’argomento è settario e le cifre non sono state calcolate sull’intera popolazione mondiale ma solo su una fetta di mondo occidentale che – come immaginerai – non fa molto testo. Il nostro modo di vivere frenetico accorcia i tempi e accelera gli isterismi, è difficile stabilire una COSTANTE in questo mare di VARIABILI.
    Però mi piace e mi intriga che tu abbia sollevato questa tematica.

    Bella iniziativa, questa tua. Bell’idea di plot. Vediamo dove vuoi arivare…

    • Ciao Alessandra. Sono contenta di leggere i tuoi commenti, sempre attenti e non superficiali. In effetti sono d’accordo, questa teoria è… una teoria, un po’ come le sette vite di un gatto che molti dicono essere nove. Mi piace comunque indagare le convinzioni della gente e di come si vive con queste convinzioni, al di là della verità e esattezza dei fatti.
      🙂

  • Ciao Maria, proprio questa mattina mentre ero immersa nei pensieri avevo catalogato il tuo esistere negli autori di “calibro” di the Incipit, cosa che ieri mi ha criticato qualcuno facendomi notare che non ci sono autori di “calibro”, ma io sono convinta della mia idea, esistono, solo che non seguono determinate storie. Sono molto contenta di aver trovato questo incipit, bel personaggio, un personaggio maschile un pochettino paranoico. Io ho scelto che parla con la moglie, si in effetti è un poco strano che uno cosi se lo sia preso qualcuna, ma mai mettere limiti alla provvidenza. Ben tornata, come sono contenta che sei qui. Ah, io sono ancora al capitolo sette, sempre con il mobbing che rende bestia qualsiasi essere vivente. Un bacio.

  • Ciao. Benvenuto a Romualdo Bentivoglio e alla sua autrice. Penso proprio che ti seguirò fino alla fine di questa avventura. Intanto vai a parlare con un amico perché non credo che tu abbia una moglie. Non lo credo perché hai qualcosa di – paranoico- ed è difficile che una donna sia disposta a sopportarti! 😀

  • Grande, Maria! Sei tornata! Sono proprio contenta, non ti ho più vista!!! Te lo avevo promesso che quando avessi iniziato unn nuovo racconto lo avrei seguito dall’inizio, stavolta. Ed eccomi qui!!! Vado a leggere l’episodio e intanto – sulla fiducia che ti sei gia guadagnata in passato – SEGUO! 🙂

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