Quella dannata festa

La casa delle giacche a vento

La pioggia batteva forte tutt’intorno. Stefanie, nei suoi shorts bianchi e nella felpa infeltrita dell’università zuppa d’acqua, si chiedeva se avesse dovuto suonare un’altra volta alla porta. Era così sulle spine perché temeva nessuno le sarebbe venuto ad aprire. Quello era senz’altro un acquazzone intriso del petrolio fuoriuscito in mare due giorni prima: una catastrofe ecologica di enorme portata che aveva trafitto la normalità degli abitanti di quell’anonima cittadina di provincia.  E che ora si infrangeva inesorabile sulla sua testa, protetta da un sottile cappuccio sintetico goccia dopo goccia. “Diamine sono già le cinque e ancora non accenna a smettere”, pensava affranta la ragazza. Quello era un giorno speciale e il brutto tempo non era stato contemplato tra le opzioni. Destino beffardo e disastro marino si combinavano male con l’atmosfera festosa degli ultimi giorni. Rita e Stefanie non stavano più nella pelle: quella stessa sera in casa Redford si sarebbe tenuto il party più atteso del semestre. I genitori di Frosty stavano cavalcando l’oceano per il matrimonio del loro cugino parigino. La casa dei coniugi sarebbe stata teatro di un evento abusivo architettato da mesi. Esisteva anche la pagina Facebook della festa e gli iscritti superavano quota cinquecento. Frosty era un veterano e non temeva nulla: aveva già adottato tutte le precauzioni possibili perché non ci fossero intoppi. Come organizzatore non era niente male. E nemmeno come amante, avrebbe osato aggiungere Stefanie a quel pensiero che le era balenato in mente, se nel frattempo la porta non si fosse finalmente spalancata. 

“Sto andando a comprare delle sigarette, è un miracolo che ti abbia trovato qui fuori. Il campanello è fuori uso perché Rita non vuole ripararlo. Dice che la casa crollerebbe a pezzi al primo trillo. Comunque benvenuta e a tra poco. Rita!! Un ospite!!”. Uno sconosciuto alla porta, già di partenza. Stefanie avrebbe dovuto abituarsi a quell’andirivieni di persone. A quanto pare arrivavano da tutte le parti del paese: amici di amici, parenti, compagni di scuola, infiltrati abusivi. Tutti radunati lì a Trinity per il fine settimana. La notizia della perdita di petrolio non aveva sortito alcun effetto nelle persone che non erano di lì. A casa Redford c’era la piscina e il porto è le sue esalazioni lontani abbastanza per essere dimenticati. 

Rita era apparsa sulla soglia, sparita e ricomparsa con un asciugamano per cingere Stefanie in un abbraccio soffice e ristoratore.

“Il campeggio è interdetto perché al limite della zona contaminata. Così tutti si sono trovati con qualche ospite imprevisto in casa.  È toccato pure a me con Zack, il cugino di Pamela, quello che hai visto entrando e Paul il suo amico, già ubriaco perso nella camera degli ospiti. Anche tu immagino sia dei nostri…” , aveva esordito Rita porgendo a Stefanie una birra. 

“Casa mia è off limits. Con tutto il casino che c’è stato meno mi faccio vedere, meglio è. Mio padre ha i nervi a fior di pelle, non l’ho mai visto così fuori di sè. È come se fossi appena scappata di casa, quindi sì direi che approfitterò della tua gentile ospitalità”, aveva risposto Stefanie, ancora fradicia e agognante un cambio d’abiti piuttosto che una birra.

“I vestiti sono di sopra. Attenta a non fare rumore, altrimenti l’ospite si sveglia e poi vagli a spiegare dove si trova nelle condizioni in cui si è ridotto…”.

“Poteva almeno aspettare questa sera. Rischia di rovinarsi la festa così.”

“Zack è andato a prendere delle medicine. Poi si vedrà, al limite gli farà lui da balia. Dai su, vatti a cambiare che ti prendi un accidente”, aveva concluso Rita lanciando un’occhiata alla rampa di scale.

Ad ogni scalino uno scricchiolio: l’amica aveva ragione, la casa cadeva veramente a pezzi. Quel rudere, teatro della loro tarda adolescenza. I pomeriggi d’inverno trascorsi in giacca a vento perché faceva troppo freddo per togliersela. A Stefanie quella dimora era sempre piaciuta è ancora una volta si era dimostrato un valido rifugio in quella circostanza d’emergenza. 

Arrivata al piano di sopra Stefanie si muoveva circospetta per non fare rumore attenendosi alle indicazioni di Rita. La porta della camera degli ospiti aveva cigolato all’apertura ma l’ammasso di coperte che ricopriva Paul non sembrava essere stato turbato da quel rumore inaspettato. La tecnologia però non guardava in faccia nessuno e non era avvezza alla cortesia umana. Il telefono che la ragazza teneva in tasca si era  improvvisamente messo a suonare vanificando i suoi sforzi di non infrangere il sonno beato del ragazzo.

Al telefono è...

  • ...Frosty (67%)
    67
  • ...Andy, il suo ragazzo (11%)
    11
  • ....il padre di Stefanie (22%)
    22

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13 Commenti

  1. Hoilà Celine, da quanto tempo. Come stai ? Ben tornata… Incipit interessante situazione particolare, una festa organizzata dove il numero degli invitati pare spropositato, ed un evento catastrofico che è appena accaduto…Chissà quali risvolti avranno le due cose…Bene che hai delineato subito i personaggi.
    Io sono al capitolo 8 con l’intenzione di inserire un gatto o dei gatti nella storia. Mah ci sto pensando era un tuo suggerimento di tanto tempo fa, e forse ora riesco a inserire i felini.
    Abituata a leggere Streghe si Nasce, quando ho visto che anche lo stile è diverso sono rimasta un poco spaesata…Però spero di essere stata conquistata ugualmente. Ho fatto segui storia, che vuoi di più ? Bacio

    • Ciao cara:) Quanto tempo!!! Ma ricordi ancora il commento dei gatti? Tu hai una marcia in più : ti dovrebbero assumere per promuovere la piattaforma! Hehe Non sapevo se continuare la storia di Fuliggine perché non ho ricevuto abbastanza riscontri sul finale che mi spingessero a scrivere ancora. Quindi ho optato per una cosa completamente diversa! C’ è tutto il tempo per pentirsi!! Che dire vado a gettare un osso ai tuoi cagnolini:) un abbraccio

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